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Mibact ed Enit rivelano mete benessere 2019 selezionate con progetto Eden

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“Un’iniziativa importante nel solco del percorso che stiamo portando avanti come Mibact, legato alla valorizzazione dei territori, alla promozione di un turismo lento e in grado di aiutare a diffondere i flussi su tutto il territorio nazionale, mantenendo un’elevata qualità dell’offerta. Il Progetto Eden è l’esempio del livello di qualità diffusa raggiunto dal turismo italiano e in particolare parliamo dei piccoli centri, i borghi d’Italia, che sempre più puntano sulle esperienze del benessere, sulle attività all’aperto e sull’enogastronomia”. Lo ha detto la sottosegretaria del ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo Lorenza Bonaccorsi nel corso della presentazione alla stampa della rete Eden (European Destinations of Excellence Network, la più grande al mondo nel settore del turismo sostenibile) a Roma, occasione in cui sono state selezionate le mete di wellness italiane eccellenti.Al primo posto si sono classificati i Comuni che compongono la Valdichiana Senese, che entreranno a far parte del circuito che promuove le nuove località salubri. Nelle posizioni ‘top five’ delle nuove destinazioni più salutari, selezionate dall’Europa con Mibact ed Enit, si sono collocati anche Alto Reno Terme (Bo), Duino Aurisina (Ts), Frasassi/Genga (An), Manciano (Gr).

“Un’iniziativa importante nel solco del percorso che stiamo portando avanti come Mibact – ha commentato il Sottosegretario al Mibact Lorenza Bonaccorsi – legato alla valorizzazione dei territori, alla promozione di un turismo lento e in grado di aiutare a diffondere i flussi su tutto il territorio nazionale, mantenendo un’elevata qualità dell’offerta. Il Progetto Eden è l’esempio del livello di qualità diffusa raggiunto dal turismo italiano e in particolare parliamo dei piccoli centri, i borghi d’Italia, che sempre più puntano sulle esperienze del benessere, sulle attività all’aperto e sull’enogastronomia”.“Questo progetto ha sviluppato la voglia di molte località anche minori di mettersi in gioco nel mondo del turismo – ha sottolineato Giovanni Bastianelli, direttore esecutivo Enit -, consentendo di mostrare quello che si ha e di delineare i progetti futuri. Il turismo è bellezza ed anche economia: svilupparlo nei centri minori serve anche a contrastare lo spopolamento e a creare occasioni soprattutto per i giovani. Il progetto crea nuovi flussi turistici e consente di sviluppare le peculiarità di ogni territorio, spingendo ogni dimensione locale a valorizzare le proprie tradizioni mettendole a sistema”.

Michele Angelini, sindaco di Montepulciano, Comune capofila in ambito turistico della Valdichiana senese, ha così commentato il riconoscimento ottenuto: “la Valdichiana senese è un territorio ricco che offre tantissime opportunità e dal patrimonio storico, artistico, culturale, paesaggistico, ambientale ed enogastronomico di grande rilevanza che fa la differenza”.Andrea Marchetti, primo cittadino di Chianciano terme, ha osservato: “Siamo una delle città termali più famose a livello internazionale e con strutture altamente innovative. In più, sul nostro territorio si sviluppano dei percorsi in bicicletta molto belli, e riserviamo una grande attenzione allo sport. Offriamo anche un interessante servizio di bus scoperto che collega Chianciano con Pienza, Montepulciano e Città della Pieve”.“San Casciano dei bagni è un territorio di acque calde, di terme libere e private di altissimo livello”, ha spiegato il sindaco Agnese Carletti, “ed è questo il primo motivo per il quale un turista dovrebbe venire da noi. Ma non abbiamo solo terme: i nostri punti forti sono il paesaggio incontaminato, l’enogastronomia, le tradizioni e la cultura”.Soddisfatto anche Roberto Machetti, sindaco di Trequanda e presidente dell’Unione Comuni Valdichiana senese: “Il nostro è un territorio molto rurale ma anche molto sviluppato per la ricezione turistica. Siamo ricchi di sedi storiche come Pienza, Montepulciano e di benessere come Chianciano e San Casciano, senza dimenticare la nostra importante tradizione enogastronomica”. Il Comitato Nazionale di Valutazione, presieduto dal Dipartimento del Turismo e costituito da ENIT, Anci e Coordinamento Regionale per il Turismo, ha esaminato le candidature pervenute sulla base di criteri europei e nazionali, nonché attraverso visite sul territorio per poi selezionare le destinazioni Eden (1 vincente e 4 classificate) da segnalare alla Commissione Europea. Il processo di selezione delle destinazioni turistiche di eccellenza nel campo del turismo del benessere genererà un circuito virtuoso con effetti moltiplicatori connessi ad un incremento dei flussi turistici. Alla conferenza stampa erano presenti numerosi sindaci tra i quali i primi cittadini Daniela Pallotta (Duino Aurisina, Ts), Marco Filipponi (Genga, An) ed il consulente per la cultura di Alto Reno Terme (Bo), Giacomo Martini.

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La dieta mediterranea è la migliore del mondo: da benefici per la salute e allunga la vita. Lo sostengono gli americani

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The winner is… la dieta mediterranea: parliamo di una singolare classifica tra le ‘diete’ di tutto il mondo che l’ha vista al primo posto, quale migliore dieta al mondo del 2020 davanti alla ‘dash’ e alla ‘flexariana’. A divulgare questi dati è la Coldiretti, sulla base del best diets ranking 2020 elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

La dieta mediterranea – sottolinea la Coldiretti – ha vinto la sfida tra 35 diverse alternative con un punteggio di 4,2 su 5 grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute, tra cui perdita e controllo del peso, salute del cuore e del sistema nervoso, prevenzione del cancro e delle malattie croniche, prevenzione e controllo del diabete.

Il primato generale della dieta mediterranea – precisa la Coldiretti – è stato ottenuto grazie al primo posto in ben quattro specifiche categorie: prevenzione e cura del diabete, mangiare sano, componenti a base vegetale e facilità a seguirla. In pratica è stato premiato lo stile di vita unito ad un’alimentazione sana, fatta di prodotti del territorio.

A contendere la vittoria della dieta mediterranea sul podio quella ‘dash’ contro l’ipertensione che si classifica al posto d’onore e la f’lexariana’, un modo flessibile di alimentarsi. Al quarto posto la dieta ‘mind’ che previene e riduce il declino cognitivo e la storica dieta ipocalorica ‘weight watchers’.

Un ruolo importante per la salute che – continua la Coldiretti – è stato riconosciuto ad un decennio dall’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuta il 16 novembre 2010, nonostante la svolta promossa dal presidente Usa Donald Trump nelle mense scolastiche americane con una proposta per indebolire il programma avviato da Michelle Obama per promuovere pasti più sani come le verdure.

La dieta mediterranea è un tesoro del Made in Italy che ha consentito all’Italia di conquistare il record di longevità in Europa con la speranza di vita alla nascita che raggiunge il massimo storico di 82,3 anni con 80,9 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne con ben 14.456 ultracentenari a livello nazionale. L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari – continua la Coldiretti – si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno.

Il nuovo riconoscimento rappresenta– precisa la Coldiretti – anche una risposta ai bollini allarmistici e a semaforo fondati sui componenti nutrizionali che alcuni Paesi, dalla Gran Bretagna al Cile alla Francia, stanno applicando su diversi alimenti della dieta mediterranea sulla base dei contenuti in grassi, zuccheri o sale. “Il sistema di etichettatura a semaforo è fuorviante, discriminatorio ed incompleto e – afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Si rischia – precisa Prandini – di promuovere cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e di sfavorire elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche specialità come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma le cui semplici ricette non possono essere certo modificate. È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema che cerca invece di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità anche perché – continua Prandini – l’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo sullo specifico prodotto. È importante l’impegno dell’Italia affinchè – precisa Prandini – si introduca un sistema diverso “a batteria” che tenga conto dell’insieme della dieta alimentare non si focalizzi sul singolo prodotto”. In questo contesto – conclude Prandini – è giusto non inserire i prodotti a denominazione di origine Dop e Igp per evitare di ingenerare confusioni su prodotti le cui riconosciute caratteristiche spesso  a ricette tramandate da secoli.

TOP FIVE DIETE NEL MONDO
1) Mediterranea
2) Dash contro l’ipertensione
3) Flexariana, un modo flessibile di alimentarsi
4) Mind che previene e riduce il declino cognitivo
5) Weight watchers, ipocalorica

 

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su U.S. News & World’s Report’s,

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Cambia la dieta, più verdure in Italia e in Cina più carne

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 Dopo Spagna e Grecia l’Italia e’ il terzo Paese dell’Europa occidentale che fa un maggior uso di verdura ed e’ una delle nazioni del continente che ha un minore consumo di alimenti di origine animale e di zuccheri. Se da una parte Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia hanno diminuito il consumo di questi due prodotti, ad aumentarli e’ invece l’Estremo Oriente, con Cina, Corea del Sud e Taiwan che hanno modificato cosi’ le loro diete. A dirlo e’ uno studio internazionale guidato dall’Universita’ del Kent e dall’Imperial College di Londra che e’ stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Food. Si tratta di una fotografia di 171 nazioni del mondo che ha analizzato mezzo secolo (dagli anni Sessanta al 2010) di abitudini alimentari partendo pero’ dai dati di importazioni, di esportazioni, della produzione interna, delle quantita’ di rifiuti e delle riserve produttive. A questo lavoro ha partecipato anche un’italiana: si tratta di Mariachiara Di Cesare, docente di Salute pubblica della Middlesex University. In America del Sud e in quella centrale un maggior cambiamento della variabilita’ alimentare si e’ registrata in Brasile e in Messico, con l’Argentina che, invece, ha mantenuto pressoche’ stabili le proprie abitudini. In Europa i maggiori cambiamenti si sono notati nei Paesi del Sud (oltre all’Italia, anche in Portogallo, Spagna e Grecia) e dell’ex area sovietica: oltre alla Russia, si notano modifiche in Lettonia, Ucraina e Bielorussia. La regione dell’Africa sub-sahariana ha mostrato il minimo cambiamento, con una mancanza di approvvigionamento alimentare diversificato. “Il problema dell’Africa e’ la mancanza della varieta’ alimentare: la sua dieta si basa completamente su prodotti di origine amidacea e questo porta a una doppia realta’, sia di sottonutriti sia di persone obese”, spiega Di Cesare. Secondo James Bentham, docente di statistica all’Universita’ del Kent, questa analisi fa notare “chiari cambiamenti nell’offerta alimentare globale” con tendenze che “possono essere responsabili di forti miglioramenti nella nutrizione in alcune parti del mondo. Tuttavia, l’obesita’ rimane una preoccupazione a lungo termine”.

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Bolzano, Modena e Trapani sono le città più care del 2019

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A Bolzano, Modena e Trapani il podio per le citta’ piu’ care del 2019. Ad Ancona, Perugia e Sassari gli ultimi tre posti perche’ le piu’ convenienti. A stilare la classifica dei capoluoghi dove il costo della vita l’anno scorso e’ cresciuto di piu’ o di meno e’ l’Unione nazionale consumatori, che ha messo in fila i maggiori (e i minori) rincari, sulla base dell’inflazione media registrata dall’Istat (0,6% in media d’anno), calcolando le ricadute sul budget familiare. Al top si piazza Bolzano dove l’alta inflazione media all’1,3% ha determinato, per una famiglia tipo, una stangata pari a 392 euro su base annua. Al secondo posto Modena che, pur avendo ‘solo’ il terzo maggiore incremento dei prezzi, pari all’1,1%, registra una spesa annua supplementare di 307 euro. Terza Trapani, dove l’inflazione record all’1,5%, implica un’impennata del costo della vita pari a 305 euro. E Trapani fa discutere perchè l’altra certificazione è che la città dove la qualità della vita è tra le peggiori. All’opposto, le tre città con i minori rincari del 2019 sono Ancona, che con Perugia vanta l’inflazione media piu’ bassa, +0,1%, e che registra, per una famiglia tipo, un aggravio annuo di spesa di appena 22 euro, Perugia con 23 euro e, in terza posizione, Sassari, dove la seconda inflazione piu’ bassa (+0,2%) genera un esborso aggiuntivo di soli 41 euro.

La caccia. Il tesoro della Lega cercato tra Lussemburgo e Bolzano

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