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Napoli corsaro in Coppa Italia, vince e convince al Meazza contro l’Inter

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Ci sono 54 mila tifosi sugli spalti del Meazza per la semifinale di Coppa Italia tra Inter e Napoli. Un bel colpo d’occhio. L’inter schiera la migliore formazione, con l’attacco stellare del duo Lukaku e Lautaro Martinez.

Il Napoli lascia in panchina Insigne per piccoli acciacchi e Koulibaly per scelta tecnica. In attacco Callejon e Elmas sulle ali, Mertens falso nove. La squadra di Conte prende subito in mano le redini del gioco e schiaccia il Napoli nella sua metàcampo. Il pressing dell’Inter è alto ed asfissiante nei primi dieci minuti. Match molto tattico.

Con Napoli e Inter che si studiano, pressano, provano a non far ragionare chi riceve la palla. Fino al 25 minuto non c’è nessuna azione pericolosa nelle due aree di rigore. Il primo tempo viene archiviato sotto la voce: quasi noia. Troppi tatticismi, due squadre che si sono letteralmente annullate. Al 46 minuto c’è un colpo di mano in aria di De Vrji. Di norma in questi casi è rigore, per quanto possa non piacere. L’arbitro dice che è tutto regolare e il Napoli si adegua senza minimamente protestare. Questo è l’episodio più interessante del primo tempo.

Non cambia la partita nel secondo tempo. L’Inter sembra più in palla e grazie alla spinta del pubblico schiaccia subito il Napoli nella sua area con un pressing asfissiante. Il Napoli si difende con ordine, lascia poco spazio agli attaccanti avversari e al 57 minuto in un bel contropiede arriva sotto la porta di Padelli. Demme serve una bella palla a Fabian Ruiz che se l’aggiusta e va ad un tiro che è un capolavoro di precisione.

Padelli incolpevole, il Napoli va in vantaggio. Il Napoli tiene botta e resiste alla sfuriata immediata dell’Inter. Gli azzurri difendono il vantaggio con ordine e senza nemmeno troppi affanni nonostante il potenziale offensivo dei nerazzurri con Sanchez (buttato subito dentro da Conte), Lautaro Martinez e Lukaku.  Al minuto 85 l’Inter va al tiro con Lautaro. È una bella botta, Ospina vede il pallone andare in angolo perchè toccato da un azzurro.  Al 94 minuto Ospina salva su Martinez.

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Europa League, alla Roma basta un pari col Gent per passare agli ottavi

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Basta un pareggio alla Roma per conquistare gli ottavi di finale di Europa League. Sul campo del Gent finisce 1-1 con i giallorossi che inanellano il terzo risultato utile di fila tra campionato e Coppa e ora aspettano domani per conoscere il nome della prossima avversaria. Soffre ma neanche troppo la Roma in Belgio. L’1 a 0 conquistato all’andata all’Olimpico e’ una buona base di partenza per i giallorossi, ma guai ad abbassare la guardia. I belgi vanno in vantaggio al 25′ con la loro stella David – al 23/o gol stagionale – ma il vantaggio dura poco perche’ dopo nemmeno cinque minuti Justin Kluivert trova il pari (con un tocco sul perfetto assist di Mkhitaryan) quel tanto che basta per qualificarsi, non senza sofferenza. Il Gent infatti gioca tutta la partita all’attacco. La Roma pero’ riesce a contenere e a centrare l’obiettivo qualificazione. A Gent Fonsecaperde per infortunio Pellegrini e allora manda Mkhitaryan a fare il trequartista inserendo a sinistra Kluivert. In difesa spazio a Spinazzola e, davanti a lui, Carles Perez, preferito, come all’andata, a Under. Dall’altra parte Thorup si affida al 4-3-1-2 con Bezus come trequartista alle spalle di Depoitre e David.

Al centro della difesa confermata la coppia Plastun-Owusu. Roma subito pericolosa dopo appena un giro di lancetta con Kolarov che colpisce il palo. Le prime fasi sono di studio, con la Roma che prova ad affondare ed il Gent che piu’ che altro controlla. I belgi pero’ vanno in vantaggio al primo vero affondo con il loro uomo migliore, il canadese Jonhatan David, al 25′: difesa dei giallorossi con le maglie larghe e sul cross dalla destra di Bezus, e’ David a inserirsi tra Mancini e Spinazzola e insaccare con la punta del piede sul secondo palo. Il vantaggio del Gent pero’ dura poco, appena cinque minuti. Al 29′, infatti, arriva il pareggio giallorosso grazie a una invenzione di Mkhitaryan: l’armeno disegna un perfetto corridoio centrale per il taglio di Kluivert, l’olandese arriva sulla sfera proprio dentro l’area e infila sul primo palo con il piatto destro sul primo palo. L’1-1 qualifica la Roma, ma il Gent non ci sta e al 31′ sfiora d’un soffio il raddoppio ancora con David la cui conclusione finisce di pochissimo a lato.

La Roma si rende pericolosa ad inizio ripresa con Mkhitaryan (3′) prima e Dzeko (6′) poi. Ma e’ il Gent a condurre il gioco alla ricerca del gol che potrebbe riaprire il discorso qualificazione. Al 9′ e’ ancora David a rendersi pericoloso ma Spinazzola prima e Pau Lopez neutralizzano l’azione. Al 19′ ancora un’occasione per i belgi: punizione battuta velocemente dai padroni di casa che sorprendono la difesa giallorossa, scambio al limite dell’area che libera David, destro al volo del numero 16 che finisce di poco alto. Al 20′ ci prova Odjidja che apre il piatto al volo, ma pallone che esce di pochissimi centimetri alla destra di Pau Lopez. Fonseca getta nella mischia Santon, al posto di Spinazzola, ancora Odjidja tenta di sorprende i giallorossi ma Pau Lopez fa buona guardia. Entrano anche Fazio e il giovane Villar, ma il risultato finale non cambia. Il Gent attacca ma non trova il gol, la Roma non incanta ma controlla e conquista il passaggio agli ottavi.

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Inter ottavi ma niente festa, San Siro è deserto

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L’Inter vince e si qualifica agli ottavi di Europa League nel silenzio di San Siro a porte chiuse. Non puo’ festeggiare con i tifosi, i seggiolini sono vuoti, gli spalti deserti. Sono le conseguenze dell’emergenza Coronavirus sul calcio, anche europeo. I nerazzurri vincono 2-1 sul Ludogorets senza grandi sofferenze, rivoluzionati dal turnover come all’andata, e chiudono con facilita’ la pratica europea a tre giorni dalla sfida scudetto contro la Juve. Una partita come la definisce Marotta ‘surreale’ che sembra piu’ un allenamento che una gara ad eliminazione di Europa League. Le urla di Antonio Conte in panchina e degli stessi giocatori in campo si sentono nitidamente nell’eco di un San Siro deserto. L’errore di Lukaku al 5′, che vanifica una ripartenza rapida calciando addosso al portiere del Ludogorets, normalmente sarebbe stato accompagnato da un corale ‘no’ dispiaciuto dei tifosi nerazzurri. Invece ogni azione, ogni calcio in porta, ogni occasione costruita o decisione della Var, sembra meno spettacolare, meno appassionante, meno decisiva. Il calcio senza pubblico perde di poesia, di agonismo e rivalita’. I cori della Curva, che normalmente scandiscono il ritmo di ogni partita, sono mancati terribilmente, mentre il Ludogorets arriva a San Siro indossando le mascherine, eccessivamente spaventato dal coronavirus. I tifosi nerazzurri, a casa davanti alla tv, si sono preoccupano solo per qualche minuto dopo il gol 25′ del Ludogorets firmato da Cauly Souza che ha sbloccato la partita. Perche’ gia’ al 31′ Biraghi, servito da uno splendido passaggio di Eriksen, riequilibra subito la partita. Niente applausi, niente esultanza dello speaker al gol nerazzurro, Biraghi si limita ad abbracciare con i compagni. Festeggiamenti ridotti anche per Lukaku che in pieno recupero del primo tempo, mette in sicurezza il risultato segnando di testa su un rimpallo fortunato dopo aver sbagliato la prima conclusione di testa.

 

Nella ripresa Conte richiama Barella e inserisce Brozovic al fianco di Eriksen ancora titolare in Europa come Sanchez. E le risposte positive arrivano soprattutto dall’attaccante che colpisce la traversa con un gran tiro a inizio secondo tempo e corre senza sosta per tutta la partita. Anche Lukaku cinque minuti piu’ tardi obblighera’ Lliev alla deviazione sul palo. Si riscatta dopo qualche prestazione non ottimale Padelli che neutralizza con una mano un’insidiosa conclusione di Swierczok al 23′ della ripresa. Nel secondo tempo, con la qualificazione in mano, l’Inter cala il ritmo. C’e’ Juve tra tre giorni e le energie vanno risparmiate. A Torino potrebbe tornare Handanovic che ha risolto il problema alla mano e domani ricomincera’ ad allenarsi con la palla. Mentre l’Inter e’ ancora in campo, centrando la qualificazione in Europa, diventa ufficiale la decisione di giocare a porte chiuse anche allo Stadium. Sara’ un derby d’Italia molto diverso, probabilmente meno appassionante, sicuramente meno teatrale. Conte non dovra’ affrontare il pubblico juventino e lo Stadium forse fara’ un po’ meno paura all’Inter. Ma senza il calore dei tifosi manchera’ gran parte della gioia, della sofferenza e dell’entusiasmo, come accaduto a San Siro, anche se in campo ci si giochera’ comunque una fetta importante dello scudetto.

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Nuoto, fine di un incubo: il Tas riabilita il campione italiano del nuoto Filippo Magnini

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“Ho vinto. Il Tas mi ha assolto in pieno. È sempre stato così, le gare le ho sempre vinte negli ultimi metri. Mi hanno insegnato a non mollare mai. Sono sempre stato un atleta e una persona corretta. Tremo dalla gioia” Urla la sua felicità, Filippo Magnini: la notizia che aspettava da piu’ di tre anni e’ arrivata in un giorno qualsiasi di fine febbraio mentre stava sul divano con la sua compagna Giorgia Palmas. Il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna lo ha riabilitato in pieno, annullando la sentenza a quattro anni di stop per doping comminata dal Tna italiano in tutte e due i gradi di giudizio. Un ribaltone clamoroso che mette fine all’incubo per l’ex campione del nuoto azzurro, due volte iridato nei 100 stile, capitano e punto di riferimento per anni dell’Italnuoto: “Quando mi ha chiamato l’avvocato ho cominciato a tremare e ho abbracciato Giorgia: il capitano e’ tornato, le ho detto. Ho sempre avuto fiducia, sapevo di essere nel giusto. E ora voglio urlare a tutti la mia gioia”. Una vicenda che ha messo a dura prova Superpippo: nel 2018 la giustizia sportiva lo aveva condannato al massimo della pena dando seguito all’accusa di uso o tentato uso di doping. Magnini era finito nel mirino degli inquirenti per la frequentazione con il medico pesarese Guido Porcellini (lui sotto processo penale, il nuotatore mai nemmeno indagato) col quale, secondo l’accusa, l’azzurro aveva concordato l’acquisto di sostanze dopanti mascherate sotto la definizione di ‘integratori plus’. Accuse che Magnini, in tutti i gradi di giudizio, aveva puntualmente respinto durante le lunghe audizioni.

Ma per i giudici nessun dubbio: ed a maggio dello scorso anno arriva la conferma in appello, riconosciuta la colpevolezza dell’ex nuotatore. Che pero’, sebbene ormai ritirato dall’attivita’ agonistica, non ha mai smesso di portare avanti la sua battaglia. “Ho sentito le urla di gioia del mio avvocato e ho capito che ce l’avevamo fatta – racconta Magnini – che avevo vinto. Ho sempre avuto fiducia in questi anni durissimi: sono passati tre anni e mezzo dal primo articolo che mi accusava di tentato doping. Quel giorno e’ arrivato e ora sono la persona piu’ felice del mondo”. Serviranno due mesi per conoscere le motivazioni che hanno portato i giudici svizzeri a ribaltare completamente l’operato dei colleghi italiani. Intanto adesso Magnini si gode la luce fuori dal tunnel e rilancia.

“E’ sempre stato cosi’, le gare le ho vinte sempre negli ultimi metri – ha scritto sui social Re Magno, incassando un’onda anomala di ‘like’, tra cui quello di Fabio Fognini – Mi hanno insegnato a non mollare mai. Sono sempre stato un atleta e una persona corretta”. Il suo urlo di gioia non fa sentire la rabbia, che pure in questi anni non ha mancato di sfogare: “Sono stato piegato da queste accuse, ma non sono stato spezzato – racconta ora con orgoglio il campione 38enne – Lancio a tutti un messaggio positivo: di non mollare mai se avete ragione, la verita’ viene fuori, le cose possono funzionare”. “La verita’ alla fine vince sempre Amore mio” scrive la Palmas che in questi anni ha sostenuto la battaglia del nuotatore. Che adesso felice dal divano di casa si prende una rivincita maestosa e apre al futuro: “Il vostro capitano e’ tornato – ribadisce sorridendo -, ora puo’ succedere di tutto”. Dopo tre anni-choc tutti avvisati, anche in piscina.

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