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Italiana uccisa in Giamaica assieme al marito durante una rapina

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Una donna originaria della Valtellina è stata uccisa a colpi di pistola insieme al marito giamaicano, probabilmente nel corso di una rapina finita male. Il duplice omicidio è avvenuto a Negril, localita’ turistica della Giamaica. I due cadaveri, trovati entrambi con mani e piedi legati nella casa svaligiata, sono stati scoperti venerdi’ sera, ma la notizia si e’ diffusa in Valtellina soltanto oggi. La vittima italiana è Patrizia Besio, 46enne originaria di Tirano (Sondrio), ma residente per diversi anni a Poggiridenti (Sondrio). Interprete, era impiegata nel settore turistico e da anni si era trasferita in Giamaica. L’altra vittima e’ il marito, l’uomo d’affari Osbourne Richards di 49 anni.

Alcuni vicini della coppia, sentiti dalla polizia locale, hanno riferito di avere udito diversi colpi provenire dall’abitazione in cui i banditi hanno fatto irruzione. Si è subito parlato di una rapina, con la sparizione di un televisore con attrezzatura elettronica, un frigorifero e pare poco altro. Gli inquirenti giamaicani, pero’, non trascurano nessuna pista, ne’ quella di una rapina finita nel sangue, ne’ quella di una rapina simulata per depistare le indagini. “Contiamo di riuscire presto a individuare e arrestare i responsabili dei due omicidi”, ha dichiarato ai giornali del posto il capo della Polizia che coordina l’indagine.

Grande lo sconcerto in Valtellina, dove la donna lascia i genitori e due fratelli. Il padre e’ un noto professionista con studio dentistico a Sondrio. “Ci stringiamo attorno alla famiglia di Patrizia – il commento del sindaco di Poggiridenti, Giovanni Piasini -. Non la conoscevo personalmente, ha lasciato il paese molti anni fa. I genitori, invece, vivono ancora qui, una famiglia molto riservata”. Nelle prossime ore uno dei fratelli della vittima raggiungera’ la Giamaica, non solo per seguire da vicino gli sviluppi dell’indagine, ma anche per organizzare il rimpatrio della salma della sorella, una volta effettuata l’autopsia disposta dalle autorita’ locali.

A ottobre un altro valtellinese – l’imprenditore Nicola Gerosa, 57enne di Chiuro (Sondrio) – era stato ucciso nella zona caraibica, nella Repubblica Dominicana, da un killer che aveva sparato da un’auto. Gerosa era il titolare di un affermato locale notturno a Boca Chica, nella Provincia di Santo Domingo.

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Miracolo in Spagna, è stata per 6 ore in arresto cardiaco: rianimata sta bene

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In Spagna, una donna è sopravvissuta a sei ore di arresto cardiaco: letteralmente resuscitata e riportata in vita, dopo l’incredibile esperienza si e’ ripresa, sta bene e non ha riportato conseguenze neurologiche. “E’ un caso eccezionale al mondo”, ha rimarcato Eduard Argudo, del servizio di medicina intensiva dell’Hospital Vall d’Hebron, a Barcellona. Sono miracoli che si spingono “ai limiti della vita, che ancora non conosciamo”.

Si tratta dell’arresto cardiaco piu’ lungo documentato in Spagna. Audrey Mash, una britannica 34enne insegnante di inglese e residente a Barcellona, si era persa sui Pirenei, nella zona di Girona. Accompagnata dal marito, Rohan Schoeman, la donna il 7 novembre scorso aveva lasciato il rifugio di buon mattino con l’obiettivo di raggiungere una vetta vicina. Ma poco dopo, un improvviso cambio del meteo, ha disorientato la coppia e la donna, intrappolata nella tempesta e piegata dal vento e dal freddo, intorno alle 13:00 di quello stesso giorno, prima ha cominciato a perdere la parola e la capacita’ di movimento, poi ha perso conoscenza. L’uomo e’ riuscito a chiamare i soccorsi, che pero’ hanno raggiunto alle 15:40 il posto dove si trovava la coppia. Audrey, che in quel momento aveva una temperatura corporea di 18 gradi, e’ stata trasferita in elicottero ed e’ arrivata all’Hospital Vall d’Hebron alle 17:44. A quel punto il cuore non batteva piu’, i polmoni e i reni erano inerti e il suo corpo non dava piu’ segni di vita. Per ore i medici hanno tentato la rianimazione: nella disperata corsa contro il tempo, hanno anche utilizzato una macchina che ha ossigenato il sangue della donna. Fino a quando, con il corpo tornato a una temperatura di 30 gradi, alle 21:46, un defibrillatore e’ riuscito nel miracolo e il cuore ha ripreso a battere. Proprio la bassa temperatura corporea ha contribuito a salvarla donna, ha spiegato Argudo.

“Sembrava morta. Ma sapevamo che, nel contesto dell’ipotermia, Audrey aveva una possibilita’ di sopravvivere”. L’ipotermia ha protetto il corpo e il cervello, nonostante la donna fosse sull’orlo del precipizio. “Se fosse stata in arresto cardiaco per cosi’ tanto tempo a una temperatura corporea normale, sarebbe morta”. La signora Schoeman e’ stata dimessa il giorno seguente, dopo appena dodici ore di ricovero, con solo lievi problemi di mobilita’ e sensibilita’ alle estremita’, dovute alla prolungata ipotermia. Nella conferenza stampa organizzata giovedi’, con i media spagnoli, Audrey ha voluto ringraziare l’efficienza dei medici e ha raccontato di non ricordare nulla. Tra i casi piu’ estremi di ipotermia e recupero neurologico documentati al mondo, l’arresto piu’ lungo -scrive El Pais citando un articolo pubblicato lo scorso gennaio sulla rivista Intensive Medicine- e’ durato otto ore e 40 minuti: un paziente che ha ottenuto un completo recupero, se si eccettua un deficit di memoria minimo che comunque non influenza la sua vita quotidiana. La temperatura minima documentata e’ di 13,7 gradi, il caso di un escursionista caduto in un burrone con acqua ghiacciata, che ha subito un arresto cardiaco di 45 minuti e poi si e’ completamente ripreso da un punto di vista neurologico. Fonti mediche citano il caso, ancora pero’ non pubblicato su una rivista scientifica, di un polacco la cui temperatura era scesa a 12 gradi.

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Donald Trump, via libera di Nancy Pelosi all’impeachment per abuso di potere e attentato alla sicurezza nazionale

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Donald Trump sarà messo in stato di accusa. La notizia bomba del giorno negli Usa la dà la speaker della Camera, la dem Nancy Pelosi. È lei che ha dto disco verde alla redazione degli articoli di impeachment. Pelosi ha chiesto alla commissione giustizia della Camera di redigere gli articoli, sostenendo che il presidente ha violato seriamente la Costituzione. “E’ in gioco la nostra democrazia, Donald Trump non ci lascia altra scelta che agire” ha detto la dem Pelosi, affermando che i fatti sono “incontestabili” e che il presidente “ha abusato del suo potere per beneficio personale a spese della sicurezza nazionale”. Trump, ha aggiunto sempre la Pelosi, “cerca di corrompere una volta ancora le elezioni a suo vantaggio”. La speaker della Camera Pelosi ha infine informato che la commissione giustizia della Camera, incaricata di redigere gli articoli d’impeachment contro Donald Trump, terrà un’altra udienza lunedì prossimo, per sentire i legali delle commissioni giustizia e intelligence.

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Attacco jihadista in una chiesa in Burkina Faso, 14 morti: continua la carneficina dei cristiani

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La violenza jihadista è tornata a colpire in una chiesa in Burkina Faso, uno dei Paesi piu’ poveri dell’Africa da anni teatro di attacchi delle milizie fondamentaliste spesso provenienti dai Paesi vicini. Almeno 14 persone, tra cui diversi bambini, sono morte e altre sono rimaste ferite nell’assalto a una chiesa protestante durante una funzione religiosa domenicale. L’attacco e’ avvenuto a Foutouri, un’area gia’ bersaglio di aggressioni da parte di gruppi terroristi legati ad al Qaeda e all’Isis. “Una chiesa protestante e’ stata attaccata ad Hantoukoura, nel dipartimento di Fouturi, vicino alla frontiera con il Niger – riferisce il governatorato della regione di Fada N’Gourma in una nota – intorno a mezzogiorno, causando 14 morti e numerosi feriti”.

Secondo altre fonti l’attacco sarebbe stato sferrato da una decina di uomini armati che hanno preso di mira anche il celebrante, oltre a diversi bambini presenti alla funzione. Subito dopo le forze di sicurezza hanno lanciato una caccia all’uomo per individuare i membri del commando, fuggiti in motocicletta. In Burkina Faso gli attacchi armati di matrice jihadista a luoghi di culto cristiani sono sempre piu’ frequenti, e le forze di sicurezza stentano ad averne ragione per mancanza di uomini e mezzi. Nella scorsa primavera i raid contro i cristiani sono stati quasi quotidiani: il 12 maggio sei persone tra cui un sacerdote, sono state uccise in una chiesa cattolica a Dablo, nel nord e il giorno dopo quattro cattolici sono stati uccisi durante una processione in una citta’ vicina. Il 26 maggio un altro attacco con 4 morti in una chiesa del nord. Poco prima, il 29 aprile, erano stati sei i morti nell’attacco ad una chiesa protestante. A meta’ marzo un parroco era stato rapito da individui armati. Il 15 febbraio don Ce’sar Fernandez, missionario salesiano di origine spagnola, era stato ucciso nel centro del Paese. Uccisi anche diversi imam, in una spirale di violenza progressivamente intensificata da quattro anni a questa parte, spesso alimentata da milizie provenienti dai Paesi confinanti. Il 2019 e’ stato particolarmente violento, con un’ondata di attacchi terroristici e violenza settaria. La maggior parte degli attacchi in Burkina Faso e’ stata attribuita ai gruppi jihadisti militanti Ansar-ul-Islam e JNIM (Group in Support of Islam and Muslims). Vittime sacrificali, cristiani cattolici e protestanti.

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