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La Kraft-Heinz investe su Napoli e sceglie il CEINGE: farà ricerche su nuovi alimenti per bambini con esperti di Immunonutrizione

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Con 25 miliardi di fatturato nel 2019, più di 42mila dipendenti e 200 brand con una presenza in 40 Paesi del mondo, la company statunitense Kraft-Heinz rappresenta una delle principali multinazionali al mondo del settore alimentare. In Italia è conosciuta anche per i marchi Plasmon, Nipiol, Cuore di Bio Natura e Dieterba. Ebbene, questo colosso ha deciso di investire su Napoli e ha scelto il CEINGE-Biotecnologie Avanzate, presso cui avrà, a partire da luglio, una sede operativa per la ricerca scientifica. Il CEINGE opera nel campo della biologia molecolare e delle biotecnologie avanzate applicate alla salute delluomo e rappresenta uneccellenza in Italia e allestero per la ricerca e la diagnostica delle malattie genetiche.

Con il CEINGE la Company nordamericana ha sottoscritto un protocollo dintesa per lo sviluppo di attività di ricerca su alimenti innovativi per la nutrizione umana. Lidea nasce dalla ormai consolidata collaborazione fra larea Ricerca e Sviluppo della Kraft-Heinz e il gruppo del professor Roberto Berni Canani, uno dei massimi esperti al mondo nel campo della gastroenterologia e nutrizione pediatrica. Il professore ha condotto vari studi sulle proprietà benefiche di un nuovo prodotto per lalimentazione dellinfanzia, che nasce dalla fermentazione del latte vaccino con il probiotico di origine umana Lactobacillus paracasei CBA L74.

Roberto Berni Canani. Tra i massimi esperti al mondo nel campo della gastroenterologia e nutrizione pediatrica

Gli studi condotti dal gruppo di lavoro del professor Berni Canani, hanno permesso di definire gli effetti positivi che questa matrice fermentata ha nella prevenzione delle infezioni in età pediatrica e hanno così facilitato la commercializzazione di una nuova linea di formule per linfanzia in grado di proteggere efficacemente i bambini dalle infezioni respiratorie e gastrointestinali.

Linsediamento della Kraft-Heinz presso il nostro istituto costituisce per noi un passo molto importante sulla strada della collaborazione fra il mondo della ricerca e il mondo industriale, commenta lamministratore delegato del CEINGE Mariano Giustino. Collaboriamo con i principali Atenei italiani e stranieri ma abbiamo scelto Napoli, il CEINGE e la Federico II perché crediamo fortemente nellimportante contributo che i ricercatori del CEINGE potranno dare allo sviluppo dei nostri prodotti, spiega Andrea Budelli, presidente Continental Europe Kraft-Heinz Company.

È visibilmente soddisfatto il professor Berni Canani, professore di Pediatria presso il Dipartimento di Scienze Medice Traslazionali della Federico II e responsabile del laboratorio di Immunonutrizione del CEINGE. “È motivo di grande orgoglio per la comunità scientifica napoletana, ed in particolare per noi ricercatori della Federico II e del CEINGE, che un colosso dellalimentazione abbia scelto Napoli. Si tratta di una grande sfida che siamo certi di vincere con la grande passione per la ricerca ed il grande spirito di sacrificio che contraddistingue la nostra comunità scientifica. Per noi e per il CEINGE è una grande opportunità”.

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Stop mobile licenziamenti, no finchè c’è la Cig

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Rinvio delle tasse per gli autonomi, fiscalita’ di vantaggio al Sud, fondi per i centri storici, e blocco dei licenziamenti ‘mobile’. Cambia ancora il menu del decreto di agosto, che stanzia altri 25 miliardi in deficit per aiutare l’economia a resistere alla crisi innescata dal Coronavirus. Il cuore del compromesso raggiunto nel governo per tenere insieme la necessita’ di proteggere i posti di lavoro e quella delle imprese di tornare gradualmente alla ‘normalita” sta nella proroga del divieto di licenziamento che non avra’ una data fissa ma durera’ fino a che ci saranno a disposizione aiuti pubblici, dalla Cig Covid allo sgravio sui contributi per i dipendenti che rientrano. Ma nelle ore concitate della trattativa sul decreto agosto, la spunta anche la proposta di sgravi mirati al Sud, intanto per tre mesi. La norma per aiutare il Mezzogiorno, fortemente voluta dal ministro Beppe Provenzano, vale circa 1 miliardo per il 2020 (e 4 miliardi a regime) e concedera’ a tutte le aziende insediate nel Sud Italia uno sconto del 30% dei contributi complessivi per i dipendenti, dall’1 ottobre al 31 dicembre. Lo sgravio poi proseguira’, previo via libera di Bruxelles, fino al 2025. Negli anni successivi l’incentivo calera’, al 20% fino al 2027 e al 10% fino al 2029). Per tutte le imprese cambia intanto il quadro degli aiuti sul lavoro: il governo conferma il finanziamento di altre 18 settimane di Cig Covid (9+9) che si potranno utilizzare a partire dal 13 luglio e fino alla fine dell’anno. Chi dovesse beneficiarne per intero terminera’ la disponibilita’ di ammortizzatori di emergenza a meta’ novembre e solo da quel momento in poi si potra’ tornare a licenziare. Il divieto avra’ poi scadenza variabile, a seconda dell’utilizzo continuo o frammentato della cassa Covid. Allo stesso modo i licenziamenti saranno inibiti anche per quelle imprese che beneficiano dello sgravio di 4 mesi dei contributi destinati a chi, dopo avere utilizzato la Cig a maggio e giugno, smette di accedere all’ammortizzatore e fa rientrare i dipendenti in azienda. La decontribuzione, fruibile entro la fine dell’anno, sara’ al 100% nel limite di 8.060 euro annui, riparametrato e applicato su base mensile. Tra le novita’ dell’ultima ora anche il rinvio per lavoratori autonomi, soggetti Isa e forfettari degli acconti in scadenza a novembre (che si possono comunque calcolare in base alle previsioni di incasso e non in base all’andamento dell’anno precedente), che si accompagnera’ alla diluizione dei pagamenti di tasse e contributi sospesi a marzo, aprile e maggio, nel pieno del lockdown (50% quest’anno, il resto spalmato su 2021 e 2022). Per le attivita’ nei centri storici arrivera’ poi un nuovo contributo a fondo perduto, parametrato sulle perdite, per il quale dovrebbero essere stanziati 400 milioni. Mentre si tratta ancora sul bonus per la ristorazione, altre misure dovrebbero avere trovato una versione definitiva per entrare nel testo atteso in Cdm domani, dall’aumento a 300mila euro degli investimenti nei Pir che potranno godere della detassazione e l’estensione del Fondo di garanzia alle imprese del terzo settore.

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Fca produrrà mascherine a Mirafiori e Pratola Serra

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Negli impianti Fca di Mirafiori (Torino) e di Pratola Serra (Avellino) vanno avanti a ritmi serratissimi le attività per installare le linee di produzione delle mascherine chirurgiche contro il coronavirus. Le prime quattro macchine industriali sono arrivate presso l’ officina 63 del comprensorio di Mirafiori. Nei prossimi giorni saranno allestiti i primi processi produttivi in un’area di circa 7.000 metri quadrati.
Complessivamente saranno 25 le linee da predisporre a Torino. Altre 19 linee di produzione saranno invece allestite a Pratola Serra dove i lavori di predisposizione dell’area specifica di 9.000 metri quadrati al centro dell’ impianto campano procedono velocemente. L’obiettivo della riconversione industriale è quello di fare una produzione giornaliera nei due impianti ex Fiat ora FCA  di 27 milioni di mascherine al giorno. L’inizio della produzione è prevista tra metà agosto  e settembre. I lavoratori dei due impianti che saranno impegnati in questa specifica attività a regime saranno complessivamente più di 600.

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Ecobonus auto, Di Risio (DR Automobiles): se estesi ad altri veicoli poco inquinanti darebbero una spinta al mercato

Marina Delfi

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Un’azienda tutta italiana che proprio mentre stava vivendo una nuova stagione positiva è stata temporaneamente rallentata dal ‘lockdown’: ebbene alla DR Automobiles non si sono persi d’animo e nel periodo più buio e difficile del nostro Paese si sono rimboccati le maniche e provato a dare una mano, convertendo il loro centro studi e le loro stampanti laser alla realizzazione di dispositivi per la respirazione da collegare alle maschere facciali. Strumenti che l’Azienda molisana di Macchia d’Isernia ha distribuito gratis a chi ne aveva bisogno ma adesso la produzione è ripresa con i nuovi modelli DR5 e F35. E dal 1. agosto sono partiti gli ecoincentivi dello Stato.

Gli ecoincentivi statali potrebbero costituire una spinta importante per la ripresa del comparto automotive qualora si prevedesse di estenderli anche ad altri veicoli, purché sotto la soglia dell’ecotassa attualmente fissata a 160 g/km di CO2, non limitandone dunque la portata quasi esclusivamente ad auto full electric o hybrid e paradossalmente ad alcuni diesel”. Così il Presidente e fondatore di DR Automobiles Groupe, Massimo Di Risio, ha commentato gli ecobonus previsti dal DL Rilancio ed attivi dallo scorso 1 agosto sull’acquisto di nuove automobili.

Macchia d’ISernia (IS). Sede della DR Auto. Il Presidente Massimo Di Risio nel suo ufficio con le coppe vinte durante la carriera da pilota. ©Dario Orlandi/Massimo Sestini

“Abbiamo da poco lanciato la Evo Electric, l’auto elettrica più economica del mercato con un’autonomia di oltre 300 km e tutti gli optional di serie. Tuttavia, riteniamo che le auto elettrichepotranno in futuro affermarsi nettamente nella mobilità urbana, soprattutto nei grandi centri. Al contrario, nella mobilità extra-urbana, riteniamo che l’acquisto che ancor oggi garantisce il miglior compromesso tra costo iniziale, costi di gestione ed impatto ambientale resti quello di un veicolo con motore a combustione interna, con alimentazione a GPL. Siamo convinti che l’alimentazione a GPL rappresenti allo stato la scelta più concreta di mobilità ecologica. D’altra parte, è la scelta che noi abbiamo fatto da tempo. Da oltre 10 anni siamo orgogliosi di essere l’unico costruttore che progetta motori destinati ad essere alimentati a GPL sin dall’origine, proprio per questo assicuriamo un’estrema affidabilità ai nostri clienti. Per concludere, certamente le auto elettriche potranno conquistare una fetta di mercato, ma i grandi numeri verranno ancora dalle auto tradizionali”.

“Per questo riteniamo che una scelta di forte sostegno per l’industria italiana potrebbe essere quella di non incentivare esclusivamente le auto elettriche e le hybrid, che richiedono contributi elevati sui singoli veicoli, rappresentano ancora una parte molto esigua del mercato e agevolano prima di tutto i produttori di batterie, al momento tutti localizzati in Estremo Oriente”.

“Diversamente, incentivare anche l’acquisto di veicoli bi-fuel darebbe un forte contributo al nostro sistema produttivo, dal momento che proprio in Italia abbiamo aziende leader mondiali nella produzione dei relativi sistemi; inoltre, il contributo statale per ciascuna vettura sarebbe di gran lunga inferiore a quello necessario per l’elettrico, ma a fronte di una platea di potenziali acquirenti molto più ampia. Si incentiverebbero comunque veicoli ecologici. Provvedimenti mirati in questo senso potrebbero far sì che le case automobilistiche intercettino più facilmente la nuova domanda di “automobile di proprietà” che avremo come effetto post Covid. Nello stesso tempo il parco circolante verrebbe rinnovato e reso meno inquinante.”

Al di là degli incentivi statali, quali sono le vostre strategie per la ripartenza post Covid19?

“In realtà, ancor prima dell’epidemia in corso, il Gruppo era impegnato nella definizione di una nuova strategia commerciale e la stessa ci sembra ancor più valida per il nuovo scenario post Coronavirus. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un cambiamento nelle scelte dei clienti che si dividono, in modo sempre più radicale, tra quelli che si orientano nell’offerta automobilistica focalizzando la propria attenzione sul prezzo e quelli che, invece, nell’acquisto di un’auto esprimono esigenze sempre crescenti in termini di qualità dei materiali, di stile, di tecnologia non solo motoristica, ma anche dei sistemi informativi. Per intercettare entrambe queste opposte domande abbiamo affiancato a DR il nuovo marchio EVO. Rappresenta la nostra offerta per quei clienti che prediligono acquisti razionali: a questa fascia di mercato, in linea con la nostra filosofia di sempre, vogliamo offrire prodotti low price e non low cost, auto che abbiano sì un prezzo basso, e sicuramente il più basso del mercato, ma soprattutto non un prezzo civetta bensì il reale prezzo dell’auto, comprensivo di tutte le dotazioni”.

“Per rispondere adeguatamente a quei clienti che, invece, sono orientati a scelte più sofisticate, abbiamo lavorato a lungo sui prodotti a marchio DR per raggiungere elevati standard in termini di qualità e tecnologia, e per definire uno stile dalla personalità molto forte, riconoscibile, in un panorama automobilistico in cui i diversi brand sembrano, al contrario, più inclini a seguire le tendenze che a cercare una propria caratterizzazione. E dunque qualità, innovazione, stile saranno i tratti caratterizzanti  dei quattro, nuovi modelli DR, che saranno tutti commercializzati entro il 2020: la DR 5.0, già presentata all’inizio di marzo, che conserva solo un riferimento al nome della gloriosa DR5, ma è un veicolo basato su  schemi strutturali e produttivi completamente diversi; da pochi giorni abbiamo lanciato la F35, un SUV sportivo, che, come si può intuire dal nome, ha una linea molto particolare, con richiami a dettagli propri degli aerei, la DR 7.0, un family SUV di circa 5 m, disponibile anche a 7 posti, e la DR 3.0, evoluzione dell’attuale DR3.  

Abbiamo molte novità e siamo sicuri che riusciremo a sfruttarne tutte le potenzialità.

Ma in un contesto sempre più caratterizzato da grandi Gruppi, costantemente alla ricerca di nuove alleanze, DR riesce a mantenere una sua autonomia e a coniugare innovazione e prezzi competitivi. Come ci riuscite?

“Negli ultimi anni il mercato dell’auto si è caratterizzato per l’estrema competitività dei singoli costruttori sul prezzo finale su cui, tuttavia, pesano significativamente gli investimenti di sviluppo prodotto e di industrializzazione. Il fenomeno delle fusioni societarie nasce proprio dall’esigenza di contenere questi costi, frazionandoli su volumi più ampi di produzione. L’intuizione che noi abbiamo avuto quasi 15 anni fa è stata quella di raggiungere accordi di partnership con primari costruttori asiatici, prevalentemente cinesi, per condividere le attività di ricerca e sviluppo e le piattaforme produttive. In tal modo abbiamo potuto sfruttare tutti i vantaggi della cooperazione senza sacrificare la nostra autonomia ed anzi, conserviamo un’organizzazione piuttosto snella cosicché il nostro prezzo finale risulta contenuto, non solo per la minore incidenza dei costi industriali, ma anche per i bassi costi di struttura. D’altro canto proprio la flessibilità dei nostri processi interni ci assicura rapidità di risposta in un mercato in continua evoluzione.”

DR spot

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