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Paura in Gran Bretagna, auto killer contro studenti

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Shock a Loughton, tranquilla localita’ dell’Essex, nel sud dell’Inghilterra, dove nel pomeriggio un bambino di 12 anni e’ rimasto ucciso e altri 4 ragazzi e una donna 53enne feriti dopo essere stati investiti da un’utilitaria il cui guidatore si e’ poi dato alla fuga. Il fatto è avvenuto dinanzi a una scuola secondaria, la Debden Park High School, come ha riferito la Essex Police che ha aperto un’indagine per omicidio e tentato omicidio. Gli investigatori non escludono per ora un atto deliberato, ma neppure l’ipotesi di un pirata della strada e non si avventurano al momento a indicare alcuna pista in un Paese ancora in preda all’angoscia dopo il ritorno dell’incubo del terrorismo a Londra: dove venerdi’ Usman Khan, ex detenuto jihadista in liberta’ vigilata, ha ucciso a coltellate due giovani e ha ferito altre tre persone prima di essere freddato sul London Bridge da un agente. Mentre la preside della scuola, Helen Gascoyne, ha confermato in serata che il 12enne era un allievo dell’istituto.

“Come scuola e come comunita’ siamo sconvolti”, ha scritto Gascoyne, confermando “la triste notizia” della morte del ragazzino, spirato in ospedale a causa delle lesioni riportate nell’impatto. “I nostro pensieri sono con la sua famiglia e con tutte le persone coinvolte”, ha proseguito la preside, precisando che l’istituto sta collaborando con la polizia e che domani si fara’ lezione normalmente, ma con la presenza di consulenti psicologi a disposizione della comunita’. Gli altri feriti, la cui vita non e’ considerata in pericolo dai medici, sono tre studenti maschi fra i 13 e i 15 anni, e una ragazza di 16, oltre a una donna adulta. La Essex Police sta dando in queste ore la caccia all’autista della vettura investitrice, una Ford Ka di color argento danneggiata dopo l’urto nella parte anteriore. “E’ stato un incidente davvero scioccante – ha detto il capo ispettore locale Rob Kirby – e la nostra piu’ profonda solidarieta’ va a tutti coloro che sono stati coinvolti”. “Rivolgo un appello urgente a chiunque abbia informazioni o sia in possesso di immagini video o abbia visto qualcosa sui social media a chiamarci” ai numeri di emergenza, ha concluso.

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Elefantessa in attesa di un cucciolo uccisa con un ananas pieno di petardi

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Era nel fiume, semisommersa,  ancora in piedi ma morta, con la bocca dilaniata e le zanne devastate dalla terribile esplosione. Pare che qualcuno, in vena di crudeli follie, le avrebbe offerto un ananas con dentro dei petardi. In questo modo crudele una splendida femmina di elefante incinta è stata uccisa nel distretto di Palakkad, in India. La elefantessa era affamata, ma aveva continuato a girovagare in cerca di cibo fino a quando nei pressi di un villaggio qualcuno le ha offerto un ananas. Quel frutto non era un ananas ma un ordigno mortale. Appena il pachiderma lo ha messo in bocca è esploso ferendo gravemente la povera vittima che, terrorizzata e sofferente, aveva cercato sollievo nelle fresche acque di un fiume, il Velliyar, dove è stata trovata. Immobile e ormai stremata dalle ferite, come illustrato dalla triste immagine diffusa sui social da Mohan Krishnan, uno dei forestali che l’hanno soccorsa, l’elefantessa che doveva diventare mamma è morta.

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“Floyd ucciso da una pandemia di razzismo e discriminazione!”: folla ai funerali dell’afroamericano ucciso dagli agenti

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“Non è stato il coronavirus ad uccidere George Floyd ma la pandemia di razzismo e discriminazione”, lo ha detto uno degli avvocati della famiglia, Benjamin Crump, nel corso della cerimonia funebre a Minneapolis.
Erano in migliaia quelli che hanno voluto dare l’ultimo saluto all’afroamericano morto soffocato da un poliziotto bianco durante un arresto la settimana passata.
Una morte che ha provocato disordini in tutto il Paese: più di 10 mila gli arresti dall’inizio delle proteste. Una vicenda che ha fatto divampare le polemiche tra il capo del Pentagono Jim Mattis e il presidente Trump: “È il primo presidente – ha detto Mattis- nella mia vita che non cerca di unire il popolo americano e non ci prova neanche, invece cerca di dividerci”. Intanto per la scarcerazione degli agenti accusati dell’uccisione di Floyd è stata stabilita una cauzione di 1 milione di dollari che scendono a 750 mila a condizione che gli agenti non lavorino più nella polizia e non abbiano contatti con i familiari di Floyd.

 

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Sarraj da Erdogan: annienteremo Haftar, nessun negoziato

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“Continueremo la nostra lotta fino all’annientamento del nemico in Libia. Non accetteremo alcun negoziato con Haftar”. Mentre a Tripoli le sue forze impegnate nell’Operazione Vulcano di Rabbia annunciano di aver ripreso il controllo di “tutti i confini amministrativi della capitale”, Fayez al-Sarraj passa al contrattacco e vola ad Ankara per studiare le prossime mosse con Recep Tayyip Erdogan. Al termine del nuovo faccia a faccia con il presidente turco, da mesi il suo principale alleato sul terreno, il premier del governo di accordo nazionale libico (Gna) riconosciuto dall’Onu giura di essere “determinato” a controllare l’intero Paese e mettere all’angolo l’uomo forte della Cirenaica, promettendo gia’ a Erdogan la ricompensa per “la sua storica e coraggiosa posizione” con l’assicurazione di voler “vedere le imprese turche in Libia durante la fase di ricostruzione”. Un sostegno che Ankara si dice pronta a rafforzare. “Abbiamo concordato di allargare il nostro campo di cooperazione. Non abbandoneremo mai i nostri fratelli libici ai golpisti e ai mercenari”, assicura Erdogan, che vuole aumentare la “collaborazione anche nel Mediterraneo orientale con esplorazioni e trivellazioni”, dopo il controverso accordo di fine 2019 sulla demarcazione dei confini marittimi, che ha scatenato le reazioni soprattutto di Cipro e Grecia ma anche di Francia, Egitto, Emirati e dell’Ue. “Agiremo con Sarraj a tutti i livelli delle piattaforme internazionali. La storia giudichera’ quelli che stanno causando spargimenti di sangue in Libia sostenendo il golpista Haftar”, ha proseguito Erdogan, ribadendo a sua volta che il generale e’ “il piu’ grande ostacolo alla pace in Libia” e “non ha alcuna legittimita’ per sedersi ai tavoli negoziali”. Solo due giorni fa, la missione Onu in Libia aveva annunciato l’accordo tra le parti per riprendere i colloqui del Comitato militare misto per giungere a un cessate il fuoco. Il leader turco ha quindi “rinnovato l’appello” a evitare che al generale venga permesso di “vendere il petrolio che appartiene al popolo libico”. Sul terreno, intanto, prosegue l’avanzata delle forze governative, che ieri hanno ripreso dopo oltre un anno il controllo dell’Aeroporto internazionale di Tripoli, alla periferia meridionale della capitale, in posizione strategica ma in disuso dal 2014 perche’ gravemente danneggiato. Una controffensiva che negli ultimi mesi ha visto una svolta proprio grazie ai droni e alla copertura aerea turca, oltre che agli strateghi militari inviati da Ankara insieme a centinaia di miliziani siriani. Il mese scorso, le forze del Gna hanno anche annunciato il ritiro da Tripoli dei mercenari russi del gruppo Wagner. “La vostra scommessa e’ fallita”, ha detto Sarraj rivolgendosi ai Paesi sostenitori di Haftar, a partire da Egitto, Emirati e Russia. Secondo il suo governo, le forze lealiste “stanno continuando la propria avanzata, cacciando le milizie terroriste dalle mura di Tripoli”, in vista del decisivo assalto al feudo di Haftar a Tarhuna, mentre “alcuni dei suoi comandanti sono in fuga verso l’aeroporto di Beni Walid”, circa 170 km a sud-est della capitale.

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