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Isola del Giglio, 8 anni dopo il disastro della Concordia con 32 morti

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Una messa è stata celebrata all’isola del Giglio per ricordare le 32 vittime del naufragio della nave Costa Concordia, avvenuto otto anni. Alla celebrazione ha preso parte che Franco Gabrielli, capo della Polizia, che all’epoca era al vertice della protezione civile e fu tra i principali protagonisti delle operazioni del recupero delle salme, l’assistenza ai familiari delle vittime e la rimozione della Concordia dal mare davanti all’isola. Cosa rimane di quella notte?

 

Da una parte amarezza per quanto accaduto quella notte”, in cui “morirono 32 persone, vittime di un’immane tragedia. Dall’altra bisogna anche iniziare a dare una lettura diversa. Dobbiamo ricordare che quello che e’ stato pensato al Giglio pareva impossibile. E invece tutti insieme ce l’abbiamo fatta. La nave non c’e’ piu’, i fondali sono stati ripristinati e il Giglio va avanti e guarda al futuro veramente con molto entusiasmo. La ferita rimane ma c’e’ anche tanta voglia di andare avanti”. Cosi’ Sergio Ortelli, il sindaco dell’isola del Giglio (Grosseto). Dopo la messa, celebrata alle 12, e’ stata deposta alle 13 una corona di fiori a Punta Gabbianara, nel punto dove la Costa Concordia si inclino’ nella notte del 13 gennaio 2012, raggiunto da Ortelli e Gabrielli su un’imbarcazione della della Guardia costiera. Poi stasera, alle 21,30, una fiaccolata partira’ dalla chiesa verso il molo rosso fino alla lapide in ricordo delle vittime di quella tragica notte ed alle 21,45,7″, nell’esatto istante nel quale il transatlantico con oltre 4mila persone a bordo collise con gli scogli prima di naufragare di fronte al porto, il suono delle sirene delle navi accompagnera’ la preghiera.

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Maestra d’asilo trovata morta in casa con ferite alla testa, è giallo

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E’ avvolta nel mistero la morte di Ambra Pregnolato, maestra d’asilo di 41 anni uccisa nella sua abitazione di Valenza. A trovarla nel soggiorno di casa, la testa fracassata con colpi inferti con violenza, e’ stato il marito al rientro dal lavoro. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che si trovano ancora all’interno dell’appartamento per i rilievi del caso. La tragedia al civico 5 di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. I carabinieri del Comando provinciale di Alessandria, agli ordini del colonnello Michele Angelo Lorusso, stanno ricostruendo la vita della donna, una figlia di 12 anni che era a scuola. I militari stanno ascoltando il marito, sotto choc, e nelle prossime ore raccoglieranno anche le testimonianze dei vicini di casa, dei famigliari e degli amici, chiunque possa contribuire a far luce sul delitto. Esclusa la rapina, nessuna altra ipotesi viene al momento scartata dagli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Alessio Rinaldi. “Mai paura N.A.” e’ la scritta che aveva sul braccio la donna, la passione per i tatuaggi e per il suo cane, Bruce. Un omaggio al Nonno Antonio, come lei stessa racconta nel suo profilo Facebook, i post dedicati alla preoccupazione per il lavoro, per la famiglia, per la vita di tutti i giorni. “Nonnino mio…. In questi giorni manchi troppo…. Maledetto quel giorno che si avvicina… Si fa sempre sentire. Sempre forte. Il dolore si sente nel petto, nello stomaco, nel cuore – e’ uno dei suoi ultimi messaggi social -. Ovunque. Ringrazio Dio ogni giorno per essere tua nipote. Per aver ereditato la tua forza e la tua enorme, incredibile generosita’. Non cambiero’ mai. Un giorno ci rivedremo, nonno. E sara’ bellissimo. Fatti sentire se puoi…”. Erano le 22.06 del 17 gennaio, la scorsa settimana, e nessuno, probabilmente nemmeno lei, avrebbe immaginato che quel giorno sarebbe arrivato cosi’ presto.

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Il virus arriva nei paesi Ue, 2 casi in Francia. In Cina città da milioni di abitanti in quarantena

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Milioni di persone isolate, stop al turismo, blocchi dei trasporti pubblici. La Cina sta rispondendo con misure senza precedenti all’emergenza coronavirus, che intanto e’ arrivato in Europa con due casi confermati in Francia: uno a Bordeaux e l’altro a Parigi, i primi nel continente. Il paziente di Bordeaux ha 48 anni, ha fatto sapere in serata la ministra della Salute francese Agnes Buzyn, ed e’ appena rientrato dalla Cina, dove e’ passato da Wuhan. Da ieri e’ ricoverato in una camera isolata. E’ stato in contatto con una decina di persone dopo il suo arrivo in Francia. L’uomo e’ di “origini cinesi”, ma residente in Gironda, la regione di Bordeaux. Si sa poco invece del paziente ricoverato a Parigi, a parte il fatto che anche lui e’ rientrato dalla Cina. Intanto, nel giorno del Capodanno lunare, Pechino ha disposto la chiusura anche di alcuni tratti della Grande Muraglia, mentre l’Esercito popolare di liberazione ha inviato 150 medici militari in piena notte a Wuhan, citta’ focolaio del virus, su un aereo da trasporto truppe, in esecuzione di una specifica indicazione del presidente Xi Jinping. In Cina i casi accertati di contagio del nCOV-2019 sono saliti a 897 e i morti si sono attestati a quota 26, secondo l’ultimo bollettino diffuso dal governo. E mentre continuano a diffondersi segnalazioni in tutto il mondo, la mappa della Cina, tra le quasi 40 province, regioni e municipalita’ speciali che la compongono, ha soltanto il Tibet che resiste al contagio, a fronte dell’Hubei, la provincia di cui Wuhan e’ capoluogo, che raccoglie la meta’ circa dei contagiati e la quasi totalita’ dei decessi. Proprio a Wuhan si sta costruendo un ospedale ad hoc per il coronavirus in tempi record e le autorita’ sanitarie hanno ammesso la necessita’ di aumentare le forniture di medicinali, inclusi i kit dei test per individuare l’infezione e le mascherine protettive, ormai sparite in molte citta’. E malgrado la quarantena, i capi provinciali del Partito comunista hanno annunciato indagini per accertare come sia stata possibile la fuga di alcuni residenti da Wuhan, malgrado il divieto “di lasciare la citta’ se non per cause adeguatamente motivate”. A Pechino, oltre alla Grande Muraglia, da domani saranno chiusi i templi piu’ noti e la Citta’ Proibita, nonche’ il Museo nazionale e la Biblioteca nazionale. A Shanghai, il piu’ grande hub commerciale cinese, chiuderanno i battenti numerosi musei e tutto il parco di Shanghai Disneyland, che e’ tradizionalmente preso d’assalto durante le festivita’. Nella citta’ hanno alzato l’allerta in risposta alle emergenze sanitarie al grado massimo, il livello 1. Sui social network in mandarino si sono moltiplicati anche i commenti su “una situazione irreale, quasi da fine del mondo”, in risposta a una quarantena di scala biblica, mai tentata prima nella storia. Le autorita’ cinesi hanno infatti esteso a 13 citta’ il blocco dei trasporti pubblici, tra Xianning, Xiaogan, Enshi e Zhijiang, ampliando il cordone sanitario a 41 milioni di abitanti. Disposta la chiusura di luoghi aperti al pubblico come teatri e la cancellazione di eventi di massa. Sempre da domani, sia al Capital sia al Daxing, i due grandi aeroporti internazionali di Pechino, saranno operative le attrezzature per la scansione della temperatura corporea su tutti i passeggeri in arrivo. La Cina ha inoltre ordinato a tutte le agenzie di viaggio di interrompere la vendita di tour interni e internazionali, con lo stop alla vendita di biglietti per i pacchetti turistici a partire da oggi. La diffusione del coronavirus e’ andata avanti anche sul fronte estero. Oltre alla Francia, un secondo caso verificato e’ stato annunciato negli Usa (dove sono state rafforzate le misure sulla sicurezza sanitaria), e segnalazioni si sono avute in Giappone, Corea del Sud, Messico e Nepal.

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Scajola condannato a 2 anni, favorì l’inosservanza della pena del latitante di mafia Matacena

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Due anni di reclusione, con pena sospesa. E’ la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Claudio Scajola, ex ministro dell’Interno ed attuale sindaco di Imperia, riconosciuto colpevole del reato di procurata inosservanza della pena in favore dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, che deve scontare una condanna a tre anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa ed e’ latitante a Dubai. Con Scajola per lo stesso reato e’ stata condannata a un anno Chiara Rizzo, moglie di Matacena. Assolti, invece, Maria Grazia Fiordaliso e Martino Politi, ex collaboratori della famiglia Matacena. La sentenza del Tribunale ridimensiona le richieste del pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, che aveva chiesto quattro anni e sei mesi per Scajola, undici anni e sei mesi per Chiara Rizzo e sette anni e sei mesi per Maria Grazia Fiordaliso e Politi. Per tutti gli imputati i giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa e per Fiordaliso e Politi anche l’accusa di complicita’ nella fuga di Matacena dal principato di Monaco, dove risiedeva da tempo, per rifugiarsi a Dubai. Claudio Scajola era stato arrestato il 7 maggio del 2014 ed era rimasto detenuto in carcere per 34 giorni, prima di essere assegnato ai domiciliari. Il processo, scaturito dall’operazione “Breakfast” eseguita dalla Dia di Reggio Calabria, e’ andato avanti per oltre cinque anni, con la celebrazione di oltre cento udienze, in una delle quali testimonio’ anche Silvio Berlusconi. Tutto ebbe inizio con la condanna definitiva, risalente al mese di giugno del 2013, di Amedeo Matacena, rampollo di una nota famiglia di armatori di origine napoletana, cofondatori della societa’ ‘Caronte&Tourist’, monopolista da oltre 50 anni del servizio di traghettamento nello Stretto di Messina, accusato di avere favorito le cosche di ‘ndrangheta di Reggio Calabria. La sentenza non pote’ essere eseguita, con l’arresto di Matacena, perche’ l’ex parlamentare, come ha sostenuto la pubblica accusa, con la complicita’ di Claudio Scajola, allora ministro dell’Interno e plenipotenziario di Forza Italia, s’imbarco’ su un aereo e raggiunse le Seychelles. Da li’, dopo alcuni mesi, Matacena si sposto’ a Dubai, con l’intenzione di raggiungere definitivamente il Libano, grazie anche alle complicita’ dell’imprenditore calabrese Vincenzo Speziali.

A Dubai, pero’, Matacena venne identificato e fermato appena sceso dall’aereo da personale dei servizi di sicurezza, che gli notificarono la sentenza di condanna, ritirandogli il passaporto in attesa dell’estradizione verso l’Italia, che pero’ non e’ mai arrivata. “Speravo – ha detto Claudio Scajola commentando la sentenza – che la mia vicenda si risolvesse gia’ con il primo grado di giudizio, ma va bene cosi’. Soprattutto considerando le richieste che erano state fatte dal pubblico ministero. Voglio ribadire, ancora una volta, di avere tenuto, da ministro dell’Interno, un corretto atteggiamento istituzionale contattando solo livelli istituzionali esteri e non per aiutare Matacena, ma sua moglie, una donna in gravi difficolta’”.

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