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Paul Mac Cartney torna a Napoli in concerto dopo 29 anni: città piena di energia, non vedo l’ora di divertirmi

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Paul McCartney, lo ‘scarafaggio’ nonchè baronetto di Sua Maestà la Regina ha annunciato 2 concerti in Italia per il 2020. Il suo è un ritorno sette anni dopo il suo ultimo concerto nel Belpaese. Il tour lo porterà a esibirsi a Napoli e a Lucca.

Le due date del “’Freshen up’ Tour 2020” sono: il 10 giugno a Napoli, in piazza Plebiscito; il 13 giugno a Lucca, Mura Storiche.

Mentre in Toscana sarà la prima volta, per l’ex Beatles quello di Napoli è un ritorno dopo 29 anni. Sul blog della casa di Produzione, l’ex frontman e chitarrista dei Beatles, gruppo che ha fatto la storia del rock, si dice “affascinato dal ritorno a Napoli, una città piena di energia, con un suo modo di vivere originale, che ricordo con piacere e di cui spesso leggo e mi parlano perchè Londra è piena di napoletani e perchè Liverpool è la Napoli del Regno Unito. Non vedo l’ora di tornare. Non posso credere che siano passati sette anni dal nostro ultimo concerto in Italia e 29 addirittura dall’ultima volta a Napoli. Ci siamo divertiti tantissimo e siamo certi che queste saranno due serate memorabili per noi e non vediamo l’ora di tornare. Un ulteriore bonus per me è il fatto che questa sarà la mia prima volta di sempre a Lucca. Ecco, Italia tieniti pronta a scatenarti!”.  Paul si è già esibito in 39 spettacoli straordinari in 12 paesi diversi da quando ha annunciato il suo tour mondiale Freshen Up, la cui ultima tranche si è conclusa con un concerto sold-out al Los Angeles Dodger Stadium a luglio.

Le 5 stelle ricevute nelle recensioni della critica musicale e lo stesso totale entusiasmo ricevuto da parte dei suoi fan, un pubblico di ogni età e background, dimostra come la carriera di Paul sia senza eguali, un fenomeno sia come performer che come songwriter e con un appeal globale. A raccontare il piacere, la voglia di suonare a Napoli di Paul McCartney è stato a più riprese uno dei manager di maggior successo in fatto di concerti di rockstar globali come  Mimmo D’Alessandro. Testimone diretto di questo feeling di Mac Cartney con Napoli anche il suo ex portavoce e addetto stampa dal 1989 al 2004, Geoff Baker. “Paul McCartney era affascinato da Napoli. Fu lui a chiedermi di suonare a Napoli, in quel suo breve tour a sorpresa del 1991. Io, da napoletano – ha raccontato Mimmo D’Alessandro -, fui naturalmente felicissimo della proposta e presi l’occasione al volo per organizzare tutto nel più breve tempo possibile”. Ora che il concerto è realtà, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, sui social, ha ringraziato la rockstar di Liverpool.  “Paul, ti aspettavamo da tanto. Siamo orgogliosi che tu abbia scelto Napoli come prima tappa del tuo tour 2020 a piazza del Plebiscito. Welcome back” è il messaggio.

Quella che segue è una foto del concerto napoletano del 5 giugno del 1991 che Paul Mc Cartney ha postato sul suo blog e sui suoi social, frequentati da milioni di followers.

Era il 5 giugno del 1991, al Teatro Tenda (per la verità, lui scrive Teatro Tendo). E quella che vedete di seguito è la scaletta del concerto, con tutte le canzoni che duemila fortunati spettatori si goderono quella sera memorabile.

Electric Set

Di questo concerto è stato poi dato alle stampe un “celebration book”. Anzi per chi volesse rivivere quel concerto, tutto quello che c’è stato anche dietro le quinte, c’è un bel libro di Carmine Aymone e Michelangelo Iossa “Paul McCartney a Napoli – 5 giugno 1991”.

 

 

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Esteri

Coronavirus, Abu Dhabi impone il coprifuoco fino al 9 giugno

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 L’emirato di Abu Dhabi, il piu’ esteso come superficie geografica di tutti gli Emirati Arabi Uniti, ha inasprito le misure anti-coronavirus dopo un rialzo dei casi positivi e dei decessi. I media dell’emirato riferiscono che le autorita’ hanno deciso di imporre un coprifuoco quasi totale da domani e per una settimana, fino al 9 giugno. Dal canto suo, la compagnia aerea degli Emirati, la Emirates, ha annunciato un piano di licenziamenti di un numero imprecisato di suoi dipendenti.

Secondo l’Associazione internazionale per il trasporto aereo (Iata), le compagnie aeree mediorientali hanno perduto e stanno perdendo, a causa del coronavirus, circa 24 miliardi di dollari e piu’ di un milione di dipendenti perdono o perderanno il loro impiego. Nella vicina Arabia Saudita, il paese arabo del Golfo piu’ colpito dalla pandemia di Covid-19, da sabato scorso hanno riaperto tutte le moschee del Paese, che si prepara ad allargare ulteriormente le maglie delle restrizioni.

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Esteri

I fronti di “guerra” del presidente Usa Donald Trump e la sindrome del 7° Cavalleggeri

Angelo Turco

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Ma ci avete fatto caso su quanti fronti è impegnato il Presidente USA, Donald Trump? Uno più conflittuale dell’altro! Sul piano interno, quel che oggi balza agli occhi è la sua risposta intimidatoria alle piazze riempite in tutti gli States da moltitudini che protestano contro l’inqualificabile omicidio di George Floyd. I “real leaders” americani, come li chiama il New York Times, si chiederebbero come mai può accadere una cosa del genere in un Paese che ha combattuto un secolo e mezzo fa una sanguinosa guerra fratricida per l’abolizione della schiavitù, senza tuttavia riuscire ad andare fino in fondo sulla strada dell’estensione dei diritti civili e dell’eliminazione della discriminazione razziale. Tuttavia l’attuale inquilino della Casa Bianca, evidentemente, non è un “real leader” e manda non parole ispirate e fermi propositi politici a fronteggiare le strade in fiamme, ma la Guardia Nazionale e i reparti speciali. Quest’uomo singolarmente privo di cultura non saprebbe comunque fare altro, immagino. Ma temo che qualche suo consigliere gli stia suggerendo che, in una situazione così disperata per la sua rielezione, questa rabbia –sapientemente alimentata- potrebbe trasformare il voto d’autunno in una sfida razzialistica. Il potere WASP in pericolo, il suprematismo bianco sotto attacco: i “real patriots” possono stare solo da una parte, quando un dio distratto abbandona l’America, e quella parte si chiama Donald Trump.

Ma nessuno dimentica, si capisce, la tela di fondo che è e resta la pandemia. Un’arena conflittuale senza precedenti, con 100.000 morti sulla coscienza per inattitudine manifesta. Pensiamo alla gestione politica ed economica della crisi, alle dispute grottesche con la comunità scientifica, ai rapporti tra l’Amministrazione Federale e i singoli Stati, a cominciare da quello di New York, guidato da Andrew Cuomo. Per finire con le controversie col sistema dei media, “vecchi” ed autorevoli, come il New York Times, oppure “nuovi” e massificati come Twitter, su cui malgrado tutto ha costruito la sua fortuna politica.

Come se non bastasse, The Donald percorre con le colt spianate le vaste praterie del mondo. Qualcuno ha capito, di là dal riflesso pavloviano di un egemonismo yankee contestato, il senso della guerra con la Cina, seconda potenza mondiale? Una guerra globale, pericolosissima, condotta sul piano commerciale e finanziario, e via via estesa sul terreno politico, mediatico, scientifico? Utilizzando un linguaggio sprezzante ed inutilmente aggressivo. Con contorno di posizionamenti unilaterali e polemici su una quantità impressionante di temi. Straccia il trattato Open Skies con la Russia, e altri 33 Paesi, ignorando bellamente l’opinione e i divergenti interessi degli alleati europei. Tiene in caldo, pronte per l’esplosione, le tensioni tanto nel Vicino quanto nel Medio oriente, con perno dolente sull’Iran. Rottura chiassosa e arrogante con l’Organizzazione Mondiale della Salute, accusata di connivenza “globale” con la Cina e di complicità specifica nelle faccende poco chiare che ruotano attorno alla supposta origine laboratoriale del coronavirus.

Donald Trump. Atteso il suo discorso al Paese dopo gli attacchi iraniani

Ho sicuramente dimenticato qualcuna delle controversie trumpiane. Ma la questione è: può il Presidente della più grande potenza mondiale, che produce da sola 1/4 della ricchezza globale, con un arsenale atomico capace di distruggere chissà quante volte questo Pianeta (che non è suo, ma di tutti), può, dico, trasformare ogni relazione in un casus belli? Convinto che tutto si possa risolvere con gli squilli di tromba che incitano alla carica i bravi del 7° Cavalleggeri? Può quest’uomo pensare davvero di ripresentarsi alle prossime presidenziali? Può il Partito Repubblicano, il glorioso partito che fu di Abraham Lincoln, riaffidare la propria rappresentanza a quest’uomo e decretare la propria dissoluzione intellettuale e morale, senza batter ciglio? E infine può il popolo americano anche solo lontanamente pensare di affidarsi per ulteriori quattro anni a un personaggio di così sconcertante pochezza intellettuale e politica? 

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Economia

Whirlpool: un anno da vertenza, continua lotta operai

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“Whirlpool Napoli non molla” e’ il coro che continua a risuonare nelle manifestazioni, assemblee, incontri degli operai della fabbrica di Napoli est. E’ lo slogan di un anno di lotta, iniziato quando, in un incontro a Roma, i vertici della multinazionale americana comunicarono alle Rsu l’intenzione di chiudere la fabbrica di Napoli. E’ in quel momento che si apri’ un baratro per oltre 400 operai. Ad oggi, l’unica certezza e’ la data del 31 ottobre, fissata dagli americani come ultimo giorno prima della dismissione. L’accordo sottoscritto nel 2018 tra azienda e Mise, che prevedeva investimenti per 17milioni, e’ diventato carta straccia. E mentre in Italia andavano avanti le trattative tra Whirlpool e Governo, in America, veniva comunicata anche all’Autorita’ di Borsa la volonta’ della chiusura del sito. Oggi, in occasione del primo compleanno di una strana ricorrenza, gli operai hanno organizzato una manifestazione a meta’ tra la fabbrica e i social dal titolo “Un anno di lotta, un anno di speranza”. Riprendere al piu’ presto le trattative tra azienda, Governo e sindacati, e’ la posizione unitaria espressa da Fiom, Uilm e Fim. A un anno dall’inizio della lotta degli operai di Napoli est, i leader nazionali, rispettivamente, Francesca Re David, Rocco Palombella e Marco Bentivogli, chiedono una posizione ‘forte’ del Governo per evitare che inizi la dismissione del sito e che si arrivi in autunno senza una soluzione. Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, ha ricordato che, nonostante la proposta di un accordo quadro e un investimento di 20milioni, dalla multinazionale “non e’ arrivata alcuna risposta”. Contro la possibilita’ di prendere fondi pubblici e poi lasciare il territorio, il senatore Sandro Ruotolo ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge, scritto con lavoratori e sindacati. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha fatto sapere che “negli incontri con il Governo stiamo sottolineando le sofferenze”, ma “finora dall’altra parte ho trovato una inadeguatezza ad affrontare questo momento storico”. “Tocca a noi – ha affermato – essere non solo pungolo, ma protagonisti”. Per Roberto Saviano, “serve un lavoro di tutte le parti, con la consapevolezza che chiudere la Whirlpool di Napoli avra’ effetti devastanti su un territorio che merita investimenti”. Sostegno anche da parte del cardinale Crescenzio Sepe che si e’ detto pronto “a fare la propria parte, senza ingerenze”.

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