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La Strage di Bologna, dopo 40 anni Mattarella chiede ancora “giustizia e verità”

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Sono passati 40 anni e Bologna continua a non dimenticare, chiamando a raccolta tutto il Paese. L’anniversario della Strage del 2 agosto 1980 e’ vivo ed e’ stato partecipato anche senza il corteo istituzionale, per le precauzioni anti-Covid, ma con un sentito quanto inedito collegamento da piazza Maggiore con la stazione ferroviaria, ora intitolata alle vittime, durante il minuto di silenzio alle 10.25, orario dell’esplosione. Il quarantennale dell’attentato piu’ grave del Dopoguerra, 85 morti e 200 feriti, ha coinvolto le massime cariche istituzionali, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita giovedi’, alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, sul palco, cui si sono aggiunti i messaggi del premier Giuseppe Conte e del presidente della Camera Roberto Fico, a testimoniare la vicinanza di tutto lo Stato ai familiari, da sempre in cerca di verita’ e giustizia. “Giustizia” e “verita’”, e’ tornato a chiedere il presidente Mattarella. Obiettivi che adesso sono piu’ vicini di un tempo, dopo l’ergastolo al quarto Nar, Gilberto Cavallini, ma soprattutto dopo l’inchiesta della Procura generale che ha indicato i nomi dei presunti mandanti, tutti deceduti: Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato, Mario Tedeschi.

Bologna – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla stazione di Bologna subito dopo la deposizione di una corona di fiori sulla lapide in memoria delle vittime della strage, oggi 30 luglio 2020..
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Le speranze di ottenere una completa verita’ sull’episodio piu’ atroce della storia del nostro Paese cominciano a realizzarsi”, ha detto il presidente dell’associazione dei parenti delle vittime, Paolo Bolognesi. “Il 2 agosto 1980 non scoppiarono caldaie, non fu una fatalita’, non un errore di comunisti palestinesi, ma una spietata volonta’ di terroristi fascisti, una bomba nera con la copertura sistematica di settori importanti dello Stato, Servizi Segreti e loggia massonica P2”, ha aggiunto, citando in un passaggio del suo discorso anche due condannati, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro: “Non hanno mai collaborato, oggi sono pienamente liberi e spesso trattati come star. E’ sconvolgente”. A portare alle vittime il saluto del Governo e’ stato il viceministro dell’Interno Vito Crimi. “Le scuse” da parte dello Stato, ha detto, “sono le uniche parole che hanno una parvenza di decenza, dopo 40 anni di dolori immutabili”. Crimi ha anche annunciato la volonta’ di Giuseppe Conte “di ampliare la direttiva Renzi”, sulla desecretazione degli atti, “espandendola a materie trasversali alle stragi”. “Siamo al fianco dei familiari, di chi crede nello Stato, dei magistrati impegnati a squarciare definitivamente il velo che ci separa dalla verita’”, ha scritto il presidente del Consiglio, mentre Mattarella ha riaffermato “il dovere della memoria, l’esigenza di piena verita’ e giustizia e la necessita’ di una instancabile opera di difesa dei principi di liberta’ e democrazia”. Dell’esigenza di far luce “sulla cosiddetta strategia della tensione alla base degli attentati che hanno insanguinato il nostro Paese”, ha parlato Fico. Casellati ha prima incontrato i familiari, sottolineando “il bisogno di verita’” senza la quale “il Paese non ha futuro”. Intervenendo poi dal palco, ha detto che “e’ tempo di aprire i fascicoli, di toglierli dai cassetti. La storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli ‘omissis'”. Ha parlato di fronte a mille persone, la capienza consentita, ma almeno altrettanti erano i cittadini fuori dai varchi, ordinati, con le mascherine, cosi’ come coloro che, sotto varie sigle di sinistra, hanno voluto comunque sfilare in un corteo autonomo fino alla stazione dove erano presenti in qualche centinaio. Qui, alla fine, anche le autorita’ sono andate per svelare la lapide che intitola lo scalo: ‘Bologna – 2 agosto 1980′. Intanto in piazza venivano letti, nel silenzio, i nomi delle 85 vittime. Tra questi, anche Davide Caprioli. La sorella Cristina lo ha voluto ricordare, portando la chitarra che Davide il 2 agosto 1980 aveva con se’. “Era con lui quel giorno in stazione, ci e’ stata chiesta per alcuni rilievi eseguiti per il processo Cavallini. Ce l’hanno restituita dopo sei mesi, spero sia servita, siamo impegnati nella ricerca della verita’”.

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Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima

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Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa. La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

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La sindaca di Torino Chiara Appendino condannata a 6 mesi di reclusione con l’imputazione di falso ideologico

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La sindaca di Torino, Chiara Appendino, è stata condannata a sei mesi di reclusione nell’ambito del processo Ream. Stessa condanna per l’assessore comunale al Bilancio, Sergio Ronaldo. Otto mesi, invece, per l’ex capo di Gabinetto Paolo Giordana. Una condanna in primo grado in un processo che non arriverà mai a sentenza in Cassazione e che potrebbe essere rovesciata già in Appello, ma comunque una condanna. Come l’ha presa la Appendino? “Porterò a termine il mio mandato da sindaca. Come previsto dal codice etico mia autosospenderò dal Movimento 5 stelle”. Questi il commento della sindaca di Torino Appennino riconosciuta responsabile di una imputazione di falso ideologico. Sono invece cadute due accuse di abuso in atti di ufficio e una seconda di falso.

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Morto Peppino Caldarola, dirigente Pci e direttore Unità

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E’ morto al Policlinico Umberto I di Roma, dopo una breve malattia, a 74 anni, Peppino Caldarola. Dirigente del Partito Comunista a Bari, poi deputato per due legislature del Gruppo L’Ulivo. Giornalista, e’ stato vice-direttore di Rinascita, fondatore e primo direttore di Italiaradio. Dopo lo scioglimento del Pci ha aderito al Partito Democratico della Sinistra e, successivamente, ai Democratici di Sinistra. Dal 1996 al 1998 e dal 1999 al 2000 e’ stato direttore dell’Unita’.

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