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Pocho Lavezzi lascia il calcio, a Napoli sperano di vederlo in azzurro in società

Anna Maria Chiariello

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Sì, lo confesso: io adoro il Pocho. Mi ha fatto tornare l’amore per il calcio, un amore in quiescenza dopo l’addio traumatico di Diego Armando Maradona. Per me vederlo correre gioioso dietro la palla o qualche volta addirittura davanti perché troppo veloce, era un inno al calcio. Adesso che Lavezzi ha annunciato il suo ritiro so già che mancherà a me e a tanti altri perché io l’ho seguito sempre. Anche quando è andato a Parigi (ho scaricato l’app del PSG per essere sempre aggiornata, senza contare le tante, noiose partite del campionato francese che ho guardato) e in Cina, grazie ad Instagram e Twitter.

Un pezzo di Napoli Ezequiel Lavezzi se lo è portato sempre nel cuore, tanto che persino il suo motoscafo non è mai andato via da Napoli. Al pontile di Mergellina c’è ancora ormeggiata la sua barca, “Angeli e Demoni”. Questo annuncio a ciel sereno, con tanti che lo ricordano, vecchi compagni di squadra e vecchi tifosi, ma anche giovani che ne hanno solo sentito parlare, me lo fa apprezzare ancora di più. Ha solo 34 anni ma ha capito che nella vita ci sono anche altre priorità: i soldi li ha fatti e li ha sempre divisi con i più deboli, come i suoi ragazzi dell’associazione Ansur, Asociacion Civil Ninos del Sur che segue con affetto. Pensate che quando era a Napoli acquistava di tutto per loro: scarpe, abbigliamento, libri. Comprava e spediva in Argentina, destinatario: Ansur.

Lavezzi  non ha avuto un’infanzia facile, con la mamma costretta a lavare le scale, lui stesso faceva l’elettricista quando non giocava per sbarcare il lunario: così ha capito che guadagnare bene, vivere in contesti importanti era un’occasione per imparare…. E se ne è andato in giro per musei, ha visitato luoghi d’arte, si è appassionato al vino e ai vigneti. Credo abbia investito in aziende del settore. È cresciuto ma ha mantenuto quello spirito scanzonato e quella generosità con chiunque, che l’hanno fatto amare dovunque è andato.

 

Kekko Silvestre gli dedicò una canzone con i Modà: “Come il vento” era il titolo della melodia. Kekko gli fece un appello affinchè non lasciasse Napoli e il Napoli. Paolo Sorrentino con il suo alter ego Tony Pagoda lo intervistò per un noto mensile. Robert del Naja, frontman dei Massive Attack è un tifoso suo e del Napoli.  Il Pocho ha un posto speciale nel cuore dei Napoletani e non solo: quando è andato via da Parigi gli hanno fatto addirittura lo scherzo di chiamarlo in campo fra gli applausi e le lacrime di commozione del pubblico, della squadra e della dirigenza del PSG, sceicco Al Thani compreso. In Cina quando poche ore fa  ha annunciato l’addio al calcio, ha ringraziato i cinesi – giocava nello Hebei- che pure loro se ne erano innamorati perdutamente, tanto da tributargli striscioni e manifesti di saluto. I suoi ex compagni di squadra, da Gokhan Inler a Marek Hamsik che ha voluto ricordare il giorno felice del luglio del 2007 in cui insieme arrivarono a Napoli, lo hanno salutato con l’affetto che si conviene a chi ha dato affetto ed amicizia. E adesso?  Nel Golfo di Napoli qualcuno già sogna ad occhi aperti: vuoi vedere che il Pocho diventa quell’interfaccia necessaria fra i giocatori e la società? Vuoi vedere che ritorna? Vediamo. Come disse James Bond…mai dire mai.

 

 

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Il Paris Saint Germain batte l’Atalanta negli ultimi minuti e vola in semifinale di Champions League

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Un rimpallo favorevole e Pasalic porta l’Atalanta in vantaggio 1-0 sul Paris Saint Germain: è il 27′ del primo tempo. Subito dopo il PSG ci prova, soprattutto con Neymar che sforna una serie di azioni da manuale che però non hanno una conclusione degna che possa consentire ai francesi di superare il muro messo in piedi da Gasperini e pareggiare. In altre parole il brasiliano sciupa tanto, la squadra risente della mancanza del regista perché Verratti è infortunato come Di Maria, e si arriva al termine del primo tempo con i bergamaschi in vantaggio.

Allo Stadio da Luz di Lisbona nella partita dei quarti di finale di Champions League si riprende nel secondo tempo con il PSG che prova a superare il muro nerazzurro senza esito. La partita si fa tosta, in pochi minuti le due squadre collezionano 7 ammoniti, cinque bergamaschi e due del PSG. Al 60′ esce Sarabia che non ha fatto certo una grande partita ed entra Mbappè. Nell’Atalanta escono  il Papu Gomez e Djimsiti ed entrano Malinovskyi e Palomino.

A venti minuti dalla fine esce anche l’autore del gol, Mario Palisic ed entra Muriel nella file nerazzurre. Il PSG non ci sta e insiste: bella azione di Mbappè che però trova sulla sua strada uno strepitoso Sportiello che evita il gol respingendo con il piede destro. È ancora il portiere bergamasco protagonista di un salvataggio, stavolta sui piedi Neymar. Continua l’assalto alla porta dell’Atalanta fino a che è Marquinhos a raddrizzare il risultato. Ma il gol va controllato: è buono. Pareggio del PSG. Passano due minuti e i francesi rovesciano il risultato con Choupo-Moting su azione di Nymar: Paris Saint Germain 2- Atalanta 1. I francesi sono in semifinale.

 

 

 

 

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Tycoon cinese Lai confessa 100 amanti e 260mln tangenti

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Di Lai Xiaomin restera’ scolpita nell’immaginario collettivo cinese la grande stanza di uno dei suoi appartamenti imbottita di 200 milioni di yuan in contanti, del peso di circa tre tonnellate, mostrata in un documentario a inizio anno dalla tv statale Cctv, parte di una serie dedicata a cinque casi clamorosi di corruzione. Economista di formazione, Lai e’ stato per anni il potente presidente di China Huarong Asset Management, uno dei quattro colossi di gestione dei crediti deteriorati, trasformato in un feudo privato: martedi’ ha confessato gli addebiti contestatigli all’apertura dell’udienza dinanzi alla Second Municipal Intermediate People’s Court di Tianjin. Ha ammesso di aver preso mazzette e di essersi appropriato indebitamente di risorse per 260 milioni di dollari nell’attivita’ svolta negli ultimi 10 anni da civil servant, prima della rimozione dalle cariche ad aprile del 2018 per le “gravi violazioni delle regole disciplinari e delle leggi”, secondo la formula classica usata dalla Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, la temuta Anticorruzione del Partito comunista cinese, per indicare la corruzione. Mentre pochi mesi dopo, maturo’ la conseguente espulsione dal Pcc. Lai ha anche riconosciuto la bigamia e il mantenimento di due figli illegittimi, parte di un profilo “criminale” tracciato gia’ due anni fa dal lavoro dell’Anticorruzione, gettando le basi per la definizione affibbiatagli di “piu’ corrotto tra i corrotti”. Le indagini avevano fatto emergere che Lai, 58 anni ed ex capo del Dipartimento di supervisione bancaria della Banca centrale cinese (Pboc), aveva tra l’altro usato le risorse, accantonate in numerosi conti correnti bancari, per foraggiare e mantenere oltre cento amanti, molte delle quali assunte nel gruppo che presiedeva. Nella sua dichiarazione finale, Lai, un po’ appesantito e coi capelli brizzolati, ha ammesso le responsabilita’ e ha “espresso rimorso” per le malefatte, hanno riferito i media locali dando spazio all’ultimo e clamoroso caso della campagna anti-corruzione lanciata dal presidente Xi Jinging. L’udienza, tenutasi a porte aperte e conclusasi piuttosto velocemente, ha definito i presupposti per un verdetto che la corte pronuncera’ nell’ immediato futuro. Sara’ ragionevolmente esemplare, come in tutti i casi destinati a essere un monito, a segnalare che la campagna contro la corruzione sia nel Pcc sia nell’amministrazione statale, fortemente voluta dal presidente Xi Jinping per rafforzare il suo consenso, non e’ affatto conclusa.

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‘Brutale arresto’ del reporter italiano Claudio Locatelli a Minsk

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Un arresto brutale. Cosi’ lo racconta Claudio Locatelli, freelance italiano fermato domenica a Minsk, dove si trovava per seguire le elezioni e le proteste di piazza in Bielorussia. Liberato grazie all’intervento dell’Ambasciata italiana, Locatelli, trentenne bergamasco, rientrera’ presto in Italia, ha assicurato la Farnesina. In un video girato nella sede diplomatica italiana in Bielorussia e postato su Facebook, e’ lui stesso a raccontare quanto accaduto. Domenica sera a Minsk sono scoppiati gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti che protestavano per la rielezione del presidente-padrone, Alexander Lukaschenko, e “mentre stavo seguendo quello che sta succedendo qua, sono stato brutalmente arrestato”. La repressione e’ andata giu’ con la mano pesante: da quella sera infatti sono gia’ migliaia le persone arrestate, e tra loro anche diversi giornalisti. “La polizia militare” mi ha “ammassato in una cella”, riferisce ancora Locatelli che denuncia di essere stato tenuto “3 giorni, o 60 ore, senza cibo e con pochissima acqua”. Adesso “sto bene”, assicura nel video, ringraziando l’ambasciata per aver fatto “un gran bel lavoro” e uno “sforzo enorme” per venire a capo della sua liberazione. La situazione in Bielorussia e’ “altamente drammatica”, spiega il reporter, una situazione “esplosiva”, sottolinea. Ma annuncia di voler “aspettare di essere in sicurezza” prima di fornire i dettagli del suo arresto e della sua detenzione nelle mani delle forze di sicurezza di Lukashenko. Dopo aver aiutato da volontario i terremotati di Amatrice e gli alluvionati in Veneto, nel 2017 Locatelli – che sui social si presenta come “il giornalista combattente” – parti’ dalla sua citta’ con un volo diretto in Iraq ed entro’ in Siria, imbracciando un fucile al fianco dei curdi dell’Ypg per combattere contro le milizie dello Stato islamico fino alla liberazione di Raqqa. Un anno dopo racconto’ la sua esperienza in un libro dal titolo “Nessuna resa. Storia del combattente italiano che ha liberato Raqqa dall’Isis”. Appena un mese fa, il 14 luglio, il reporter ha ricordato sempre su Facebook: “Cala la notte e noi, 3 anni fa, ci preparavamo ad assaltare Raqqa, la fu capitale del cosiddetto ‘califfato nero’. Tanta polvere, tante notti, tante esplosioni; tanti sguardi, tanti caduti, tanti sorrisi di liberta’. Ne siamo usciti vittoriosi; ne sono uscito vivo”.

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