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Lucio Battisti, domani la Sony mette in vendita una raccolta di 48 brani restaurati e rimasterizzati

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Pignolo, perfezionista, sperimentatore, appassionato. E soprattutto a Lucio Battisti piaceva provare tutto. Come quella volta che in sala di registrazione volle fare lui il mixaggio per sentire la vibrazione della musica. Poi entro’ Mogol, che arrivava solo a fine lavorazione, ascolto’, sentenzio’ ‘Bella schifezza’ e se ne ando’. Lucio prese il nastro e lo getto’ nel cestino. A ricordare l’aneddoto Gaetano Ria, il fonico per anni collaboratore del cantautore scomparso nel 1998 a 55 anni. Quello del tecnico del suono e’ uno dei tanti contributi a ‘Battisti come non lo hai mai ascoltato’, booklet che arriva a due anni dall’uscita del primo Masters. Targato Sony, e presentato oggi nella sede milanese della societa’, contiene 48 brani estratti direttamente dai nastri analogici originali restaurati e rimasterizzati a 24 bit /192 KHZ, ritenuta la migliore definizione possibile al momento. Oltre alle canzoni ci sono anche foto e interviste a musicisti, produttori, tecnici che hanno lavorato con lui, dallo stesso Ria a Mario Lavezzi, ma anche Renzo Arbore, Franz Di Cioccio, Alberto Radius, Phil Palmer, Alessandro Colombini, Mara Maionchi. “Gli piaceva sperimentare tutto, strumenti nuovi, sonorita’, si appassionava a tante cose diverse e poi voleva approfondirle, dalla fotografia al windsurf – ha detto Mario Lavezzi, compositore, produttore e collaboratore per anni della coppia Battisti- Mogol nell’ incontro alla Sony – Quando si e’ rotto il loro binomio si e’ un po’ sciolto qualcosa, poi Lucio ha cominciato a sperimentare musicalmente ma anche con i testi”.

“Oggi prevale la velocita’ anche nel campo della musica, noi abbiamo vissuto da privilegiati, un nuovo illuminismo negli anni ’60, ’70, un pulsare di creativita’ in tutti i settori, una umanita’ che spingeva per la creativa e il cambio di costume e tra questi innovatori c’e’ stato anche Lucio – ha aggiunto Lavezzi – Poi dalla sua famiglia solo tentativi per farlo dimenticare, una cosa inspiegabile, forse una sindrome, c’e’ qualcosa che non quadra, va oltre la logica”. Il cofanetto diventa quindi anche un modo per riscoprire e risentire Lucio Battisti, morto a 55 anni nel 1988, non solo come cantante ma anche come uomo di studio di registrazione e musicista tra i musicisti e direttore d’orchestra. “Sono 50 anni che faccio i testi di Battisti, lo conosco a memoria – ha detto Alberto Radius, chitarrista, ex Formula 3, tra i piu’ fedeli collaboratori del cantautore – Ogni anno che passa scopro che si puo’ fare in un’altra maniera, e tutte le volte scopriamo che si possono suonare diversamente, noi poveri mortali, prendiamo una frase e ci fai un pezzo, prendiamo un’altra frase e ci fai un altro pezzo”.

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Gigi D’Alessio torna con “Noi Due”, un album con molti duetti: spazzati via anni di razzismo culturale e ghettizzazioni

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Gigi D’Alessio è felice. Esce “Noi due”, il suo nuovo album. La data prevista è venerdì 18 ottobre. Un disco nuovo dopo 27 anni di carriera e 26 milioni di dischi già venduti”. Questo lavoro discografico è però una novità assoluta. Molti artisti italiani entrano nel suo mondo. Nel disco, infatti, ci sono i duetti con Fiorella Mannoia, Giusy Ferreri e gli esponenti del rap Guè Pequeno, Emis Killa e Luchè. Il tutto, “rimodernando le mie sonorità”. Il tutto, senza snaturarsi ma cimentandosi in autentiche sfide. La prima, quella con Fiorella Mannoia: “Lessi un’intervista nella quale diceva che aveva sempre cantato brani di grandi cantautori, ma se pure le avessero portato una bella canzone D’Alessio l’avrebbe eseguita. L’ho presa come sfida. Ho scritto ‘L’ammore’ in macchina fra Roma e Milano. Sono andato da Fiorella, gliel’ho fatta sentire e si è commossa. A quel punto ho voluto anche cantarla con lei”. Con il mondo del rap, invece, la sfida è stata di un altro tipo: “Volevo far entrare i rapper nel mio mondo. L’esperimento è stato aprirmi per farli entrare. Io sono sempre stato molto aperto alle collaborazioni, ma era più facile all’estero perchè in Italia dovevo combattere un pregiudizio nell’ambiente. Con questo disco, finalmente, riesco ad aprirmi al mondo. E’ sempre stato più semplice all’estero, per questo per me questo album è una dimostrazione di affetto dei miei colleghi italiani. E’ la prima volta che posso permettermi di dire: hai visto quante persone hanno cantato con me?”.

La domanda che tutti gli fanno è scontata, quasi banale: perchè nell’album non c’è Anna Tatangelo, sua compagna nella vita? “Altrimenti ce la cantiamo e ce la suoniamo sempre noi. Rischi di diventare come Al Bano e Romina. Noi non siamo nati come coppia nella musica. Se ti vedono sempre insieme rischi di diventare un duo e non vogliamo”. Anche per evitare un altro pregiudizio, visto che tanti già D’Alessio ne ha subiti in passato: “Se nasci da Roma in su sei un cantautore, se nasci a Napoli sei neomelodico. È razzismo culturale, è ghettizzare quel mondo. Venti anni fa a Sanremo fu quasi uno scandalo una mia frase in napoletano in ‘Non dirgli mai’. Me la volevano far togliere, ma poi in diretta la cantai lo stesso. E ora, dopo 20 anni, mi chiedono perchè non canto di più in napoletano. Sono contento che la lingua sia stata sdoganata anche nella musica pop”. Tanto che i concerti di Gigi D’Alessio con Nino D’Angelo ‘Figli di un re minore’ sono stati un tale successo da portare a tre repliche: Napoli il 26 dicembre, Milano il 20 gennaio e Roma il 24 gennaio. In attesa, dal 29 novembre il cantautore sarà su Rai1 per tre settimane con il programma, insieme a Vanessa Incontrada, ‘Vent’anni che siamo italiani’.

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Niccolò Fabi: ho girato in tondo, ora torno alla musica

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“Ho provato a fare un altro tipo di canzoni, semplicemente belle ma senza tanti pensieri. Poi ho capito che non era quello che volevo fare”. Comincia a raccontarlo in questo modo, Niccolo’ Fabi, il nuovo album ‘Tradizione e tradimento’, in uscita domani e che riporta in scena il cantautore romano a tre anni e mezzo dal disco precedente. “Pensavo che un album come ‘Una somma di piccole cose’ – ha detto Fabi a proposito dell’ultimo lavoro da studio dato alle stampe – avesse chiuso un cerchio. Ho preso le distanze dalla musica per un anno, lasciando la chitarra chiusa nel suo fodero e dedicandomi a tutto quello che per me puo’ essere extra musicale”.

L’esigenza di scrivere, a quanto pare, e’ pero’ stata piu’ insistente e la penna di Fabi ha ricominciato a scrivere, anche se le intenzioni iniziali sul nuovo album erano ben diverse da quelle poi adottate. “L’idea era di staccarmi da quanto fatto in precedenza – ha spiegato la voce delle nuove ‘Scotta’, ‘Amori con le ali’ e ‘Prima della tempesta’ – dedicandomi anche a sonorita’ elettroniche. Ci ho provato davvero, ma il risultato non e’ stato quello che mi ero aspettato. Ho deciso quindi di ricominciare da capo e alla fine sono uscite le canzoni di questo album”. Le tracce in scaletta sono un totale di nove e Fabi le ha prodotte artisticamente assieme a Roberto Angelini e Pier Cortese, storici amici del cantautore, nonche’ compagni di viaggio musicale e spesso di palcoscenico.

“Spesso le cose che davvero vogliamo le abbiamo gia’ in tasca – ha commentato Fabi – ma per accorgercene ce ne dobbiamo allontanare. Io l’ho fatto e alla fine ho girato in tondo fino a tornare dal punto da cui sono partito. Non ho doti musicali particolari e se mi mettessi a fare qualcosa che non mi appartiene sarei uno dei tanti. Nel mio modo di fare canzoni, magari, ho invece qualcosa di speciale da dire e raccontare”. Con quello che il cantautore definisce “un disco piu’ estroverso del solito, ma a modo mio”, Fabi tornera’ anche ad esibirsi dal vivo per un tour teatrale, in programma dal prossimo mese di novembre e con data zero a La citta’ del teatro di Cascina (Pisa). Poi sara’ la volta dei teatri di alcune delle principali citta’ italiane, tra le quali Ravenna, Milano e Vicenza i cui biglietti sono gia’ andati esauriti. “Continuano a piacermi le canzoni sussurrate – ha detto Fabi – perche’ spesso i messaggi piu’ forti non sono quelli che vengono urlati, ma quelli che necessitano di essere ascoltati da vicino, detti all’orecchio”.

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La Filarmonica della Scala suona per i 70 anni della Repubblica di Cina

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La Filarmonica della Scala si esibirà al teatro dal Verme di Milano il prossimo 20 ottobre per il settantesimo anniversario dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. L’appuntamento rientra nella China night promossa dalla China Philharmonic Orchestra, che coinvolge ensemble di tutto il mondo dalla Royal Philharmonic di Londra alla Mariinsky Orchestra di San Pietroburgo. Una rassegna per far conoscere la musica cinese contemporanea e le connessioni che ci sono con la musica cosiddetta occidentale. Per l’occasione a Milano salira’ sul podio il direttore cinese Muhai Tang mentre violino solista sara’ Ning Feng. Il programma prevede Dance of the Yao People, composta da Liu Tieshan e Mao Yuan nel 1952, e?ispirata alla ‘lunga danza delle percussioni’, una forma musicale in uso nei festival tradizionali del popolo Yao, seguita da The Butterfly Lovers, composizione per violino e orchestra di Chen Gang e He Zhan Hao, e la Sinfonia di Ye Xiaogang No.7 Hero, per concludersi con Train Toccata di Liu Yuan.

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