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Ok del Senato al taglio parlamentari, ma c’è il nodo referendum

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Ha superato il terzo, dei quattro round, la sforbiciata al Parlamento che dalla prossima legislatura conterebbe 600 fra deputati e senatori, ossia 345 poltrone in meno. Con 180 si’ e 50 no e un testo blindato il Senato ha approvato la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari (contrari Pd, gruppo Misto e Autonomie; Forza Italia non ha partecipato al voto). Un voto che mette in pista il referendum confermativo, visto che la riforma non ha ottenuto i due terzi dei voti parlamentari (e sicuramente non li otterra’ nell’ultima lettura alla Camera) come stabilito dalla Costituzione, per evitare la richiesta della consultazione popolare. Tant’e’ che nei corridoi parlamentari inizia a circolare l’idea di un referendum da affiancare alle elezioni politiche, in primavera. Un’ipotesi di election day che sarebbe accarezzata dai 5 stelle, intrigati dall’idea – si ragionava nei capannelli formatisi in giornata in Transatlantico alla Camera e al Senato – di poter sfruttare il piu’ possibile l’effetto traino della riforma da loro voluta. Un tema su cui la Lega non sembra al momento voler entrare in partita ma che potrebbe diventare oggetto di confronto nella coalizione nei prossimi giorni. Come stabilisce la Costituzione, entro tre mesi dalla pubblicazione della legge, possono chiedere il referendum un quinto dei deputati o dei senatori o 500 mila cittadini o 5 Consigli regionali. Nel breve, il voto sul taglio dei parlamentari evidenzia di nuovo la debolezza della maggioranza al Senato. Acuita ora dal ‘distacco’ di FI. Su questo si accanisce il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro: “Prima delle Europee, FI ha votato a favore. Quando i giochi i fanno duri, ha deciso di mollare. Altri sono stati piu’ coerenti”. Resta il fatto che su provvedimenti che richiedono la maggioranza qualificata i gialloverdi si sono fermati a quota 159, contro i 161 richiesti. E il soccorso annunciato di FdI e’ risultato determinate per raggiungere l’obiettivo. A questo punto per l’approvazione definitiva del provvedimento resta solo l’ultimo miglio, da fare alla Camera probabilmente a settembre. “Ci manca l’ultimo tempo per segnare il gol definitivo”, gongola il vicepremier e leader del M5s Luigi Di Maio uscendo da Palazzo Madama. Giorgia Meloni fa pesare, nel giorno in cui FI si sfila e non vota una “riforma parziale e fatta male”, i suoi voti che si aggiungono ai si’ isolati di Gaetano Quagliariello e Mariarosaria Rossi. “E’ solo grazie a noi che il provvedimento e’ passato”, rivendica la leader di FdI, che va oltre: “La finestra per andare a votare a marzo non e’ ancora chiusa. Non ho mai fatto mistero di sperare che l’Italia torni al voto con una maggioranza che, ormai secondo tutti i sondaggisti, sarebbe schiacciante, Fratelli d’Italia-Lega”. Il provvedimento modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione: la Camera avrebbe cosi’ 400 deputati (oggi sono 630), portando a 8 quelli eletti nella circoscrizione Estero (oggi sono 12), mentre i senatori diventerebbero 200 rispetto agli attuali 315, riducendo da 6 a 4 gli eletti fuori dall’Italia. Entusiasti quindi i 5Stelle, a un passo dalla conquista di una legge che e’ nel dna del Movimento. Di Maio si lancia nei conti: “In 5 anni risparmieremo 500 milioni di euro, 100 milioni l’anno. 300 mila euro al giorno”, ricorda sui social.

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Non c’è pace nel Pd, ora scoppia il caso Faraone: non è più il segretario regionale

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Come se non bastassero le tensioni sulla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, un nuovo caso agita i rapporti tra area ‘renziana’ e Nazareno: l’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia. Un voto a maggioranza nella commissione nazionale di garanzia. Ma perché si è arrivati all’annullamento? Alla commissione di garanzia erano arrivati diversi ricorsi dalla mozione Zingaretti che, in Sicilia al congresso regionale, aveva candidato l’ex-deputata Teresa Piccione. La candidata zingarettiana, però, aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Ieri sera, dunque, la decisione della commissione su quei ricorsi. Siccome Davide Faraone aveva vinta senza un competitor, la decisione é stata quella di annullare tutto. Da qui la reazione rabbiosa dei renziani.

La reazione del deputato renziano é stata durissima. E rimane agli atti con un post su Facebook di Faraone.

“La vicenda siciliana del Pd non puo’ essere chiusa con l’autosospensione di Davide Faraone. Venerdi’ in direzione il segretario Zingaretti dovra’ spiegare per bene cosa ha spinto la commissione di garanzia ad assumere una decisione cosi’ pesante a maggioranza. Il segretario predica l’unita’ e il superamento delle correnti, ma troppo spesso e’ condizionato dalla sua”. Lo afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci.  “Faraone deve tornare a fare il segretario regionale – continua Marcucci – le regole devono tornare a essere rispettate. Sappia il segretario che la ferita che si e’ prodotta non puo’ essere derubricata a questione locale”.

 

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Autonomia, il premier Conte: si farà quando ci saranno tutte le condizioni previste dalla Costituzione. E Zaia si innervosisce e lo offende

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“Nei prossimi giorni sarò prima a Foggia in Puglia e poi a Campobasso o Isernia per sottoscrivere due contratti istituzionali di sviluppo. Poi andrò in Basilicata e Calabria. Io sto lavorando e non vivacchiando: potete stare tranquilli” dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando di star lavorando al progetto sull’Autonomia e ad “un’ampia riforma fiscale, che non è solo un problema di aliquote – dice – ma molto più complesso”.

“Il disegno dell’Autonomia differenziata si sta realizzando con le garanzie che ho sempre richiesto, di realizzare un progetto previsto dalla Costituzione ma senza che questo possa recare danno ad altre Regioni. Non vogliamo un’Italia frammentata nelle opportunità” spiega Conte. “Il modello della scuola è fondamentale, non puo’ essere frammentato” perché su questo modello “si radica la formazione dei bambini, la nostra identita’. E’ chiaro che non possiamo pensare che l’autonomia significhi frammentare questo modello” argomenta il premier. “Sara’ anche per inclinazione caratteriale ma sono assolutamente concentrato sul lavoro. Oggi ho fatto compiere al governo un passo avanti notevole sull’Autonomia. C’e’ addirittura la prospettiva di portarla al prossimo Consiglio dei ministri” risponde il presidente  a chi gli domanda della possibilità di una crisi di governo. Chi sembra essersi innervosito degli approfondimenti pretesi dal premier è Luca Zaia, presidente del Veneto.”Resto basito davanti all’ennesimo rinvio. Pensavo che il Presidente del Consiglio fosse così autorevole da chiudere la partita, ma non ho ancora ben capito se l’autorevolezza serva a chiudere o invece a prolungare indefinitamente l’approvazione dell’intesa sull’Autonomia differenziata”.

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Camera dei Deputati, da è completamente sarà platic free

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Entra in vigore oggi venerdì 19 luglio la decisione, adottata dal Collegio dei Questori in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera. Da oggi, presso i ristoranti, i bar e la buvette di Montecitorio si potrà consumare acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Analogamente si provvederà per tutte le altre esigenze, comprese le riunioni degli organi collegiali della Camera.

E’ stato così tradotto in atto anche l’intendimento di rendere plastic free la Camera dei deputati, manifestato sin dall’inizio della legislatura dal Presidente Roberto Fico.Per  incentivare   gli   utenti   all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula   in   sostituzione   degli   attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica.

E per la Camera plastic free, il presidente Roberto Fico, ha scritto un post su Fb in cui ha parlato di “una bella notizia, un esempio che Montecitorio si era impegnato a dare. Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi possiamo annunciare che la Camera dei deputati sarà finalmente plastic free. Da oggi eliminiamo tutti i contenitori monouso di plastica per acqua e bevande nei bar e nelle mense ma anche per le riunioni di commissioni e organi collegiali. Si potrà consumare quindi acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Un piccolo passo per la Camera ma un segnale importante, che risponde anche all’appello lanciato dal ministro dell’Ambiente Costa qualche mese fa. Dimostriamo con questo gesto – conclude Fico – che le istituzioni sono in prima fila per la tutela dell’ambiente”.

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