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Niente minigonne, scollature e ombelico in vista: la Francia impone “decoro” a scuola ma le ragazze si ribellano

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E’ in minigonna, con scollatura o con l’ombelico in vista che – rispondendo all’appello sui social network – molte adolescenti e liceali francesi hanno sfidato ieri “l’abbigliamento corretto” imposto da gran parte dei regolamenti degli istituti scolastici, da loro definiti “sessisti”. Con le temperature piu’ alte del solito, l’abbigliamento autunnale delle studentesse francesi si e’ alleggerito e il web negli ultimi giorni si e’ arricchito di testimonianze e storie di scuole che hanno rifiutato l’accesso a studentesse a causa del loro abbigliamento giudicato provocante. Sono spuntati, uno dopo l’altro, hashtag come #lunedi’14settembre e #liberazionedel14 per invitare le ragazze a presentarsi in classe vestite a loro piacimento.

Ad appoggiare il movimento e’ intervenuta anche la popolare cantante Angele. Secondo le regole dell’Educazione nazionale, il controllo dell’abbigliamento spetta a ciascun istituto con il proprio regolamento ma resta un grande spazio di discrezionalita’. Ieri molte ragazze si sono fatte selfie prima di entrare a scuola, postando le foto sui social. Il movimento sembra aver preso forza dopo l’episodio di mercoledi’ scorso al Museo d’Orsay, costretto a porgere le scuse a una ragazza bloccata all’ingresso a causa della sua scollatura. Il ministro dell’Educazione, Jean-Michel Blanquer, ha invocato “una posizione di equilibrio e buon senso: basta vestirsi normalmente – ha tagliato corto – e tutto andra’ bene”.

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Piano dell’Iran per uccidere l’ambasciatrice Usa Lana Marks, Mike Pompeo: minacce serie

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Il ministro degli Esteri americano Mike Pompeo ha detto ieri sera che sta prendendo “seriamente” le informazioni su un presunto piano iraniano per “assassinare” un diplomatico americano, tacciate invece come “infondate” da Teheran. Secondo il sito d’informazione Politico, che cita due funzionari statunitensi in condizione di anonimato, i servizi di intelligence Usa ritengono che il governo iraniano stia prendendo in considerazione il tentativo di assassinare l’ambasciatrice statunitense in Sudafrica, Lana Marks, vicina al presidente Donald Trump.

Qassem Soleimani. Il capo dei Pasdaran iraniani ucciso dagli americani sul suolo dell’Iraq nel corso di un attacco

La minaccia, rilevata a partire dalla primavera, e’ diventata piu’ precisa nelle ultime settimane, secondo fonti di Politico, in quanto Teheran intende vendicare la morte del suo potente generale Qassem Soleimani, ucciso a gennaio da un attacco americano su ordine di Trump. “Prendiamo sul serio questo tipo di dichiarazioni”, ha detto Mike Pompeo a Fox News. “Sappiamo che la Repubblica islamica dell’Iran e’ il primo stato al mondo a sostenere il terrorismo e che hanno gia’ compiuto questo tipo di assassini in Europa e altrove”, ha aggiunto. “Faremo tutto cio’ che e’ in nostro potere per proteggere ciascuno dei nostri funzionari del Dipartimento di Stato”, ha continuato Pompeo avvertendo l’Iran: “Attaccare un americano, ovunque sia, chiunque sia e in qualsiasi momento, che sia un diplomatico, un ambasciatore o un soldato, e’ del tutto inaccettabile”.

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Yoshihide Suga, il nuovo premier giapponese nella scia di Abe

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Una nomina ampiamente prevista in attesa di un’investitura ancora piu’ scontata. L’elezione in Giappone di Yoshihide Suga a presidente del partito liberal-democratico (Ldp) spalanca le porte alla guida del nuovo esecutivo nipponico per l’attuale portavoce del governo, in sostituzione del premier dimissionario Shinzo Abe, “in nome della stabilita’ politica a tutti i costi”. Con 377 voti dei 534 disponibili, il 71enne Suga ha sconfitto gli ex ministri Fumio Kishida e Shigeru Ishiba, entrambi 63enni; e mercoledi’ avra’ bisogno di una semplice maggioranza parlamentare nella sessione straordinaria della Dieta, dove il suo partito gode di un’ampia prevalenza numerica in entrambe i rami. “Dobbiamo accogliere e promuovere gli sforzi del premier Abe per superare la crisi, vivere in sicurezza e all’insegna della continuita’”, ha detto Suga a margine della designazione, esprimendo la sua determinazione a portare avanti un progetto che prevede la designazione di ministri capaci di formulare riforme concrete e opportune in tempi di incertezza economica. Suga, ha indicato la lotta al coronavirus come la priorita’ della sua azione di governo, assieme alla elaborazione di misure di supporto economico a fronte dell’emergenza causata dalla pandemia. Sul fronte diplomatico il nuovo premier dovra’ confrontarsi con la pesante eredita’ di Abe, in un complicato bilanciamento di condizioni da rispettare e vantaggi da disporre, in primo luogo l’inalterabilita’ dei rapporti di amicizia con gli Stati Uniti e le insidie derivanti dalla nuova assertivita’ della Cina. Sempre nel breve e medio termine il nuovo capo dell’esecutivo dovra’ far fronte alle perplessita’ che ancora gravitano sull’organizzazione delle Olimpiadi di Tokyo, posticipate all’estate del 2021 per via dell’emergenza sanitaria globale. Nato e cresciuto nella prefettura a nord dell’Akita, figlio di un coltivatore di fragole e di una maestra, Suga a differenza del suo predecessore non appartiene ad una famiglia privilegiata. Il professore di Scienze Politiche della Waseda University, Etsushi Tanifuji, ha raccontato all’agenzia Kyodo come Suga sia conosciuto all’interno dei corridoi politici per essere una persona molto pragmatica ed essenzialmente ‘un risolutore di problemi’, dopo aver coordinato diligentemente le attivita’ del consiglio dei ministri per quasi 8 anni. “Alcuni leader perseguono un’ideologia durante il loro incarico pubblico – ha spiegato Tanifuji – ma Suga non e’ quel tipo di politico, un fattore che potrebbe rivelarsi problematico nel suo nuovo ruolo alla guida del governo”.

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Francia, ritorno sottotono per i Gilet gialli con scontri e arresti a Parigi

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Dopo una lunga pausa, in Francia tornano i Gilet gialli. Un rilancio sottotono per il movimento di contestazione contro il presidente Emmanuel Macron e il suo governo accusato di elitismo, forse anche a causa della pandemia del coronavirus che ha sconvolto il mondo. Secondo i media francesi, la risposta all’appello sui social del movimento che grida alla giustizia economica è stata fiacca: circa mille i manifestanti che a Parigi hanno partecipato a due marce, decisamente meno delle decine di migliaia che scesero nelle strade agli albori del movimento due anni fa. La polizia ha fatto sapere che più di 220 sono stati fermati, mentre Bfmtv ha parlato di almeno 134 arrestati. In sporadici scontri, la polizia ha sparato gas lacrimogeni per tentare di disperdere la folla. Il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, ha espresso su Twitter il suo “appoggio alle autorità che stanno fermando i responsabili delle violenze”, perché “l’ordine repubblicano deve imporsi”.Un corteo ha preso il via da place de la Bourse, nel centro della capitale, l’altro dalla place Wagram a ovest, mentre le autorità hanno vietato le manifestazioni sugli Champs-Elysees. Parte della metropolitana nell’area dei famosi viali, su cui erano dispiegate decine di camionette della polizia e i lussuosi negozi avevano allestito protezioni per le vetrine, è anche stata chiusa temporaneamente. In mattinata, la prima tensione si è registrata quando in piazza è arrivato l’umorista Jean-Marie Bigard, che aveva solidarizzato con il movimento ma di recente ha preso le distanze da uno dei suoi leader, Jérôme Rodrigues, dopo che questi ha paragonato la polizia a “una banda di nazisti”. Il comico è stato accolto all’urlo di “Collabo!”, collaborazionista, ed è stato scortato via dalla polizia. Sul percorso, i dimostranti hanno incendiato cassoni dell’immondizia e almeno un’auto, mostrano i video diffusi online. Marce dei Gilet gialli sono state organizzate anche in altre città, con centinaia di persone in marcia a Lione, Marsiglia, Nantes, Nizza, Strasburgo. A Tolosa, città che è stata uno dei baluardi del movimento popolare, la manifestazione è stata vietata dalle autorità locali a causa dell’aumento dei contagio del coronavirus. Il movimento era nato nell’autunno 2018 per protestare contro l’aumento delle tasse sul carburante, che secondo gli aderenti danneggiava le persone meno benestanti. A dargli il nome era stato il giubbotto fosforescente d’emergenza che i partecipanti avevano scelto come simbolo distintivo. Inizialmente pacifica, la protesta era dilagata nel Paese ed era però sfociata in proteste antigovernative settimanali anche violente, in cui erano morte numerose persone e centinaia erano rimaste ferite.

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