Collegati con noi

Ben'essere

Pizza Awards, Franco Pepe fa incetta di premi con il suo “Pepe in Grani”

Avatar

Pubblicato

del

Ancora una volta Franco Pepe si conferma il miglior pizzaiolo d’Italia: ai ‘Pizza Awards’ ha fatto incetta di premi, ben 4. Come miglior pizzaiolo, per l miglior pizza d’Italia, per quella tradizionale come migliore pizza della Campania. Un vero record e, a completare il podio che si conferma napoletano ci sono 50 Kalò di Ciro Salvo e I Masanielli di Francesco Martucci. E poiché la pizza più buona non può che essere, nel rispetto della tradizione, napoletana, ci sono stati anche altri riconoscimenti.

Ph. Mario Laporta/Kontrolab

Agli Awards, organizzati dall’editore Fabio Carnevali insieme a Vincenzo Pagano e tenutisi a Roma c’erano i più autorevoli rappresentanti del mondo della pizza italiana. A decidere i premi  una giuria formata da 200 autorevoli giornalisti enogastronomici. I tanti premi a Franco Pepe  e al suo ‘Pepe in Grani’ sono un giusto tributo a chi fa della ricerca, unita alla competenza, una bandiera. Fra i tanti meriti di Franco l’aver fatto diventare Caiazzo, una cittadina del Casertano, tappa obbligata per chi è in cerca di eccellenze, dando vita ad un’economia nuova grazie alla sua struttura intorno alla quale sono nate tante attività, a partire da bar e bistrot dove consumare l’attesa, magari con un aperitivo, in fila per entrare da Pepe in grani a mangiare la sua pizza.

Franco Pepe, appointed the best pizzamaker in the world prepares a new fried pizza called “Ananascosta” (Hidden Pineapple) in his pizzeria “Pepe in Grani” in Caiazzo, near Caserta, southern Italy. Ananascosta is a new fried pizza with raw ham, pineapple served in a cupper cup ph. Luciano Furia/KONTROLAB

 

Detto dunque del poker di premi per ‘Pepe in Grani’ di Franco Pepe, ecco gli altri premiati: due riconoscimenti per la pizzeria I Masanielli di Francesco Martucci: Miglior Pizza Contemporanea Mulino Caputo e Miglior Pizza Fritta, assegnato da Reporter Gourmet. Due premi anche per Le Parùle di Giuseppe Pignalosa a Ercolano (NA), Miglior Pizza Napoletana e Miglior Nuova Apertura, Berberè di Bologna, Miglior Pizza dell’Emilia-Romagna e Miglior Pizza Bio, Patrick Ricci di San Mauro Torinese (TO), Miglior Pizza del Piemonte e Miglior Comunicazione Digitale e Da Lioniello di Succivo (CE), Miglior Pizza Canotto e Miglior Design.Premiate anche due donne della pizza: Teresa Iorio, de Dalle Figlie di Iorio di Napoli, vincitrice femminile del titolo di Pizzaiola dell’Anno, e Sara Palmieri di 10. Diego Vitagliano premiata per la Miglior Pizza Senza Glutine (assegnato dal magazine GustoSano). Miglior Giovane Pizzaiolo dell’anno è Luca Mastracci di Pupillo a Frosinone. La Miglior Pizza Romana è quella di 180 g. di Jacopo Mercuro e Mirco Rizzo a Centocelle (Roma), il Miglior Format di Pizzeria quello di Pizzium a Milano, la Miglior Carta dei Vini e delle Birre quella dei fratelli Francesco e Salvatore Salvo a San Giorgio A Cremano. Premiati inoltre, come Ambasciatori della Pizza nel Mondo, Alessandro Condurro (L’Antica Pizzeria da Michele) e Gino Sorbillo (Sorbillo ai Tribunali). E ancora, per le graduatorie regionali, successi per Seu Pizza Illuminati (Lazio), Da Zero (Lombardia e Basilicata), I Tigli (Veneto), L’Apogeo (Toscana), 400 Gradi (Puglia), Piano B (Sicilia).

 

 

Advertisement

Ben'essere

Le orecchiette fatte a mano a Bari Vecchia finiscono in prima pagina sul New York Times

Avatar

Pubblicato

del

La orecchiette baresi, fatte a mano dalle mamme e nonne di Bari Vecchia finiscono in prima pagina sul New York Times. “In Italia, il crimine della pasta”, è il titolo del lungo reportage di Jason Horowitz che parte della prima pagina dell’edizione internazionale. La storia piuttosto che parlare della bontà delle orecchiette (su cui comunque l’autore si dilunga), si concentra sulle astruserie normative e i controlli che rischiano di mettere fuori legge quell’antica tradizione di via dell’Arco Basso.

Tutti i giorni, scrive Jason Horowitz, donne di tutte le età tirano fuori taglieri e mattarello per lavorare la massa dalla quale poi, una alla volta, creano le orecchiette. È così da sempre e, per molte famiglie, la vendita della pasta fresca è l’unica fonte di sostentamento. E così la produzione per strada di orecchiette oltre a essere una attrazione turistica è anche una forma di sostentamento per molte famiglie che non hanno altri introiti. Anzi spesso l’unico introito è vendere ai turisti le orecchiette.

Eh sì, ritornare in patria col sacchetto di orecchiette fatta davanti ai propri occhi è un’esperienza diventata popolare su tutte le guide turistiche. Ma, da ottobre scorso, questa tradizione è minacciata da una stretta delle autorità. Perchè in Italia se pure si riesce ad aggirare qualche norma igienico-sanitaria, il fisco con i deboli non perdona in Italia. Le signore o mettono i battitori di cassa, oltre alle certificazioni di rispetto delle norme igienico-sanitarie, o rischiano denunce.  E allora il New York Times racconta questa storia tutta italiana dove persino una leccornia, una specialità, una attrazione turistica, viene messa in discussione a causa della giungla normativa. Voi ve l’imagginate gli Usa che non posso più accoppare milioni di tacchini alla festa del ringraziamento perchè ci sono le norme che tutelano il maltrattamento, le sevizie e l’uccisione degli animali?

Continua a leggere

Ben'essere

Una bioplastica per contenere la mozzarella e tenere lontani i batteri: la sfida dal convegno del Consorzio dei produttori

Avatar

Pubblicato

del

La sfida è tutta in due parole: ricerca e sostenibilità, quelle  che porta avanti il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP che stavolta sono state tradotte in un convegno nella bella sede nell’area delle Regie cavallerizze all’interno del parco della Reggia di Caserta. “Sfide importanti, che il settore deve affrontare, in particolare sul tema della sostenibilità, che ci sta molto a cuore e su cui stiamo già lavorando”, afferma il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo.

Un convegno dalle prospettive importanti incentrato, dopo i saluti della Direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, sulla Lectio dell’ex ministro ed ex presidente del CNR Luigi Nicolais sulla ricerca quale settore competitivo per il settore lattiero caseario. Nicolais ha presentato l’ultima ricerca, portata avanti con la società Materias: un nuovo poliestere. “Lo abbiamo già brevettato, ed entro un anno, contiamo di mettere in produzione i contenitori per la mozzarella. L’idea principale – prosegue l’ex Ministro – è di fare in modo tale che alcuni peptidi si leghino al film in poliestere del contenitore; si tratta di peptidi edibili, cioè che si possono mangiare, e che uccidono i batteri”.

In questo modo c’è un incremento della shelf life, in modo tale da allungare la vita alla mozzarella, per consentire all’eccellenza campana di raggiungere mercati lontani senza che il prodotto debba subire variazioni o perdite di freschezza.

Con l’ex ministro Nicolais, è intervenuto Salvatore Iannace, dirigente di ricerca dell’Istituto per i polimeri compositi e biomateriali del CNR che ha spiegato l’utilizzo delle bioplastiche quali materiali per l’imballaggio della mozzarella seguire lo showcooking dello chef Giuseppe Daddio con degustazione di freschissima, fragrante mozzarella di bufala campana.

Continua a leggere

Ben'essere

A tavola per una cena sotto l’oceano tra squali e tartarughe che curiosano: ecco il Ithaa Undersea Restaurant

Marina Delfi

Pubblicato

del

Ithaa Undersea Restaurant è il ristorante sott’acqua più grande al mondo. È situtato all’interno del Conrad Rangali Maldives Island Resort. È una stanza trasparente, in vetro, lunga 9 metri e larga 5, che può ospitare fino a 14 commensali per volta in grado di mangiare con una vista spettacolare a cinque metri sotto il livello del mare. È aperto al pubblico dal 2005, è il primo ristorante sottomarino al mondo oltre ad essere quello più grande.

I commensali, tra una porta e l’altra, si affacciano sui giardini di corallo e ammirano la vita marina straordinariamente varia e vivace dell’oceano. Il pranzo potrebbe includere un’insalata di burro all’aragosta in camicia con pesca bianca, carciofi e zuppa di aglio arrosto o una cheesecake di zucca arrostita al miele. Aperto per cocktail, pranzo e cena, Ithaa può anche essere riservato per cene private o anche per un matrimonio. Il locale fu costruito nel 2004 interamente a Singapore. Solo successivamente fu  trasportato alle Maldive e posizionato sotto l’oceano. È il più grande del genere. Chi vuole prenotare una cena in loco, dovrà sborsare almeno 240 euro a persona. L’esperienza “visiva” è imbattibile. Per il cibo dicono sia all’altezza della grande bellezza.

Continua a leggere

In rilievo