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Pedofilia, padre Preynat riconosce abusi al processo Lione

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Padre Bernard Preynat, l’ex parroco di Sainte-Foy-les-Lyon accusato di pedofilia, è tornato a riconoscere i fatti di cui è imputato durante il processo che si e’ aperto questa mattina a Lione. “Non realizzavo il male che ho fatto ai bambini – ha dichiarato l’ex religioso secondo le dichiarazioni riportate su twitter dalla giornalista di France 24, Alexandra Renard – Anni dopo, i genitori mi hanno fatto comprendere il male che avevo fatto ai loro figli. Per me, erano dei gesti di tenerezza. Mi e’ servito del tempo per capire che era male”. L’ex parroco, privato della tonaca, e’ alla sbarra per rispondere delle decine di accuse di violenze sessuali su scout che frequentavano la parrocchia negli anni Ottanta e Novanta. Rischia 10 anni di carcere. Il caso e’ diventato l’emblema dello scandalo pedofilia nella Chiesa francese, coinvolgendo anche il cardinal Philippe Barbarin, gia’ condannato a 10 mesi con la condizionale per omessa denuncia.

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Terremoto devastante in Turchia: decine di morti

Marina Delfi

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Notte d’inferno in Turchia dove la forte scossa di terremoto, 6.6 della Scala Richter, ha raso al suolo palazzi, provocato incendi. Per il momento sarebbero 14 i morti e più di 200 i feriti ma numerosi sono i dispersi e purtroppo il bilancio sembra destinato tragicamente a salire.

 

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Riforma delle pensioni, la Tour Eiffel chiusa per sciopero

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Tour Eiffel chiusa oggi a causa della partecipazione di parte del suo personale alla 51/a giornata consecutiva di scioperi e proteste contro la riforma delle pensioni di Emmanuel Macron: e’ quanto annuncia la Sete, la societa’ che amministra il monumento parigino. “Il numero di effettivi presenti sul posto non consente di accogliere i visitatori in condizioni ottimali”, hanno indicato i responsabili, aggiungendo che il piazzale sottostante resta tuttavia accessibile. Dall’inizio delle mobilitazioni contro la riforma previdenziale, il 5 dicembre, la Dama di Ferro ha gia’ chiuso tre volte. Oggi, in Francia, e’ stata indetta una settima giornata di manifestazioni nazionali, in coincidenza con la presentazione della riforma in consiglio dei ministri. Tra l’altro, alcuni sindacati hanno lanciato un appello a tornare in piazza il 29 gennaio.

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Nel piano di Trump anche la Valle del Giordano a Israele

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Riconoscimento della sovranita’ israeliana sulla Valle del Giordano e sugli insediamenti nell’Area C della Cisgiordania, quella, in base agli Accordi di Oslo, gia’ sotto controllo da parte dello Stato ebraico. In cambio, riconoscimento a tempo debito da parte degli Usa di uno Stato palestinese “smilitarizzato” che includerebbe il resto del territorio della stessa zona C, oltre le attuali Aree A e B, piu’ Gaza. Questi i punti principali, secondo varie fonti citate anche dai media, del piano di pace del presidente Trump che dovrebbe essere reso noto, a parere di alcuni, entro il 2 marzo. Ovvero prima delle elezioni politiche in Israele. Il Piano e’ stato respinto in toto da Ramallah dalla dirigenza palestinese. “Insistiamo – ha detto Nabil Abu Rudeina, portavoce di Abu Mazen – per la fine dell’ occupazione israeliana e per la costituzione di uno Stato palestinese lungo le linee del 1967, con capitale a Gerusalemme est”. “Che Israele e Usa – ha concluso – non valichino linee rosse”. Nell”Accordo del Secolo’ messo a punto da Trump insieme al consigliere Jared Kushner ed altri (definito dai media di Israele “la migliore offerta mai fatta”), sarebbe previsto il riconoscimento da parte palestinese di Gerusalemme come capitale di Israele e di Israele come Stato ebraico. Per quanto riguarda la smilitarizzazione dello Stato palestinese, questa comporterebbe anche la Striscia di Gaza e quindi di Hamas. Condizioni che al momento – secondo molti analisti – appaiono difficili visto che l’Autorita’ nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen non ha alcun potere a Gaza. I dettagli del Piano saranno presentati martedi’ prossimo a Washington sia al premier Benyamin Netanyahu sia al suo maggiore oppositore, il centrista Benny Gantz. Il premier ha fatto sapere di essere stato lui ad insistere con gli Usa per estendere l’invito anche a Gantz perche’ – ha spiegato – “e’ importante che non perdiamo questa storica opportunita’ con tali amici alla Casa Bianca. Dobbiamo mettere insieme il piu’ vasto consenso possibile”. L’invito di martedi’ prossimo alla Casa Bianca coincide con il giorno in cui la Knesset avrebbe dovuto cominciare – dopo molte polemiche all’interno del parlamento e tra i partiti – a discutere sulla richiesta di immunita’ parlamentare da parte di Netanyahu per le sue inchieste giudiziarie. Un obiettivo molto perseguito da Blu-Bianco, il partito di Gantz, in vista delle elezioni politiche del 2 marzo e molto osteggiato dal Likud di Netanyahu. Ora si attendono le mosse successive per capire se in presenza dell’incontro a Washington la Knesset andra’ avanti o rinviera’ la seduta.

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