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Librandi, l’onorevole-imprenditore minaccioso coi finanzieri che osano fare controlli alla sua azienda

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Gianfranco Librandi ama dire che ha finanziato quasi tutti i partiti del Parlamento. È deputato renziano. Ha  finanziato la fondazione di Open di Matteo Renzi  con 800 mila euro. In cambio (non scambio) il Pd gli ha assicurato un  bel posto in Parlamento, alla Camera dei deputati. Insomma Librandi un po’ lo è e un po’ si sente potente. Se poi ci metti anche il suo carattere un pochino “arrogante”, diciamo che non è lontano dalla verità quello che racconta l’Espresso. Il buon Librandi, al finanziere di turno che s’era permesso di andare a controllare i bilanci della sua società, per intimidirlo ha rifilato la classica espressione beota “lei non sa chi sono io”. Questo è quanto racconta l’Espresso di un episodio il cui protagonista è Gianfranco Librandi, imprenditore di Saronno e deputato di Italia Viva. “Io sono un onorevole, un intoccabile, voi siete morti”, avrebbe detto Librandi rivolgendosi ai funzionari della Guardia di Finanza che, il 24 luglio 2019 (quando era ancora un deputato Pd), stavano eseguendo controlli nella sede della sua società, la Tlc comunicazioni, azienda elettronica da 200 mila euro di fatturato. “Io lavoro mentre voi non fate un cazzo dalla mattina alla sera () chiamerò i vostri superiori, vedrete”. E ancora, rivolto a un finanziere: “Lei non prenderà la pensione (), mi saluti i suoi amici leghisti!”.

E questo fa parte di un processo che si concluderà con una condanna o un assoluzione. Librandi sostiene che non è vero quel che gli si contesta. E dice che non è vero il racconto de l’Espresso. Si vedrà. Certo è che Librandi è personaggio politico-imprenditore pittoresco. Uno che per una poltrona nelle istituzioni, quale che sia la poltrona, non sta a guardare idee, programmi, ideologie, nome del partito. Per lui è importante la poltrona, in nome della quale la transumanza politica è solo la strada, non uno scuorno. Nel 2004 Librandi diventa consigliere comunale a Saronno per Forza Italia. Da FI passa al Pdl. Nel 2011 si innamora di Monti e diventa montiano. Entra in Scelta Civica e ne diventa tesoriere. Nel 2013 è in Parlamento con Monti. Alle Amministrative del 2016 Librandi stacca un assegno da 10 mila euro per Fratelli d’Italia. Finanziamento legittimo. Dal 2008 al 2017 l’ imprenditore-deputato ha finanziato partiti per circa 500 mila euro. Tutti i partiti. Quando Librandi sceglie di traslocare nel Pd, lo fa solo perchè  innamorato di Matteo Renzi. Tanto innamorato che finanzia la Fondazione Open di Alberto Bianchi con 800 mila euro. E infatti  marzo 2018 viene rieletto alla Camera col Pd di cui Renzi è segretario.  E se ne va con Renzi quando questi inventa Italia Viva.

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Cronache

Nuovo identikit per Giovanni Motisi diffuso dalla Polizia: è caccia al latitante dell’ala stragista di Cosa Nostra

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La Polizia di Stato ha diffuso il nuovo identikit di Giovanni Motisi, latitante dal lontano 1998 e inserito nell’elenco dei fuggitivi di “massima pericolosità” del “programma speciale di ricerca” del Ministero dell’Interno. Motisi è noto come uno degli ultimi grandi latitanti protagonisti della fase stragista di Cosa Nostra, e le indagini per la sua cattura sono in corso senza sosta.

Le autorità di Palermo stanno coordinando le indagini, con l’obiettivo di rintracciare e arrestare Giovanni Motisi. A tal fine, la Polizia di Stato ha adottato anche le più moderne tecnologie investigative, tra cui la tecnica della “Age progression”, che consente di elaborare un’immagine del volto dell’individuo invecchiato nel tempo.

La tecnica dell’Age progression si basa sull’analisi e l’attualizzazione di specifici profili antropometrici che caratterizzano la famiglia di appartenenza del ricercato. Utilizzando le competenze e le avanzate tecnologie del Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, sono state rielaborate e aggiornate alcune immagini del latitante, risalenti agli anni ’80 e ’90.

Questo lavoro tecnico ha consentito di creare un nuovo identikit con alcune possibili variazioni dei tratti attuali del volto di Giovanni Motisi. Si tratta di un ulteriore sforzo per stringere il cerchio delle indagini e arrivare alla cattura del pericoloso latitante.

“Il nuovo identikit faciliterà il lavoro degli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Palermo, ma potrà anche incoraggiare la collaborazione dei cittadini”, sottolineano le autorità della Polizia di Stato.

L’appello alle persone è quindi chiaro: ogni informazione che possa aiutare a individuare Giovanni Motisi e a portarlo di fronte alla giustizia è preziosa e fondamentale per garantire la sicurezza della comunità e per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata.

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Cronache

Napoli, sequestrata nave turca con grano ucraino: conteneva sigarette di contrabbando

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Nave carica di mais e grano ucraino e sigarette di contrabbando. Carabinieri arrestano 4 persone, anche il comandante del cargo

Si tratta di una nave turca, battente bandiera panamense, dove i carabinieri della sezione operativa e radiomobile di Castellammare di Stabia hanno trovato migliaia di pacchetti di sigarette di contrabbando. Proveniente dall’Ucraina con un carico di mais e grano e attraccata nel porto di Torre Annunziata, l’imbarcazione nascondeva nella stiva circa 7000 pacchetti di sigarette di origini serbe ma destinate verosimilmente al mercato nero napoletano.

In manette il comandante della nave, un 39enne siriano di Tartus e 3 oplontini di 68, 57 e 58 anni. Questi ultimi avevano appena prelevato 500 stecche del carico (5000 pacchetti) e li avevano stipati in un’auto. Sono stati arrestati per contrabbando di tabacchi esteri.

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Esteri

Usa bloccano bozza su adesione piena Palestina all’Onu

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Gli Usa hanno bloccato con il veto la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu che raccomandava l’adesione piena della Palestina alle Nazioni Unite. Il testo ha ottenuto 12 voti a favore (Algeria, Russia, Cina, Francia, Guyana, Sierra Leone, Mozambico, Slovenia, Malta, Ecuador, Sud Corea, Giappone), 2 astensioni (Gran Bretagna e Svizzera) e il no degli Stati Uniti.

La brevissima bozza presentata dall’Algeria “raccomanda all’Assemblea Generale che lo stato di Palestina sia ammesso come membro dell’Onu”. Per essere ammessa alle Nazioni Unite a pieno titolo la Palestina doveva ottenere una raccomandazione positiva del Consiglio di Sicurezza (con nove sì e nessun veto) quindi essere approvata dall’Assemblea Generale a maggioranza dei due terzi.

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