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Lavoro

Lavoro e giovani: a Matera lo cerca il 69% dei giovani, solo il 9% a Monza

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Matera, ammirata capitale europea per la cultura 2019, ma pure citta’ in cui 2 ragazzi su 3 (il 69,2%) con meno di 24 anni non trovano lavoro, condizione che riguarda meno di un coetaneo su 10 (il 9,2%) a Monza e Brianza. Ed il tasso di disoccupazione giovanile oltrepassa il 60% in province come Caltanissetta (64,8%), Vibo Valentia (63,4%) e Benevento (60,2%), mentre valori molto bassi si osservano in diverse aree del Settentrione, tra cui Trieste (11,7%) e Parma (11,9%). Un’emergenza, quella dei senza impiego (d’ogni eta’) del Mezzogiorno d’Italia, immortalata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, che nella citta’ lucana hanno promosso un convegno su sviluppo e legalita’ al Sud; nella Penisola, viene ricordato, sono “inattive il 34,4% delle persone fra i 15 e i 64 anni”, con differenze notevoli sul territorio, visto che, ad esempio, nel 2018 la provincia con la quota piu’ elevata di persone fuori dal mercato occupazionale e’ Caserta (52,5%), invece quella col tasso piu’ basso e’ Modena, dove soltanto il 23,2% delle persone non ha incarichi, e neppure cerca una chance. Fra gli under35, poi, il 36,6% dei ragazzi meridionali rientra nel novero dei cosiddetti ‘Neet’ (l’acronimo di matrice anglosassone che indica chi non lavora, ne’ e’ impegnato in percorsi formativi, ndr), a fronte del 16,3% di chi risiede al Nord. Percentuali contenute di occupati, inoltre, si rilevano nella provincia di Trapani (38,4%), preceduta da Napoli (38,7%) e da Agrigento (38,8)”, mentre in vetta vi sono tre ‘virtuose’ zone settentrionali, ossia “Bolzano, con il 73,5% di attivi, Bologna con il 72,4% e Belluno con il 70,4%”. Il Sud, recita il dossier, tiene ben saldi i primi posti in classifica per tasso di disoccupazione: prime province sono “Crotone e Agrigento (27,6%), seguite da Messina, dove piu’ di un quarto della popolazione e’ in cerca di un impiego (25,5%)”. Uno Stivale, dunque, che tende sempre piu’ a separarsi, tra tessuti produttivi che viaggiano spediti ed altri che arrancano: la sola Lombardia, infatti, realizza “il 22,1% delle ricchezze del Paese, mentre le 8 regioni del Sud arrivano complessivamente al 22,5%”. La linfa vitale per il Mezzogiorno, osserva il presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro Rosario De Luca, puo’ arrivare dopo un “abbattimento strutturale del costo del lavoro” e attraendo “investimenti in infrastrutture e tecnologia”. (

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Cronache

Whirlpool, i lavoratori tornano in piazza: non si possono accettare riconversioni

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Sono tornati in piazza i lavoratori della Whirlpool di Napoli: dalla sede dello stabilimento in via Argine sono andati in corteo a piazza Garibaldi, fino alla stazione centrale, scandendo slogan contro la multinazionale per scongiurare la cessione dello stabilimento. “Non accettiamo riconversioni -dicono- Il presidente del Consiglio Conte deve far rispettare il piano, deve far rispettare le leggi italiane e deve far rispettare la Costituzione della Repubblica italiana. La Whirlpool non può strappare un accordo ad un tavolo ministeriale e scendere a compromessi con il governo”.  Martedì prossimo a palazzo Chigi  nuovo vertice tra il governo e Whirlpool.

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Lavoro

Un gruppo nutrito di rider contro il decreto, peggiora condizioni di lavoro

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No al contratto, si’ al cottimo: un gruppo di rider si schiera contro la definizione di una paga oraria collegata ai contratti nazionali di lavoro ed in generale contro le norme inserite nel cosiddetto decreto Salva-imprese: “peggiorano le condizioni di lavoro”, sostengono. Promotore di una petizione online, che viaggia controcorrente rispetto alle richieste riecheggiate in questi mesi e sostenute anche dai sindacati, questo gruppo di ciclo-fattorini si rivolge direttamente alla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, chiedendo un incontro, perche’ anche le modifiche in arrivo non piacciono. La petizione, raccontano, in meno di un mese ha gia’ superato le 700 firme. Chiedono soltanto una copertura assicurativa, che sia “con l’Inail o con compagnie private”. E se non riceveranno risposte nel giro delle prossime 48 ore, si dicono gia’ pronti a protestare davanti alla sede del ministero a Via Veneto lunedi’ mattina. Sul banco degli imputati, dunque, le norme del decreto “per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali”, ora all’esame del Senato nelle commissioni riunite Industria e Lavoro, dove martedi’ primo ottobre prenderanno il via le audizioni (il termine per la presentazione degli emendamenti e’ fissato a giovedi’ 3 ottobre). Secondo il dl, questi lavoratori possono essere pagati, in misura non prevalente, in base alle consegne effettuate: in un mix tra cottimo e paga oraria. Ma non piace neppure, tra le modifiche annunciate dalla ministra, la volonta’ di garantire ai ciclo-fattorini “un nucleo minimo inderogabile di tutele, tra cui una retribuzione dignitosa collegata ai contratti collettivi”. Superando quindi del tutto il sistema a cottimo. Che loro, invece, difendono senza tanti scrupoli: “non e’ una parolaccia, e’ una forma di retribuzione prevista dal Codice civile, e per un lavoro come il nostro e’ la forma piu’ meritocratica che ci sia”. In questo modo, sostengono infatti, rischiano di guadagnare molto meno. Una tesi sostenuta nei giorni scorsi anche da Assodelivery, l’associazione delle piattaforme di cibo a domicilio, secondo cui le norme del decreto prevedono un meccanismo complesso e poco chiaro per il calcolo dei compensi, che determinera’ “una riduzione significativa” dei guadagni dei rider fino al 40%. Ad oggi, sempre secondo i loro calcoli, il guadagno medio orario viaggia tra i 6 e i 16 euro lordi l’ora, con picchi che possono superare anche i 30 euro nelle fasce serali. Di qui la richiesta rivolta dai rider firmatari a Catalfo di un incontro, “per raccontarle come funziona il nostro lavoro, perche’ la legge che propone rischia di farci del male. Vorremmo chiederle di ascoltare la nostra voce, ci sono altre soluzioni che possiamo trovare insieme”.

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Il Governo vuole creare un fondo integrativo per i giovani, c’è altolà sindacati perchè…

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Non piace ai sindacati l’idea di creare un Fondo di previdenza complementare pubblico gestito dall’Inps, di cui ha parlato il presidente dello stesso Istituto, Pasquale Tridico, che l’esecutivo vorrebbe mettere in campo gia’ con la prossima legge di bilancio, guardando in particolare ai giovani. E’ “allo studio del governo”, conferma la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, sottolineando, infatti, che “e’ nel programma un fondo integrativo per i giovani” e “intendiamo portarlo avanti”. Dai leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, arriva l’altola’. A margine della firma dell’accordo sulla rappresentanza con Inps, Inl e Confapi, piuttosto rilanciano la necessita’ di cambiare la legge Fornero e di creare una “vera” pensione di garanzia per i giovani, che di certo, a loro parere, non possono trovare in questo fondo una risposta al problema del futuro previdenziale. Un futuro senza la prospettiva di assegni dignitosi per chi entra tardi nel mondo del lavoro e ha carriere discontinue. Il fondo, che sarebbe ad adesione volontaria e aperto a tutti, permetterebbe di cumulare i contributi versati anche nella gestione obbligatoria per coprire i buchi contributivi, nei periodi di non lavoro, e avere cosi’ una sorta di pensione di garanzia. Nascerebbe “a tutela dei giovani, delle donne e delle persone che hanno meno possibilita’ di aderire a fondi privati”, sottolinea Tridico, permettendo, quindi, “a chi ha carriere instabili, salari piu’ bassi un incentivo maggiore ad accumulare una pensione integrativa”. “Ci sono gia’ i fondi complementari privati, sono quelli della contrattazione collettiva. Dare una pensione di garanzia ai giovani non significa farlo attraverso i fondi complementari”, ribatte Landini, ribadendo che i sindacati da tempo chiedono di “riformare la legge Fornero in modo serio” e di “costruire la condizione per una pensione di garanzia” per i giovani. “Abbiamo fondi contrattuali importanti per i lavoratori e le lavoratrici. Credo che l’Inps si debba concentrare sull’ottima gestione della prima gamba della previdenza”, dice Furlan, bocciando l’idea. “Non siamo molto d’accordo”, afferma anche Barbagallo, secondo cui, invece, “bisogna incentivare di piu’ l’iscrizione dei giovani ai fondi complementari, perche’ oggi nel nostro Paese i fondi stanno dimostrando di essere un esempio per rendimento, sicurezza e possibilita’ di dare una mano alle pensioni del futuro”. La necessita’ dunque e’ quella di aprire una discussione “complessiva”, insistono i sindacati, perche’ oltre alla questione dei giovani, c’e’ quella dei contributi delle donne, dei lavori gravosi e della separazione tra assistenza e previdenza.

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