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L’attacco frontale del M5s all’alleato Salvini sulla vicenda migranti

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Manlio Di Stefano comincia su Facebook a dare la stura ad un attacco duro all’alleato leghista sul tema caldissimo dei migranti nel giorno in cui l’ennesimo sondaggio dà Salvini correre verso il 40 per cento dei consensi in Italia. “Di fronte a un’emergenza tale le parole non bastano e i nodi vengono tutti al pettine. Ci si aspetterebbe dai colleghi di governo, soprattutto, un po’ di rispetto” scrive Di Stefano rivolgendosi al ministro Matteo Salvini che si sente lasciato solo dal M5S. La replica leghista è sprezzante: “Di Stefano è ignorante, si trasferisca in Venezuela e lasci perdere l’Italia. Gli sbarchi sonno calati dell’85%”. Ma Di Stefano va oltre. Affonda nella carne viva legista il suo pesante attacco.

“Nel tentativo di nascondere l’evidenza, ieri qualcuno è arrivato ad attaccare direttamente i propri colleghi di governo inciampando, nuovamente, in una gaffe dietro l’altra” scrive il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano(M5s), sempre sulla sua pagina Facebook, commentando le ultime notizie sui migranti.

Scrive Di Stefano: “Si è chiesto l’intervento della Marina in acque italiane, ma è la Guardia di Finanza a svolgere le funzioni di polizia del mare. Dunque il Ministero dell’Economia, non la Difesa. Ci si è lamentati di non aver ricevuto alcun sostegno, ma è stato il Viminale a rifiutare la proposta della Difesa di trasbordare i migranti a Malta e su questo ci aspettiamo delle spiegazioni. Vedete – prosegue l’esponente M5s -, il problema è sempre lo stesso: se vuoi fare tutto da solo e non passi mai la palla, se tieni lo sguardo fisso a terra senza accorgerti mai dei tuoi compagni, in porta non ci arrivi mai. Se ti senti Maradona e poi giochi come un Higuain fuori forma è un serio problema, perché di mezzo c’è il Paese. Non si può dire che è sempre colpa degli altri”.

 

“Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito alla fiera dell’ipocrisia. Tutto il mondo concentrato sui 54 migranti della Mediterranea, mentre nella notte ne erano già sbarcati più di 70 a Lampedusa con piccole imbarcazioni. Di fronte a un’emergenza tale le parole non bastano e i nodi vengono tutti al pettine. Ci si aspetterebbe dai colleghi di governo, soprattutto, un po’ di rispetto. E invece per qualcuno l’orgoglio sembra essere più forte di qualsiasi altra cosa. Più forte della verità stessa”, prosegue Di Stefano.

“Si è cominciato con la missione europea Sophia, ricordate? Qualcuno diceva che andava chiusa perché costituiva un incentivo agli sbarchi”, ma “siamo arrivati all’estate, la missione Sophia non c’è più e gli sbarchi, però, stanno aumentando”. Poi “il Viminale era uscito con una nota in cui chiedeva chiarimenti circa la posizione di una nave della Marina Militare nei pressi delle coste libiche. La linea degli Interni era che quella nave avrebbe incentivato ulteriori partenze verso l’Italia. Tralasciando la gaffe, piuttosto grande, visto che quella nave si trovava in quell’area per proteggere i nostri militari in Libia, la sostanza non cambiava: nessuna nave in mare, per il Viminale. D’accordo. Il risultato quale è stato? Gli sbarchi sono aumentati e stanno aumentando”.

Per Di Stefano “la sicurezza delle nostre coste non è uno scherzo. Non sono le interviste o le comparsate in TV a risolvere l’emergenza. Serve giocare da squadra, serve fare le cose”. L’esponente M5s cita “il nostro emendamento al decreto Sicurezza che permette la confisca immediata dell’imbarcazione a chi entra nelle nostre acque violando la legge, prima non era previsto”.

“Forse c’è qualcuno che finge di combattere un problema ma in fondo vuole che tutto resti com’è perché gli porta consenso?”, chiede il sottosegretario. “Svegliatevi!”, invita Di Stefano, il M5s “ha una linea chiara sui migranti, ribadita in più di una occasione: stop arrivi in Italia fin quando non si rivede il regolamento di Dublino e il principio di chi prima accoglie poi gestisce; un piano Marshall per l’Africa per evitare le partenze. Investimenti, relazioni internazionali, formazione di imprenditori; sanzioni a chi non accetta le quote di migranti in Europa; tutto il resto, se non supportato da proposte concrete, sono solo chiacchiere se non addirittura strumentalizzazioni”.

Da interne al partito di via Bellerio c’è voglia di staccare la spina al governo e tentare l’avventura elettorale sperando di staccare il biglietto di una avventura di Governo se non da soli, almeno assieme all’alleato più vicino che oggi é oppositore interessato: la Meloni che elogia Salvini e gli chiede di staccare la spina per mettere all’angolo i pentastellati di Luigi Di Maio. Lui sí che é sempre più solo al comando di un Movimento che ha voglia di tornare a fare politica sui territori e lasciare a Salvini il cerino acceso di una crisi di Governo che sembra sempre più vicina.

 

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Non c’è pace nel Pd, ora scoppia il caso Faraone: non è più il segretario regionale

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Come se non bastassero le tensioni sulla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, un nuovo caso agita i rapporti tra area ‘renziana’ e Nazareno: l’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia. Un voto a maggioranza nella commissione nazionale di garanzia. Ma perché si è arrivati all’annullamento? Alla commissione di garanzia erano arrivati diversi ricorsi dalla mozione Zingaretti che, in Sicilia al congresso regionale, aveva candidato l’ex-deputata Teresa Piccione. La candidata zingarettiana, però, aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Ieri sera, dunque, la decisione della commissione su quei ricorsi. Siccome Davide Faraone aveva vinta senza un competitor, la decisione é stata quella di annullare tutto. Da qui la reazione rabbiosa dei renziani.

La reazione del deputato renziano é stata durissima. E rimane agli atti con un post su Facebook di Faraone.

“La vicenda siciliana del Pd non puo’ essere chiusa con l’autosospensione di Davide Faraone. Venerdi’ in direzione il segretario Zingaretti dovra’ spiegare per bene cosa ha spinto la commissione di garanzia ad assumere una decisione cosi’ pesante a maggioranza. Il segretario predica l’unita’ e il superamento delle correnti, ma troppo spesso e’ condizionato dalla sua”. Lo afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci.  “Faraone deve tornare a fare il segretario regionale – continua Marcucci – le regole devono tornare a essere rispettate. Sappia il segretario che la ferita che si e’ prodotta non puo’ essere derubricata a questione locale”.

 

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Autonomia, il premier Conte: si farà quando ci saranno tutte le condizioni previste dalla Costituzione. E Zaia si innervosisce e lo offende

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“Nei prossimi giorni sarò prima a Foggia in Puglia e poi a Campobasso o Isernia per sottoscrivere due contratti istituzionali di sviluppo. Poi andrò in Basilicata e Calabria. Io sto lavorando e non vivacchiando: potete stare tranquilli” dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando di star lavorando al progetto sull’Autonomia e ad “un’ampia riforma fiscale, che non è solo un problema di aliquote – dice – ma molto più complesso”.

“Il disegno dell’Autonomia differenziata si sta realizzando con le garanzie che ho sempre richiesto, di realizzare un progetto previsto dalla Costituzione ma senza che questo possa recare danno ad altre Regioni. Non vogliamo un’Italia frammentata nelle opportunità” spiega Conte. “Il modello della scuola è fondamentale, non puo’ essere frammentato” perché su questo modello “si radica la formazione dei bambini, la nostra identita’. E’ chiaro che non possiamo pensare che l’autonomia significhi frammentare questo modello” argomenta il premier. “Sara’ anche per inclinazione caratteriale ma sono assolutamente concentrato sul lavoro. Oggi ho fatto compiere al governo un passo avanti notevole sull’Autonomia. C’e’ addirittura la prospettiva di portarla al prossimo Consiglio dei ministri” risponde il presidente  a chi gli domanda della possibilità di una crisi di governo. Chi sembra essersi innervosito degli approfondimenti pretesi dal premier è Luca Zaia, presidente del Veneto.”Resto basito davanti all’ennesimo rinvio. Pensavo che il Presidente del Consiglio fosse così autorevole da chiudere la partita, ma non ho ancora ben capito se l’autorevolezza serva a chiudere o invece a prolungare indefinitamente l’approvazione dell’intesa sull’Autonomia differenziata”.

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Camera dei Deputati, da è completamente sarà platic free

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Entra in vigore oggi venerdì 19 luglio la decisione, adottata dal Collegio dei Questori in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera. Da oggi, presso i ristoranti, i bar e la buvette di Montecitorio si potrà consumare acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Analogamente si provvederà per tutte le altre esigenze, comprese le riunioni degli organi collegiali della Camera.

E’ stato così tradotto in atto anche l’intendimento di rendere plastic free la Camera dei deputati, manifestato sin dall’inizio della legislatura dal Presidente Roberto Fico.Per  incentivare   gli   utenti   all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula   in   sostituzione   degli   attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica.

E per la Camera plastic free, il presidente Roberto Fico, ha scritto un post su Fb in cui ha parlato di “una bella notizia, un esempio che Montecitorio si era impegnato a dare. Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi possiamo annunciare che la Camera dei deputati sarà finalmente plastic free. Da oggi eliminiamo tutti i contenitori monouso di plastica per acqua e bevande nei bar e nelle mense ma anche per le riunioni di commissioni e organi collegiali. Si potrà consumare quindi acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Un piccolo passo per la Camera ma un segnale importante, che risponde anche all’appello lanciato dal ministro dell’Ambiente Costa qualche mese fa. Dimostriamo con questo gesto – conclude Fico – che le istituzioni sono in prima fila per la tutela dell’ambiente”.

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