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Nel 2023 il lancio dei primi due moduli stazione lunare

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La Nasa prevede di lanciare nel 2023 i primi due moduli della stazione spaziale Gateway che orbitera’ intorno alla Luna. Saranno il modulo che fornira’ energia al Gateway e quello che ospitera’ gli astronauti. La Nasa ha deciso di lanciarli insieme i due moduli, invece di farli partire separatamente, come aveva previsto in precedenza, e questo fara’ risparmiare denaro e ridurra’ il rischio tecnico sul programma. L’agenzia spaziale americana non ha ancora selezionato il razzo che trasportera’ i due moduli. Tuttavia, secondo Doug Loverro, amministratore associato della Nasa per esplorazione e operazioni umane, l’enorme carico utile potrebbe adattarsi al razzo Falcon Heavy della SpaceX con l’ogiva modificata come quello in sviluppo per ospitare i grandi satelliti militari statunitensi. La stazione Gateway fungera’ da area di sosta e rifugio per gli astronauti diretti alla superficie della Luna nel programma lunare Artemis della Nasa. Tuttavia la prima missione umana del programma Artemis nel 2024 non dovrebbe utilizzare il Lunar Gateway, hanno detto Loverro e l’amministratore della Nasa Jim Bridenstine. L’obiettivo a breve termine fissato dall’amministrazione Trump per il programma Artemis e’ infatti portare la prima donna e il prossimo uomo sulla Luna entro il 2024 e avere nel 2028 una infrastruttura “sostenibile” sulla Luna per consentire atterraggi regolari con partner commerciali e internazionali e soggiorni a lungo termine sulla superficie lunare. “Abbiamo due sfide: velocita’ e sostenibilita’”, ha detto Bridenstine. “Quando pensiamo a una presenza sostenibile sulla Luna – ha aggiunto – abbiamo assolutamente bisogno del Gateway perche’ ci da’ la possibilita’ di riutilizzare i lander. Ma se ci impegniamo al 100% a raggiungere la Luna il piu’ velocemente possibile, intendiamo rimuovere dal percorso tutto cio’ che non e’ necessario”. Questo significa, ha aggiunto, “che non avremo il Gateway pronto per il primo atterraggio sulla superficie della Luna. Ma la seconda volta che atterriamo sulla Luna vogliamo assolutamente avere il Gateway”.

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Coronavirus, ecco l’app Immuni: sul portale ministero dell’Innovazione guida all’attivazione

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Il ministero dell’Innovazione svela la ‘faccia’ di Immuni, dallo start dell’applicazione all’alert di “rilevato contatto con una persona positiva al Covid 19”. Oltre venti screenshot dell’app sono ora disponibili sul sito del ministero dell’Innovazione. Slide che guidano all’attivazione dell’app, alla sua impostazione sullo smartphone, ne chiariscono il funzionamento e l’obiettivo: contrastare l’epidemia.

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Space X, Elon Musk e la privatizzazione dell’Universo

Giovanni Mastroianni

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Siamo fatti della stessa materia delle Stelle e forse è per questo che dalle Stelle siamo attratti fin da quando abbiamo avuto la percezione di esserne così lontani. Quando cacciavamo ancora scalzi e riposavamo in caverne, la Luna è stata la nostra prima compagna a rivelarsi in questo viaggio misterioso e senza fine, la prima a farci compagnia in un universo buio dove luci fioche già promettevano mondi di luminosità. Nel nostro DNA è scritta la missione dell’essere umano, di andare o forse di ritornare verso l’infinito, in un viaggio che inizia dalla parte più profonda di noi stessi.

A cinquanta anni dall’inizio della conquista dello Spazio, voluta ed attuata dagli Stati più potenti di quel tempo, complici forse anche le perduranti crisi finanziarie che hanno colpito soprattutto USA ed Europa, assistiamo oggi ad un ingresso prorompente dei privati, con loro capitali e quindi con loro interessi aziendali e personali. E anche all’indomani della pandemia da Covid19, una vera e propria  privatizzazione dello spazio potrebbe addirittura accellerarne la volontà di conquista, nel segno dei profitti che potrebbero derivare dallo sfruttamento minerario di comete ed asteroidi o dall’occupazione permanente di territori su satelliti naturali ed altri pianeti abitabili, primo (e forse prossimo) tra tutti, Marte.

Quindi se da un decennio gli USA sono stati costretti a chiedere ai colleghi Russi un “passaggio” fino alla Stazione Spaziale Internazionale per portare lì i propri astronauti, passando ovviamente per la postazione di lancio “rossa” localizzata sul suolo Kazako di Baikonur, dal prossimo 27 Maggio 2020 gli States potranno ripartire di nuovo dalla storica rampa 39A di Cape Canaveral in Florida ma appunto con una novità, perché lo faranno con un vettore  aerospaziale “Falcon 9” e contando sui rivoluzionari moduli “Dragon”,  tutti di proprietà privata, ossia della società  “SpaceX”  fondata dall’imprenditore visionario Elon Musk. 

Elon Musk. Imprenditore visionario che ha fondato la società  “SpaceX”  

Anche se formalmente le future operazioni spaziali USA avranno una cabina di regia pubblica che continuerà ad essere esercitata tramite la NASA, saranno sempre più le convenzioni commerciali a stabilire termini e condizioni dei rapporti con i nuovi lanciatori privati, con tutto un “universo” di implicazioni economiche, giuridiche e morali che questo comporterà.

Quando l’esplorazione spaziale era affidata alla esclusiva competenza degli Stati è bastata l’ormai storica convenzione del 1967 “Trattato sulle attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti” secondo la quale la Luna e gli altri Corpi celesti venivano considerati non già come res nullius ma res extra commercium, quindi territori sui quali poter compiere una serie di attività pacifiche senza poterne acquisire mai la proprietà o un uso esclusivo ed illimitato. Ma se tale accordo fu accettato e condiviso dalla quasi totalità della Comunità Internazionale, già con la successiva convenzione definita nel 1979, dove si introduceva il concetto di patrimonio dell’intera umanità, “res communis humanitatis, con implicazioni più restrittive e vincolanti per i singoli operatori, la stessa fu ratificata solo da un esiguo numero di stati, con  l’assordante assenza di Cina (recentemente approdata sulla “faccia nascosta della Luna con la sonda ChangE4), Russia e USA. Proprio in tale contesto iniziavano così a profilarsi non poche perplessità sull’uso “disinteressato” dello Spazio. Quindi con l’avvento delle nuove frontiere commerciali, praticamente capaci di espandersi quanto il Cosmo, questo impianto normativo inizia ad apparire di colpo vecchio e superato, necessitando appunto di essere aggiornato alla luce dagli attualizzati interessi spaziali, poiché già le prossime missioni potrebbero essere ispirate più alla corsa all’ Ovest del XIX Secolo che alle iniziali attività di carattere scientifico e quindi “non profit”. Così, anche il sopito “Spirito della Frontiera” potrebbe trovare rinvigorita propulsione non già dal generale interesse per conto dell’intera Umanità,  bensì dagli interessi privati che da millenni muovono il Pianeta Terra.

Sergio Marchisio. Docente a La Sapienza di Roma

Per un approfondimento di questa attualissima ed affasciante materia giuridica consigliamo, tra le migliori, le pubblicazioni del prof. Sergio Marchisio (titolare di corsi ad indirizzo internazionalistico presso l’Università La Sapienza di Roma) una vera e propria autorità di rilevanza mondiale, anzi, spaziale. Tra i siti di interesse generale segnaliamo invece www.instituteforthefuture.it, che ospita il Center for near Space (CNS) di competenza dell’ Italian Institute for the Future dove sono trattati, tra gli altri, gli scenari sul futuro umano nello spazio.

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Zuckerberg mette metà dei dipendenti Facebook a lavoro da remoto entro il 2030

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La meta’ dei dipendenti di Facebook potrebbe lavorare da remoto entro il 2030. Lo afferma Mark Zuckerberg precisando comunque che non si tratta ne’ di un “target” ne’ di un “obiettivo”. “La verita’ e’ che la maggiore parte di noi sta lavorando da remoto a questo punto”, aggiunge Zuckerberg annunciando sul fronte delle assunzioni che Facebook a partire da luglio iniziera’ a selezionare attivamente persone per il lavoro da remoto e adottare misure per iniziare ad aprire il lavoro a distanza anche agli attuali dipendenti. “Inizieremo ad assumere prima nelle aree vicine ai nostri centri ingegneristici e poi in alcune aree metropolitane del Nord America”, spiega Facebook osservando come questo “potera’ opportunita’ che vanno oltre una manciata di citta’, soprattutto in questo periodo di crisi economica”. Facebook ha 48.000 dipendenti a livello globale, la maggior parte dei quali nel campus di Menlo Park, in California.

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