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La paura del Covid 19 allontana i pazienti dall’ospedale, a Napoli i medici del Monaldi sono andati fino a casa a prendere i pazienti gravi per salvarli

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Mentre il Covid-19 sconvolgeva i nostri ospedali, assorbendo tutte le risorse, c’erano anche altre patologie da curare, altre urgenze che non sono certo scomparse durante la pandemia. Su queste, seppur in modo indiretto, il Covid-19 ha avuto un forte impatto. E’ il caso ad esempio del ricoveri per malattie cardiovascolari, il cui numero s’è ridotto drasticamente, con una mortalità ospedaliera per infarto addirittura triplicata. 

“Abbiamo vissuto l’altra faccia del Covid. Per paura di contrarre il virus, molte persone, anche in caso di emergenza, non si sono recate in ospedale”, spiega a Juorno Paolo Golino, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, ospedale Monaldi. “In Italia durante il lockdown si è registrata una riduzione del 50% dei ricoveri per infarto, una riduzione che in Campania è stata addirittura del 60%. Per il timore di venire contagiate, le persone non si recavano in ospedale nonostante avessero avuto un infarto. Spesso si presentavano in una fase tardiva, quando l’infarto aveva già dato complicanze”.

 

Un’emergenza che si è avvertita anche negli interventi programmati. La mortalità per i pazienti in lista d’attesa per l’intervento di sostituzione valvolare aortica, ad esempio, è di circa il 14%: un paziente su sei muore mentre è in lista d’attesa. “Ci siamo detti che questa era una patologia troppo grave per poter aspettare la fine del lockdown”, racconta Giovanni Ciccarelli, cardiologo interventista presso l’Unità Operativa Complessa di Cardiologia e UTIC Luigi Vanvitelli. “Allora il responsabile dell’emodinamica, il dottor Maurizio Cappelli Bigazzi, ha incominciato a chiamare personalmente tutti i pazienti che erano a casa in lista d’attesa, e ha valutato quali fossero i più urgenti. Un po’ alla volta, abbiamo svuotato la lista d’attesa, effettuando tredici interventi di TAVI, rispetto agli otto dell’anno scorso nello stesso periodo”.

La TAVI è una procedura per sostituire una valvola aortica danneggiata meno invasiva rispetto all’intervento chirurgico. Avviene con intervento percutaneo, con una puntura nella gamba e l’inserimento di un catetere, attraverso cui la protesi valvolare, compressa, viene trasportata sino al cuore. Consente inoltre di ridurre notevolmente la durata del ricovero ospedaliero e quindi il rischio di contagio.

“Abbiamo avuto periodi in cui la terapia intensiva era quasi vuota: le persone preferivano avere gravi complicanze a casa piuttosto che ricoverarsi in ospedale”, spiega il professor Golino. In questi casi, le conseguenze del mancato ricovero vanno dal danno cardiaco irreversibile, con la necrosi del tessuto e lo sviluppo nel medio e lungo termine di segni di scompenso cardiaco, fino ad aritmie fatali nei casi più gravi.

“Abbiamo preso tutte le precauzioni del caso – prosegue Golino -, i reparti ed i percorsi di accesso sono separati, e a chiunque dovesse essere ricoverato per un intervento elettivo eseguiamo un pre-ricovero con tampone tre giorni prima, per verificare un’eventuale positività al Covid-19. Devo ringraziare tutto il personale infermieristico, coordinato dalla caposala Rosaria Riccardi, perché gli infermieri sono quelli che hanno maggior contatto con i pazienti, sempre in prima linea con tutti i ricoveri che arrivavano dall’esterno, e hanno fatto grossi sacrifici, vestendosi e svestendosi di continuo, trattando tutti i pazienti come se fossero dei casi sospetti”.

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La Spagna infuriata con Gasperini l’untore, chiesto l’intervento dell’Uefa

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La Spagna tuona contro Gian Piero Gasperini. I sintomi da Coronavirus avvertiti a ridosso della gara di Champions League giocata a porte chiuse lo scorso 10 marzo al Mestalla e rivelati solo domenica – a quasi tre mesi di distanza – scatenano le proteste delle autorita’ locali e dello stesso Valencia che ora invita la Uefa a prendere “provvedimenti drastici per un comportamento ritenuto “poco responsabile”. Il massimo organismo continentale, al momento, tergiversa: non conferma la richiesta degli spagnoli e l’apertura di un fascicolo disciplinare. L’Atalanta – che non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sul tema – si rifiuta di commentare semplici indiscrezioni di stampa in attesa di eventuali sviluppi. Al netto della superficialita’ dell’atteggiamento, considerare Gasperini alla stregua di un untore e’ ingeneroso: l’Atalanta a Valencia mantenne un profilo blindato – tanto che Gomez se la prese con i giornalisti che lo presero d’assalto all’uscita dell’aeroporto – e i 9 positivi tra gli spagnoli vennero scoperti appena 5 giorni dopo la gara di ritorno. Il caso si sposta in un lampo anche sul piano politico. In difesa del tecnico si schiera il deputato bergamasco della Lega, Daniele Belotti: “In Spagna hanno perso la ragione. Gasperini ha detto che si sentiva strano, ma non aveva la febbre, e gli sono saltati addosso. Ma se e’ irresponsabile Gasperini, come si possono definire il ministro spagnolo della Sanita’ e le scandalizzate autorita’ locali che, pur essendo imminente il rischio di epidemia, hanno consentito che centinaia di tifosi locali si radunassero all’esterno dello stadio con la partita a porte chiuse e hanno autorizzato le Fallas con decine di migliaia di persone accalcate?”. Necessario un passo indietro per ricapitolare una storia maledetta. La gara di andata del 19 febbraio – con i 45mila spettatori assiepati a San Siro, ignari del paziente uno di Codogno – e’ considerata una bomba biologica: ha probabilmente permesso al Covid-19 di diffondersi in maniera profonda nella provincia di Bergamo e contagiato diversi tifosi del Valencia. Quella di ritorno invece, vietata al pubblico, era stata teatro di una folle iniziativa dei tifosi spagnoli che si erano ritrovati a migliaia per le strade attorno allo stadio per accogliere il pullman della squadra e dare ai giocatori la spinta per una rimonta mai avvenuta. L’Atalanta per qualche ora si era goduta la gioia per uno storico risultato dedicato proprio alla citta’ di Bergamo prima di ripiombare nell’incubo di una zona martoriata e della lunga positivita’ di Sportiello. Ora gli strascichi polemici.

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Casa Bianca blindata anche dalla Guardia Nazionale, si temono proteste ancora più violente

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Quattro agenti arrestati per la morte di George Floyd, l’afroamericano morto soffocato da un agente di polizia, aveva il covid-19 ma era asintomatico. E’ uno dei tanti dettagli che emerge dall’autopsia ufficiale. I tafferugli negli Usa proseguono. Il coprifuoco in molte città non basta a fermare le proteste. La Casa Bianca è blindata dalla polizia militare e dalle forze dell’ordine di varie agenzie federali mentre migliaia di persone si sono radunate nella capitale per protestare contro la morte di George Floyd. Un dirigente del Pentagono ha riferito che ci sono almeno 2200 uomini della Guardia nazionale. Il cordone di sicurezza forma un anello intorno al perimetro del parco Lafayette, di fronte alla Casa Bianca. Il coprifuoco scatta alle 23 (le 5 in Italia). In precedenza centinaia di dimostranti si erano stesi a terra lungo Pennsylvania Avenue ripetendo “non posso respirare”, la frase pronunciata da Floyd prima di morire soffocato da un poliziotto.

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Rivolte negli Usa, un altro giovane ucciso dalla polizia: a San Francisco agente spara ad un ragazzo che saccheggiava

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L’agente che ha ucciso un giovane a San Francisco lunedi’ nelle proteste per la morte di George Floyd aveva scambiato il suo martello per una pistola. Lo ha riferito la polizia. Quando una pattuglia e’ intervenuta per un saccheggio in un supermercato, Sean Monterrosa, un 22enne residente nella citta’ californiana, si era inginocchiato a terra tenendo le mani sulla vita, vicino ad un martello nella tasca della sua felpa. Un agente, pensando si trattasse di un’arma, ha esploso cinque colpi e ha ucciso il giovane. Ora il poliziotto e’ stato sospeso in attesa dei risultati dell’indagine.

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