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La copertina del nuovo disco di Daniele Sepe censurata dalle regole dei negozi online

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Ma sul serio eravate convinti che con il  tentativo di  censura sessista a Rula Jebrael, le invettive contro Achille Lauro, l’accanimento sulla primigenia del Cantico dei Cantici e l’invito  ritirato a Roger Waters  fosse esaurita la fantasia dei censori nostrani?

No, nemmeno per sogno, anzi, le crociate continuano. Appena al secondo mese, del ventesimo anno del secondo millennio, si tenta di riportare il mondo in epoche che avevamo pensato fossero oscurantiste, ma evidentemente, erano epoche di grandi sconvolgimenti e lotte sociali evolutive, che ci hanno alla fine consegnato un mondo sociale che tutto sommato non è cosi male.

La restaurazione, questa volta veramente martellante, subdola e tenutaria di tecnologie raffinate ci propone giorno dopo giorno, anzi, ora dopo ora la sua morale, che se non fosse disgraziatamente vera, sarebbe ridicola solo a pensarla.

E’ forte questa tornata censoria, non solo perché usa e sfrutta mezzi medianici che controlla e gestisce a suo piacimento, ma si fa forte dell’assoluto silenzio di chi dovrebbe opporsi e fa passare di tutto, pensando che da sola si autodistruggerà o per mero calcolo politico di avvicinamento ad un populismo becero e bigotto. Non è vero, non funziona cosi, lo sapevano bene i regimi totalitari e lo conoscono ancora meglio chi i regimi vuole costruirli, bisogna contrastarla, sempre e dovunque.

Ultima, ma forse non più ultima, se nel frattempo in cui si scrivono queste note non ne sia arrivata un’altra, è la notizia della censura, questa volta visuale di cui è stato fatto oggetto la copertina del disco del Maestro Daniele Sepe con la sua ciurma di oltre 100  splendidi musicisti tra i quali  tanti giovanissimi, che hanno dato vita al disco “Le nuove avventure di Capitan Capitone” .

La copertina non va, deve essere cambiata.

Motivo? Il seno scoperto di una ballerina nel fumetto che compone la copertina. Si avete inteso bene, il FUMETTO, ossia, il disegno, la figurazione, lo schizzo, il tratteggio. Questo particolare della copertina pare sia  considerato “illegale” per le regole molto rigide dei negozi on-line, bisognerebbe capire se queste regole contemplino poi, per i più grandi di essi, anche il pagamento delle tasse in Italia, ma questo e taciuto…

Non vogliamo soffermarci a scrivere di pittura, scultura, fotografia, storia dell’arte e di esempi nel corso dei secoli che vedono seni scoperti nelle opere d’arte dei più svariati e diversi artisti nazionali e internazionali, cattolici o di  altre religioni lontane migliaia di chilometri e di anni evolutivi. Non vogliamo scrivere di libertà o privacy o senso comune del pudore.

Vogliamo scrivere del ridicolo che investe e schiaccerà chi si arroga il diritto di voler riscrivere le regole che l’umanità si è data nel corso dei millenni. Loro ci stanno tentando, sta a tutti noi, affondare questa volontà di restaurazione.

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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La mafia torna a sparare, ucciso Agostino Alessandro Migliore: è il fratello di un boss della nuova cupola di Palermo

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Nuovo agguato di mafia a Belmonte Mezzagno, centro agricolo a pochi chilometri da Palermo, al centro di una sanguinosa faida con due omicidi e un tentato omicidio. All’alba e’ stato ucciso con colpi d’arma nella sua auto Agostino Alessandro Migliore, 45 anni, fratello di Giovanni , boss arrestato nell’operazione “Cupola 2.0”. L’agguato e’ avvenuto in via Togliatti, intorno alle cinque. La vittima era sulla sua Audi quando sono entrati in azione i killer. Giovanni Migliore e’ ritenuto uomo di fiducia del boss Filippo Bisconti, che dal dicembre 2018 ha scelto di collaborare con la giustizia. L’omicidio di Agostino Alessandro Migliore e’ il quarto episodio di sangue nel giro di un anno: il 10 gennaio 2019, e’ stato ucciso Vincenzo Greco, genero del boss Casella; poi l’8 maggio, i killer freddarono il commercialista Antonio Di Liberto, fratello dell’ex sindaco e cugino del pentito Bisconti. L’ultimo agguato in ordine di tempo, prima dell’omicidio di stamane, risale al 2 dicembre scorso, quando due killer spararono in mezzo alla folla, nel corso principale del paese, per tentare di uccidere l’imprenditore edile Giuseppe Benigno. Nell’ambito delle indagini sulla faida i carabinieri avevano arrestato un mese fa quattro persone, tra le quali Salvatore Tumminia ritenuto il nuovo capomafia di Belmonte Mezzagno.

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Decapita la mafia di Messina, la cosca ricostruita dai figli dei padrini in cella

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In provincia di Messina e in altre località italiane, i carabinieri del Comando Provinciale della città dello Stretto e del R.O.S. hanno arrestato 59 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, spaccio, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, violenza e minaccia, reati aggravati dal metodo mafioso. L’operazione, denominata “Dinastia”, nasce da un’inchiesta della Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, sulla “famiglia” mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto, clan storicamente legato a Cosa nostra palermitana. L’indagine ha portato all’arresto di affiliati e gregari della cosca barcellonese che negli ultimi anni ha investito massicciamente nel settore del traffico di sostanze stupefacenti per integrare i guadagni illeciti delle estorsioni.

C’erano i figli degli storici capimafia della zona ai vertici dei clan di Barcellona Pozzo di Gotto.

I rampolli mafiosi, figli di boss detenuti, erano a capo di una struttura criminale che operava con metodo mafioso, nel traffico e nella distribuzione di fiumi di cocaina, hashish e marijuana, nell’area tirrenica della provincia di Messina e nelle isole Eolie, anche rifornendo ulteriori gruppi criminali satelliti, attivi nello spaccio minore. L’operazione ha fatto luce anche su numerose estorsioni messe a segno da anni da esponenti della famiglia mafiosa a commercianti e imprese del territorio barcellonese.

Commercianti, imprenditori, agenzie di pompe funebri, ma anche chi vinceva alle le slot machine finiva nel mirino del racket nel messinese.

I clan di Barcellona Pozzo di Gotto chiedevano soldi a tappeto.

A raccontare i particolari delle attivita’ illegali delle cosche sono diversi pentiti come Carmelo D’Amico, Aurelio Micale e Nunziato Siracusa. I collaboratori di giustizia hanno riferito che due ragazzi, avevano vinto 500mila euro giocando ad una slot-machine installata nel centro scommesse SNAI di Barcellona Pozzo di Gotto. La vincita aveva suscitato l’interesse dell’organizzazione mafiosa barcellonese che si è subito attivata per chiedere il pizzo sull’incasso, riuscendo a ottenere con le minacce 5mila euro.

Gli incassi del racket non erano più sufficienti, le vittime delle estorsioni, in difficoltà per la crisi economica, denunciano. Per questo la mafia di Barcellona Pozzo di Gotto era tornata a puntare al vecchio business della droga.

Emerge anche questo dall’indagine della Dda di Messina. A rivelare agli inquirenti il rinnovato interesse della mafia per il traffico di stupefacenti sono diversi pentiti come l’ex mafioso Alessio Alesci. “Con le estorsioni non si guadagnava piu’- ha raccontato agli investigatori – le persone denunciavano e volevano fare con la droga. C’era la crisi e le persone soldi non ne avevano e si e’ parlato di prendere la droga. La prendeva uno e valeva per tutti, il ricavato andava a tutti”. Dalle intercettazioni – nei dialoghi gli affiliati usavano un linguaggio in codice per indicare lo stupefacente – emerge che la cosca si riforniva di droga in Calabria dalla ‘ndrangheta.

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Il sindaco de Magistris accoglie a Napoli il presidente Macron e il premier Conte: vertice di alto livello, giornata da ricordare per l’Italia

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“È una giornata da ricordare per l’Italia ed in particolare per Napoli, soprattutto in questo momento storico. È un vertice di alto livello”. Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, parlando con i giornalisti all’uscita dal teatro “San Ferdinando”, ha definito la visita del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. “Sono orgoglioso delle bellissime parole che il presidente Macron ha avuto per Napoli. Mi ha fatto tante domande sul teatro. Ovviamente conosce molto bene Eduardo e la famiglia De Filippo”, ha aggiunto de Magistris che si è intrattenuto a lungo con il presidente Macron e con il premier Giuseppe Conte. Con loro ha fatto una passeggiata nel centro storico. È stato un piccolo fuori programma per il presidente francese Macron e per il presidente del Consiglio Conte, al termine della visita alla Cappella Sansevero dove hanno ammirato il Cristo Velato. De Magistris, Macron e Conte hanno percorso a piedi un breve tratto di strada fino a piazza San Domenico Maggiore. All’angolo tra via Francesco De Sanctis e piazza San Domenico Maggiore si sono soffermati a parlare con un liutaio, la finestra del cui laboratorio affaccia sulla strada. C’e’ stato uno scambio di battute ed una richiesta d’informazioni tra l’artigiano ed i due esponenti politici.

 

ha visitato l’atelier dell’artista scultore e pittore Lello Esposito e poi ha lasciato Conte e Macron per il vertice bilaterale.

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