Collegati con noi

Esteri

Pedofilo tedesco con 17 condanne per abusi accusato di aver ucciso Maddie, la bambina inglese scomparsa a 3 anni nel 2007 in Portogallo

Avatar

Pubblicato

del

 Potrebbe essere la svolta in un mistero che dura ormai da 13 anni: la scomparsa di Maddie McCann, la bambina inglese di 3 anni svanita nel nulla nel maggio del 2007 durante una vacanza in Portogallo con i genitori. Gli investigatori hanno un sospetto. È un pedofilo tedesco, Christian Brückner, oggi 43enne, che si trova già in carcere in Germania per altri reati.
Brückner in cella avrebbe detto ad un suo amico di “sapere tutto” su Maddie, il cui volto era apparso sullo schermo della tv nel decimo anniversario della scomparsa.
In tutti questi anni i genitori della bambina non hanno mai perso la speranza di ritrovarla viva e hanno continuato a lanciare appelli pubblici: più volte ci sono stati falsi avvistamenti, ma adesso la polizia tedesca ritiene che sia stata uccisa dal pedofilo.  Scotland Yard, invece, dice che  Maddie risulta  “scomparsa”: ” Madeleine McCann per noi non è morta – ha detto il procuratore tedesco che si occupa del caso -. Il sospetto è un predatore sessuale già condannato in passato per crimini contro bambine”. L’accusa nei confronti di Brückner è ora per omicidio.
Si tratta di un caso che da 13 anni tiene col fiato sospeso la Gran Bretagna e che ha catturato l’immaginazione del Paese. La bambina scomparve una sera di maggio del 2007 dalla camera da letto del resort in Algarve in cui la famiglia alloggiava, mentre i genitori si erano allontanati per cenare con amici. Tutte le ricerche erano risultate vane e a un certo punto gli investigatori portoghesi avevano addirittura sospettato dei genitori: quegli stessi investigatori che nel 2008 avevano tolto Brückner dalla lista dei sospettati. Una delle teorie voleva che Maddie fosse stata rapita e venduta da trafficanti di persone e che fosse ancora viva, forse in qualche Paese del Medio Oriente. Ieri i genitori hanno reagito alla notizia dicendo di non aver perso la speranza, ma di essere pronti a qualsiasi eventualità: perché sembra ormai probabile che la piccola sia stata uccisa subito dal pedofilo seriale tedesco che viveva da anni in Portogallo e che, è emerso, si trovava nei dintorni del resort di Maddie, a Praia da Luz, proprio nelle ore attorno alla sua scomparsa.
Christian Brückner è un criminale incallito: ha già sulle sue spalle in Germania 17 condanne per pedofilia, pedopornografia, furto, violenza e altri reati. Il primo incontro con la giustizia lo ebbe appena 17enne, quando gli vennero inflitti due anni per abusi sessuali su una bambina. Dopo di che, nel 1995, emigrò in Portogallo, dove visse per 12 anni di rapine e traffico di droga: e fu lì che stuprò una turista americana di 72 anni, nello stesso resort da dove 18 mesi dopo scomparve Maddie. La violenza carnale, che Brückner accompagnò con sadiche torture, avvenne nel corso di una rapina: e per questo si ritiene che Maddie possa essere stata portata via in circostanze simili.
Il criminale tornò poi in Germania, dove venne condannato per droga. Da lì si spostò di nuovo in Portogallo, da dove venne estradato nel 2017 in Germania per abusi su minori. Scontata la pena, se ne andò in Italia: ma nel 2018 venne arrestato di nuovo a Milano, dove si aggirava senza fissa dimora, sulla base di un mandato di cattura internazionale per traffico di droga. Ed è questa condanna a sette anni che sta ora scontando nelle carceri del suo Paese, a Kiel: una pena cui se ne potrebbe aggiungere ora una ben più lunga, quella per l’ omicidio di Maddie McCann.

Advertisement

Esteri

Trump e le tasse, schiaffo dalla Corte suprema Usa

Avatar

Pubblicato

del

Donald Trump incassa dalla Corte suprema una bruciante sconfitta e una temporanea vittoria sul fronte legale nella sua battaglia contro la diffusione delle dichiarazioni dei redditi, primo presidente dai tempi di Richard Nixon a non renderle pubbliche. Ma sul fronte politico, nonostante denunci di essere vittima di una “persecuzione”, puo’ vantare un successo perche’ in entrambi i casi appare improbabile che le informazioni possano essere acquisite o svelate prima delle elezioni, compromettendo la campagna per la rielezione alla Casa Bianca. Nella prima controversia, la Corte suprema ha stabilito che i documenti finanziari del tycoon, comprese le dichiarazioni fiscali, possono essere esaminati dal procuratore (democratico) di New York Cyrus Vance nella sua indagine sui pagamenti segreti per comprare il silenzio di due donne sui loro affair con Trump: l’ex pornostar Stormy Daniels e l’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal. Versamenti che potrebbero costituire una violazione della legge sulla campagna elettorale del 2016. Si tratta di una sentenza importante, perche’ i giudici, richiamandosi ad un principio stabilito 200 anni fa, hanno ribadito che “nessun cittadino, neppure il presidente, e’ categoricamente al di sopra del comune dovere di presentare prove quando richiesto in un procedimento penale”. In pratica il presidente non gode di un’immunita’ assoluta, come sostenevano i suoi avvocati: il suo potere esecutivo ha dei limiti, quelli della legge. Una decisione che si affianca a quelle che costrinsero Richard Nixon a consegnare le registrazioni dello Studio Ovale nell’indagine sul Watergate e Bill Clinton a fornire prove nel Sexgate, lo scandalo politico-sessuale che coinvolse la stagista Monica Lewinsky. Se n’e’ rallegrato per primo il procuratore di Nyc: “Questa e’ un’enorme vittoria per il sistema giudiziario della nostra nazione e per il suo principio fondante che nessuno, neppure il presidente, e’ sopra la legge. La nostra indagine, che e’ stata ritardata per quasi un anno da questa causa, riprendera’, guidata come sempre dal solenne obbligo del gran giuri’ di seguire la legge e i fatti, ovunque portino”. Il problema e’ che la Corte suprema ha rimandato la causa ai tribunali di grado inferiore, dove la difesa del tycoon potra’ sollevare nuove obiezioni legali, allungando i tempi. In ogni caso non c’e’ alcuna garanzia che il gran giuri’, operante in grande segretezza, renda noti i documenti se e quando li otterra’. Nel secondo caso la Corte suprema ha stabilito che due commissioni della Camera – controllata dai dem – non possano, almeno per ora, ottenere la stessa documentazione fiscale e finanziaria chiesta alla societa’ contabile del presidente e a due banche che gli concessero prestiti, Deutsche Bank e Capital One. Richiesta fatta per indagare su possibili conflitti di interesse, su presunte evasioni fiscali, sui pagamenti alle due presunte amanti. Ma anche in questo caso i giudici hanno rimandato la causa alle corti inferiori invitando ad esaminare meglio l’equilibrio tra i due poteri. La difesa del presidente aveva sostenuto che il Congresso non ha autorita’ per chiedere quelle carte perche’ non servono ad alcuna necessita’ legislativa. “E’ un’altra caccia alle streghe”, ha twittato Trump, dicendosi vittima di una “persecuzione politica” e della faziosita’ della Corte suprema. Corte che pero’ ha dato prova ancora una volta di indipendenza: entrambi i casi sono stati decisi dalla stessa maggioranza, 7 a 2, con i due giudici scelti dal tycoon schieratisi contro di lui. Come fecero con Nixon e Clinton i giudici da loro nominati.

Continua a leggere

Esteri

Floyd disse 20 volte “I can’t breathe” prima di morire

Avatar

Pubblicato

del

“Mi stanno uccidendo, mi stanno uccidendo….”: la voce di George Floyd e’ ormai fioca, le forze lo stanno per abbandonare. Ma l’agente Derek Chauvin continua a tenergli premuto il ginocchio sul collo, mentre Big Floyd e’ riverso pancia a terra, bloccato sull’asfalto. Per piu’ di 20 volte afferma di non poter respirare, supplica “I can’t breathe”. Ma il poliziotto non molla la presa e tenta di zittirlo: “Smettila di parlare, basta strillare, serve un sacco di ossigeno per parlare…”. Qualche secondo dopo il cuore di George smette di battere. E’ la trascrizione del video ripreso dalla bodycam di uno degli agenti a consegnarci gli ultimi istanti di vita del 46enne afroamericano morto per soffocamento dopo essere stato fermato dalla polizia a Minneapolis. Un episodio che ha scatenato un’ondata senza precedenti di proteste antirazziste in America e in tutto il mondo. Una scena a dir poco sconvolgente e agghiacciante, piu’ di quanto fosse emerso finora, dettagliata in oltre 80 pagine consegnate al giudice da uno degli ex poliziotti coinvolti. Questo per tentare di dimostrare che lui con la morte di George proprio non c’entra, e che ha tentato piu’ di una volta di evitare il peggio. Si chiama Thomas Lane, era una recluta, ed insieme ad altri tre ex colleghi rischia 40 anni di carcere. Primo fra tutti Chauvin, il capo pattuglia e carnefice di Floyd, accusato di omicidio volontario, il cui ritratto appare ora ancor piu’ spietato.

“Perche’ non lo giriamo signore?”, chiede a un certo punto Lane notando come Floyd fosse in serie difficolta’. Chauvin e’ categorico: “No, resta dov’e’!”. Intanto si sente George, ormai con un filo di voce, rivolgersi alla madre morta qualche anno fa: “Ti voglio bene. Di’ ai miei figli che gli voglio bene. Io sono morto”. Quando arriva l’ambulanza e’ ormai troppo tardi. Era stata chiamata dagli agenti quando la bocca di George aveva cominciato a sanguinare, ma in ‘codice 2′ anziche’ in ‘codice 3′ come si fa per i casi piu’ gravi. Eppure, sempre dal video della bodycam, emerge come fin dall’inizio George, appena fermato dalla pattuglia, avesse lamentato di non stare bene, di avere problemi respiratori e di aver paura di essere introdotto dentro la volante della polizia perche’ claustrofobico. Un disagio probabilmente dovuto anche all’assunzione di qualche sostanza stupefacente, tanto che si sente dire uno degli agenti: “Ma sei fatto? Rilassati, stai bene, riesci a parlare. Respira profondamente”. Poi la decisione di gettarlo a terra. Difficile che l’ex agente Lane vedra’ ridimensionate le accuse di aver aiutato e favorito l’omicidio di Floyd, mosse anche all’altra ex recluta Alexander Kueng e all’ex poliziotto Tou Thao. Di fatto impassibili anche di fronte alle urla dei passanti: “Basta! Non vedete che non respira piu’? Pensate che sia normale?”. Appelli disperati rimasti inascoltati.

Continua a leggere

Esteri

Morto il sindaco di Seul, sullo sfondo accuse di molestie ad una impiegata della municipalità

Avatar

Pubblicato

del

Mistero, ma forse non per molto, sulla morte del sindaco di Seul Park Won-soon, scomparso nel pomeriggio dalla sua residenza e ritrovato cadavere poche ore dopo dalla polizia a Mount Bugak, tra le montagne a nord della capitale sudcoreana. Ex avvocato per i diritti civili e primo cittadino di Seul dal 2011, rieletto nel 2014 e nel 2018, Park era in pole per la candidatura alle presidenziali del 2022 come successore del presidente Moon Jae-in, del cui Partito democratico liberale era un esponente di punta. Ma ad oscurarne la possibile ascesa alla guida della Corea del Sud era spuntata l’ombra del #metoo, con un’accusa di molestie sessuali da parte di un’impiegata della municipalita’ della capitale sudcoreana che lo aveva denunciato ieri alla polizia. Su questa vicenda, scrivono i media locali, sarebbe dovuto andare in onda proprio stasera un programma su una emittente tv. E’ possibile, ma e’ solo una delle prime ipotesi tutta da verificare, che il sindaco, 64 anni, non abbia retto lo stress della possibile umiliazione, anche se si dovranno attendere i risultati dell’autopsia per capire le esatte circostanze della morte. Park stamattina non era andato in ufficio e aveva cancellato una riunione ad alto livello in municipio, ha raccontato Kim Ji-hyeong, funzionario del governo metropolitano di Seul citato dalla Bbc. La scomparsa e’ stata denunciata dalla figlia che ha raccontato alla polizia di come suo padre, prima di uscire di casa, abbia pronunciato quelle che ha suonavano come le sue “ultime parole”. Dopo averlo atteso per ore e inutilmente cercato sul cellulare che risultava spento, la figlia ha chiamato la polizia. Le ricerche sono scattate immediatamente e sono partite proprio dal luogo dove lo smartphone del sindaco ha agganciato l’ultima cella, il sobborgo di Seongbuk-gu, molto vicino alla residenza ufficiale di Jongno-gu e dove la sua presenza era stata registrata da una videocamera di sicurezza, ha raccontato ai giornalisti Lee Byeong-seok, un funzionario di polizia. Piu’ di 600 tra agenti e vigili del fuoco affiancati da cani e da droni hanno iniziato a setacciare la zona e non ci hanno messo molto a ritrovare il corpo del primo cittadino.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto