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Naomi, l’anti-Greta tedesca, ‘sono clima-scettica’

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Si chiama Naomi Seibt e ha 19 anni l’anti-Greta tedesca che ama definirsi “clima-scettica” o “clima-realista”. La teenager di Muenster, nata e cresciuta in Nordreno-Westfalia, e’ stata invitata a parlare questa settimana al Conservative political action conference vicino a Washington, dove tra gli oratori saranno presenti anche Donald Trump e il vice-presidente Mike Pence. La sua missione, speculare e opposta a quella di Greta Thunberg, e’ mettere in guardia il mondo “dall’isterica politica sul clima” nel quale si sta avventurando.

“L’uomo sovrastima il suo potere se pensa che una cannuccia di plastica puo’ avere un effetto significativo sul clima”, ha detto la giovane intervenendo ad una manifestazione del partito di ultra-destra Alternative fuer Deutschland il 16 febbraio scorso. Le tesi della giovane youtuber godono di una certa risonanza in Germania, se pensiamo agli oltre 61.000 abbonati al suo canale youtube. Ma al momento a fare notizia e’ la sua partecipazione all’Heartland Institute, un think-tank vicino alla Casa Bianca che nega i dati scientifici riguardo all’influenza dell’uomo sul riscaldamento globale. Dall’istituto americano Seibt riceverebbe 1900 euro al mese, riferisce il quotidiano inglese The Guardian. La ragazza di Muenster, figlia di un’avvocatessa che ha difeso in passato esponenti dell’Afd, dichiara di essere “senza ideologia” ma rivendica “la liberta’ di opinione” sull'”allarmismo climatico”, tutti temi cari all’ultra-destra dell’Afd. Naomi trova l’isteria climatica particolarmente assillante in Germania e per questo vorrebbe emigrare in Usa, ha raccontato nel corso di un’intervista a un settimanale svizzero, ammettendo anche di avere votato alle ultime elezioni per l’Afd. L’anno scorso una sua poesia dagli accenti razzisti aveva suscitato polemiche nell’ambito di un “Contest”, una sfida tra i ragazzi delle scuole.

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Coronavirus, #iomangioitaliano, Pecoraro Scanio: “In una settimana 700.000 consegne dagli agricoltori di Campagna Amica, un record

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Nelle ultime settimane di emergenza sanitaria, Coldiretti ha registrato un aumento che va oltre il 90% delle consegne di prodotti a domicilio. Un dato che vale in tutto il Paese. Prodotti freschi e di qualità nell’ambito della campagna #MangiaItaliano a difesa del Made in Italy, del territorio, dell’economia e del lavoro.

“Nella scorsa settimana, oltre 4.000 aziende del circuito degli agricoltori di Campagna Amica hanno realizzato oltre 700.000 consegne a domicilio di prodotti agricoli provenienti dai nostri campi. Il passaggio da 0 a 700.000 ordini di consegna nelle case dei cittadini , dice Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e Coordinatore del Comitato scientifico della Fondazione Campagna Amica, è un vero record. In questo momento di grande emergenza, dove le imprese agricole continuano a lavorare tra tante difficoltà e dove l’aumento della spesa nei supermercati si è indirizzata verso prodotti a lunga conservazione e spesso provenienti dall’estero, è importante rilanciare con forza la campagna #iomangioitaliano, promossa da Coldiretti e Campagna Amica, con l’adesione della Fondazione UniVerde, della Federazione Italiana Cuochi e di tante realtà del nostro Paese. È fondamentale sostenere quanti continuano a lavorare con grande abnegazione nei campi italiani”. 

“Il decreto di aprile che punterà al rilancio dell’economia del nostro Paese, dice Pecoraro Scanio, dovrà sostenere con forza l’agricoltura familiare e tutti gli agricoltori, in particolare i giovani imprenditori agricoli che stanno dimostrando grande dinamicità in termini di innovazione”.

L’obiettivo è quello di consentire un più facile contatto tra produttori e consumatori che, attraverso la vendita online e la vendita diretta, potrà garantire, alle attività agricole, un ulteriore elemento di rafforzamento – sottolinea l’ex Ministro delle Politiche agricole e dell’Ambiente- Potenziare la vendita diretta dei prodotti della nostra agricoltura è anche un modo per sostenere una serie di piccole produzioni tipiche, biologiche e a chilometro zero che difficilmente riescono ad accedere alla catena della grande distribuzione”.

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Industrie ferme e scuole chiuse, effetto coronavirus sui rumori. L’analisi dell’INGV

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Basta guardare la differenza fra i rilevamenti del rumore ambientale presso la stazione di Orzinuovi, Brescia, e pubblicati dall’INGV, l’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dal 24 febbraio al 30 marzo per capire che cosa è accaduto, in particolare in Lombardia e in Veneto, ma vale per tutt’Italia e lo si percepisce anche ad orecchio. Lo stesso Istituto lo spiega così:

“In seguito all’emergenza COVID-19, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato una serie di decreti, che hanno limitato progressivamente la libertà di movimento dei cittadini, per contenere la diffusione del Coronavirus. In Lombardia e Veneto le attività didattiche di scuole e università sono state sospese il 23 febbraio ed in tutta Italia il 4 marzo; il DPCM del 23 febbraio ha comportato la chiusura di dieci comuni in provincia di Lodi e uno in provincia di Padova; il DPCM del 4 marzo ha sospeso ogni attività che potesse comportare assembramenti e affollamenti; il DPCM dell’8 marzo ha comportato la chiusura dell’intera Lombardia e delle 11 province in cui si era verificata la maggioranza dei casi di infezione; il DPCM dell’11 marzo ha esteso a tutta l’Italia le misure del precedente decreto; infine il DPCM del 22 marzo ha portato alla chiusura di tutti i servizi non essenziali, limitando drasticamente la libertà di movimento dei cittadini.

La riduzione degli spostamenti dovrebbe avere un impatto anche sul livello di rumore ambientale prodotto dall’uomo e registrato dagli strumenti che comunemente si utilizzano in sismologia. Si tratta del cosiddetto rumore antropico, visibile chiaramente in tutte le stazioni sismiche sufficientemente vicine a città, paesi o infrastrutture come ferrovie e strade. Ad esempio osservando il segnale sismico giornaliero registrato dalla stazione di Orzinuovi, in provincia di Brescia (codice stazione ORZI) ogni lunedì dal 24 febbraio al 30 marzo 2020 si nota chiaramente una differenza tra il giorno e la notte (Figura 1). In questo caso i risultati sono mostrati per l’intervallo di frequenza 1 – 20 Hz, intervallo in cui il rumore ambientale è principalmente generato dall’attività antropica (es. traffico o macchinari).  Osservando per questa stazione e per gli stessi giorni il livello di rumore diurno si nota una progressiva diminuzione in linea con le diverse misure adottate”. 

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Coronavirus, Pecoraro Scanio: gli scienziati dicono che l’aria pulita non favorisce il contagio e la letalità del covid è inferiore

Alfonso Pecoraro Scanio

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Alfonso Pecoraro Scanio, salernitano, è stato all’alba del terzo millennio uno dei leader del centrosinistra. Dal 2001 al 2008 ha guidato come presidente nazionale la Federazione dei Verdi. Nel 2000 è stato Ministro delle politiche agricole e forestali, nel 2008 Ministro dell’Ambiente. Poi ha lasciato la vita politica attiva nelle istituzioni per dedicarsi sempre ai temi dell’ambiente, dell’economia sostenibile. Temi che sono il tratto distintivo della sua azione politica da sempre. Tra le tante iniziative di questi anni, Pecoraro Scanio,  ha promosso la World Petition #PizzaUnesco che ha raccolto 2 milioni di firme nel mondo ed ha sostenuto la candidatura italiana verso la vittoria finale del riconoscimento dell’Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio immateriale dell’Unesco. Un risultato eccezionale che ha portato alla riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d’unione culturale. Oggi è Presidente della Fondazione UniVerde e docente presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università Tor Vergata di Roma. In questo video-commento, Pecoraro Scanio parla delle connessioni tra la velocità di propagazione del covid 19 e la letalità di questo virus per quanti vivono in aree del Paese che hanno subito e subiscono i maggiori insulti sotto il profilo ambientale. “Oggi – spiega Pecoraro Scanio – gli scienziati stanno studiando, non solo la possibilità del virus di diffondersi più facilmente grazie allo smog, ma anche se una concausa della maggiore diffusione e mortalità in alcune zone sia dovuta alla debolezza degli apparati respiratori di chi per decenni ha vissuto e quindi respirato in una zona con aria molto inquinata. Dovremo imparare da questa emergenza”.

 

Quelle che vedete in questa pagina sono le mappe con i dati rilevati dal satellite Copernicus sentinel 5P, con le foto elaborate dalla piattaforma Onda della Serco di Frascati. Le foto mostrano in modo inequivocabile una differenza di concentrazione di agenti inquinanti (prima/durante il lockdown) su diverse aree urbane europee. Prima dell’avvio dei protocolli di emergenza, concernenti le misure anti-contagio da coronavirus, la Pianura Padana era  una delle aree più inquinate d’Europa. La situazione dopo un mese di lockdown è nettamente cambiata. Magari oggi non è il momento per affrontare una discussione serena, ma è assurdo che debba esserci un disastro come la pandemia “per ricordarci – spiega Pecoraro Scanio – che proprio la Ue segnala come stima prudenziale che ogni anno oltre 400.000 persone muoiono prematuramente a causa di polmoniti e altre malattie respiratorie, legate alla pessima qualità dell’aria. Oggi gli scienziati stanno studiando, non solo la possibilità del virus di diffondersi più facilmente grazie allo smog, ma anche se una concausa della maggiore diffusione e mortalità in alcune zone non sia dovuta alla debolezza degli apparati respiratori ma dal fatto di vivere in una zona con aria molto inquinata”.

 

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