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Kim Kardashian annuncia la fine reality di famiglia “Keeping Up With The Kardashians”

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Il reality show televisivo della famiglia Kardashian volgen al termine. Lo ha annunciato su twitter la stessa Kim Kardashian: “È con il cuore pesante che abbiamo preso la difficile decisione come famiglia di dire addio a ‘Keeping Up With The Kardashians'”. Lo spettacolo dura da 14 anni e ha reso star mondiali tutti i componenti della famiglia Kardashian. L’ultima stagione, la sua 21esima, andrà in onda all’inizio del 2021. L’attrice e modella statunitense ha ringraziato le “migliaia di persone e le aziende coinvolte nel programma” e tutti i telespettatori “che hanno visto e sostenuto me e la mia famiglia in questi ultimi 14 incredibili anni”. “Questo spettacolo ci ha resi ciò che siamo e sarò per sempre in debito con tutti coloro che hanno avuto un ruolo nel plasmare le nostre carriere e cambiare per sempre le nostre vite”, ha aggiunto. Kim Kardashian, 39 anni, grazie al reality è diventata una delle donne più celebri al mondo, con centinaia di milioni di follower sui social e un fiorente business della bellezza. Ha sposato il rapper Kanye West nel 2014, con il quale ha tre figli e un patrimonio netto comune di oltre un miliardo di dollari.

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Cronache

Caso Bellomo, sezione disciplinare del Csm: ex pm Nalin sospeso e trasferito

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Sospensione per due anni e trasferimento a Bologna con funzioni di giudice. Questa la sentenza emessa dalla sezione disciplinare del Csm nei confronti dell’ex pm di Rovigo Davide Nalin, stretto collaboratore di Francesco Bellomo, l’ex consigliere di Stato destituito da Palazzo Spada dopo le denunce secondo cui avrebbe imposto ad aspiranti magistrate, che frequentavano i corsi della scuola di formazione giuridica ‘Diritto e Scienza’ da lui diretta, un ‘dress code’ con tacchi alti e minigonna e regole sui fidanzati. Nalin e’ stato sanzionato dal ‘tribunale delle toghe’ per uno dei capi di incolpazione formulati nei suoi confronti dalla procura generale della Cassazione, quello relativo alla partecipazione scientifica alla scuola diretta da Bellomo, mentre e’ stato assolto “per essere rimasti esclusi gli addebiti” dal capo riguardante le sue condotte nei confronti delle allieve dei corsi.

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Cultura

L’insopportabile chiusura della Scuola Italiana di Asmara

Angelo Turco

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La mancata ripresa della scuola pubblica in Africa subsahariana a causa del Covid-19, rappresenta una catastrofe umanitaria di proporzioni inaudite. Ebbene, nel momento in cui cerca di fare il suo difficile corso il nostro appello per il riavvio delle lezioni, con l’aiuto di Stati, organismi, fondazioni, affinché milioni di bambini africani riescano a non perdere un intero anno scolastico, apprendiamo che la Scuola Italiana di Asmara ha chiuso in questi giorni i battenti.

Un Istituto Omnicomprensivo, come si dice col linguaggio della burocrazia, che andava dalla Scuola Primaria alla Scuola Media, fino alla Scuola Secondaria Superiore, articolata in un settore tecnico (con due indirizzi, economico e tecnologico) e in un Liceo Scientifico. Insomma all’Istituto si apprendevano le derivate, gli integrali, la geometria analitica e lo studio di funzione, la finanza e il marketing, la scienza delle costruzioni, la tutela dell’ambiente, l’organizzazione del territorio. Il tutto in lingua italiana, con inglese obbligatorio e opzionalità per lingue come l’arabo e il francese.

Una Scuola così rappresenta un tesoro senza pari. E’ la cooperazione che vince. Un crocicchio di culture. Una fabbrica di conoscenze. Una fucina di professionalità e di competenze senza eguali nel Corno d’Africa, al servizio di un Paese che possiede una straordinaria intelligenza collettiva, eppure è atrocemente mutilato nella sua voglia di crescere attraverso l’esercizio delle libertà democratiche e lo sviluppo economico. Erappresenta, anche, dal 1903, il segno tenutosaldo nel tempo, che il colonialismo italianopoteva essere temperato nelle sue colossali ottusità, da qualche buon progetto, poi recuperato dalla Repubblica.

Ho visitato la Scuola a novant’anni dalla sua nascita, esattamente nei giorni incantati in cui il referendum sanciva l’autonomia politica dell’Eritrea dall’Etiopia, confermando nelle urne quell’irrinunciabile spirito di indipendenza che un intero popolo in armi aveva già mostrato in anni e anni di guerra. Quell’incontro all’insegna del sapere, con una città gioiosa, fiduciosa nell’avvenire di pace e di prosperità che era pronta a costruire, è uno dei momenti alti della mia esperienza africana. Anche se poi, insieme a tanti altri, ho dovuto assistere impotente alla degradazione istituzionale del Paese, allo svaporamento  dei sogni che il giovane capo della guerriglia Isaias Afewerki aveva portato, e che l’autocrate trasformato dal potere in un cupo e quanto mai vecchio dittatore, ha poi tolto al suo popolo.

Amo l’Eritrea, inutile che ci giri attorno. E amo l’Asmara. Non solo per l’”idillio geografico” che essa rappresenta in rapporto all’invivibile fornace del Mar Rosso, quel sole che sull’altipiano “dolcemente carezza” invece di frustare rudemente come nelle bassure tra Massaua e Assab. Né solo perché sono nato in una piccola città di provincia di cui Asmara mi restituisce l’atmosfera umana che fu l’incanto della mia fanciullezza. E neppure perché ha saputo pilotare, nello spirito dei suoi abitanti, l’avventura ambigua di una città di fondazione coloniale che diventa, prima al mondo, Patrimonio dell’Umanità quale “modernist city” africana (Unesco, 2017). Tutto questo insieme, si capisce, che tuttavia va ad innestarsi sul fatto che ho colto in quella città un simbolo di libertà politica e di emancipazione civile; ho colto nei volti dei ragazzi che facevano funzionare gli uffici pubblici, le banche, l’aeroporto, nell’occhio cieco dei loro mitra a presidio delle frontiere con l’Etiopia e il Sudan, la concreta speranza di un futuro di pace, di benessere, di giustizia.


Si tratta di u
na delle più brutte sconfitte politiche dell’Italia nelle relazioni con le sue ex-colonie del Corno. Si sapeva che le cose, a proposito della Scuola, non andavano bene tra i due Governi. Già da qualche anno. A nulla è servito l’impegno dell’esecutivo in carica, a cominciare da quello personale di Giuseppe Conte. La Scuola chiude. E ciò avviene nel momento peggiore per la storia dell’educazione scolastica dellEritrea, con il Covid-19 incombente. Ma mi auguro che si trattisolo di una chiusura temporanea. E che la politica, la nostra diplomazia, sappiano ricomporre gli interessi e le sensibilità per questo grande progetto: nel sorriso degli scolari, nella resilienza delle popolazioni, nel futuro stesso degli altipiani eritrei.

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Sky sconfitta al Tar, ora parte la class action per risarcire gli abbonati che ne faranno richiesta

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