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Omicidio Borsellino, a Caltanissetta va avanti il processo sul depistaggio delle indagini e sul finto pentito Scarantino

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Ieri Paolo Borsellino, se la mafia non l’avesse assassinato col tritolo assieme a tutti gli agenti della sua scorta, avrebbe spento 80 candeline. E invece siamo a parlare dei candelotti di tritolo usati per la carneficina di via D’Amelio. L’omicidio di Borsellino e della sua scorta resta avvolto in un mistero. C’è un processo in corso davanti al tribunale di Caltanissetta, quello sul depistaggio delle indagini sulla strage a carico di tre poliziotti. È stata acquisita la relazione della Dia depositata alla scorsa udienza dal procuratore aggiunto Gabriele Paci. Nella relazione si evidenziano discordanze tra i nastrini rilasciati dalla macchina che registrava le telefonate fatte dal falso pentito Vincenzo Scarantino mentre si trovava sotto protezione e i brogliacci con le trascrizioni delle stesse conversazioni intercettate. In cinque chiamate, una alla questura di Palermo e quattro ai magistrati che indagavano sull’attentato, la macchina ha accertato l’effettuazione delle telefonate, mentre nei brogliacci si parla di impossibilità di registrare per guasti tecnici. La registrazione della chiamata in entrata sarebbe, secondo i tecnici, incompatibile col guasto che avrebbe impedito la registrazione. La tesi dell’accusa è dunque che nel corso delle cinque telefonate oggetto dell’accertamento a un certo punto la registrazione sia stata staccata volontariamente. Gli imputati del processo sono tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex appartenenti al gruppo Falcone-Borsellino, che indagò sull’attentato in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Sono accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. I tre avrebbero manipolato il falso collaboratore di giustizia, Vincenzo Scarantino per indurlo a dichiarare ai magistrati una falsa verità sulla strage di via d’Amelio. Nel corso dell’ultima udienza la procura aveva revocato l’istanza di effettuare una perizia sulle bobine con le intercettazioni delle conversazioni tra Scarantino e i pm Anna Palma e Carmelo Petralia che indagavano sulla strage di via D’Amelio e che ora sono accusati di calunnia a Messina. Lo scopo era proprio accertare se ci fossero state manipolazioni dei nastri, discrasie tra i brogliacci e i dati estrapolabili dagli scontrini rilasciati dalla macchina durante le registrazioni.

Omicidio Borsellino. Le immagini della strage di via D’Amelio a Palermo

Carmelo Petralia, ex pm del pool che indagò sulla strage di via D’Amelio, oggi era in aula per essere interrogato. Petralia, che non ha dato il consenso alle riprese, si sarebbe potuto avvalere della facoltà di non rispondere in quanto indagato di calunnia aggravata insieme alla collega Anna Palma, nel procedimento connesso a quello nisseno, aperto a Messina. Secondo la ricostruzione della Procura, gli inquirenti dell’epoca – pm e investigatori -, avrebbero creato a tavolino pentiti imbeccandoli, costringendoli ad accusare otto innocenti e depistando, così, le indagini. Petralia è attualmente procuratore aggiunto a Catania, mentre Palma è avvocato generale a Palermo. Nei mesi scorsi i pm di Messina, che per legge hanno la competenza sulle indagini a carico dei colleghi catanesi – da qui la loro inchiesta su Petralia – hanno scoperto una serie di bobine, mai analizzate prima, con le registrazioni delle intercettazioni di telefonate tra il falso pentito Vincenzo Scarantino, uno dei protagonisti chiave del depistaggio, alcuni investigatori dell’epoca e i due pm. A giugno la Procura della Città dello Stretto notificò ai due magistrati l’avviso di garanzia e l’iscrizione nel registro degli indagati contestualmente alla notizia che sulle bobine sarebbero stati effettuati accertamenti tecnici. Quelle conversazioni sono ora agli atti del processo in corso a Caltanissetta a carico dei poliziotti. Petralia, tra l’altro, dovrà deporre sia sul contenuto delle sue conversazioni con Scarantino, sia, più in generale, sulla gestione dei collaboratori di giustizia poi rivelatisi falsi che, secondo l’accusa, sarebbero stati istruiti e “telecomandati” dagli inquirenti. In ogni caso Petralia ascoltato sotto giuramento ha spiegato che “oggi è relativamente facile cogliere le criticità di quell’indagine. Ma allora c’erano i poliziotti che portavano elementi che avevano suscettibilità di sviluppo investigativo. Loro ci credevano e io non avevo gli strumenti per sospettare una malafede”.

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Consip, il gip ordina nuove indagine per il filone che riguarda Tiziano Renzi

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Ci saranno nuove indagini nel filone della maxindagine della Procura di Roma sul caso Consip che coinvolge, tra gli altri, anche Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio. A quasi tre mesi dall’udienza del 22 novembre, durante la quale si discusse la richiesta di archiviazione che era stata avanzata dai pm, il gip Gaspare Sturzo ha sciolto la riserva ordinando alla Procura di svolgere nuovi accertamenti. Il giudice ha anche parzialmente accolto la richiesta di archiviare questa tranche di indagine, che vede indagato Renzi senior per traffico di influenze illecite.

Sturzo ha notificato alle parti il deposito dell'”ordinanza di accoglimento parziale e rigetto dell’archiviazione”, disponendo “ulteriori indagini e iscrizione di indagati”. La Procura aveva chiesto di archiviare, oltre a quella di Renzi, altre dieci posizioni tra cui quelle dell’ex ministro Luca Lotti, accusato di rivelazione del segreto d’ufficio e gia’ imputato nel processo principale, del generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, indagato per rivelazione del segreto d’ufficio, dell’imprenditore Carlo Russo, indagato per turbativa d’asta, dell’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di corruzione e turbativa d’asta, dell’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino (corruzione e turbativa d’asta), dell’ex ad di Grandi stazioni Silvio Gizzi, dell’ex ad di Consip Domenico Casalino e del dirigente Francesco Licci, tutti accusati di turbativa d’asta. La vicenda giudiziaria che riguarda Tiziano Renzi viaggia parallelamente al processo che ripartira’ il prossimo 3 marzo e che, oltre a Lotti, vede imputato l’ex comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, accusato di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. A processo anche il generale Saltalamacchia, all’epoca dei fatti comandante dei Carabinieri della legione Toscana, per favoreggiamento, cosi’ come l’ex presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni e l’imprenditore Russo. L’udienza del 15 gennaio scorso e’ durata pochi minuti dopo che il tribunale ha disposto il trasferimento del procedimento ad altro collegio. Una decisione contestata dalle difese degli imputati che hanno presentato ricorso in Cassazione. Durante l’udienza preliminare l’ex maggiore del Noe, Gianpaolo Scafarto era stato prosciolto dall’accusa di avere falsificato alcuni atti di indagine. Accuse cadute anche per il colonnello Alessandro Sessa.

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Inps, al via le domande per il bonus asili nido 2020: ecco come richiederlo

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E’ partita la presentazione delle domande per il bonus asili nido 2020, attraverso il servizio online dell’Inps, il contact center o i patronati. L’ultima legge di bilancio ha incrementato l’importo del contributo per le rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati, nonche’ per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni affetti da gravi patologie croniche, portandolo fino ad un massimo di 3.000 l’anno. Il contributo massimo di 3.000 euro su base annua – ha spiegato l’Istituto – viene riconosciuto per i nuclei familiari in possesso di “Isee minorenni” in corso di validita’ (riferito al minore per il quale e’ richiesta la prestazione) fino a 25.000 euro. Se compreso tra 25.001 e 40.000 euro, l’agevolazione potra’ spettare fino ad un massimo di 2.500 euro. Infine, spettera’ l’importo minimo di 1.500 euro nell’ipotesi di “Isee minorenni” oltre la soglia di 40.000 euro o in assenza dell’Isee.

La domanda per il bonus nido 2020, ricorda l’Inps, puo’ essere presentata attraverso tre canali: quello web, tramite il servizio on line dedicato accessibile direttamente dal cittadino in possesso di un Pin Inps dispositivo, di una identita’ Spid o di una Carta nazionale dei servizi (Cns) per l’accesso ai servizi telematizzati dell’Istituto; il contact center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di Pin; i patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di Pin. Coloro che, invece, hanno gia’ presentato domanda di bonus nido nel 2019, fa inoltre sapere l’Istituto, stanno ricevendo un sms che permettera’ loro, tramite accesso con Pin Inps, Spid, Cns o Carta di identita’ elettronica (Cie), di confermare o modificare i dati nella domanda precompilata dall’Inps, senza doverne riproporre una nuova per l’anno 2020. La legge di bilancio ha stanziato 520 milioni di euro per il 2020.Il bonus viene erogato in 11 mensilita’.

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Mostre, al Museo archeologico nazionale le meraviglie di Pompei

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– C’e’ anche uno splendido piatto in vetro cammeo bianco e blu della casa del Poeta Tragico di Pompei, mai esposto prima al pubblico, insieme ad altri preziosi reperti provenienti dai depositi, nella celebre Collezione degli oggetti quotidiani delle citta’ vesuviane che riapre al Museo Archeologico di NAPOLI dopo un restayling di due mesi, il 19 febbraio. Le cinque sale ospitano oltre cinquecento pezzi databili tra la fine del I sec. a.C. e l’eruzione del 79 d.C. strumenti chirurgici, strumenti da larario, lucerne, elementi di arredo (sala 89); ceramica invetriata, ossi ed avori (sala 88); vasellame bronzeo ed argenti dalla casa del Menandro (sala 87); vetri (sale 86-85).”C’e’ piu’ Pompei da oggi al MANN: nella nuova sezione dedicata alla vita quotidiana delle citta’ vesuviane trovano posto reperti mai visti – racconta Paolo Giulierini, direttore del museo – Come lo straordinario piatto in vetro cameo bianco e blu, numerose terrecotte preziose suppellettili sono emerse dai depositi, il nostro immenso giacimento finalmente oggetto di uno storico riordino.

Un lavoro che puo’ definirsi quasi di scavo e di ricerca e che si affianca, in parallelo, a quello del Laboratorio di Restauro interno. Ancora piu’ ricca, questa collezione unica al mondo, dal vasellame agli argenti, dagli strumenti chirurgici a quelli musicali, ci rivela il gusto per la bellezza ed anche le usanze domestiche di donne e uomini di duemila anni fa. Il riallestimento compiuto con passione dai nostri archeologi accompagnera’ con maggior chiarezza e semplicita’ la meraviglia dei visitatori”. La patera in vetro cammeo, sino ad oggi conservata nei depositi del MANN, aveva un valore decorativo e denotava lo status ed il prestigio del proprietario della celebre casa. Nel focus espositivo sulla religione domestica e’ incluso un nuovo nucleo di terrecotte votive (circa dieci pezzi provenienti da Pompei), cosi’ come e’ cresciuta la selezione di oggetti in osso ed avorio. I disegni dei pannelli sono firmati da Silvia Pertile. Nella giornata della riapertura il Direttore Giulierini dialoghera’ con il direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, che presentera’ (ore 17) il suo libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (Rizzoli, 2019). Al via anche i lavori di riallestimento delle Sale degli Affreschi con riapertura il 4 marzo.

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