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Cronache

Minorenne morta per overdose, la sorella: condanna del pusher giusta

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“Ho fatto il processo per stare vicina ad Alice”. Elisabetta, la sorella maggiore della studentessa friulana morta per un’overdose da eroina gialla nei bagni della stazione ferroviaria di Udine il 3 ottobre scorso, lo ha detto all’esito della sentenza con cui il Tribunale di Udine ha condannato a sei anni e sei mesi di reclusione l’afgano di 25 anni, Jamil Shaliwal, accusato di aver ceduto la dose poi rivelatasi letale. “Non c’e’ nessuna soddisfazione. Ha preso quello che doveva”, ha aggiunto la sorella mostrando lasciandosi poi andare alla commozione, dopo aver assistito in maniera composta e attenta al fianco del suo avvocato a tutte le udienze.

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Cronache

Colpito da un vaso mentre giocava in cortile, bimbo morto in ospedale

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È morto il bambino di tre anni di Caramagna Piemonte travolto da un vaso mentre giocava nel cortile di casa. Il piccolo era stato ricoverato in gravi condizioni ieri pomeriggio. Era stato anche operato d’urgenza ma era rimasto in condizioni critiche nel corso della notte. Le gravi lesioni riportate dal piccolo a livello di torace e addome non hanno consentito allo staff di chirurghi e cardiochirurghi dell’ospedale Regina Margherita di salvargli la vita.

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Cronache

Arrestato perchè tenta di sgozzare la compagna, lavorava fuori dal carcere da due anni

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Mohamed Safi, il tunisino di 36 anni arrestato perchè la scorsa notte ha tentato di sgozzare in strada la compagna, da due anni è uscito da carcere delle Vallette e svolge un lavoro esterno. Mohamed Safi doveva scontare una condanna a 12 anni per avere ucciso nel 2008 a Bergamo la fidanzata 21enne, Alessandra Mainolfi. L’uomo, in stato confusionale, si trova ora nel repartino detenuti dell’ospedale Molinette, dove è stato portato dalla polizia che lo ha arrestato. L’uomo lavorava nel bistrot di una cooperativa sociale di Grugliasco, Comune alle porte di Torino. Doveva rientrare in carcere alle 2, un’ora dopo il tentato omicidio.

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Cronache

I Manager di Autostrade intercettati dopo il disastro di Genova parlano della strage di Avellino e delle verità nascoste ai magistrati irpini

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“Quello (si riferiscono ad Amedeo Gagliardi, direttore legale e nuovo membro del cda di Autostrade, ndr) meritava una botta. Meritava che mi alzassi una mattina e andassi ad Avellino a dire la verità. Così proprio lui lo ammazzavo credimi, era l’
unica soddisfazione che avevo”.
È il 14 gennaio del 2019.  Siamo a cinque mesi dal crollo del ponte Morandi,  dalla morte di 43 persone persone inermi. Ma soprattutto sono passati tre giorni dalla sentenza dei giudici sulla strage del bus di Avellino nella quale morirono altre quaranta persone. Il Tribunale di Avellino, in primo grado, aveva appena inflitto cinque anni e mezzo di carcere al dirigente di Autostrade, Paolo Berti. All’epoca dei fatti di Avellino Berti era direttore delle operazioni. Contestualmente alla condanna di Berti, vengono assolti tutti i componenti di  vertice di società Autostrade per l’Italia. Tra gli assolti c’era anche  l’allora potentisismo amministratore delegato Giovanni Castellucci.

Viadotto dell’Acqualonga. Il luogo dove il bus precipitò e fece strage

A parlare nell’intercettazione è Berti, indagato anche per il crollo del Morandi.
Dal tono Berti appare molto nervoso, arrabbiato. Berti l telefono si sfoga al telefono con l’altro super manager di Aspi, Michele Donferri Militelli (entrambi sono sospesi), che all’epoca dei fatti era direttore delle manutenzioni, anche lui coinvolto nell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. La telefonata viene intercettata dalla Guardia di finanza e coinvolge anche Amedeo Gagliardi. Gagliardi era ed è ancora il direttore legale dell’azienda. Nel contesto specifico Gagliardi è il punto di riferimento per ogni problema legale in azienda.
Oggi Gagliardi è nel nuovo consiglio di amministrazione di Aspi. Alla testa del Cda c’è Roberto Tomasi. Parliamo della nuova dirigenza, quella che deve cambiare l’immagine della società, il racconto dell’azienda pesantemente colpita dopo l’indagine sui falsi rapporti. Dalla carte finite in Procura Berti lancia durissime accuse al nuovo dirigente. “Gagliardi non mi ha chiamato ma io quello lo aspetto al varco – dice il manager appena condannato – ma tanto per lui c’è una giustizia. Quello lo devo ammazzare definitivamente cazzo”. E poi il riferimento alle verità nascoste da Berti ai magistrati di Avellino. False dichiarazioni sui cui la Procura irpina ha aperto una nuova inchiesta alla luce degli atti trasmessi dai colleghi genovesi.

Strage del viadotto dell’Acqualonga. Furono 40 i morti estratti dal bus precipitato dal cavalcavia

Da Autostrade, interpellata dal Secolo XIX sulla vicenda delle accuse lanciate dall’ ex direttore delle operazioni Paolo Berti nei confronti del nuovo membro del consiglio di amministrazione di Aspi e direttore legale Amedeo Gagliardi non viene rilasciato nessun commento ufficiale.
Ma da fonti legali dell’ azienda si fa notare che Amedeo Gagliardi nulla aveva a che vedere con le posizioni dei singoli imputati, non essendo la società Autostrade per l’ Italia coinvolta nel procedimento di Avellino, se non come responsabile civile.
La stessa Aspi peraltro ricorda che tutti gli imputati nel procedimento per la morte di 40 persone a bordo di un autobus in Campania sono stati assistiti e consigliati da avvocati esterni alla società e hanno esercitato tutti i diritti concessi alla difesa.
un approccio neutrale nella gestione della vicenda.
Citando direttamente Giulio Andreotti: «Devi stare tranquillo perché comportandoti così (la verità nascosta ad Avellino da Berti, ndr) hai la possibilità di trovare un accordo con questa gente. Che tacciano pure (riferito alla mancata telefonata di Gagliardi dopo la condanna) ma (un accordo) devi trovarlo. Su questo devi riflettere… voglio dire, Andreotti insegna». E ancora: «Se non puoi ammazzare il nemico, te lo fai amico», aggiunge iro nico Michele Donferri. Ma Berti è offeso. Secondo gli inquirenti la rabbia è motivata dalla mancata solidarietà ricevuta dopo la sua condanna dai suoi superiori per i quali aveva mentito. E attacca: «La cosa che mi dà fastidio è che mi trattano come se non fossi mai esistito: tu sei al pari di zero. Hai capito?».
La conversazione prosegue e abbraccia i possibili provvedimenti che l’azienda potrebbe prendere nei confronti dei suoi dirigenti, sia alla luce della sentenza di Avellino che per il crollo del viadotto Morandi. Donferri lo invita alla calma spiegandogli che conviene nascondere la verità per un tornaconto lavorativo: «Qui trombano tutti (nel senso che rimuovono dalle cariche, ndr). Tu hai ragione ma non è che se metti in galera anche un altro o lo accusi di qualcosa, per la situazione cambia.
Quindi a questo punto tu la gente la devi aspettare al varco. Aspettali al varco e pensa solo a stringere un accordo con il capo, punto e basta».

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