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Luci al Macellum-Tempio di Serapide per essere pronti a settembre alla riapertura attesa da decenni

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E’ la luce che precede, accompagna e auspica il meglio alla riapertura al pubblico, prevista per fine settembre prossimo, del Macellum-Tempio di Serapide chiuso oramai da decenni nel centro di Pozzuoli, a ridosso del Porto e del suo mercato del pesce. Ed è una nuova linfa, in un  palcoscenico unico, quello dell’antico mercato romano, che ospita, questa sera è l’ultima rappresentazione,  il progetto “Overture, verso il mediterraneo e oltre”, ma che verrà e successivamente riproposto il 25 e il 26 settembre. L’evento si traduce in un’opera coreografica di luci e musica che farà d’apripista alla serie di eventi e attività che si svolgeranno con regolarità a partire da settembre, nel celebre sito archeologico puteolano.La rassegna è una delle iniziative che  l’Ati Macellum, associazione che ha preso in concessione l’antico sito archeologico in partenariato con il parco archeologico dei campi flegrei e costituita da La Terra dei miti srl – Associazione Amartea, Aporema onlus e Graficamente srl, vuole donare agli abitanti della città di Pozzuoli, in vista della nuova rinascita del Tempio di Serapide, luogo che per secoli è stato snodo d’incontri e di scambi, non solo commerciali, tra mondi ed etnie diverse provenienti dalle varie provincie dell’impero. Con la regia di Fabrizio Mantova, lo spettacolo è uno show di luci, laser (a cura di Laser Specialist – Davide Aquilano) e proiezioni in sincro su una selezione musicale che, attraverso i cinque sensi, creerà un vero e proprio viaggio nel Mediterraneo. Ogni show durerà 10 minuti: al termine di ogni show (il primo partirà mezz’ora dopo l’imbrunire) sarà proiettato il countdown, a segnalare la ripartenza dello show successivo, fino alla mezzanotte. La selezione di brani strumentali a cura di Gennaro Tesone, batterista storico degli Almamegretta (MedRoots) ha l’obiettivo di far rivivere la cultura e i suoni del Mediterraneo interpretati anche dagli artisti campani più amati e rievocherà la magia delle influenze e delle commistioni del Mare nostrum, che ha reso la nostra cultura e le nostre tradizioni ricche e articolate.

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima: parla Valentina Sarpa

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Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa.

La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

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Suarez cittadino italiano grazie ad un esame truffa: test e punteggi concordati per il campione del Barcellona

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La Guardia di Finanza sta procedendo all’acquisizione di documenti negli uffici dell’Università per stranieri di Perugia in relazione a presunte irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana, svolta il 17 settembre scorso, dal calciatore uruguaiano Luis Alberto Suárez Diaz, necessaria all’ottenimento della cittadinanza italiana. Le indagini, coordinate dalla procura di Perugia e condotte dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, sono scattate a febbraio 2020 per fatti diversi e maturati nel contesto dell’Università per stranieri. “Dalle attività investigative – sottolinea in una nota della Procura firmata da Raffaele Cantone – è risultato che gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato e che il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa, nonostante sia stata riscontrata, nel corso delle lezioni a distanza svolte da docenti dell’ateneo, una conoscenza elementare della lingua italiana”.

Raffaele Cantone. Procuratore di Perugia

“Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”. E’ una delle intercettazioni contenute nel decreto di sequestro probatorio emesso dalla procura di Perugia in relazione alle presunte irregolarità nell’esame di italiano per la cittadinanza del calciatore Luis Suárez.

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Torna in carcere dopo qualche mese di “permesso premio covid” il boss Pasquale Zagaria

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Torna in carcere Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele. Il boss è da questa mattina nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Il signore Pasquale Zagaria, così, potrà stare vicino casa e potrà ricevere facilmente visite familiari in carcere a Milano. Pasquale Zagaria, per chi non lo sapesse, era stato scarcerato ad aprile, in piena emergenza Covid, dal giudice di sorveglianza di Sassari, e mandato a casa a Pontevico, nella Bresciana. È lì che il camorrista viveva assieme alla sua signora. Il boss Zagaria, che è malato da tempo, ha goduto di affetto, vitto e alloggio familiare grazie  all’emergenza Coronavirus. L’ospedale di Sassari dove seguiva le terapie per una patologia, non era  in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva  disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari. Permesso scaduto ieri. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere. Ma non è tornato a Sassari, bensì a Opera, Milano, vicino casa. Forse a Sassari, nello stesso carcere dove è stato ristretto fino ad aprile Pasquale Zagaria, sarà presto trasferito, Michele Zagaria, il capo dei capi del clan dei Casalesi.

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