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Notte Taranta: Concertone, musica pizzica unisce popoli

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Passato e futuro a ritmo di tamburello in un viaggio musicale che unisce popoli e mescola culture. E’ il Concertone finale de La Notte della Taranta, domani in scena a Melpignano (Lecce), con la conduzione del critico musicale Gino Castaldo e la partecipazione di Belen Rodriguez e Stefano De Martino, Giunto alla 22esima edizione, al Concertone sono attesi piu’ di 150 mila spettatori. La scelta di Bele’n e De Martino e’ spiegata cosi’ da Carlo Freccero, direttore di Raidue che trasmettera’ la serata in diretta: “In questo contesto, in questa chiave, era molto importante prendere i due personaggi piu’ mediaticamente tarantolati e prenderli come soggetti a cui spiegare questo universo cosi’ antico, cosi’ misterioso, cosi’ meraviglioso e cosi’ ricco”. Sul palco allestito nel piazzale dell’ex convento degli agostiniani si esibiranno, con i 39 componenti delle orchestre Popolare La Notte della Taranta e Sinfonica Oles dirette dal maestro Fabio Mastrangelo, sei artisti che reinterpreteranno alcuni brani della tradizione salentina: Elisa, Gue’ Pequeno, Salif Keita, Enzo Avitabile, Alessandro Quarta e Maurizio Colonna. Quaranta brani e le 12 coreografie affidate a Davide Bombana accompagneranno il pubblico nella lunga notte di Melpignano. Elisa cantera’ in grico e in dialetto salentino e regalera’ al pubblico una versione inedita di Luce. Incontro tra pizzica e rap per Gue’ Pequeno. Un Concertone che nella sua visione internazionale quest’anno abbraccera’ le sonorita’ del continente africano con Salif Keita, in brani che parlano di un legame profondo tra il Salento e il continente africano, due terre che guardano lo stesso mare che oggi si danno la mano e che respirano lo stesso vento.

“E’ la musica che unisce i continenti” ha detto l’artista. Mescolanza di suoni tra Napoli e il Salento con Enzo Avitabile che ricontestualizzera’ il brano U Pecuraru sulla violenza sulle donne. Alessandro Quarta con il suo Stradivari interverra’ su La Coppula con Gue’ Pequeno e Antonio Amato su Pizzica Indiavolata e portera’ l’inedito Lu Core Miu scritto per La Notte della Taranta. Il virtuoso della chitarra Maurizio Colonna eseguira’ accompagnato dai tamburelli e dalle percussioni dell’Orchestra il suo brano Taranta. La direzione artistica e’ di Daniele Durante. “Il ritmo della Taranta e’ un po’ il cuore di Puglia, il cuore d’Italia. Una delle prime cose che ti dicono quando arrivi qui e’ di sintonizzare il battito della musica con il battito del cuore, perche’ sono la stessa cosa, capace di tenere insieme culture e idee diverse senza nessun limite” ha dichiarato il presidente della Regione, Michele Emiliano. Massimo Manera, presidente della Fondazione La Notte della Taranta, ha ricordato il lungo viaggio, iniziato il 3 agosto, che si concludera’ domani sera: “abbiamo attraversato 20 paesi, 50 piazze e coinvolto circa 500 musicisti. Attraverso la musica – ha aggiunto – diffondiamo il messaggio della salvaguardia ambientale”.

Tema centrale dell’evento sara’ infatti la tutela dell’ambiente. In collaborazione con Intesa Sanpaolo e Legambiente, la Fondazione La Notte della Taranta promuovera’, durante la diretta televisiva, la raccolta fondi per la campagna #RigeneriAMOlaNatura che consentira’ di rendere accessibili 4 oasi del Mezzogiorno d’Italia. Per una notte la piazza di Melpignano sara’ anche ‘plastic free’ grazie a erogatori di acqua pubblica appositamente installanti nell’area dell’evento. “La tutela dell’ambiente, soprattutto al Sud, – ha detto Maurizio Zanchi di Intesa Sanpaolo – e’ molto importante perche’ consente anche sviluppo economico e turistico”.

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J-Ax e Fabri Fibra insieme nella nuova versione della hit del rapper francese Bosh

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Fabri Fibra e J-Ax per la prima volta insieme, per una collaborazione internazionale con il rapper francese Bosh. Il 10 agosto esce Djomb Remix, una nuova versione della hit n.1 in Francia che ha permesso a Bosh di dominare le classifiche digitali. I due artisti italiani hanno aggiunto il loro tocco al pezzo di Bosh, arricchendolo con le loro personali barre, il loro inconfondibile flow e con un nuovo ritornello scritto a quattro mani, elementi che si fondono perfettamente con i versi e la musica del rapper francese.

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Capannone industriale abbandonato usato come essiccatoio di marjiuana, maxi sequestro dei carabinieri a Taurianova

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Un altro duro colpo alla produzione di marijuana nella Piana di Gioia Tauro da parte dei Carabinieri reggini. Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Taurianova unitamente ai “Cacciatori” dello Squadrone Eliportato di Vibo Valentia, nel corso degli ordinari rastrellamenti in area rurale di Contrada Torre Lo Schiavo, hanno individuato un grande capannone in disuso utilizzato per realizzare un enorme essiccatoio di piante di marijuana. In particolare, i Carabinieri delle Stazioni di Taurianova e Cittanova e dei “Cacciatori”, nel corso dei specifici servizi volti alla prevenzione e repressione della produzione e smercio di sostanze stupefacente nel territorio, hanno percepito un forte odore di marijuana proveniente da un vecchio frantoio abbandonato da tempo in una impervia area rurale di Taurianova. Una volta fatto ingresso, i militari si sono trovati davanti un vero e proprio essiccatoio “industriale”, con centinaia di fili di spago attaccati a delle intelaiature in ferro poste sulle pareti, così creando una distesa di piante sospese e distanziate tra di loro, per consentirne l’ottimale essicazione, al termine della quale le piante sarebbero state tritate e vendute in dosi nel mercato illegale. Per di più erano presenti dei grandi ventilatori alimentati da un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, come successivamente accertato dai tecnici intervenuti. 

Circa 7 mila piante di altezza variabile tra mezzo metro e 1 metro, per un quantitativo stimato in oltre 350 kg di sostanza stupefacente che, una volta venduta al dettaglio, avrebbe fruttato alla criminalità oltre 3 milioni di euro. Evidentemente le piante erano state trasportate nel capannone provenendo da alcune piantagioni già estirpate e fatte crescere nella Piana di Gioia Tauro, le cui piazzole sono in corso di individuazione. La sostanza stupefacente rinvenuta è stata sequestrata e sarà trasmessa al RIS di Messina per le successive analisi tossicologiche del caso.   

I Carabinieri di Taurianova svolgeranno tutte gli accertamenti necessari ad individuare i realizzatori della piantagione industriale. Il sequestro rappresenta un altro duro colpo alla criminalità locale, riuscendo a privarla di un ingente fonte di guadagno. 

L’intervento rientra nella più ampia e diffusa azione dei carabinieri della Piana di Gioia Tauro nel contrasto alla coltivazione di cannabis nel territorio, a conferma di una sempre incisiva e pervasiva azione di contrasto al fenomeno disposta e coordinata dal Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro. 

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L’isola Gallinara venduta a un ricco ucraino per oltre 10 milioni, un pezzo

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L’isola Gallinara passa di mano per una cifra di oltre 10 milioni di euro. È l’unica isola della Liguria. È una riserva naturale ricca di storia, a 1,5 chilometri dalla costa tra Albenga ed Alassio, appartenuta per secoli alla Chiesa e poi, negli ultimi 150 anni, a facoltosi banchieri e industriali. Sarebbe stata acquistata dalla società di diritto monegasco, la “Galinette”. Dietro questa società c’è Olexandr Boguslayev, 42 anni, ucraino residente nel Principato ma con cittadinanza di Grenada, l’isola caraibica. A vendere sono stati i nove gruppi familiari piemontesi e liguri che per oltre 40 anni l’hanno posseduta in comproprietà. Le loro abitazioni in cima all’isola sono state acquistate separatamente da Boguslayev per un valore, secondo alcune fonti, di altri 15/20 milioni di euro. Ma chi è questo Olexandr Boguslayev, uomo d’affari Ucraino?

Secondo quanto si apprende questo imprenditore è figlio di  Vyacheslav Boguslayev, prima politico e poi un industriale di lungo corso. L’uomo ha 82 anni, guida da molto tempo in Ucraina uno dei più grandi produttori mondiali di motori per aerei, missili ed elicotteri, la Motor Sich, storica fornitrice dell’aviazione russa, finita al centro di un caso diplomatico internazionale da quando nel 2017 la cinese Skyrizon Aviation ne rilevò il 41% del capitale per poi arrivare alla maggioranza. Gli Usa sono insorti, un tribunale ucraino ha congelato le azioni cinesi e lo scorso marzo l’ennesimo ricorso della Skyrizon è stato respinto. Ma è proprio con l’investimento di Pechino che probabilmente i manager azionisti, tra cui i Boguslayev, hanno fatto cassa. Al nuovo padrone della Gallinara fanno capo una serie di altre società immobiliari in Costa Azzurra.

L’isola roccaforte inaccessibile ai turisti, ha la forma di una testuggine. Alta fino a 87 metri, lunga 470, larga 450, è stata rifugio di santi (Martino di Tours nel quarto secolo dopo Cristo) e di papi (Alessandro III in fuga da Federico Barbarossa nel 1162). Da allora la Gallinara passò sotto la diretta protezione del Vaticano e divenne sede di una potentissima abbazia benedettina che tra l’ VIII e il XIV secolo ebbe possedimenti fino in Catalogna e Provenza. L’isola, un tempo lontano popolata da galline selvatiche come scrivevano Catone e Varrone (“Gallinaria”), fu poi concessa in uso a famiglie e vescovi di Albenga, il territorio comunale di cui oggi fa parte. Finché a metà ‘800 fu “privatizzata”. Nel 1866 la proprietà dell’isola passa dal vescovo di Albenga al banchiere Leonardo Gastaldi e da quel momento la Gallinara diventa a tutti gli effetti “privata”.  Nella seconda guerra mondiale si insediò un battaglione della Wehrmacht e nel ventre dell’isola i nazisti scavarono gallerie per stivare armi ed esplosivi. Appena finita la Guerra, nel 1947, a 100 metri dalla Gallinara, avvenne una delle più gravi tragedie del mare italiane: la motonave Annamaria carica di bambini milanesi dai 4 ai 13 anni in gita all’isola, colpì un ostacolo e affondò rapidamente, portandosi sott’acqua 44 vite. Quando ad acquistare la “tartaruga” fu nel 1960 l’industriale genovese Riccardo Diana, arrivarono acqua ed elettricità e l’unico approdo tra le rocce si trasformò in un porticciolo. Così Diana potè costruire una splendida villa in cima all’isola con piscina e terrazze sul Tirreno.

Isola Gallinara. Dal 17 luglio è di proprietà di un industriale ucraino

A fine anni ‘70 la proprietà passò di mano per la penultima volta: venne rilevata da un gruppo di famiglie liguri e piemontesi. Tra essi gli Stroppiana di Cuneo proprietari della Mondo, 220 milioni di fatturato, l’azienda che ha fatto le piste di atletica nelle ultime 11 edizioni dei Giochi Olimpici. Oppure i Mogna della Probiotical di Novara e altri imprenditori locali dalle alterne fortune. Del vecchio monastero edificato in epoca longobarda dai monaci di San Colombano non rimane più nulla tranne, da quel che si racconta, il muro a secco innalzato per proteggere il camposanto dove riposano da secoli gli antichi abati. Da Villa Diana sono state poi ricavate le proprietà immobiliari suddivise tra i nove padroni dell’isola. Poteva questo ricco imprenditore ucraino acquisire una isola italiana? O forse i proprietari avrebbero dovuto consentire allo Stato il diritto di prelazione?

Non sarà facile per il ricco ucraino fare il padrone su questa isola, benchè l’abbia acquistata e pagata bene. Le regole del parco marino, i cavi elettrici e le tubature dell’acqua tranciati dai pescherecci, il divieto d’accesso, l’annegamento nel porticciolo del custode-eremita (unico residente fisso nell’isola dopo secoli), i sigilli alle abitazioni posti (e poi tolti) anni fa dalla Procura di Savona, la privacy e i turisti che premono: tutti fatti e circostanze che hanno reso difficile la gestione di questo piccolo paradiso e conflittuale il rapporto della proprietà con le autorità e con gli enti territoriali. E poi i bilanci sempre in rosso, i debiti consistenti, anche con l’erario, i problemi economici di qualche socio… La vendita era matura. Boguslayev ha intavolato trattative che già a maggio erano a buon punto. Poi ha incaricato un giovane avvocato di Nizza, Yannick Le Maux, e un legale di Torino, Alberto Cortassa, di concludere. E il 17 luglio l’affare si è chiuso. Ora Boguslayev potrà idealmente piantare la bandiera ucraina (o grenadiana) sulla cima dell’isola-tartaruga. Un pezzo d’Italia che Italia non è più. Per ora

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