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Penultimatum di Renzi a Conte, Italia Viva potrebbe lasciare il Governo ma restare in maggioranza

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Una nuova miccia accesa al Senato, sul tema delle intercettazioni. L’ingresso dal Pd di Tommaso Cerno, che diventa il diciottesimo senatore di Iv. E la promessa di un annuncio “che può avere un senso per il prosieguo della legislatura”. Matteo Renzi torna dal Pakistan e dai banchi di Palazzo Madama fa capire che non intende rinunciare al protagonismo ritrovato. Il leader di Iv promette dal salotto di Porta a porta un “discorso duro e franco”. Girano con insistenza voci di appoggio esterno al governo ma fonti renziane spiegano che al momento è più probabile che si arrivi ad un ultimatum a Giuseppe Conte, considerato all’origine dell’immobilismo. Dal Pd osservano irritati: “Noi siamo leali a Conte: decida il premier a questo punto cosa fare”. E dal Senato giungono segnali di un gruppo di responsabili pronti a sostenere il governo se servira’ e se avranno “dignita’ politica”: “Non faremo gli Scilipoti…”. Nelle ore in cui a Palazzo Madama la maggioranza fibrilla per tutto il giorno sulla giustizia, per poi trovare un accordo solo in serata, Conte riunisce a Palazzo Chigi gli ultimi due tavoli sul programma di governo. Il messaggio che il premier, d’Intesa con i “governisti” Pd, vuole lanciare e’ che “l’orizzonte e’ quello di legislatura”. “Tutte le forze hanno condiviso l’obiettivo di imprimere la massima accelerazione all’agenda di governo”, dice il premier aprendo il tavolo proprio sul tema della giustizia, con di fronte Maria Elena Boschi. “Personalmente ho sempre preferito impiegare tempo e risorse per lavorare e non per alimentare polemiche. E cosi’ continuero’ a fare”, aggiunge Conte, accusando implicitamente Renzi di voler conquistare solo titoli di giornale. Sul programma elaborato “anche con le osservazioni e il contributo di Iv” il premier sarebbe pronto anche a presentarsi alle Camere, se necessario, per testare i numeri. Di sicuro, spiega chi gli ha parlato, non si puo’ andare avanti a strappi. Un esempio? Al tavolo sull’Autonomia il ministro Francesco Boccia ottiene di portare la riforma in Cdm, probabilmente martedi’. Ma i renziani subito dopo fanno sapere che un accordo sul testo ancora non c’e’. Era successo gia’ in mattinata al Senato, sulle intercettazioni. Su un emendamento di Pietro Grasso che estende la possibilita’ di usare gli ascolti per le indagini su reati diversi da quelli per cui esse erano state effettuate. In un primo momento, su spinta dei 5s, erano stati inclusi i trojan. Ma ai renziani non va bene neanche la riformulazione.

 

“Votiamo la fiducia, ma al testo originario di Bonafede, se ci sono emendamenti non concordati spaccano la maggioranza”, dice Davide Faraone. Renzi si accomoda tra i suoi senatori in Aula e si gode la scena. Si litiga tutto il giorno tra riunioni di maggioranza e commissione: Iv respinge anche una riformulazione dell’emendamento che restringe la platea dei reati. Solo a sera arriva l’Intesa, su un subemendamento ancora piu’ restrittivo, con l’accordo dei renziani. Ma intanto il testo slitta, le tensioni crescono. Il senatore fiorentino si fotografa con la senatrice Donatella Conzatti che era data in uscita, riunisce a cena i suoi e festeggia l’ingresso in Iv di Michela Rostan alla Camera e Tommaso Cerno al Senato: “Ci davano per morti ma altri arriveranno: ora siamo 30 deputati e 18 senatori…”. E’ una sfida di numeri e di nervi. Grande attivismo si segnala anche nel campo dei “responsabili”: alla Camera si muove Renata Polverini, al Senato Paolo Romani. Si susseguono pranzi, cene, incontri. C’e’ chi dice che a blindare la maggioranza sarebbero pronti tra i dieci e quindici senatori. Dal centrodestra gia’ si scagliano su quelli che Fdi definisce “irresponsabili”. Ma l’operazione e’ complessa: “Non vogliamo essere i nuovi Scilipoti dice una fonte – Ci muoviamo se possiamo essere determinanti e se ci danno ogni dignita’, un passo alla volta”. Le cose potrebbero accelerare, se dal salotto di Porta a porta davvero Renzi annuncera’ lo strappo. Comunque, concordano Conte e Zingaretti, cosi’ non si puo’ andare avanti, bisogna fare chiarezza. Vedersi e parlarsi? “Ho detto a Conte che il mio telefono e’ sempre acceso ma finora non ha squillato”, dice a sera il coordinatore di Iv Ettore Rosato.

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Bikeshedding, il profilo politico della destra italiana di fronte alla crisi del coronavirus

Angelo Turco

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Supponiamo che si stia discutendo, in un’importante riunione di esperti e politici, della costruzione di una centrale nucleare di nuova generazione che comporterebbe un investimento di 1 milardo di euro. Ciascuno porta il suo contributo sugli aspetti nucleari, ingegneristici, securitari, ambientali, economico-finanziari finché qualcuno solleva il problema della tettoia sotto la quale il personale dovrebbe ricoverare le proprie biciclette: il colore, per esempio, oppure la dimensione, oppure la posizione rispetto all’ingresso del perimetro della centrale. Che succede? Continuate voi, con l’avvertenza che questa storiella riassume la “legge di Parkinson sulla futilità” dal nome di colui che la formulò nel 1957.

Centrodestra. Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Ecco, il bikeshedding rappresenta esattamente il profilo politico che sta assumendo la destra di fronte alla crisi del coronavirus. Rivela la sua incapacità di contribuire, come opposizione, alla soluzione dei problemi centrali, di natura sociale e di sanità pubblica, generati dalla pandemia. Soffermandosi invece sulla “tettoia per le biciclette”: il governo ha cominciato in ritardo, le mascherine non sono a norma, i comunicati vengono fatti la sera tardi, il Parlamento non si riunisce per discutere le misure del Governo, il Presidente del Consiglio non può affidare le sue dichiarazioni a una diretta Facebook, quando riaprono le scuole, troppo presto, troppo tardi! E tentando di far apparire questo come “il problema” per il quale il Governo dimostrerebbe la sua sostanziale e gravissima incompetenza tecnico-sanitaria, la sua inefficacia economica e persino la sua pericolosità per le istituzioni democratiche. Francamente, la casalinga di Voghera, per ricordare Alberto Arbasino che ci ha appena lasciati, avrebbe saputo fare meglio. Di fatto, il bikeshedding rappresenta il clamoroso fallimento culturale della destra italiana confrontata a un problema gravissimo che avrebbe richiesto un contributo tanto utile quanto intelligente da parte di tutti, nell’intento di creare un clima di union sacrée per la salvezza della casa comune. Chiedendo non già di partecipare al tavolo in cui si prendono le decisioni (quali, tra le molte che il Governo prende quotidianamente?). Non già, quindi, di entrare in pratica nella maggioranza, ma sviluppando sostanzialmente tre prospettive su cui ci aspetteremmo “idee” da un’opposizione responsabile e dotata di senso della politica. La prima ha a che fare con la difesa della democrazia: vigilare, senza strepiti, per fare in modo che la “strategia brancolante”, necessaria per la comprensione e la gestione della crisi, non trasformi la decretazione d’urgenza -di cui ha bisogno per funzionare- in un temibile “Stato d’eccezione”. Rendersi conto, inoltre, che la crisi è un “ambiente di apprendimento” e che, pertanto, ci sono dei punti di rottura, delle biforcazioni determinate dall’accatastamento delle informazioni le quali hanno, accanto a risvolti tecnici (che bisogna lasciare ai tecnici), delle ricadute politiche importanti: per esempio sul tavolo europeo. Infine, e per chiudere qui, vegliare sul rispetto di un principio di equità sociale affinché la fattura di questa crisi, attualmente in carico ad anziani, malati, personale sanitario, e che sarà pesantissima sul piano economico, sociale e territoriale, non sia buttata sulle spalle dei soliti noti, delle fasce più deboli della popolazione, del tessuto produttivo di base che rimane nel pantano mentre la finanza fa quello che ha sempre fatto e che del resto sa fare con la sua cieca pulsione speculativa. Quale che sia il modello di società verso cui andiamo, o speriamo di andare, nessuna visione può fiorire, nessun progetto si può edificare in un mondo di disoccupati, di piccole e medie imprese in ginocchio, di partite Iva allo sbando, di territori drammaticamente indietro rispetto al resto del Paese. La giustizia sociale non può continuare ad essere “solo” una preoccupazione della sinistra: diventando un autentico valore nazionale, può e deve trasformarsi in un driver inderogabile nell’agenda di tutte le forze politiche. Insomma, avendo le capacità, ci si può occupare d’altro rispetto alla pur interessante questione delle tettoie per le biciclette. 

La foto di copertina è tratta dal profilo Twitter del leader della Lega Matteo Salvini. È un selfie scattato da Salvini assieme a Giorgia Meloni prima dell’inizio del primo incontro col premier per cercare di trovare una strada comune di lotta al coronavirus. Erano le fasi iniziali di una crisi che è poi diventata drammatica.  

*Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM

 

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Emergenza coronavirus, in diretta da Palazzo Chigi il premier Conte illustra le misure del Governo per aiutare gli italiani che soffrono

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Politica

Conte parla della fine dell’emergenza sanitaria: le restrizioni resteranno, ne usciremo gradualmente

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“Al momento è prematuro fare previsioni, ma ci auguriamo di poter tornare quanto prima alla normalità. Ridurremo le restrizioni fino alla loro completa eliminazione, ma lo faremo gradualmente, per evitare che gli sforzi sin qui compiuti siano vani”. Lo afferma il presidente del consiglio Giuseppe Conte in una lunga intervista a ‘il Sole 24 Ore’ sull’emergenza coronavirus. “Possiamo già dire che, come già anticipato dal ministro Azzolina, la sospensione delle attività scolastiche proseguirà anche dopo il 3 aprile – osserva Conte – Queste settimane di emergenza ci hanno mostrato quanto sia irrinunciabile l’impulso alla trasformazione digitale del Paese. Con il decreto ‘Cura Italia’ abbiamo stanziato 85 milioni per potenziare la didattica a distanza, soprattutto a beneficio degli studenti meno abbienti. Inoltre abbiamo appena sbloccato 200 milioni di finanziamenti da parte del Comitato per la diffusione della Banda Ultra-larga (Cobul), che porteranno la connessione ultra-rapida in oltre 40mila complessi scolastici in tutta Italia, gratuitamente per i prossimi cinque anni”.

 

Conte esorta anche l’Europa tutta a “non compiere errori tragici” e avverte che “l’intero edificio europeo rischia di perdere la sua ragion d’essere”. Litigio con la cancelleria Angela Merkel sulla politica economica dell’Ue?  Conte dice che “più che un litigio è stato un confronto duro e franco, perché stiamo vivendo un’emergenza che sta mietendo un alto numero di vittime tra i nostri cittadini e sta producendo una severa recessione economica. Io rappresento una comunità nazionale fortemente sofferente e non posso permettere tergiversazioni. In Italia, ma anche negli altri Stati membri, siamo costretti a operare scelte tragiche. Dobbiamo evitare di compiere in Europa errori tragici. Se l’ Europa non dovesse dimostrarsi all’ altezza di questa sfida epocale, l’ intero edificio europeo rischia di perdere, agli occhi dei nostri stessi cittadini, la sua ragion d’ essere”. Sul Mes, che in Italia fa saltare i nervi non solo l’opposizione ma anche il M5S, Conte spiega che  “non vi è ragione di affannarsi, perché non è di questo che adesso abbiamo bisogno. Il Mes è uno strumento costruito per prestare soccorso a singoli Stati membri che attraversano tensioni finanziarie ricollegate a shock asimmetrici. Il coronavirus sta invece causando uno shock simmetrico, con l’effetto di deprimere, in modo sincrono e completamente inatteso, i nostri sistemi economici e sociali. Qualcosa di completamente differente rispetto alla crisi del 2008. Siamo a un passaggio critico della storia europea. Vogliamo essere all’ altezza di questa sfida? Allora variamo un grande piano, uno European Recovery and Reinvestment Plan che sostenga e rilanci l’ intera economia europea e, se mai, faccia fare un salto di qualità all’ intera architettura europea. I nostri competitori internazionali si stanno attrezzando con stimoli economici assolutamente eccezionali. Dobbiamo fare altrettanto”.

Mario Draghi. Altri tempi quando alla guida della BCE c’era l’italiano

Anche su Mario Draghi, e il suo editoriale sul Financial Times, Conte spiega al Sole 24 Ore ritiene che l’ex capo della Bye “ha spiegato chiaramente che spendere più risorse in questo momento è un investimento irrinunciabile, perché l’ inerzia consegnerebbe ai nostri figli il costo immenso di un’ economia devastata. Quanto ai costi, lo stesso Draghi ci ricorda che i tassi d’interesse sono e resteranno bassi, anche grazie all’ azione delle banche centrali: quando l’ emergenza sanitaria avrà fine, perciò, non potremo permetterci di sprecare quest’ opportunità, privilegiando la spesa pubblica di qualità fondata sugli investimenti pubblici”.

La spesa pubblica che schizza in costanza di emergenza, il Paese fermo, la recessione, il rischio che il nostro debito finisca fuori controllo. Conte risponde che “il debito italiano è pienamente sostenibile”.

Poi la domanda a cui tutti tengono di più. Quando finirà l’emergenza sanitaria? Si può fare  una previsione dei tempi in cui potremo uscirne? Conte dice che “è prematuro fare previsioni, ma ci auguriamo di poter tornare quanto prima alla normalità. Ridurremo le restrizioni fino alla loro completa eliminazione, ma lo faremo gradualmente, per evitare che gli sforzi sin qui compiuti siano vani”. Poi aggiunge qualcosa sulla preparazione o meno del Paese a questa emergenza covid19. “L’ho detto chiaramente durante la mia ultima informativa alle Camere: la stagione dei tagli alla sanità e alla ricerca va archiviata per sempre. Dobbiamo garantire che l’Italia sia sempre più preparata a gestire situazioni di emergenza: dovremo procedere ad assunzioni cospicue, aumentare le retribuzioni del personale medico e sanitario e il numero di posti letto disponibili in terapia intensiva, investire ogni risorsa disponibile nella ricerca, ricostruire le filiere produttive nazionali di dispositivi sanitari. E vorrei ringraziare, ancora una volta, tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari: ogni giorno ci rendono sempre più orgogliosi di essere italiani”.

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