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Economia

Lavoratori italiani tartassati, il cuneo cresce il doppio rispetto ad altri Paesi Ue

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I lavoratori dipendenti italiani sono tra i piu’ tartassati nei paesi Ocse con un cuneo fiscale sul salario nel 2018 al 47,88% per un single senza figli e il 39,1% su una famiglia monoreddito con due figli, il piu’ alto dopo la Francia. Nel primo trimestre – secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili – il costo del lavoro orario in Italia e’ cresciuto del 2,6%, poco di piu’ rispetto al 2,4% medio in Ue ma, mentre i salari sono aumentati molto meno della media europea (1,9% contro il 2,5%), sono cresciuti gli altri costi (fiscali e previdenziali) segnando un +4,2% sull’anno precedente a fronte del +2,2% della media Ue. L’aumento sostenuto registrato nel primo trimestre del 2019 e’ da ricondursi all’esaurimento nel 2018 del bonus del Governo Renzi che azzerava i contributi previdenziali per tre anni per i lavoratori assunti stabilmente nel 2015. Ci sarebbero quindi ampi spazi per la riduzione del cuneo fiscale annunciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo discorso in Parlamento per la fiducia al nuovo Governo in modo da aumentare la busta paga (il premier ha parlato di taglio a totale vantaggio dei lavoratori) a fronte dello stesso costo per le imprese. Ogni punto tagliato di cuneo per tutto il lavoro dipendente pero’ peserebbe sui conti pubblici per 2,5-3 miliardi l’anno lasciando in busta paga, nel caso di taglio di un solo punto, pochi euro quindi la scelta nella legge di Bilancio potrebbe essere nella direzione di favorire i redditi piu’ bassi. Il cuneo fiscale al 47,88% per un single senza figli registrato nel 2018 dall’Ocse e’ tra i piu’ alti tra i paesi industrializzati dopo il Belgio e la Germania (36,06% la media Ocse) ma, mentre in questi altri due paesi il trend e’ in discesa, nel nostro Paese la differenza tra il costo per le imprese e quanto resta in tasca ai lavoratori e’ al top dal 2000. Stessa tendenza per il cuneo fiscale sulle famiglie monoreddito con il 39,1% che e’ la percentuale piu’ alta dopo il 2001. Nel caso di un single con due figli a carico con un reddito basso (al 67% della media) il cuneo fiscale e’ al 25,87%, in calo rispetto al top registrato nel 2012 (29,43%) ma in crescita dal 2016 e comunque quasi 10 punti superiore alla media Ocse (16,02%). Per i single senza figli con i redditi piu’ alti (167% della media) il cuneo arriva invece al 53,97%, al terzo posto dopo Belgio e Francia a fronte di una media Ocse e’ al 40,39%.

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Economia

Timido risveglio per l’industria italiana ma per l’Istat “permane la debolezza”

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Fatturato e ordinativi a settembre fanno segnare un timido risveglio ma per l’Istat “permane una situazione di debolezza”. Le perdite dei mesi precedenti sono una zavorra e un recupero che si ferma ai decimali non e’ ritenuto sufficiente. La domanda interna ristagna, al di la’ delle oscillazioni mese su mese. E l’export langue, minato dalle guerre commerciali, dalla Brexit e dal rallentamento dell’economia tedesca. Un quadro che preoccupa non solo il tessuto imprenditoriale ma anche i consumatori. Guardando ai numeri, a settembre le vendite sono aumentate dello 0,2% rispetto ad agosto, interrompendo una striscia di segni meno che andava avanti da giugno. Ma il terzo trimestre chiude comunque in negativo, lasciando sul piatto lo 0,7%. Rosso che raddoppierebbe senza la spinta, seppure leggera, arriva dai mercati oltreconfine. Anche il confronto annuo non conforta (-1,6%). Discorso simile per le commesse: tiene il dato mensile non il trimestrale (-1,7%) e il lieve rialzo su base annua (+0,3%) scompare di fronte al calo del 2,5% maturato tra gennaio e settembre. Sono i beni di consumo a vivacizzare un po’ le vendite, segno che a far girare gli affari sono le famiglie. I beni strumentali, che rispondono alle esigenze delle imprese, sono invece in discesa. Piatto il comparto energetico. E infatti fa bene il fatturato dell’industria alimentare (+4,2%) e dei prodotti che vanno a finire nella distribuzione retail (dai farmaci ai device elettronici). Male i mezzi di trasporto e non solo per via dell’auto. Settembre 2019 non e’ stato ‘ricco’ quanto il corrispondente mese del 2018, soprattutto per il settore ‘non automotive’, che include navi, treni o aerei. Settore che crolla sul fronte ordini (-20%). Bisognera’ adesso capire come queste cifre impatteranno sulla seconda lettura del Prodotto interno lordo del terzo trimestre, che l’Istat nella prima stima ha dato in rialzo dello 0,1% in termini congiunturali. I dati definitivi verranno diffusi venerdi’ 29 novembre. Ma per ora anche l’Ocse vede l’Italia un decimo di punto sopra lo zero. D’altra parte ricavi e commesse risultano in linea con il quadro complessivo. Anzi, la produzione industriale a settembre non aveva lasciato speranze, scendendo ancora di uno 0,4%. Stessa cosa per i dati sulla cassa integrazione rilasciati dall’Inps (+51,9%). Intanto dal mondo giungono notizie che non risollevano il morale: per la Bdi, la Confindustria tedesca, la Germania “e’ in recessione” e la produzione manifatturiera a fine anno calera’ del 4%. Per Codacons e Unc la situazione “e’ preoccupante”. Per entrambe le associazioni a tutela del consumatore infatti i numeri di settembre “non bastano”. Solo la Coldiretti si rallegra: l’incremento registrato per l’industria del food viene considerato “un segnale positivo” che beneficerebbe della preparazione delle scorte in vista del Natale.

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Ambiente

Bonifiche a Bagnoli, prima riunione della cabina di regia con il ministro Provenzano: da 25 anni solo chiacchiere

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Siamo a parlare sempre di Ilva. Questa volta parliamo della Italsider, ex Ilva di Napoli, nel quartiere di Bagnoli. La fabbrica fu chiusa ad inizio anni ’90. Tutti a casa. Migliaia di persone lasciate in mezzo alla strada. Dissero che avrebbero fatto le bonifiche dei suoli e avrebbero restituito alla sua originaria vocazione turistica questo quartiere che ha una posizione geografica meravigliosa, incastonato tra la collina di Posillipo, l’isola di Nisida e il Golfo di Pozzuoli. Di bonifiche si parla da allora. Sono stati buttati centinaia di milioni di euro. Parte anche in truffe (sono inchieste, processi, non volgari apprezzamenti giornalistici).  E non c’è fine, anzi non c’è inizio a questa bonifica di Bagnoli. A 25 anni dalla chiusura definitiva dell’impianto. Oggi si è svolta una riunione della cabina di regia per il risanamento di Bagnoli, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi. È stata la prima riunione convocata dal nuovo presidente del tavolo, il ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano (l’ennesimo ministro che passa) e si è svolta alla Porta del Parco di Bagnoli. Alla riunione, oltre a Provenzano, c’erano il commissario di Bagnoli Francesco Foro Flores, il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola (fresco indagato per corruzione in relazione alle Universiadi) e gli assessori del Comune di Napoli Carmine Piscopo e Raffaele Del Giudice. È stata la prima riunione dopo l’approvazione dell’ennesimo piano di bonifica e risanamento approvato sotto la presidenza dell’ex ministro Barbara Lezzi, predecessore di Provenzano.

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Cronache

Bomba d’acqua su Caserta, in ginocchio settori come agricoltura, allevamenti bufalini e comparto caseario

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Gli effetti della ‘bomba d’acqua’ sui terreni e sulle strutture aziendali agricole del Casertano, fa sapere la Coldiretti della Campania, sono devastanti. “Non si ferma il nubifragio che da ieri sta investendo larga parte del territorio casertano, in particolare la pianura campana e l’area alifana” dice l’organizzazione professionale agricola che riferisce di “campi allegati e stalle distrutte con la conta dei danni che rischia di aggravarsi nelle prossime ore”.

L’acqua ha invaso e distrutto le colture orticole in pieno campo, ma ha anche danneggiato irrimediabilmente le scorte di fieno, paglia ed erba medica destinate all’alimentazione dei capi di bestiame, in particolare bufalini. Oltre all’ingente massa d’acqua riversata a terra, a fare ulteriori danni e’ stato il vento forte che ha scoperchiato i tetti delle stalle, abbattuto alberi e divelto recinzioni. Colpito anche il comparto tabacchicolo, con infiltrazioni che hanno colpito i depositi dove erano conservate foglie lavorate e pronte alla consegna nelle manifatture. L’area interessata dal fenomeno e’ molto vasta con migliaia di ettari coinvolti.

Le situazioni più critiche si segnalano a Villa Literno, Capua, Pignataro Maggiore, Castel Volturno, Santa Maria la Fossa, Sessa Aurunca e Mondragone. “Gli agricoltori – dice Giuseppe Miselli, direttore di Coldiretti Caserta – evidenziano una situazione resa ancora piu’ drammatica dallo straripamento dei canali di irrigazione, in assenza di lavori di pulizia per rimuovere le ostruzioni e favorire il deflusso delle acque. Stiamo lavorando senza sosta per dare sostegno alle imprese”. “Nelle prossime ore – annuncia Manuel Lombardi, presidente di Coldiretti Caserta – invieremo un primo dossier dei danni alla Prefettura, alla Provincia e alla Regione. Attendiamo che la pioggia dia una tregua per tracciare una stima, ma siamo sull’ordine delle migliaia di euro. Su una sola azienda zootecnica, presa a campione, abbiamo stimato danni per 40 mila euro”. Nel complesso ci sono milioni di euro di danno solo nel comparto della agricoltura.

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