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Per il M5S è stata smontata la fake news del plagio della lauera della ministra Azzolina: ora avanti per la scuola

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“In questi giorni la nostra ministraAzzolina è stata accusata di aver copiato la propria tesi di laurea da alcune importanti testate giornalistiche italiane che hanno deciso di diffondere e cavalcare le bugie diffuse da Salvini, riguardo un testo, che altro non era che una relazione conclusiva del tirocinio della Siss. Nessuna tesi di laurea, come ha ribadito oggi la Ministra che ha replicato puntualmente alle accuse in un video sulla sua pagina facebook, bensi’ quattro frasi presenti nelle pagine introduttive della sua relazione che non contenevano altro che definizioni prese da manuali diagnostici. Addirittura si e’ parlato di plagio! Non avevamo dubbio che tutto questo fosse solo un’enorme fake news messa in piedi per strumentalizzare e attaccare gratuitamente un rappresentante del MoVimento 5 Stelle. Dopo la puntuale replica della ministra, ora puntiamo ad andare avanti senza indugio per dare risposte al mondo della scuola. Si lavorera’ come sempre, piu’ forti di prima con tanti, tanti anticorpi che il MoVimento 5 Stelle ha sviluppato nei confronti di disinformazione e notizie false”. Cosi’ in una nota Vittoria Casa, portavoce del MoVimento in commissione Cultura, Scienza e Istruzione.

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Coronavirus, spunta l’ipotesi della proroga dello stato emergenza fino al 31 ottobre

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Prorogare lo stato di emergenza al 31 ottobre anziche’ a fine anno. Il governo, come ha gia’ anticipato il premier Giuseppe Conte, e’ intenzionato a ampliare le misure eccezionali per la lotta al Coronavirus e gia’ in settimana potrebbe arrivare una delibera ad hoc in Consiglio dei ministri, accompagnata anche da un decreto legge utile per fare ordine fra le varie scadenze fissate nel corso di questi mesi. Nessuna decisione e’ stata ancora presa, sottolineano diverse fonti, ma e’ possibile che si decida di procedere in modo graduale. Scegliere una scadenza piu’ ravvicinata avrebbe pero’ lo svantaggio – e’ il ragionamento – di rendere piu’ incerto il destino degli interventi a favore di famiglie e imprese. Intanto, martedi’ il governo approvera’ un nuovo dpcm per confermare il pacchetto di misure che scadono il 14 luglio (dalla stretta della movida ai voli) fino a fine mese e che ancora vengono ritenute necessarie per evitare che il Covid torni a diffondersi pericolosamente. A riferire in Parlamento quasi in contemporanea le decisioni adottate dall’Esecutivo sara’ il ministro Roberto Speranza: il titolare della Salute si presentera’ martedi’ sera in Aula a Montecitorio (la volta precedente era stato in Senato) e illustrera’ il provvedimento. La maggioranza e le opposizioni potranno presentare delle risoluzioni ma – a differenza della partita che si gioca sul mes – in questo caso il voto dovrebbe filare liscio. Il Pd con Stefano Ceccanti, che pure ha chiesto piu’ volte al governo di confrontarsi con il Parlamento, si ritiene soddisfatto ma chiede anche che arrivi subito “qualche prima spiegazione” nonche’ chiede di definire il giorno in cui il Presidente del Consiglio “verra’ a ricevere indirizzi del Parlamento sul post del 31 luglio”. Giusto e opportuno, dice il capogruppo di LeU al Senato Federico Fornaro, valutare una proroga dello stato di emergenza, senza che la questione sia dominata da una sterile propaganda”, anche se il compagno di partito Stefano Fassina sostiene la necessita’ di invertire l’ordine dei lavori: prima la discussione alle Camere e poi il via libera del governo. Granitici contro l’uso di strumenti che non possano essere modificati da senatori e deputati invece gli esponenti delle opposizioni: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia puntano l’indice contro il rischio di “pieni poteri” esercitati dal premier attraverso la scelta di strumenti normativi con corsie preferenziali ma anche contro i partiti di maggioranza. Giorgia Meloni e’ convinta che la proroga dello stato di emergenza non sia altro che un escamotage di ministri e parlamentari per “salvare le poltrone” mentre Silvio Berlusconi ha preso carta e penna e in una lettera alla Stampa ha ribadito la disponibilita’ a “collaborare” ma ha anche definito “inaccettabile sul piano della procedura la decisione di forzare ancora la Costituzione e la trasparenza del processo democratico”.

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Beppe Grillo testimonial di Virginia Raggi con una provocazione: Roma nun te merita

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Cara Virginia, “Roma nun te merita”: fai le valigie tu, tuo marito e tuo figlio e lasciate questa citta’ di “gente de fogna”, di “infami”. E lo stesso dovrebbero fare “l’onesti: annassene” di fronte a chi ha il coraggio di criticare “sta pora Crista che deve da combatte” un lunghissimo elenco di avversari, dai Casamonica ai corrotti, dai fascisti al Pd, fino a “zingari”, “ladri”, “abusivi” ed editori di giornali. Un post del blog di Beppe Grillo piomba sull’afosa domenica capitolina, e fa discutere. Un assist alla sua ‘Virgi”, sebbene rude secondo il registro grilliano (e’ pur sempre l’uomo del ‘vaffa’), oppure un modo, piu’ o meno tattico, di scaricare la sindaca con l’onore delle armi dando ai romani la colpa di non averla sostenuta abbastanza? La politica romana, nel pomeriggio, s’e’ data all’esegesi del lungo testo in prosa romanesca (che il genovese chiama pero’ ‘sonetto’) firmato da Franco Ferrari, pubblicato ieri dall’autore su Fb e oggi rilanciato dal fondatore del Movimento sul suo blog. In casa Raggi non ci sono dubbi: e’ una forma di incoraggiamento. “Grazie Franco, grazie di cuore – scrive sul social la sindaca – Amo Roma con tutta me stessa: questo mi fa andare avanti insieme all’affetto di tutti voi. Gli ostacoli, i boicottaggi, gli incendi, i sabotaggi in questi anni non sono mancati, e c’e’ ancora chi rema contro il cambiamento, ma noi romani siamo piu’ forti”. Solo, chiede la sindaca, “togli quel ‘gente de fogna’, non mi piace: so che ti riferisci a chi ruba o incendia ma, se puoi, toglilo. Di una cosa sono fiera, sono il sindaco di tutti i romani, soprattutto di chi mi critica”. L’opposizione, invece, ha scelto decisamente la seconda ipotesi: non e’ la migliore strategia per una possibile ricandidatura alla guida di una citta’ – osservano – quella di insultarne i cittadini. Ricandidatura, poi, ancora tutta da chiarire: servirebbe una deroga per il terzo mandato. Ecco dunque che il vicesegretario del Pd Lazio Enzo Foschi risponde con una ‘contropoesia’ (‘er gatto der Colosseo’ che ‘spiaccico’ sur muro er grillo’), mentre il deputato dem ed ex segretario cittadino Marco Miccoli taglia corto: “L’era di Raggi si chiude qui. Non credo che il post di Grillo, con quegli inaccettabili e vergognosi insulti, volesse raggiungere altri obiettivi se non quello di liquidare una classe dirigente incapace e impreparata”. Stessa lettura la da’ Marco Cappa di Iv, mentre per il radicale Riccardo Magi “Grillo ha bisogno di questo escamotage per far passare il cambio di linea e di candidato”. Anche nel centrodestra la reazione e’ la stessa: “Sono i romani a non meritare una calamita’ come Virginia”, ha commentato la capogruppo FI alla Camera Mariastella Gelmini, mentre per la meloniana consigliera regionale Chiara Colosimo “che un genovese si cimenti con il romanesco per offendere i romani ha il sapore della beffa”. L’autore del brano (solito pubblicare su Facebook lunghi ‘pezzi’ satirici in romanesco) certo non e’ tenero con i suoi concittadini: “So’ circa tremila anni che rompete li cojoni, ma nun fate mai gnente pe’ da’ na mano – scrive nello stesso testo – Si vincheno li vecchi partiti se’te fottuti. Nun se fara’ piu’ gnente, e, si se fara’ quarcosa sara’ pe’ volere de la magistratura. Ma voi, godete a sputa’ in faccia a na sindaca pulita, e testarda, una che le cose le fa. Pensatece, c’avete undici mesi de tempo, pe’ pensacce bene. O volete Roma, o se’te morti, che Roma, quell’artri, se la magneno”.

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Conte-Rutte, duello sui vincoli per Recovery fund

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Si sposta sul tema delle condizioni e dei vincoli, la battaglia sul Recovery fund. Giuseppe Conte lo mette in chiaro al termine di un confronto con il premier olandese Mark Rutte, che lo ospita a L’Aja. Il leader capofila dei Paesi “frugali”, che si battono per ridurre la portata del fondo da 750 miliardi, chiede che le risorse siano strettamente condizionate a riforme economiche. Ma Conte avverte: “Se infittissimo il fondo di condizionamenti”, se lo “imbrigliassimo” in passaggi “burocratici”, si rischierebbe di “rallentare la ripresa”, rendere “inefficace” lo stanziamento”. Ecco perche’ il premier, dopo una cena cordiale con l’omologo olandese e anche una foto stringendo insieme una bandiera italiana, si mostra ancora molto prudente: “Non c’e’ piena convergenza ma divergenze che possono essere superate”. La partita e’ difficilissima e si gioca nelle prossima settimana, in vista di un Consiglio europeo che sara’ cruciale, anche se probabilmente non decisivo. Dopo che il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ha confermato la proposta di 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti, il governo italiano e’ ottimista che le risorse non vengano fortemente ridimensionate. Ma sui vincoli per accedervi le divergenze sono ancora ampie. Vincolare i fondi alle riforme economiche, perche’ in passato “abbiamo gia’ sentito promesse”: e’ questa la richiesta di Rutte.

L’atmosfera e’ distesa: un colloquio di venti minuti e poi una passeggiata nel centro de L’Aja tra grandi sorrisi per andare a cena nel ristorante italiano “Impero romano”, con condivisione di tiramisu’ finale. Ma l’olandese si batte con Austria, Svezia e Danimarca per ridimensionare la proposta di Recovery plan. Non solo l’obiettivo dei “frugali” e’ ridurre le risorse a fondo perduto, ma anche – e soprattutto – vincolare i fondi a precisi impegni sulle riforme. E lasciare che siano i governi a controllare, come proposto dal presidente del Consiglio Ue Charles Michel che ha chiesto che siano i 27 capi di Stato e di governo ad esprimersi a maggioranza qualificata su una valutazione della commissione europea per gli stanziamenti. Non solo un piano dettagliato, con impegni precisi, ma anche il severo giudizio dei partner europei, che avrebbero una sorta di potere di veto. E’ quello che il governo italiano cerchera’ di evitare, per non dover vincolare i 170 miliardi che potrebbero arrivare dall’Ue a condizionalita’ che rischiano di essere impegnative come quelle del tanto vituperato Mes. Sul tavolo c’e’ anche la proposta di quadro finanziario pluriennale dell’Ue che non soddisfa ancora l’Italia e che contiene il meccanismo dei “rebates” caro anche all’Olanda. Roma non avrebbe ancora minacciato veti come leva per arrivare ad una soluzione sul Recovery fund. Ma i tavoli si intrecceranno. Che non tiri un vento propizio per l’Italia dal Mare del Nord lo fa capire Geert Wilders, che accoglie Conte davanti a Binnenhof, sede del governo olandese, con un cartello con la scritta: “Non un centesimo all’Italia”. Poi vede un microfono della Rai e sorride: “Salutatemi Matteo”.

Wilders era ospite della piazza sovranista di Salvini alle elezioni europee. Sarebbe ora, attacca il Pd con Filippo Sensi ed Emanuele Fiano, che i sovranisti di casa nostra prendessero le distanze dai nostri alleati. Rutte e’ su posizioni ben piu’ dialoganti, ma anche lui convinto che l’Italia debba “farcela da sola”. Il governo lo sta facendo, ribatte Conte, e presentera’ a settembre il suo Recovery plan. “Anche i Paesi frugali sono nostri amici”, assicura il premier che incassa da Rutte l’impegno a non temporeggiare e permettere che una decisione venga presa entro agosto. Ma al Consiglio europeo la battaglia si annuncia assai dura. “Noi in Europa non chiediamo fondi per essere aiutati come Italia. Per ripartire noi, per ripartire insieme all’Europa”, dichiara il presidente del Consiglio. Che la prossima settimana vedra’ Angela Merkel a Berlino e poi Emmanuel Macron a cena a Bruxelles, la sera prima del vertice europeo. Risentira’ anche Rutte, spiega. Perche’ qui si gioca tutto: l’occasione della ripresa e di permettere al governo di navigare in acque un po’ meno agitate e di vivere con meno ansia anche l’appuntamento con la decisione sul Mes.

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