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Manovra economica, prove di accordo Conte – Di Maio: carcere agli evasori, slittano tetto contante e multe per chi non usa il pos

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C’è l’accordo sul decreto fiscale. Ma restano ancora discussioni nella maggioranza perchè ci sono da definire ancora molte cose. Non c’è stata però la temuta rottura. La maggioranza ha trovato una intesa su molti nodi ancora aperti: carcere agli evasori, tetto al contante, multe per chi non usa il pos. Non c’è accordo sulla stretta alla flat tax per le partite Iva. Novitàimportanti anche per il “Superbonus della Befana”  voluto dal premier. Arriverà a gennaio 2021 ma premierà solo le spese effettuate con carte e bancomat a partire da luglio 2020. Le risorse a disposizione – spiegano fonti di Palazzo Chigi – restano 3 miliardi, che si tradurrebbero in un bonus tra i 300 e i 500 euro per le spese dal parrucchiere e l’estetista, ma anche da meccanico ed elettrauto, elettricista, idraulico, ristorante. Il premier Giuseppe Conte dopo i nervosismi di fine settimana ha rimesso attorno al tavolo gli alleati di governo ed ha siglato una tregua con Luigi Di Maio. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha incontrato tutti i soci di maggioranza prima del lungo vertice serale. Incontri che hanno evidenziato come Pd e Leu siano insofferenti alle richieste dei Cinquestelle. “Il M5s non molla mai!”, scrive Di Maio su Facebook. L’intesa, dunque. Slittano a luglio 2020 sia l’abbassamento del tetto al contante (che non piace a Iv e a parte del M5s) sia le multe per chi non faccia pagare con pos, nell’attesa di un accordo sul calo dei costi delle commissioni delle carte di credito. C’e’ l’intesa anche sull’inasprimento del carcere per gli evasori e sulla confisca per sproporzione, sul modello di quella che si applica ai mafiosi. Il ministro Alfonso Bonafede annuncia che si passera’ “da un minimo di 4 anni a un massimo di otto anni” di carcere per i grandi evasori partendo da una “somma evasa di 100mila euro”. La stretta entrera’ subito nel testo del decreto fiscale ma con la postilla che le nuove norme entreranno in vigore non subito, ma solo dopo il via libera finale al decreto. Si garantira’ cosi’ sia la certezza della pena, sia – come sottolinea Dario Franceschini – che “il Parlamento potra’ approfondire tutti gli effetti e le conseguenze”. Insomma, ancora ampio spazio al confronto. Ma Bonafede assicura di non temere modifiche e Di Maio festeggia l’intesa sulla norma di bandiera del M5s: “Finalmente tocchiamo gli intoccabili!”. La discussione pero’ probabilmente proseguira’. A partire dal nodo delle norme sulle partite Iva a cui si applica il regime forfettario al 15%. “Siamo al lavoro. Sara’ oggetto della discussione nei prossimi giorni”, racconta Di Maio, facendo riferimento alle norme che dovrebbero entrare nella legge di bilancio. Le nuove regole per limitare gli abusi erano state fortemente volute dal ministero dell’Economia. Ora arriverebbe il divieto di cumulo per chi guadagni oltre 30mila euro da lavoro dipendente (sono d’accordo tutti i partiti), mentre salterebbe il calcolo analitico del reddito su cui applicare la tassazione forfettaria ma i Cinque stelle vorrebbero far saltare anche il tetto alle spese per investimenti.

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Dicembre sarà il mese degli incentivi per nuovi decoder e smart tv, arriva la nuova tecnologia digitale DVBT2

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Partiranno a dicembre i nuovi contributi per l’acquisto di decoder e Smart TV in grado di supportare la nuova tecnologia digitale DVBT2 (Digital Video Broadcasting Terrestrial 2, passo avanti rispetto alla DVBT1 attuale). Entro il mese, se non nei prossimi giorni, assicurano dal ministero dello Sviluppo economico, verra’ infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’atteso decreto interministeriale Mise-Mef che ne consentira’ l’erogazione, stabilendo approfonditamente i criteri d’accesso e gli adempimenti per richiedere lo sconto. Il punto e’ stato fatto la scorsa settimana al Ministero dello Sviluppo nel corso del tavolo TV 4.0, presieduto dal sottosegretario Mirella Liuzzi.

Il tavolo è stato l’occasione per fare il punto sui criteri e le modalità di erogazione di indennizzo per le tv locali, il calendario di dettaglio della road map della prima fase dello spegnimento delle reti delle aree tecniche e proprio i contenuti del decreto interministeriale per l’erogazione dei bonus a favore dei cittadini per l’acquisto di smart TV e decoder di prossima pubblicazione. Gli attori in campo, autorità competenti in materia, operatori televisivi e associazioni di categoria, guidate dal ministero, hanno quindi valutato le prime iniziative da intraprendere per comunicare ai cittadini il passaggio al DVBT2 considerando “fondamentale accompagnare la transizione del sistema radiotelevisivo al DVBT2 con opportune campagne e azioni informative”.

La nuova tecnologia entrera’ ufficialmente e definitivamente in vigore su scala nazionale (con passaggi progressivi delle varie aree del Paese) a partire dal primo luglio 2022. Entro il 30 giugno 2022, infatti, i network televisivi dovranno abbandonare completamente l’utilizzo delle frequenze sulla banda dei 700 MHz in modo che siano rese disponibili per la connettivita’ 5G. La “liberazione” dei 700 MHz da parte dei network imporra’ la necessita’ di acquistare una smart TV o un decoder compatibili se si vorranno continuare a vedere i programmi televisivi. Per orientarsi a grandi linee, vale in generale lo spartiacque del 2017: se il televisore che si ha in casa e’ stato acquistato dopo il 1 gennaio 2017 allora sara’ in grado di supportare il nuovo sistema. Da allora per legge, tutti i negozi sono stai infatti obbligati a vendere esclusivamente apparecchi con il nuovo decoder integrato. Per acquisti avvenuti negli anni precedenti dovra’ invece essere verificata la compatibilita’. L’obiettivo indicato da Liuzzi e’ di “incrementare gli attuali 151 milioni di euro” stanziati per incentivare il passaggio con la legge di bilancio dello scorso anno “richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo”. Attualmente, in base ai finanziamenti gia’ previsti, il voucher ammonta a 50 euro.

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Alibaba, spesi sulla piattaforma cinese quasi 29 miliardi di dollari in un giorno

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Alibaba si avvia a chiudere la sua 11/ma edizione della 24 ore di shopping sfrenato della ‘giornata dei singoli’ (11 novembre o 11.11) con vendite record sulla sua piattaforma online. Alle 13.40 locali (le 5:40 in Italia) i volumi registrati sono a ridosso dei 200 miliardi di yen (circa 28,6 miliardi di dollari). Aperta alla scoccare della mezzanotte tra domenica e lunedì, con la benedizione della megastar americana Taylor Swift in un gala tenuto quest’anno a Shanghai, lo shopping ha impiegato 68 secondi per raggiungere un miliardo di dollari di spesa.

I volumi totali transitati sulla piattaforma dei pagamenti del gruppo, Alipay, ha raggiunto i 100 miliardi di yuan (14,3 miliardi di dollari) in 63 minuti e 59 secondi, 43 minuti prima dell’edizione 2018, conclusasi con vendite complessive per il nuovo record dell’iniziativa pari a 30,7 miliardi di dollari. Surclassando il ‘Black Friday’ Usa di novembre dedicato allo shopping, l’iniziativa di Alibaba ha spinto alla partecipazione anche le piattaforme rivali, come JD.com e Suning.

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Confesercenti denuncia: Il canone unico? Per le imprese rischio aumenti del 25%

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Il canone unico rischia di portare a un nuovo aumento della pressione fiscale locale sulle piccole imprese, che puo’ arrivare ad aumenti fino al 25%. A sottolinearlo è Confesercenti, che in una nota osserva: “La nuova tassa unificata delle imposte locali minori, dal suolo pubblico alla pubblicità, da semplificazione potrebbe trasformarsi in aggravio. La norma, infatti, prevede che il gettito fiscale del nuovo Canone non possa essere inferiore alle imposte che sostituisce, ma non pone alcun limite agli aumenti. Che possono arrivare – come nel caso del canone pagato dalle imprese ambulanti – anche al +25%”.

In attesa che i comuni deliberino il peso effettivo del nuovo canone, inoltre – prosegue l’analisi di Confesercenti – tutti pagheranno 120 euro al metro quadrato all’anno, una cifra di molto superiore a quella pagata attualmente in buona parte dei casi. Il Canone unico rischia dunque di configurarsi come un’ulteriore spinta alla pressione fiscale locale, gia’ alta: dopo la profonda crisi economica che ha coinvolto il nostro Paese tra il 2008 e il 2013, gli Enti locali hanno infatti utilizzato la loro autonomia per contrastare le riduzioni delle basi imponibili. Le imposte dirette locali sono aumentate nel periodo 2010-18 del 43,6% (+7 miliardi), passando dal 7,2 al 9,4% delle imposte dirette totali. La tendenza alla crescita del fisco locale era stata interrotta nel 2016 con il limite posto sull’agibilita’ delle imposte locali. Il blocco dei tributi e’ pero’ terminato nel 2019, scatenando una nuova ondata di incrementi di imposta: solo nei primi cinque mesi di quest’anno, rileva la Corte dei Conti, sono stati 469 i comuni che hanno gia’ deliberato un aumento dell’addizionale comunale, cui vanno aggiunti 3.173 enti che gia’ applicano l’aliquota massima. Una valanga di aumenti d’imposta da fermare subito. E’ necessario evitare di peggiorare la situazione: per questo chiediamo al governo di ripristinare il blocco dei tributi locali gia’ attuato nel 2016, che ha dato un po’ di respiro a famiglie e imprese.

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