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Economia

L’economia che globalizza le povertà, distrugge i posti di lavoro e arricchisce con i soldi pubblici le multinazionali in mano alle solite famiglie

Paolo Chiariello

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La componentistica elettronica oggi. Il polo degli elettrodomestici ieri. Il tessile e il calzaturiero ieri l’altro. In questi settori tra Napoli e Caserta (non nella pianura Padana) impiegavamo migliaia di persone. In venti anni tutto è andato in fumo. Ora non c’è quasi più nulla di questi settori. Finita l’era Merloni (ricordate la Indesit?) con la svendita agli americani dell’industria degli elettrodomestici del Sud (e degli operai) e uccisi i settori calzaturiero e tessile dall’invasione gialla (i cinesi) tra San Giuseppe Vesuviano, Grumo Nevano, Aversa, Carinaro e Marcianise, restano in piedi ancora piccole realtà produttive foraggiate con decine di milioni di euro dalla regione Campania. Prima le foraggiava Bassolino, poi Caldoro, oggi De Luca. A testimonianza del fatto che i colori politici cambiano ma le politiche industriali sono lineari, sempre uguali. La Cina facendo dumping (imponendo prezzi assurdi di prodotti grazie alla schiavizzazione degli operai in Cina) ha allocato in patria (l’Impero celeste) l’intera filiera industriale. Se vuoi fare il “Brambilla” in certi settori (e altri) devi “venderti” gli operai. Avete letto bene, venderti gli operai ad altre aziende usando spesso denaro pubblico che ti aiuta in questo mercimonio degli schiavi del terzo millennio. Oppure puoi licenziarli in massa, affittarti piattaforme logistiche e importare in Italia per stare sul mercato oppure demoralizzare dove è più conveniente il mercato del lavoro, il cuneo fiscale (la somma che entra in tasca all’operaio al netto delle tasse lo fa vivere in maniera decente) è ridotto all’osso. Ve la ricordate la Legge 20 maggio 1970 n. 300 (abbiamo festeggiato mezzo secolo quest’anno), il famoso Statuto dei Lavoratori? Ricordate le famose “norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”? Quella legge, proprio quella conquistata con il sangue e il sudore della classe operaia. Ecco, alcuni partiti che ancora si ostinano a definirsi di sinistra fingono di non capire che cos’è la globalizzazione dei mercati. Proviamo a spiegarla: è una cosa semplice, e in Italia siamo stati maestri nell’adeguarci. Se una cosa va bene, e va bene grazie ai soldi pubblici o all’intervento pubblico (incentivi fiscali, rottamazione, detestazione degli utili reinvestiti ed altro) i profitti sono della multinazionale straniera che ha rilevato tutto dagli italiani. Di norma la multinazionale straniera (nella cui compagine c’è sempre una delle famiglie ricchesfondateitaliane) paga gli operai con i soldi pubblici, le tasse in Olanda e i profitti li incassa incamerandoli nelle casseforti che hanno sede legale a Londra, nel Delaware, in Irlanda o altri canaglia paradisi fiscali. E tutto questo avviene mentre alcuni soloni fanno i politologi o gli economisti un tanto al chilo dicendosi di sinistra e pontificando sul nulla. Se questa è la sinistra, capisco perchè la destra acquisisce consenso nelle fabbriche. Questa è la politica industriale italiana? L’esempio è Arcelor Mittal a Taranto? O Fca? Oppure Luxottica? Domande: a chi non piace che chi delocalizza prima paga quanto s’è fottuta in Italia e poi va in Polonia o dove gli pare? A chi non piace “niente contratti di programma” a chi prende i soldi e poi scappa dall’Italia? A chi non piace lo Statuto dei lavoratori? Chi rappresenta oggi i lavoratori? Provo a parlarvi di cose che so, che ho seguito anche professionalmente. È un caso che ogni delocalizzazione o chiusura di siti produttivi di cui ci siamo occupati in Campania dalla Cirio alla Deriver, dalla Texas Instruments alla Merloni, dai tentativi di chiusura di Jabil e Whirlpool si porta dietro storie di soldi pubblici “incassati” in nome della conservazione di posti di lavoro che poi regolarmente vengono comunque tagliati e lavoratori e sindacati abbandonati con la frase “ma è la globalizzazione e noi non possiamo farci niente”?

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Cronache

Whirlpool, la rabbia degli operai in strada: salvaguardare il lavoro, ci sono 430 posti a rischio a Napoli

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Il destino della Whirlpool appare segnato. Il management italiano si siede ai tavoli di trattativa, anche al Ministero del Lavoro, ma sembra irremovibile: il 31 ottobre cessano le attività nel sito di Napoli. I dipendenti sono sul piede di guerra, esasperati dai continui stop and go dell’azienda e dalla incapacità anche del Governo di fermare questa chiusura di un sito produttivo che è sempre stato il fiore all’occhiello della industria degli elettrodomestici.

Oggi ennesima manifestazione degli operai della Whirlpool Napoli. I lavoratori hanno lasciato la fabbrica, dopo aver programmato un’ora di sciopero a causa del nulla di fatto del tavolo di ieri a Roma, e si sono diretti verso l’imbocco dell’autostrada Napoli-Roma. Hanno percorso via Argine fino a raggiungere via delle Repubbliche marinare. Si sono fermati sotto al ponte dell’A1. Gli operai chiedono il rispetto degli accordi sottoscritti tra la multinazionale americana e il governo nell’ottobre 2018, ” Soluzioni concrete” per salvaguardare i livelli occupazionali.

Se davvero la fabbrica, così come prospettato dall’azienda, dovesse chiudere il prossimo 31 ottobre, resterebbero senza lavoro circa 430 operai. Momenti di tensione si sono registrati all’imbocco dell’autostrada, i lavoratori hanno rispettato le regole imposte dalla polizia di non bloccare l’Autostrada. “Il governo si faccia rispettare e costringa la Whirlpool a tornare indietro. Questa e’ la risposta dei lavoratori di Napoli, nessuna marcia indietro da parte del governo verra’ accettata” ha detto il segretario generale della Uilm Campania, Antonio Accurso.

“Non bisogna mollare ancora. Sono dell’idea che queste lotte sono sempre lunghe, non c’e’ mai un momento in cui bisogna ritenere che non ci sia piu’ speranza ma bisogna premere sul Governo perche’ e’ una decisione assurda che assume i tratti di una tragedia incredibile ai tempi del Covid. Il Governo non ne puo’ uscire in questo modo, deve far rispettare quell’accordo e trovare una soluzione che metta al centro la dignita’ e il lavoro” ha spiegato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

“Lotteremo fino alla fine al fianco dei lavoratori – ha affermato il sindaco – perchè ritengo che ci siano ancora spazi cosi’ come sono convinto che sara’ un autunno molto caldo. Napoli sara’ in lotta e lo stiamo facendo anche con il Governo in questi giorni per i diritti, per il lavoro e per evitare che l’epidemia sociale ed economica faccia dalle nostre parti piu’ danni del virus. La tragedia sociale, economica e del lavoro non e’ piu’ un’ipotesi ma una certezza”.

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Economia

Schiavo presidente di Commerfin, primo Confidi nazionale con fondo da 600 milioni per le piccole e medie imprese

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Nuovo incarico per Vincenzo Schiavo. Il presidente di Confesercenti Campania e Molise è da oggi anche il nuovo Presidente nazionale di Commerfin. Si tratta del consorzio legato a Confesercenti che svolge un’importante funzione di ponte fra le imprese e gli intermediari bancari, rilasciando garanzie e fornendo alle banche un parametro qualitativo basandosi sulla conoscenza dell’impresa e della sua reputazione. “Sono estremamente gratificato e onorato di aver ricevuto questo incarico – commenta Schiavo – per due motivi: possiamo offrire un sostegno sempre maggiore alle aziende, sia quelle con patrimonio sia le nuove che iniziano come start up. Commerfin è inoltre il primo Confidi nazionale con una capacità economica di garanzia di oltre 600 milioni di euro per le piccole e medie imprese”. 

Si tratta di un incarico importante che sopraggiunge in un delicato momento economico, con molte imprese che stentano a riprendersi dopo la lunga inattività dovuta al lockdown. “Sono onorato di assumere la presidenza in questo momento così particolare – spiega Schiavo -, perché c’è l’assoluto bisogno di sostenere le imprese, attivando una rete fra istituti bancari, Confesercenti e Commerfin, che può offrire garanzie per dare respiro alle nostre aziende sul territorio nazionale. Commerfin ha convezioni con tutte le principali banche nazionali e può contare su un network che garantisce anche confidi territoriali”.

Il neo presidente aggiunge che il progetto, molto ambizioso, è quello di “penetrare il mondo bancario e dei confidi territoriali per creare una grande rete economica di sostegno alle imprese, in modo da aiutare e salvaguardare sempre gli imprenditori. La grande reputazione di Confesercenti potrà aiutare a colloquiare con il Governo per trovare le soluzioni migliori per la ripresa dell’attività delle nostre imprese”. Commerfin vanta ben sedici convenzioni bancarie e ha inoltre già avviato diverse iniziative per sostenere le imprese segnate dall’emergenza Covid-19, fornendo vari prodotti e ponendosi in tal modo a garanzia delle piccole e medie imprese. 

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Economia

Whirlpool Napoli mentre negozia col Governo comunica lo stop alla produzione a fine ottobre

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A prescindere dagli effetti del Covid, la produzione nel sito Whirlpool di Napoli cesserà il 31 ottobre. Lo ha confermato l’amministratore delegato di Whirlpool Italia, Luigi La Morgia. Il dirigente della multinazionale Usa era presente in videoconferenza al tavolo di lavoro convocato dal Mise con azienda, Invitalia, sindacati e regione Campania. La Morgia, tanto per far capire che i suoi capi americani alla fine faranno quello che vogliono, ha anche spiegato di aver già dato comunicazione ai fornitori della cessazione dell’attività.

I lavoratori dello stabilimento, appresa questa notizia, si stanno recando in fabbrica per tenere un’assemblea convocata al termine del tavolo tenuto a Roma sul futuro dell’insediamento di via Argine. Gli operai giudicano il tavolo “deludente” e il Governo “incapace di far valere le posizioni del Paese”. Gli operai chiedono “il rispetto degli accordi e dei lavoratori” e spiegano di non voler accettare “riconversioni fantoccio”. Non saranno mesi facili. I dipendenti della Whirlpool hanno dato già ampia dimostrazione di essere un gruppo di lavoro forte, coriaceo e battagliero. E pretenderà risposte concrete sul fronte del lavoro non solo dagli americano ma anche dal Governo nazionale.

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