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La disfida della funicolare interrata, Anacapri chiude ogni rapporto istituzionale con Capri

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La disfida della funicolare  sotterranea tra Capri ed Anacapri. Il sindaco di Anacapri è arrabbiato al punto di interrompere i rapporti istituzionali con il Comune di Capri. Il voto negativo nei giorni scorsi del Consiglio comunale di Capri sulla costruzione di una funicolare interrata, un mezzo alternativo che doveva servire – secondo le intenzioni votate anche dalla precedente amministrazione comunale di Capri – a decongestionare la mole di traffico sulle arterie provinciali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Nella nota firmata dal primo cittadino di Anacapri a nome di tutta l’Amministrazione comunale si sottolinea che “la decisione parte dalla revoca della deliberazione votata dal Consiglio comunale che costringe il comune di Anacapri ad assumere un atteggiamento deciso per difendere sia i diritti connessi alla mobilita’ dell’isola di Capri sia quelli della nostra cittadinanza che ancora una volta viene pubblicamente offesa nella propria dignita’ anche perche’ il progetto della funicolare era stato approvato dal Consiglio comunale precedente”. Scrive Scoppa: “Piu’ volte l’attuale Amministrazione comunale di Anacapri aveva chiesto di incontrare l’Amministrazione comunale di Capri per discutere sulla tematica e conseguentemente ricercare soluzioni su argomenti di grande interesse comune. L’ultima di queste e’ stata inviata in data 27 novembre. Con grande amarezza si deve registrare che entrambe le comunicazioni sono rimaste ignorate. E infine – conclude il primo cittadino di Anacapri – di fronte a tale atteggiamento di grave irresponsabilita’ politica con immenso rammarico, questa Amministrazione comunica la formale interruzione dei rapporti istituzionali con codesta amministrazione a partire dalla data odierna”.

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Morto a Genova Mario Sossi, l’ex magistrato rapito da Br

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Fu il primo magistrato rapito dalle Brigate rosse, fu tra i primi rapiti del terrorismo e fu anche tra i primi a indagare sul terrorismo rosso: Mario Sossi, che fu anche un politico legato alla destra, è morto a Genova, aveva 87 anni. Nel 1974 venne sequestrato dalle Br, dopo essere stato pubblico ministero al processo contro il Gruppo XXII Ottobre, considerato la cellula originale delle Brigate rosse. Il rapimento rappresentò un “salto di qualità” nella strategia dei terroristi e diede vita a una drammatica trattativa tra lo Stato e i brigatisti gia’ 4 anni prima del sequestro del leader della Dc Aldo Moro. Le Brigate rosse chiesero, in cambio della vita e della liberazione dell’ostaggio, la scarcerazione di alcuni terroristi detenuti e un volo per raggiungere un paese ‘amico’. Lo Stato accetto’ le condizioni ma la liberazione dei detenuti fu impugnata davanti alla Cassazione dal procuratore generale di Genova, Francesco Coco e bloccata. Coco, qualche anno dopo venne ucciso da un commando Br. Mario Sossi venne rapito il 18 aprile del ’74 mentre stava andando al lavoro: il gruppo era capitanato da Alberto Franceschini e Mara Cagol (moglie del fondatore delle Br Renato Curcio). Alla fine Sossi venne liberato, nonostante fosse stato condannato a morte, e senza che le condizioni dei terroristi venissero accettate. Una volta lasciato andare, dopo oltre un mese di prigionia, Sossi, che del sequestro non ha mai amato parlare, raggiunse Genova in treno e si presento’ a una caserma della Guardia di finanza senza che nessuno fosse al corrente della sua liberazione. Questo aspetto non e’ mai stato chiarito ma il suo rapimento dimostro’ chiaramente la forza brigatista, dopo una serie azioni dimostrative. Sossi era accusato dal ‘tribunale del popolo’ di avere processato e condannato i componenti della XXII Ottobre, e di essere il rappresentante di uno stato di polizia che colpiva dissidenti e classi deboli. Nato a Imperia, un passato giovanile nelle organizzazioni missine, in magistratura dal 1956, era considerato un magistrato duro. Dopo il sequestro, Sossi torno’ in magistratura e fu protagonista di processi importanti come quello contro la Coca Cola, ma non si occupo’ piu’ di terrorismo. In pensione dal 2006, nel 2008 si era candidato per il consiglio comunale di Genova con Alleanza Nazionale, senza venir eletto. Nel 2009 si era candidato invece alle europee da indipendente nella lista di Forza Nuova. Il collega Luciano Di Noto lo ricorda cosi’: “”Era interessato ai processi politici che conduceva con grande vigore. Ricordo quello contro il Gruppo XXII Ottobre. Una pagina particolare da cui scaturi’ nelle Brigate Rosse l’idea del suo rapimento. Il suo sequestro segno’ la vita della procura e sfocio’ purtroppo nell’omicidio del procuratore Coco. Era un collega impegnato, serio, con le sue idee…”. E il figlio del procuratore Francesco Coco, Massimo, ricorda cosa gli diceva il padre di “un amico fraterno”: “Sono certo che come amico e collega avrei fatto di tutto per liberare Mario. Ma ho pensato anche a cosa avrebbe fatto il magistrato Sossi al mio posto e sono sicuro che avrebbe difeso il diritto, le ragioni di servizio”.

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Violenza sessuale su una ragazzina e minacce di morte, arrestato

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Avrebbe costretto una ragazza minorenne a ripetuti rapporti sessuali, appartandosi con lei in luoghi isolati e minacciandola affinché non parlasse. A distanza di anni la sua vittima, ormai maggiorenne, ha trovato il coraggio di denunciarlo, facendo partire le indagini dei carabinieri di Alghero che lo hanno arrestato. L’uomo, un algherese, ora ai domiciliari, è accusato di atti sessuali con minore, violenza sessuale e minaccia. L’ordinanza del gip di Sassari parla di ripetuti e diversificati rapporti, ma anche di minacce di morte. La vittima, che per via della sua giovane età era in un’oggettiva condizione di inferiorità fisica e psichica, ha subito a lungo e ha taciuto, ma il mese scorso ha deciso di raccontare tutto ai carabinieri. La lucida ricostruzione di diversi episodi e i riscontri prodotti da perizie di diverso genere hanno permesso di appurare la sua attendibilità e di incastrare il suo aguzzino.

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Disabile picchiato e deriso dal “branco”, un arresto in Calabria

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Sottoponevano un uomo con disabilità psicofisica, che vive in stato di abbandono e disagio sociale, a vere e proprie torture per poi pubblicare sui social le loro bravate. Si tratta di un gruppo di giovani, fra cui un 19enne, arrestato dai Carabinieri della compagnia di Corigliano Calabro (Cs) che hanno eseguito stamattina nei confronti del giovane una misura cautelare personale detentiva degli arresti domiciliari emessa dal Gip presso il Tribunale di Castrovillari (Cs), su richiesta della locale Procura. Tortura aggravata e violazione di domicilio i reati contestati. S.A.E., 19enne del luogo, insieme ad altri ragazzi, sarebbe entrato a casa della vittima e, dopo averlo scherinito, lo avrebbe percosso, mentre era a torso nudo a letto. I militari del nucleo operativo e radiomobile di Corigliano hanno accertato che tali azioni si sono ripetute in almeno due occasioni. L’arrestato ha pubblicato le riprese di quanto aveva fatto con gli amici sul suo profilo Instagram, rendendole quindi pubbliche e visibili a tutti.

Sulla base degli accertamenti compiuti dai Carabinieri e dei referti medici, il Gip ha ritenuto che le azioni contestate integrino senza dubbio il reato di tortura, introdotto solo recentemente nel nostro codice penale, in quanto comportavano un trattamento inumano e degradante per la dignita’ della vittima che veniva circondato dai suoi aguzzini, terrorizzato, schernito, schiaffeggiato, deriso, spinto in uno stato di confusione e disorientamento ed in piu’ ripreso con dei filmati poi diffusi in rete in quelle umilianti condizioni. Al giovane e’ stata anche contestata la violazione di domicilio in quanto e’ entrato nell’abitazione della vittima contro la volonta’ dell’uomo, desumibile, secondo gli inquirenti, anche dal fatto che gli aggressori avevano provato a travisarsi il volto durante i pestaggi con sciarpe altri indumenti. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Corigliano, inoltre, durante l’esecuzione dell’ordinanza, hanno acquisito elementi per l’identificazione dei complici dell’arrestato, ricavati, in primo luogo, dal cellulare sequestrato a quest’ultimo durante la perquisizione nell’abitazione e successivamente avvalorate dalle dichiarazioni rese alla presenza dell’avvocato da parte dell’indagato. Si tratta di altri tre ragazzi, due coriglinesi ed un romeno, con precedenti penali, tutti di eta’ compresa fra i 19 ed i 26 anni. I tre sono stati segnalati alla procura.

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