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Papua Nuova Guinea, almeno 15 donne e bimbi morti in un massacro tribale

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Almeno 15 donne e bambini sono stati uccisi in un massacro tribale nella provincia di Hela, nella Papua Nuova Guinea. Le violenze sono avvenute lunedi’ mattina nel corso di un raid contro il villaggio di Karida, abitato da circa 800 persone. Secondo un funzionario locale rilanciato dal Guardian ci sono state 16 vittime, di cui 8 bambini tra un anno e 15 e otto donne, due delle quali incinte. Media locali, citando il portavoce della polizia Thomas Levongo, hanno parlato invece di 15 morti, tra cui 10 donne e 5 bimbi. Il premier, James Marape, in un post su Facebook, ha commentato il massacro, parlando di “uno dei giorni piu’ tristi” della sua vita e ha indicato gli aggressori tra le tribu’ di Haguai, Okiru e Liwi; saranno puniti “con le piu’ severe misure di legge”.

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Amianto nel talco per neonati, Johnson & Johnson ritira 33mila flaconi dal mercato Usa

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Il gruppo farmaceutico e cosmetico Johnson & Johnson ha annunciato di aver ritirato 33mila flaconi di talco negli Usa, dopo che all’interno sono state scoperte tracce di amianto. Da anni la compagnia ritiene che i suoi prodotti ne sono totalmente privi. A Wall Street la reazione è stata immediata, con un calo del 5,5% alle 20.30. In un comunicato il marchio ha informato di aver deciso il ritiro dei prodotti “per eccesso di precauzione”, dopo “un test condotto dall’agenzia americana del farmaco (Fda) che mostra la presenza di infimi livelli di contaminazione da amianto crisotilo (al di sotto dello 0,00002%) in campioni provenienti da una bottiglia comprata online”.

Johnson & Johnson ha già subito condanne in passato, tra cui nel luglio 2018 a pagare 4,7 miliardi di dollari in danni e interessi a un gruppo di 22 donne, che affermava di aver sviluppato il cancro alle ovaie dopo aver usato talco per l’igiene intima. Il prodotto, venduto come prodotto per neonati, è usato anche dagli adulti per contenere la traspirazione e prevenire le irritazioni. La compagnia ha annunciato di aver lanciato un’inchiesta per verificare se il flacone testato dalla Fda fosse integro e la validità dei controlli.

L’uso del farmaco Risperdal fa crescere il seno agli uomini, la Johnson & Johnson condannata a pagare 8 miliardi di dollari di danni

Johnson & Johnson multata per 572 milioni di dollari per oppiacei nei medicinali

Tracce di amianto nel borotalco della Johnson & Johnson, lo sapevano da 20 anni e tacevano mentre si moriva di cancro

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Messico, battaglia tra Esercito e narcos per impedire l’arresto del figlio di ‘El Chapo’: 8 morti e Ovidio Guzman lasciato libero

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Il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obredor  difende la “ritirata” delle forze di sicurezza a Culiacan, nello Stato di Sinaloa. Una ritirata che ha consentito a Ovidio Guzman Lopez, figlio del boss dei narcos ‘El Chapo’, detenuto negli Usa, di rimanere libero. Il giovane boss del narcotraffico, ventenne, oramai a capo del clan del padre, era stato individuato. Era sul punto di essere catturato, ma poi è stato lasciato andare. Una decisone singolare ma necessaria secondo il capo dello Stato, presa per salvare vite, mentre tutto intorno infuriava la battaglia. Il bilancio resta però pesante, è di otto morti: cinque aggressori, un membro della Guardia Nazionale, un civile e un prigioniero.

I feriti sarebbero circa 20. Sono rimasti vittime della ‘battaglia’ giovedi’, scatenata dopo che il giovane era stato braccato, oggetto di un mandato per essere estradato negli Usa. Scene di guerriglia urbana, con auto incendiate, un “commando” disceso in strada armato fino ai denti, e la città paralizzata per ore, ostaggio del caos e della violenza dopo che uomini armati legati al cartello sono intervenuti, ingaggiando una sparatoria con le forze di sicurezza. Allora il figlio di El Chapo, ricercato per traffico di droga, e’ stato lasciato andare e l’operazione e’ stata “interrotta”. Poco dopo e’ giunta anche la la conferma del legale del giovane: “e’ libero e ha contattato la famiglia”. “Questa decisione e’ stata presa per difendere i cittadini…. Non si puo’ combattere il fuoco con il fuoco”, ha sottolineato il presidente Lopez Obradore nel giustificare e difendere la scelta di interrompere l’operazione.

L’unica opzione – a suo giudizio, evidentemente – per non lasciare che Culiacan sprofondasse in una spirale di violenza difficile da arginare. Il ventenne Ovidio protagonista dell’episodio risultato comunque sanguinoso, e’ uno dei cinque figli di El Chapo, ma non quello su cui fino ad ora restavano puntati gli occhi: gli ‘eredi’ del super boss condannato lo scorso febbraio sono considerati i figli maggiori Ivan Archivaldo e Jesus Alfredo, anche noti come ‘Los Chapitos’ e ai queli viene attribuita la guida del cartello. Ovidio pero’, insieme con un quarto fratello, era stato incriminato nel 2018 a Washington con accuse di traffico di cocaina, metanfetamine e marijuana.

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Brexit, c’è finalmente l’accordo Londra-Ue ma ora tocca farlo ratificare ai Parlamenti

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Regno Unito e Unione europea hanno raggiunto in extremis un accordo sulla Brexit a poche ore dal summit Ue cruciale in cui i leader europei hanno dato il loro via libera. L’intesa andrà approvata inoltre dal Parlamento britannico, cosa non scontata, in una riunione straordinaria che si terrà sabato, e poi dall’Europarlamento. L’intesa coincide in gran parte con quella che era stata raggiunta dal governo di Theresa May, e respinta tre volte dal Parlamento britannico, ma differisce da quella per le disposizioni relative all’Irlanda del Nord. Di seguito i punti principali dell’accordo. Il nuovo accordo continua a prevedere che: il Regno Unito dovrà pagare un conto d’uscita di 39 miliardi di sterline; verranno garantiti i diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito e dei britannici residenti negli altri Paesi Ue; subito dopo il divorzio, il Regno Unito resterà membro dell’unione doganale europea e del mercato interno Ue per il periodo di transizione, cioè fino a fine 2020 (il periodo si può estendere al massimo fino a fine 2022). In questo lasso di tempo le parti negozieranno – novità questa contenuta nella nuova dichiarazione politica che accompagna l’accordo di ritiro – un accordo di libero scambio, in cambio del quale Bruxelles vuole delle garanzie da Londra su condizioni di concorrenza eque.

A proposito dell’Irlanda del Nord, l’esigenza principale era quella di regolamentare la situazione irlandese per impedire, a seguito del divorzio, il ritorno di una frontiera fisica fra l’Irlanda, che resterà membro dell’Unione europea, e la provincia britannica dell’Irlanda del Nord. – La novità principale del nuovo accordo è che viene eliminato il backstop: questa clausola di salvaguardia prevedeva che a fine 2020, se Londra e Bruxelles non fossero riuscite a trovare un’intesa sui futuri rapporti post Brexit, per impedire il ritorno di una frontiera fisica fra le Irlande il Regno Unito sarebbe rimasto nell’unione doganale europea a tempo indefinito, salvo accordo fra le parti in senso diverso. Boris Johnson si era opposto categoricamente al backstop, contestando che avrebbe impedito a Londra di concludere accordi di libero scambio con Paesi terzi.

Il nuovo accordo, invece, prevede che l’Irlanda del Nord resterà parte del territorio doganale britannico (il che consentirà alla regione di essere inclusa in eventuali futuri accordi di libero scambio che il Regno Unito stringerà dopo la Brexit con Paesi terzi), ma al tempo stesso su una serie di regole resterà allineata al mercato unico Ue. Il punto è che l’Irlanda del Nord diventerà punto di ingresso nella zona doganale Ue, dunque per le merci in ingresso in Irlanda del Nord provenienti da Paesi terzi funzionerà così: se destinate a restare in Irlanda del Nord, il Regno Unito vi applicherà i dazi britannici; se invece saranno destinate a entrare in Ue tramite l’Irlanda del Nord, allora le autorità britanniche vi applicheranno i dazi previsti dal’Ue. A decidere se delle merci sono a rischio di ingresso nel mercato unico Ue sarà una commissione congiunta Regno Unito-Ue, ma sarà il Regno Unito a riscuotere i dazi Ue su quelle merci per conto della stessa Unione europea. – L’Irlanda del Nord resta allineata all’Ue su una serie limitata di regole, come quelle relative alle merci, quelle su regole sanitarie, controlli veterinari, prodotti agricoli e sul regime degli aiuti di Stato. – Altra novità è che l’Assemblea dell’Irlanda del Nord, detta Stormont, avrà voce in capitolo sull’accordo. Quattro anni dopo la fine del periodo di transizione, attualmente in programma per la fine del 2020 ma che potrebbe essere prolungato al massimo fino a due anni, l’Assemblea nordirlandese potrà decidere se mantenere o meno l’applicazione delle regole europee. Per l’approvazione sarà necessaria la maggioranza semplice; in caso di bocciatura, invece, il protocollo non sarà più applicabile due anni dopo. Questo meccanismo del consenso riguarda in particolare le regolamentazioni sulle merci e la dogana, nonché su mercato unico dell’elettricità, IVA e aiuti di Stato.

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