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La storia della Luna scritta nelle sue rocce

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Sono state complessivamente oltre 2.400, per un peso complessivo che supera i 300 chilogrammi, le rocce lunari portate sulla Terra dalle missioni Apollo. Alcune possono essere ammirate nei musei, ma la maggior sono state studiate nei laboratori di tutto il mondo, compresi quelli italiani. Una delle prime a studiarli in Italia era stata la planetologa Angioletta Coradini, scomparsa nel 2011, che all’epoca delle missioni Apollo lavorava nell’universita’ Sapienza di Roma. Nel suo laboratorio le prime rocce lunari erano arrivate con un corriere diplomatico, ma in breve il suo gruppo di ricerca si guadagno’ la piena fiducia della Nasa, e lei e i suoi colleghi andavano negli Stati Uniti a prendere i campioni, che venivano trasportati in scatole di metallo sulle quali erano evidenti le scritte ‘non aprire’, ‘non toccare’, ‘non contaminare’. E’ stato grazie all’analisi delle rocce lunari che e’ stato possibile ricostruire l’origine della Luna: la composizione delle rocce indicava senza ombra di dubbio che la Luna era nata dalla Terra, risolvendo un passo dopo l’altro quello che per decenni era stato un tremendo rompicapo. Affascinanti, con la loro superficie irregolare costellata di minuscole sfere vetrose gialle, verdi, arancio e bianche, le rocce lunari hanno anche permesso di capire che la Luna non e’ sempre stata il mondo arido che conosciamo. Se le prime analisi dei campioni lunari indicavano che il nostro satellite era essenzialmente privo di acqua, tecniche di analisi sempre piu’ efficienti hanno permesso di scoprire nelle rocce minuscole quantita’ di acqua nascosta nelle sfere vetrose. Nel tempo si e’ scoperto che la concentrazione delle molecole d’acqua e la loro chimica varia a seconda dei tipi di roccia e della loro regione di origine. Le rocce lunari in cui si trovano le microsferule vetrose risultano confrontabili con le pietre del mantello terrestre nelle quali e’ normale la presenza di acqua. Altre rocce lunari portate a Terra dalle missioni Apollo sono invece di chiara origine basaltica e sono completamente aride. Questo suggerisce che la distribuzione dell’acqua varia all’interno della Luna e rappresenta un indizio per capire come il nostro satellite si sia formato e come si sia evoluto nel corso del tempo.

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Vacanze virtuali e robot maggiordomi, la vita nel 2025

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Andare in vacanza senza uscire dal salotto, con un visore per la realta’ virtuale che ci dara’ l’illusione di visitare i luoghi piu’ belli del mondo; scovare l’anima gemella al primo colpo, perche’ a fare da Cupido saranno applicazioni “intelligenti”; rientrare a casa la sera e trovare la cena in tavola, preparata da robot maggiordomi che provvederanno anche a sparecchiare. Sembra uno scenario futuristico, ma sara’ realta’ tra appena cinque anni, grazie a un’innovazione tecnologica che continua a correre e a rimodellare la quotidianita’. A delineare la vita nel 2025 e’ il “futurista” Rohit Talwar, fondatore e Ceo dell’azienda londinese Fast Future, che ha formulato alcune previsioni insieme al colosso cinese Huawei. Alla base ci sono l’intelligenza artificiale, le nuove e veloci reti cellulari 5G, e l’internet delle cose: gli ingredienti con cui si sta creando l’hi-tech di domani. “In tutti i Paesi tecnologicamente maturi stiamo assistendo all’arrivo e all’implementazione di tecnologie sempre piu’ potenti, che crescono in modo esponenziale” e, sostiene Talwar, “hanno il potenziale di rimodellare ogni aspetto dell’attivita’ umana entro il 2025”. La rivoluzione si prepara a investire la cucina, liberandoci dalle incombenze domestiche. I sensori incorporati negli utensili faranno si’ che i pasti si cucinino in modo autonomo, secondo la ricetta che preferiamo, senza bisogno di stare ai fornelli.

Il robot che fa le pizze

Ci saranno poi i robot maggiordomo, programmati per apparecchiare, sparecchiare e lavare i piatti. A cambiare sara’ anche il salotto, dove potremo sfruttare i dispositivi di realta’ virtuale e aumentata per muoverci lungo la grande muraglia cinese, fare trekking sul cammino Inca fino al Machu Picchu, salire sulla Statua della Liberta’ o esplorare la barriera corallina australiana. Infinite possibilita’ per chi non puo’ andare in vacanza o, sulla scia di Greta Thunberg, si pone il problema di quanto si inquina quando si parte verso una destinazione lontana. Tra le novita’, una riguardera’ le applicazioni di dating, su cui non sara’ piu’ necessario sfogliare profili per trovare la persona giusta. Le nostre idee, i gusti, le preferenze, le antipatie, i desideri e i sogni saranno raccolti dall’intelligenza artificiale per costruire un profilo costantemente aggiornato, che le app potranno subito abbinare con il partner ideale. L’intelligenza artificiale potra’ aiutarci anche a trovare un buon posto di lavoro, analizzando il mercato e scrivendoci il curriculum. E ci evitera’ brutte figure, correggendo in modo perfetto gli errori grammaticali in email e messaggi. Gli smartphone e i dispositivi indossabili ci daranno invece una mano a curare la salute, grazie al monitoraggio dei parametri vitali. Il 5G, infine, azzerera’ le distanze: le videochiamate si evolveranno per consentire una comunicazione multisensoriale, con cui restare in contatto con i propri cari da qualsiasi punto del mondo.

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Zuckerberg lascia buoni propositi nuovo anno, guarda al 2030

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Mark Zuckerberg abbandona i buoni propositi per il nuovo anno e guarda a un orizzonte piu’ lungo: “Invece che sfide annuali cerco di pensare a cosa auguro per il mondo e per la mia vita, al 2030” scrive sul suo profilo Facebook elencando quelle che, a suo avviso, “saranno le cose importanti nel prossimo decennio”. Fra queste, il “cambio generazionale”: “Ritengo che oggi molte importanti istituzioni nella nostra societa’ non facciano ancora abbastanza per affrontare i problemi che le generazioni piu’ giovani si trovano ad affrontare, dal cambiamento climatico, ai costi dell’istruzione, dalla casa alla sanita’. Entro la fine del decennio mi aspetto che molte istituzioni saranno guidate da millennial” spiega Zuckwerberg. Il numero uno di Facebook ritiene che un’altra delle cose importanti sara’ il “decentramento delle opportunita’”: la tecnologia – spiega – continuera’ a creare opportunita’, soprattutto consentendo ad altre parti dell’economia di crescere piu’ velocemente. Fra le priorita’ anche “nuove forme di governance” per le comunita’ digitali. “Non ritengo che le societa’ private debbano prendere cosi’ tante decisioni importanti che toccano i valori fondamentali della democrazia”, mette in evidenza Zuckwerberg, precisando che una delle strade da percorre e’ quella della regolamentazione.

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Si stringe il cerchio intorno alla particella di Dio

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Si stringe il cerchio intorno alla piu’ misteriosa delle particelle, il neutrino che e’ nello stesso tempo anche il suo opposto nell’antimateria la cui esistenza era stata prevista negli anni ’30 dal fisico Ettore Majorana. La piu’ grande quantita’ di indizi mai raccolta su questa particella bizzarra arriva dall’esperimento internazionale Cuore (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events) condotto in Italia, nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Riuscire a catturare un neutrino di Majorana significherebbe infatti di spiegare i meccanismi alla base dei processi di creazione della materia, gli stessi che entrati in azione nei primi istanti dopo il Big Bang da cui e’ nato l’universo.

I dati, in via di pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters, sono stati raccolti fra aprile 2017 e luglio 2019 utilizzando un nuovo algoritmo che permette di amplificare i segnali dei rivelatori e di eliminare il rumore di fondo. Pesante una tonnellata e con i suoi 988 cristalli di biossido di tellurio sistemati in 19 torri di rame, l’esperimento Cuore indaga il fenomeno fisico che avviene quando, all’interno del nucleo, due neutroni si trasformano in due protoni ed emettono due elettroni e due antineutrini. Chiamato doppio decadimento beta, il fenomeno e’ possibile anche senza che vengano emessi dei neutrini. Questo puo’ accadere perche’, nel nucleo, uno degli antineutrini si trasforma in un neutrino: una trasformazione impossibile secondo la teoria di riferimento della fisica contemporanea, chiamata Modello Standard. “Abbiamo piu’ che quadruplicato i dati raccolti e siamo tra gli esperimenti piu’ sensibili al mondo nella corsa alla scoperta di questo decadimento raro”, rileva il coordinatore della collaborazione Cuore Oliviero Cremonesi, della sezione Infn dell’Universita’ Milano Bicocca. Il nuovo algoritmo all’origine di questi risultati permettera’ inoltre di utilizzare l’esperimento Cuore per andare a caccia delle particelle considerate fra i migliori candidati della materia oscura, chiamate Wimp (Weakly Interacting Massive Particles, ossia particelle massive che interagiscono debolmente). “Siamo entusiasti del nostro rivelatore, che al momento funziona con un’efficienza prossima al 90%”, dice Carlo Bucci, coordinatore tecnico e responsabile italiano dell’esperimento.

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