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L’Italia riaprirà il 27 aprile o il 4 maggio, dopo Pasqua il calendario della ripartenza che sarà molto graduale

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Lunedì 27 aprile oppure lunedì 4 maggio 2020. Potrebbero essere queste le date di inizio della ripartenza del Belpaese e dell’allentamento delle prime misure del  primo decreto che fece dell’Italia zona rossa. La riapertura dell’Italia sarà lenta, molto lenta e graduale. Anche perchè fuori dall’Italia ci sarà ancora pandemia e le frontiere restreranno bloccate ancora per molto. Quel che è certo è che occorrerà “cautela e gradualità”, come ripetono fino alla noia gli scienziati che hanno il compito di indicare al governo la strada da percorrere per contenere il contagio da coronavirus. Soprattutto per non rischiare di ritrovarsi in piena estate a chiudere nuovamente tutto perché ci sono nuovi malati, altre vittime.
Già da metà aprile, dunque dopo la Pasqua che gli italiani faranno chiusi in casa, potrebbe essere concesso ad alcuni settori dell’imprenditoria e del commercio di ricominciare a lavorare. Chi potrà farlo? Si sta valutando. Per uscire di casa, per tornare a passeggiare, per incontrare parenti e amici quasi con normalità, dovranno trascorrere ancora almeno un mese. Ma con  regole ferree di distanziamento sociale:più di un metro di distanza, forse con le mascherine nei luoghi pubblici. Le regioni adottano decisioni diverse che però resteranno. Alcune regioni hanno stabilito che la mascherina è obbligatoria, altre non hanno deciso ancora nulla. Rimarrà il divieto di assembramento. Niente feste, apertitivi ai baretti di Chiaia a Napoli o ai Navigli a Milano. Niente calcio allo stadio. Insomma l’Italia riaprirà a fine aprile o inizio maggio ma piano piano e con giudizio mantenendo ogni precauzione.

L’ ultimo decreto firmato dal presidente Giuseppe Conte scade il 13 aprile. Occorrerà un nuovo provvedimento per riaprire. E il premier Conte deciderà tra venerdì Santo e sabato controllando l’andamento della curva epidemica e ovviamente non  deciderà nulla senza il conforto del Comitato scientifico che coadiuva il Governo in questa fase di epidemia. Se non continuerà la contagiosità, se i morti scenderanno potrebbe arrivare il via libera per alcune imprese di supporto alla filiera alimentare e farmaceutica, alcune aziende meccaniche, ma anche qualche negozio che vende prodotti per il tempo libero o forniture per gli uffici.
Soltanto a maggio si potrà invece pensare a una circolazione più libera. Non sarà  consentito stare in gruppo per strada oppure nei parchi, gli ingressi nei negozi saranno scaglionati, all’esterno da esercizi commerciali e uffici sarà ancora necessario fare la fila ad almeno un metro dagli altri.
La possibilità di andare dal parrucchiere o comunque nei centri benessere appare un pochino più lontana. Ma si sta pensando di proporre una attività “in sicurezza” esattamente come accade per gli studi medici o i laboratori di analisi. L’ipotesi è quella di ottenere via libera mirati dopo aver chiesto una particolare autorizzazione e aver dimostrato di essere in regola con la dotazione di protezioni personali. Molto più complicata appare la strada per la riapertura di tutti quei luoghi – sia per lo sport, sia per lo svago – dove è più difficile impedire il contatto tra le persone e dunque il rischio di contagio da Covid-19. E per questo si ritiene assai difficile pensare di rendere accessibili le discoteche e i luoghi di aggregazione per i giovani.

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Coronavirus, in America Latina 1.089.000 contagi e 54.100 morti

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La progressione della pandemia da covi 19 nel Sud America prosegue inarrestabile. Nelle ultime 24 ore i contagi sono saliti a 1.089.479 (+45.018) mentre i morti hanno raggiunto quota 54.231 (+1.884), tenendo in apprensione i 34 Paesi e territori latinoamericani. E’ sempre il Brasile, secondo Paese al mondo per contagi dopo gli Stati Uniti, a guidare la classifica con 555.383 casi (+28.936) e 31.199 morti (+1.262). In queste classifica macabra subito dietro c’è il Peru’ con 174.884 contagiati , di cui 4.767 sono deceduti, e il Cile (108.686 e 1.188). Fra le nazioni con più di 5.000 contagi si posizionano Messico (93.435 e 10.167), Ecuador (40.414 e 3.438), Colombia (31.833 e 1.009), Repubblica Dominicana (17.752 e 515), Argentina (17.752 e 569), Panama (13.837 e 344), Bolivia (10.531 e 343), Honduras (5.362 e 217) e Guatemala (5.336 e 116).

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Cadono pregiudiziali Solinas, domani arrivi ‘liberi’ in Sardegna

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 Cielo e mare liberi da domani: la Sardegna torna ad essere accessibile, lei isola al centro del Mediterraneo. “Il presidente della Sardegna Solinas non ha piu’ posto una condizione pregiudiziale, sta lavorando con tutti gli altri su meccanismi che consentano di rafforzare la prevenzione territoriale”. Cosi’ il ministro Boccia a La vita in diretta su Rai1, mette fine nel pomeriggio ad possibile, estenuante tira e molla con il governatore sardo su come ‘aprire’ l’Isola. “Da domani c’e’ liberta di circolazione senza condizioni ma poi e’ giusto – precisa sempre il ministro degli Affari regionali – che ogni presidente di Regione rafforzi i propri sistemi di controllo e di prevenzione sanitaria”. Disinnescata una ‘bomba’ – l’opposizione la derubrica in una bolla di sapone – rimane l’incognita turismo: quanto sara’ l’afflusso gia’ domani Ischia di offuscare la gioia per la fine delle restrizioni che hanno impedito la libera circolazione fra tutte le regioni italiane. La Sardegna e’ diventata un caso: la voglia di riavere in casa quest’estate almeno 2 milioni di turisti – sforbiciati rispetto al passato per via del Covid – si e’ scontrata con la tutela della salute di chi arriva e chi riceve. Dall’idea rigidissima di un passaporto sanitario – bocciato dal governo perche’ anticostituzionale e benzina sul fuoco delle polemiche – si e’ arrivati ad una sorta di maxi autocertificazione che comprende la registrazione volontaria sulla piattaforma informatica della Regione, la compilazione di un questionario epidemiologico e il tracciamento con una app, sempre su base volontaria. L’ultima idea del governatore Christian Solinas prevede poi un bonus-voucher per il turista che scegliera’ autonomamente di farsi un test e di esibirla suo arrivo il certificato di negativita’ prodotto da un laboratorio autorizzato. Domani dunque e’ il d-day. Ma non ci sara’ una partenza a razzo da ‘liberi tutti’. A pesare sono ancora le scarse frequenze dei voli nazionali – bisognera’ aspettare la seconda meta’ di giugno per veder tornare i low cost – e la reazione di quella parte degli italiani che si e’ sentita rifiutata da una regione sino a qualche giorno fa in testa alle classifiche nazionali, e non solo, per gradimento e desideri tra chi sceglie una vacanza. Riprendono cosi’ a volare sui cieli sardi solo i collegamenti in continuita’ territoriale con Roma e Milano e i tre scali isolani di Cagliari, Olbia e Alghero. Tutti operati da Alitalia. Il primo volo da Fiumicino atterrera’ domani a Cagliari alle 9.05, poi ne arriveranno ancora tre nel corso della giornata piu’ altri tre da Malpensa. Ad Alghero il debutto e’ da Fiumicino con atterraggio alle 10.25 e da Malpensa alle 16.35; a Olbia, infine, si aspetta l’arrivo alle 10.15 del volo partito da Fiumicino e alle 16.40 di quello decollato da Malpensa. Dal numero dei passeggeri sbarcati, dalla loro provenienza e dai motivi che li hanno spinti in Sardegna, si capira’ se l’isola Covid-free ha vinto la sfida dell’estate 2020.

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Catania, 24enne clinicamente guarita, torna positiva al coronavirus e muore

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L’avevano dimessa perché dichiarata clinicamente guarita dal coronavirus invece adesso è morta: si tratta di una ragazza disabile di 24 anni che era ospite dell’Oasi di Troina, in provincia di Enna, e che poi era risultata nuovamente positiva al Covid19.

La giovane  è stata sottoposta ad un altro tampone, risultato positivo: le sue condizioni in poco tempo si sono aggravate, è stata trasportata d’urgenza a Catania per un’insufficienza respiratoria e ricoverata in terapia intensiva ma per lei non c’è stato niente da fare.

In precedenza la giovane era stata ospite dell’Oasi di Troina. Le cause della morte, secondo i sanitari non sarebbero riconducibili al coronavirus, ma la 24enne sarebbe deceduta per un arresto cardiocircolatorio dovuto ad una grave insufficienza respiratoria.

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