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Tecnologia

Nuova tecnica per identificare i criminali, ora basta una ciocca di capelli

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 Addio vecchie analisi del Dna. Una singola ciocca di capelli potrebbe bastare per risolvere i crimini piu’ duri. Questo grazie a uno studio condotto dal National Institute of Standards and Technology (NIST) e pubblicato su Science Magazine. I ricercatori hanno scoperto che, riscaldando un follicolo in soluzione, e’ possibile estrarre le proteine che sono uniche per quella persona, consentendo di identificare quindi l’individuo ricercato. Il test è otto volte più sensibile delle principali tecniche di analisi delle proteine.

La necessità di disporre di una nuova tecnica per analisi forense nasce dal fatto che le prove basate sul Dna si degradano velocemente. Le proteine sono costituite da blocchi chiamati amminoacidi, che sono legati insieme in una sequenza particolare. Nei capelli, queste sequenze variano leggermente da persona a persona e, poiche’ sono codificate nei nostri geni, sono caratteristiche permanenti della nostra identita’. Tuttavia, le principali tecniche di analisi dei capelli consistono in diversi passaggi che finiscono per distruggere la proteina. Il metodo precedente alla nuova tecnica di analisi delle proteine dei capelli prevede di tenere a mollo, tagliuzzare ed effettuare trattamenti chimici multipli sul campione prima di ottenere le proteine. E poiche’ alcune proteine andavano perse ad ogni passaggio, per il metodo “tradizionale” e’ necessaria una grande quantita’ di capelli.

I ricercatori del NIST hanno scoperto che utilizzando solo uno dei passaggi, ovvero riscaldare i capelli in una soluzione con detergente, e’ possibile estrarre la molecola necessaria senza danneggiare il campione. Una volta in soluzione, le molecole proteiche possono essere studiate e confrontate, ottenendo risultati quantitativi oggettivi. Dopo aver analizzato cio’ che e’ stato estratto, i ricercatori hanno scoperto di aver recuperato ancora piu’ proteine rispetto ad altre tecniche di estrazione. Sono stati anche scoperti peptidi geneticamente varianti (GVP), che sono unici in ogni persona. Piu’ GVP hai, piu’ persone riesci a distinguere l’una dall’altra”, dice Zheng Zhang, autore dello studio. Tuttavia, c’e’ ancora una possibilita’ – una su 1 milione o addirittura una su 10 milioni – che due persone condividano le stesse sequenze proteiche. Il team sta inoltre lavorando con i genetisti del NIST per mappare le variazioni di cheratina alle sequenze genetiche che le danno origine. Questo consentira’ il confronto non solo tra un capello e l’altro, ma tra un capello e un campione di Dna. In altre parole, se un capello viene trovato su una scena del crimine e viene trovata una macchia di sangue su un’altra, gli investigatori potrebbero essere in grado di valutare se provengono dallo stesso individuo.

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Trump sfida Twitter, Facebook, Youtube e altri social: tolta l’immunità legale per i contenuti sulle loro piattaforme

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Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo sui social media.  Il presidente ha spiegato che con suo provvedimento i social media non avranno più immunità legale contro eventuali cause per i contenuti delle loro piattaforme. Donald Trump ha annunciato che la sua amministrazione perseguirà una legislazione ad hoc sui social, in aggiunta al suo ordine esecutivo. Il presidente ha detto di aspettarsi sfide legali al proprio provvedimento ma presume che il suo governo le affronterà bene.  Trump ha accusato Twitter di assumere “posizioni editoriali” e di fare “attivismo politico” quando interviene sui cinguettii degli utenti. Il presidente ha poi equiparato i social ad un monopolio.

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Coronavirus, ecco l’app Immuni: sul portale ministero dell’Innovazione guida all’attivazione

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Il ministero dell’Innovazione svela la ‘faccia’ di Immuni, dallo start dell’applicazione all’alert di “rilevato contatto con una persona positiva al Covid 19”. Oltre venti screenshot dell’app sono ora disponibili sul sito del ministero dell’Innovazione. Slide che guidano all’attivazione dell’app, alla sua impostazione sullo smartphone, ne chiariscono il funzionamento e l’obiettivo: contrastare l’epidemia.

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Space X, Elon Musk e la privatizzazione dell’Universo

Giovanni Mastroianni

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Siamo fatti della stessa materia delle Stelle e forse è per questo che dalle Stelle siamo attratti fin da quando abbiamo avuto la percezione di esserne così lontani. Quando cacciavamo ancora scalzi e riposavamo in caverne, la Luna è stata la nostra prima compagna a rivelarsi in questo viaggio misterioso e senza fine, la prima a farci compagnia in un universo buio dove luci fioche già promettevano mondi di luminosità. Nel nostro DNA è scritta la missione dell’essere umano, di andare o forse di ritornare verso l’infinito, in un viaggio che inizia dalla parte più profonda di noi stessi.

A cinquanta anni dall’inizio della conquista dello Spazio, voluta ed attuata dagli Stati più potenti di quel tempo, complici forse anche le perduranti crisi finanziarie che hanno colpito soprattutto USA ed Europa, assistiamo oggi ad un ingresso prorompente dei privati, con loro capitali e quindi con loro interessi aziendali e personali. E anche all’indomani della pandemia da Covid19, una vera e propria  privatizzazione dello spazio potrebbe addirittura accellerarne la volontà di conquista, nel segno dei profitti che potrebbero derivare dallo sfruttamento minerario di comete ed asteroidi o dall’occupazione permanente di territori su satelliti naturali ed altri pianeti abitabili, primo (e forse prossimo) tra tutti, Marte.

Quindi se da un decennio gli USA sono stati costretti a chiedere ai colleghi Russi un “passaggio” fino alla Stazione Spaziale Internazionale per portare lì i propri astronauti, passando ovviamente per la postazione di lancio “rossa” localizzata sul suolo Kazako di Baikonur, dal prossimo 27 Maggio 2020 gli States potranno ripartire di nuovo dalla storica rampa 39A di Cape Canaveral in Florida ma appunto con una novità, perché lo faranno con un vettore  aerospaziale “Falcon 9” e contando sui rivoluzionari moduli “Dragon”,  tutti di proprietà privata, ossia della società  “SpaceX”  fondata dall’imprenditore visionario Elon Musk. 

Elon Musk. Imprenditore visionario che ha fondato la società  “SpaceX”  

Anche se formalmente le future operazioni spaziali USA avranno una cabina di regia pubblica che continuerà ad essere esercitata tramite la NASA, saranno sempre più le convenzioni commerciali a stabilire termini e condizioni dei rapporti con i nuovi lanciatori privati, con tutto un “universo” di implicazioni economiche, giuridiche e morali che questo comporterà.

Quando l’esplorazione spaziale era affidata alla esclusiva competenza degli Stati è bastata l’ormai storica convenzione del 1967 “Trattato sulle attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti” secondo la quale la Luna e gli altri Corpi celesti venivano considerati non già come res nullius ma res extra commercium, quindi territori sui quali poter compiere una serie di attività pacifiche senza poterne acquisire mai la proprietà o un uso esclusivo ed illimitato. Ma se tale accordo fu accettato e condiviso dalla quasi totalità della Comunità Internazionale, già con la successiva convenzione definita nel 1979, dove si introduceva il concetto di patrimonio dell’intera umanità, “res communis humanitatis, con implicazioni più restrittive e vincolanti per i singoli operatori, la stessa fu ratificata solo da un esiguo numero di stati, con  l’assordante assenza di Cina (recentemente approdata sulla “faccia nascosta della Luna con la sonda ChangE4), Russia e USA. Proprio in tale contesto iniziavano così a profilarsi non poche perplessità sull’uso “disinteressato” dello Spazio. Quindi con l’avvento delle nuove frontiere commerciali, praticamente capaci di espandersi quanto il Cosmo, questo impianto normativo inizia ad apparire di colpo vecchio e superato, necessitando appunto di essere aggiornato alla luce dagli attualizzati interessi spaziali, poiché già le prossime missioni potrebbero essere ispirate più alla corsa all’ Ovest del XIX Secolo che alle iniziali attività di carattere scientifico e quindi “non profit”. Così, anche il sopito “Spirito della Frontiera” potrebbe trovare rinvigorita propulsione non già dal generale interesse per conto dell’intera Umanità,  bensì dagli interessi privati che da millenni muovono il Pianeta Terra.

Sergio Marchisio. Docente a La Sapienza di Roma

Per un approfondimento di questa attualissima ed affasciante materia giuridica consigliamo, tra le migliori, le pubblicazioni del prof. Sergio Marchisio (titolare di corsi ad indirizzo internazionalistico presso l’Università La Sapienza di Roma) una vera e propria autorità di rilevanza mondiale, anzi, spaziale. Tra i siti di interesse generale segnaliamo invece www.instituteforthefuture.it, che ospita il Center for near Space (CNS) di competenza dell’ Italian Institute for the Future dove sono trattati, tra gli altri, gli scenari sul futuro umano nello spazio.

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