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Politica

M5S, i capicommissione smentiscono “le chiacchiere di giornali”: nessun documento contro Di Maio

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“La Capicommissione è un organo fondamentale, dove si decidono in maniera condivisa tutte le decisioni che riguardano il M5S a Montecitorio. Ne consegue la necessità di un confronto periodico perchè ognuno deve essere un pezzo di un ingranaggio collegiale. Nello specifico, a differenza di quanto riportato da alcuni organi di stampa, nessun documento è stato redatto circa l’operato di Luigi Di Maio”. È scritto in una nota, firmata dal capogruppo vicario M5S alla Camera, Francesco Silvestri e da tutti i 14 capicommissione del Movimento a Montecitorio. “Capiamo che, per uscire tutti i giorni, i quotidiani abbiano continuamente bisogno di nuove storie. Capiamo meno quando, pur di riempire le pagine, le inventino. E’ facile intuire che descrivere un Movimento spaccato al suo interno, possa fare comodo a tanti, ma non è così. E lo dimostriamo in aula quando portiamo a casa, grazie alla nostra compattezza riforme importanti per il Paese o come è accaduto anche ieri, con l’importante stanziamemto del Governo per adeguare gli stipendi dei Vigili del fuoco a quelli delle forze di polizia. Stanziamento per il quale tutto il MoVimento si è battuto e per il quale esprimiamo grande soddisfazione”, spiegano i capicommissione.

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Napoli

Suppletive Napoli, Ruotolo si presenta: sono il candidato di tutti

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Definisce la sua candidatura un “laboratorio politico per il futuro per le forze progressiste e di sinistra”. Dice di sentirsi una “sardina, seppur stagionata” e cita Borsellino, “mi sono candidato perchè amo la mia terra”. Sandro Ruotolo, in corsa per il seggio al Senato lasciato libero dal defunto Franco Ortolani, eletto nel 2018 nel collegio partenopeo, si è presentato così. Con il Pd da un lato, Dema dall’altro, le Sardine accanto e un obiettivo: “Essere il candidato di tutti”. Prove di “coalizione” allargata, a Napoli. Anche se tutti guardano alle suppletive, non certo alle regionali dove i distinguo restano eccome. Ad ascoltarlo, in una conferenza stampa costruita bene, ci sonoil sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ma anche il segretario metropolitana del Pd, Marco Sarracino, tra gli altri. Ruotolo parla di una “sfida bellissima” e dice anche di sentire addosso “tutta la responsabilità di guidare una coalizione allargata”.

“Bisogna rispondere al sovranismo, a Salvini che vorrebbe portare l’odio anche qui”, avverte. Parla della Terra dei fuochi, del lavoro (“ieri prima di presentare la mia candidatura ho incontrato i lavoratori della Whirlpool”), parla della camorra avendo accanto parenti delle vittime innocenti dei clan. Ci sono anche le sardine accanto a lui, “ragazzi che finalmente hanno fatto presente che la politica deve occuparsi delle persone”. E poi, su tutto, Napoli e la capacità di essere squadra. Guai a dirgli che la sua è una candidatura voluta dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: “Non è una operazione intelligente, questa. Ho stima e amicizia per Luigi ma per tanti altri”. “E poi – aggiunge – io l’unica tessera che ho è quella dell’Anpi, tutti dovrebbero averla”. Se dovesse essere eletto, si siederà nel gruppo misto, spiega. E a chi gli chiede cosa si aspetta dai Cinque stelle, risponde cosi’: “Io li rispetto. Dobbiamo essere e non solo dire di essere contro l’odio e il rancore. Io metto sul piatto la mia storia, la gente sa chi sono. Anche l’elettore grillino mi ha trovato sempre. Io vorrei un voto di opinione per cui si vota la persona, questo per me è importante”. Altra novità della candidatura di Ruotolo: niente simboli di partito.

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In Evidenza

Di Maio lascia la guida del M5S, ma è solo un arrivederci

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Luigi Di Maio non è più il capo politico del Movimento 5 Stelle. Alla fine di un lungo, articolato, pacato ma fermo discorso fa un gesto che è assai eloquente rivolgendosi alla platea pentastellata del tempio di Adriano: si slaccia la cravatta dalla quale non si è mai separato da quando è entrato in Parlamento nel 2013, e se la toglie. Il testimone  ora passa al componente più anziano del Comitato dei garanti del Movimento, Vito Crimi.

La sua reggenza è durata poco meno di tre anni: ora sbatte la porta in faccia ai tanti detrattori, quelli che, dalle retrovie lo hanno “pugnalato alle spalle”. Perche’, ripete piu’ volte durante il suo discorso di commiato, “i peggiori nemici sono quelli che lavorano al nostro interno non per il gruppo ma per la loro visibilità”. Quello dell’ex capo politico, però, non è un addio al Movimento: Di Maio resta ministro ma non sarà capo delegazione dei 5 stelle, tesse le lodi del premier Giuseppe Conte (“E’ la più alta espressione dei cittadini che non hanno mai fatto politica e si fanno Stato”) ed annuncia: “Io non ci penso per nulla a mollare, per quanto mi riguarda si chiude solo una fase”. La sua successione verrà decisa dopo gli Stati generali del Movimento convocati per meta’ marzo: “Li’ discuteremo sul cosa, subito dopo passeremo al chi”. E’ un arrivederci, quasi una sfida per vedere chi saprà davvero fare di meglio.

Il suo discorso è quasi un testamento politico in cui ricorda le tante leggi portate a casa, gli obiettivi da raggiungere, le lotte vinte, dal taglio dei parlamentari, al reddito di cittadinanza fino alla prescrizione (“scenderemo in piazza se proveranno a cancellarli”) passando per i problematici approcci con il tema delle infrastrutture. Ora però Di Maio invita ad andare avanti e a guardare agli Stati Generali come un momento di rifondazione: “oggi si chiude un’era. Ed è per l’importanza di questo momento che ho iniziato a scrivere questo documento un mese fa”. Da tanto, quindi, l’ex capo politico medita da la mossa e il premier Giuseppe Conte ne sarebbe stato al corrente dal primo momento.

“Lavoreremo fianco a fianco fino al 2023 per consolidare il ruolo di primo piano dell’Italia in Europa e nel Mondo”, sottolinea il premier invitando il Movimento ad affrontare questa fase di passaggio. Ma una stagione e’ terminata e al tempio di Adriano, dove sono confluiti parlamentari e ministri pentastellati, lo staff al completo della Comunicazione, compreso Rocco Casalino, la commozione e’ palpabile e qualche lacrima scende dalle guance. A Pomigliano decine di attivisti si sono raccolti nella sede del meet up locale per seguire il suo discorso: “ci fidiamo di lui” dicono, ricalcando uno dei temi ricorrenti nel discorso del leader. “La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata” esorta Di Maio. L’ormai ex capo politico rassicura sulla tenuta del governo mentre Matteo Salvini, in campagna elettorale, gia’ canta vittoria: “il governo e’ finito”, e’ certo il leader della Lega che fornisce la sua lettura della parabola del suo ex collega vicepremier. “Io non me la prendo con Di Maio che ha trentatre anni ma con il signor Grillo che ha portato alla fine dei Cinque stelle. Perche’ – pronostica – questa e’ la fine dei M5s”. Anche Giorgia Meloni gia’ vede la fine dell’esecutivo e invoca “elezioni subito per dare alla Nazione un Governo forte e coeso” E mentre Italia Viva non dedica neppure una parola di commento alla notizia del giorno,il segretario del Pd Nicola Zingaretti “abbraccia” il ministro “per una scelta difficile che rispettiamo” e invia un in bocca al lupo a Vito Crimi: “Continueremo a lavorare per dare risposte e soluzioni concrete alla persone” dice il segretario dem.

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Politica

Regionali, Zingaretti: il governo va avanti

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Dopo le regionali in Emilia e Calabria, qualsiasi sara’ il risultato, il governo andra’ avanti? “Si”. Lo ha detto il segretario del P Nicola Zingaretti al Tg4 dichiarandosi fiducioso sull’esito delle urne. Alla domanda se il voto delle regionali influira’, Zingaretti ha risposto: “Il voto influisce si, sulla vita di chi vive in quelle regioni. A seconda di come sono la sanita’ o la scuola, cambia la vita persone. Noi abbiamo delle candidature forti, utili alla vita delle persone”. Alla domanda sul perche’ dell’incertezza sul piano politico nazionale, come dimostra l’innalzamento dello spread, Zingaretti ha replicato: “le incertezze ci sono perche’ Salvini usa il voto locale per una campagna nazionale, e questo da’ la percezione che in Italia e’ tutto in discussione, e questo si paga anche sui mercati. Salvini cerca di distrarre perche’ il governo taglia le tasse, ha cancellato il ticket, ha investito nella Sanita’, ha dato soldi sulle pol famiglie, passando dalla fase dei comizi e della rabbia alla fase dei fatti che migliorano la vita delle persone, e questo fa paura a Salvini”.

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