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La Repubblica: la tesi di laurea della ministra Azzolina è un plagio. La Lega: deve dimettersi

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Scrive Repubblica che se ci si collega a Internet, e si digitano su Google le parole chiave, spuntano i titoli di tre tesi, fra lauree e specializzazioni, firmate da Lucia Azzolina. Uno dei tre documenti, intitolato “Un caso di ritardo mentale lieve associato a disturbi depressivi”, è la tesi conseguita dalla neoministra all’Università di Pisa nel 2009. E allora? Allora niente, scrive sempre Repubblica che “confrontando diversi passi dell’estratto del lavoro disponibile online, corrispondente alle prime tre pagine, con i rispettivi originali, si scopre che più o meno la metà di quel che c’è scritto in quell’estratto è il risultato di un plagio”. La cosa grave, argomenta Repubblica è che “la ministra dell’Istruzione non solo non virgoletta quel che non è farina del suo sacco, e già il fatto sarebbe di per sé molto grave, ma nei luoghi corrispondenti ai passi interessati, per giunta, non cita nessuna delle fonti cui ha attinto a man bassa”. Risultato, a giudicare dall’inchiesta di Repubblica, la ministra dell’Istruzione avrebbe copiato la tesi da alcuni manuali, non sarebbe farina del suo sacco. Da qui la richiesta della Lega (una miriade di deputati e senatori del Carroccio, da Sasso a Molinari, Bagnai, Latini e ovviamente Salvini) alla ministra di riferire in Parlamento sulle accuse di plagio e prim’ancora di dimettersi.

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Elezioni suppletive al Senato, ecco i candidati nei tre collegi che sceglieranno il senatore in Lazio,Umbria e Campania

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Manca solo l’ufficializzazione degli ultimi candidati per completare il tratto di strada finale che portera’ alle elezioni suppletive nel Lazio, Umbria e Campania. Le urne si apriranno a Roma l’1 marzo per il Collegio 01 per eleggere un deputato dopo il seggio vacante lasciato da Paolo Gentiloni (Pd), dimessosi il 2 dicembre dopo la sua nomina a Bruxelles a Commissario europeo per gli affari economici e monetari. In Umbria si terranno invece l’8 marzo per eleggere un senatore nel Collegio uninominale Umbria 02, restato vacante dopo le dimissioni di Donatella Tesei (Lega), eletta Presidente della Regione. Per la Campania infine il voto si terrà il 23 febbraio per eleggere nel Collego uninominale 07 un seggio al Senato lasciato da Franco Ortolani (M5S), deceduto a novembre scorso. A Roma i principali candidati nel Collegio 01 (prevalentemente quartieri del Centro tra cui Trastevere, Prati, Flaminio, Esquilino, Testaccio, Castro Pretorio, Trionfale, Monti e Trevi) sono l’attuale ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, candidato per il centro sinistra; Maurizio Leo, docente e già deputato per An e assessore al Bilancio al Comune di Roma per il centrodestra; Rossella Rendina, attivista del Movimento 5 stelle, scelta senza consultazione sulla piattaforma Rousseau perchè a detta del Movimento sarebbe stata l’unica candidata che ha rispettato tutti i requisiti previsti dal Regolamento; Marco Rizzo per il Partito Comunista; Elisabetta Canitano (Potere al Popolo) e Luca Maria Lo Muzio Lezza (Volt Italia). Sempre nella capitale ha annunciato la sua candidatura anche il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi. A Roma la scelta di Gualtieri è maturata in sostanza come terza ipotesi. Nelle settimane scorse infatti si è assistito a un lungo braccio di ferro con Italia Viva, con Matteo Renzi che proponeva insieme a Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino il nome della giornalista Federica Angeli, in alternativa a Gianni Cuperlo proposto da Nicola Zingaretti per il Pd. In Umbria non e’ ancora chiaro quali nomi saranno in lizza, le candidature dovranno essere presentate tra domenica 2 e lunedi’ 3 febbraio alla Corte d’appello di Perugia e i partiti sono al lavoro per scegliere i candidati. Nel frattempo pero’ il M5S ha fatto sapere che il prescelto sara’ Roberto Alcidi, sul quale – al pari della sua collega romana Rossella Rendina – la decisone e’ stata presa senza una consultazione on-line sulla piattaforma Rousseau perche’ anch’egli in possesso di tutti i requisiti previsti dal Regolamento del Movimento. Il collegio in Umbria comprende tutta la provincia di Terni e 27 comuni di quella di Perugia, da Nocera Umbra a Todi. Anche se il dato non e’ ancora ufficiale dovrebbero essere interessati alla consultazione circa 300 mila elettori. Alle politiche del marzo 2018 Tesei venne eletta con il 38,5% dei voti, superando Marco Moroni, M5s, con il 28%, e Simonetta Mignozzetti, Pd, 25,7%. In quella tornata elettorale tutti i collegi uninominali di Camera e Senato dell’Umbria andarono al centro destra. In Campania (il Collegio 07 comprende molti quartieri di Napoli, tra cui Arenella, Barra, Piscinola, Miano, Poggioreale, Ponticelli, San Carlo all’Arena, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vomero, Vicaria e Zona Industriale) i principali candidati sono: Sandro Ruotolo, giornalista, per la lista ‘Napoli con Ruotolo’, sostenuta da Pd, Leu, DemA e Italia Viva; Luigi Napolitano, ex compagno universitario di Luigi Di Maio, per il M5S; Salvatore Guangi, sostenuto da FI, Lega e FdI; Riccardo Guarino di Rinascimento Partenopeo e Giuseppe Aragno di Potere al Popolo. Anche in Campania non sono mancate le polemiche. Il sindaco Luigi de Magistris ha aperto una riflessione – alla luce dei risultati deludenti del M5S nelle regionali in Emilia Romagna e in Calabria – sulla opportunita’ da parte di un candidato pentastellato di presentarsi alle suppletive per il Senato e in primavera per la Regione Campania.

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Iv pronta allo strappo su prescrizione e Bonafede

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Se il ministro Alfonso Bonafede non darà un segnale di apertura sul tema della prescrizione, Italia viva e’ pronta a votare contro le sue linee programmatiche in Aula. E subito dopo, votare alla Camera a favore della legge del forzista Costa che propone di cancellare la riforma Bonafede sulla prescrizione. La prima prova dopo le regionali, rischia di trasformarsi in una dolorosa spaccatura per la maggioranza. Italia viva non intende fare sconti ed e’ pronta anche a bocciare l’intero programma del ministro. Per provare a mediare, in serata si e’ tenuta una riunione con i capigruppo di maggioranza nelle commissioni giustizia nella quale e’ stata raggiunta un’intesa di massima sulla risoluzione da votare in Aula. E sulla prescrizione si e’ ipotizzato il rinvio della legge Costa in commissione, per prendere tempo. Ma che basti per convincere i renziani, e’ tutt’altro che scontato. “Saremo coerenti”, avverte Ettore Rosato. Iv fa sapere di essere contraria anche al ritorno in commissione del testo Costa, un provvedimento ad alto rischio anche perche’ dovrebbero esserci alcuni voti segreti. L’idea degli alleati e’ rispedire il testo Costa in commissione e prendersi ancora del tempo per trovare una sintesi. Ma Iv vuole segnali subito. “Non si vedono mediazioni all’orizzonte”, affermano. E’ al premier Giuseppe Conte che ora guardano gli alleati di governo: le mediazioni possono essere “sconce” dice lui, che spiega di lavorare alla migliore soluzione per la riforma del processo penale, nell’ambito della quale c’e’ anche la prescrizione. Il Pd spinge perche’ il provvedimento, che “nelle bozze contiene tante cose buone”, vada in Cdm gia’ questa settimana, a prescindere da un accordo sulla prescrizione. E’ probabile che ci si prenda un po’ piu’ di tempo. A meno che la notte non porti consiglio e anche il rinvio della legge Costa in commissione – per il quale serve un voto d’Aula – fallisca: a quel punto la rottura e’ possibile.

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Il M5S tenta la ripartenza dopo il tracollo, la sfida è tra filo Pd e “terza via”

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Il Movimento 5 Stelle esce a pezzi dalle Regionali. E il day after del voto già prelude al grande scontro che andrà in scena agli Stati generali. Ed è lo scontro tra chi persegue la linea della “terza via” e chi, soprattutto dopo l’ennesimo flop elettorale, vede oramai come inevitabile l’abbraccio al Pd. Sarà uno scontro tra titani e il rischio è che finisca invischiato anche il premier Giuseppe Conte. Il capo del governo, infatti, oggi torna a delineare la sua strategia “giallo-rosa”, quello di un campo largo contro le destre. E’ una strategia che Conte, non a caso, infarcisce di temi “cari” al Movimento, come lo sviluppo sostenibile, la svolta green, la digitalizzazione. Ma, per ora, dai vertici arriva un netto no. Vito Crimi, il nuovo capo politico del M5S post-Di Maio traccia infatti una linea non dissimile da quella del ministro degli Esteri: il Movimento deve correre da solo, partendo dalle origini, ovvero dal fallimento del bipolarismo. Altri “big”, però, si muovono in direzione opposta. E’ noto che, da tempo, Beppe Grillo persegue la strategia dell’avvicinamento al Pd. E’ una strategia che, in molti parlamentari e in qualche ministro, trova dei decisi fautori. E, pur nel suo silenzio, la linea probabilmente non dispiace neppure a Roberto Fico. Dall’altro lato della trincea c’è invece chi vuole un Movimento “terzo” rispetto a sinistra e destra, chi crede, con fermezza, che aderire ad un campo del centro-sinistra significherebbe estinguersi. Lo pensava Di Maio, lo pensa Alessandro Di Battista, lo mettono nero su bianco sui social “big” come Ignazio Corrao, Stefano Buffagni, Laura Castelli. E’ la posizione delle origini, quella che ideo’ Gianroberto Casaleggio e che il figlio Davide di certo non disdegna. E’ tutta qui la battaglia che si consumera’ da qui a marzo. Con un’appendice. Dopo l’ennesimo flop il passo dallo scontro interno alla scissione e’ piu’ breve. Anche perche’, ad intaccare le convinzioni di chi pensa ad un M5S ago della bilancia c’e’ il dato del voto in Emilia-Romagna, culla del Movimento ma teatro di un trasferimento massiccio di voti dall’universo pentastellato al Pd.

“La linea dell’ago della bilancia e’ una linea coerente, ma per esserlo bisogna essere forti”, spiega una fonte vicinissima ai vertici del Movimento. Un gancio alla difficile risalita e’ offerto dal referendum sul taglio dei parlamentari. “E’ un tema prioritario”, assicura Crimi. Un tema che, nel mare di divisioni interne, potrebbe rivedere il Movimento unito. E forse non e’ un caso che nei vertici pentastellati si stia pensando ad uno slittamento degli Stati generali. Dal 15 marzo, data annunciata nei giorni scorsi da Di Maio, al 29 marzo, data del referendum sul taglio agli eletti. E’ su questo tema che Crimi potrebbe chiedere quel rilancio all’unita’ a cui il capo politico fa appello nelle primissime ore del post-Regionali. Non sara’ facile. Il Movimento in queste ore e’ un mix di facce scure e mutismi congegnati ad hoc. In rigoroso silenzio sta Di Maio, l’uomo che sul flop alle Regionali non ha voluto metterci la faccia con una motivazione ben chiara: lui era contrario alla discesa in campo. Non parla Grillo, non parla Casaleggio, non parla il “Dibba” dall’Iran. Anche Fico evita di esporsi. Parlano, eccome, quei parlamentari che gia’ nelle scorse settimane chiedevano una svolta nella struttura e nella direzione politico del Movimento: da Paolo Lattanzio a Giorgio Trizzino. Parlamentari che, in fondo, si ritrovano nella mozione di Emanuele Dessi’, che guarda a un Movimento “riformista”. Parla chi come Buffagni ammette con nettezza che, da quando e’ andato al governo, il “il M5S ha sbagliato a rincorrere gli altri”. E, sullo sfondo, resta il tema della leadership. Il nome verra’ solo dopo la linea che il M5S vorra’ adottare. L’idea di un volto femminile piace e non sono apparse inosservate le nette parole di Chiara Appendino (“Il M5S deve ritrovare fiducia in se'”). Ma ogni ipotesi deve fare i conti con Di Maio. L’ex leader non ha alcuna intenzione di farsi da parte e gia’ domani alla congiunta notturna, la sua presenza non sara’ certo marginale.

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