Collegati con noi

Economia

Intesa Ue-Cina sulla tutela di 100 Dop, e tra le 26 italiane c’è la Mozzarella di Bufala Dop

amministratore

Pubblicato

del

L’Italia, con 26 prodotti, è il primo beneficiario dell’accordo concluso dalla Commissione europea con la Cina, in base al quale Pechino riconosce cento alimenti e bevande Dop e Igp, e altrettanto fa l’Ue con cento specialita’ della Repubblica Popolare. Un’intesa che tutela contro tutti gli usi indebiti, anche su Internet. Nell’elenco ci sono le eccellenze nazionali nei vini e nei formaggi, dal Barolo alla mozzarella di Bufala Campana, nei salumi, come i prosciutti di Parma e San Daniele, ma anche la grappa e l’Aceto balsamico di Modena. Per le denominazioni Feta, Asiago e l’aggettivo ‘Romano’ del Pecorino è previsto un periodo di transizione per la piena tutela, rispettivamente di 8, 6 e 3 anni dall’entrata in vigore dell’accordo. L’accordo prevede inoltre di estendere la protezione ad altre 175 indicazioni geografiche per parte dopo quattro anni dall’entrata in vigore. Tra i cento prodotti cinesi che beneficeranno di protezione nel mercato Ue ci sono il riso Panjin, diverse varietà pregiate di tè e le bacche di goji Chaidamu. L’accordo ora entra nella fase di scrutinio legale, quindi sarà esaminato da Consiglio Ue ed Europarlamento. Il via libera definitivo previsto entro la fine del 2020. L’export agroalimentare Ue verso la Repubblica popolare nell’ultimo anno ha raggiunto i 12,8 miliardi di euro in valore, con un aumento del 13,5%. Pechino è il secondo mercato di sbocco per i prodotti dell’Unione, dopo gli Stati Uniti. Tra i prodotti maggiormente apprezzati, di cui vanno golosi i cinesi, c’è la mozzarella di bufala campana dop. L’oro bianco della Campania è un prodotto a denominazione di origine protetta ed era già stato inserito nella lista delle 26 specialità tra Dop e Igp riconosciute dalla Repubblica Popolare cinese.

Advertisement

Cronache

Bomba d’acqua su Caserta, in ginocchio settori come agricoltura, allevamenti bufalini e comparto caseario

Avatar

Pubblicato

del

Gli effetti della ‘bomba d’acqua’ sui terreni e sulle strutture aziendali agricole del Casertano, fa sapere la Coldiretti della Campania, sono devastanti. “Non si ferma il nubifragio che da ieri sta investendo larga parte del territorio casertano, in particolare la pianura campana e l’area alifana” dice l’organizzazione professionale agricola che riferisce di “campi allegati e stalle distrutte con la conta dei danni che rischia di aggravarsi nelle prossime ore”.

L’acqua ha invaso e distrutto le colture orticole in pieno campo, ma ha anche danneggiato irrimediabilmente le scorte di fieno, paglia ed erba medica destinate all’alimentazione dei capi di bestiame, in particolare bufalini. Oltre all’ingente massa d’acqua riversata a terra, a fare ulteriori danni e’ stato il vento forte che ha scoperchiato i tetti delle stalle, abbattuto alberi e divelto recinzioni. Colpito anche il comparto tabacchicolo, con infiltrazioni che hanno colpito i depositi dove erano conservate foglie lavorate e pronte alla consegna nelle manifatture. L’area interessata dal fenomeno e’ molto vasta con migliaia di ettari coinvolti.

Le situazioni più critiche si segnalano a Villa Literno, Capua, Pignataro Maggiore, Castel Volturno, Santa Maria la Fossa, Sessa Aurunca e Mondragone. “Gli agricoltori – dice Giuseppe Miselli, direttore di Coldiretti Caserta – evidenziano una situazione resa ancora piu’ drammatica dallo straripamento dei canali di irrigazione, in assenza di lavori di pulizia per rimuovere le ostruzioni e favorire il deflusso delle acque. Stiamo lavorando senza sosta per dare sostegno alle imprese”. “Nelle prossime ore – annuncia Manuel Lombardi, presidente di Coldiretti Caserta – invieremo un primo dossier dei danni alla Prefettura, alla Provincia e alla Regione. Attendiamo che la pioggia dia una tregua per tracciare una stima, ma siamo sull’ordine delle migliaia di euro. Su una sola azienda zootecnica, presa a campione, abbiamo stimato danni per 40 mila euro”. Nel complesso ci sono milioni di euro di danno solo nel comparto della agricoltura.

Continua a leggere

Economia

Mentre la politica si divide sulla strategia, anche la procura di Taranto indaga su ArcelorMittal

Avatar

Pubblicato

del

Se  non fosse abusato, il titolo da dare alla trattativa ArcelorMittal-Stato è “fate presto”. Ma la situazione è difficilissima perchè ArcelorMittal davvero finge di non capire che certe scelte sono assurde. Quello che giunge al governo da sindacati e imprenditori è un grido di allarme. Ora che lo spegnimento dell’ex Ilva di Taranto è una realtà scandita da un cronoprogramma, cresce la richiesta al governo di trovare una soluzione. Anche i magistrati tarantini, dopo un ricorso dei commissari, indagano su Arcelor Mittal. Ma tutti gli occhi sono puntati su Palazzo Chigi: a Giuseppe Conte è affidata la trattativa ai più alti livelli e un nuovo incontro del premier e del ministro Stefano Patuanelli con i Mittal dovrebbe esserci a inizio settimana. Sarà l’ultimo tentativo, prima di lavorare a un piano B. Ma a complicare l’estrema trattativa ci sono le divisioni della maggioranza sulle soluzioni da proporre. Il Pd, con Andrea Marcucci, invoca un decreto che ripristini lo scudo penale. Per Luigi Di Maio incece “lo scudo è solo un pretesto”. Un’arma di distrazione. Il presidente del Consiglio, raccontano dal governo, lavora in queste ore attraverso ogni canale, anche diplomatico, per una soluzione che eviti lo spegnimento degli altiforni e la perdita di oltre diecimila posti di lavoro diretti e altrettanti nell’indotto.

Il ministro Stefano Patuanelli tiene i contatti con i commissari e con i dirigenti italiani dell’azienda. L’azienda franco-indiana Arcelor Mittal potrebbe tornare a Palazzo Chigi a inizio settimana (ma manca ancora ogni ufficialita’), poi mercoledi’ o giovedi’ il Consiglio dei ministri si riunirà con all’ordine del giorno proprio il dossier Taranto. Tra le armi di cui l’esecutivo dispone per trattare ci sarebbero ammortizzatori sociali per i lavoratori (ma di certo non i 5000 esuberi chiesti da Mittal), sconti sull’affitto degli impianti, defiscalizzazione delle bonifiche, una soluzione per l’Altoforno 2 su cui devono pronunciarsi i giudizi, una partecipazione di Cdp. E lo scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale. Ma quando si tocca il tema arrivano le divisioni. Tanto che Michele Emiliano denuncia un allarme creato ad arte da Mittal per “mettere in crisi il governo”. Di Maio e’ convinto che prima si debba “trascinare in tribunale” l’azienda e attendere il risultato del ricorso d’urgenza presentato dai commissari a Milano: lo scudo e’ solo un “pretesto”, ininfluente, e di piani B per ora non si deve neanche parlare, sostiene. Dal Pd, invece, Nicola Zingaretti da’ “ragione” agli operai quando chiedono al governo di “accelerare” il confronto con l’azienda. Non aspettare. “Non si accettano ricatti”, dice Peppe Provenzano.

ArcelorMittal. Fiato sospeso per migliaia di dipendenti in attesa di capire come evolverà il braccio di ferro

Ma se l’azienda accetta di sedersi al tavolo e tratta per restare, dichiara Andrea Marcucci, l’esecutivo deve varare subito un decreto con uno scudo per tutte le aziende “in contesti di forte criticita’ ambientale, a partire dall’ex Ilva”. Anche Iv, con Teresa Bellanova, invoca lo scudo. Ma il M5s spiega che ad ora non se ne parla e spera non si renda necessario, perche’ se e’ vero che Patuanelli e Conte sono pronti a spiegare ai gruppi pentastellati le ragioni per reintrodurre la tutela, al Senato rischierebbe di aprirsi una faglia con una pattuglia di pentastellati irremovibili (e decisivi per il governo). Ma, mentre partono iniziative individuali come quella dell’ex ministro Carlo Calenda per “parlare con i Mittal”, lo scudo lo invocano tanto i sindacati, con Annamaria Furlan della Cisl, quando Vincenzo Boccia per Confindustria (“Servono soluzioni, non prove muscolari”). “Resisteremo alla chiusura degli impianti”, annuncia Francesco Brigati della Fiom: lunedi’ si terro’ un consiglio di fabbrica, si pensa a uno “sciopero al contrario” per tenere accesi gli altoforni. “Sarebbe barbarie”, osserva Maurizio Landini della Cgil, se l’azienda vincesse. I commissari, intanto, a Taranto presentano una denuncia per “fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale”: i magistrati indagano per distruzione dei mezzi di produzione. E il ministro Patuanelli li ringrazia. Sul fronte legale il governo e’ pronto a usare ogni arma. Nell’attesa di capire se ci siano davvero i margini per un’estrema trattativa, prima di lavorare a un piano B con una “nazionalizzazione” transitoria e la ricerca di nuovi azionisti.

Continua a leggere

Economia

In Italia ci sono 16 milioni di pensionati di cui 5,8 milioni hanno redditi sotto i 1.000 euro

Avatar

Pubblicato

del

Quanti sono i pensionati in Italia? Più di 16 milioni. E di questi oltre un terzo percepiscono redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese. È questa la fotografia dei pensionati italiani oggi scesi in piazza con Cgil, Cisl e Uil per chiedere al Governo maggiore attenzione alle proprie richieste, a partire dalla rivalutazione degli assegni. La rivalutazione è quella dell’Inps aggiornata a fine 2018 e conferma come siano le donne la parte più debole economicamente di questa categoria. Mentre solo il 27,4% dei pensionati uomini ha redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese, la percentuale sale per le donne al 44,5%, pari a 3,7 milioni di persone sui 5,8 milioni complessivi di pensionati poveri. Le prestazioni del sistema pensionistico italiano sono nel complesso 22,78 milioni per una spesa annua di 293.344 milioni di euro che corrisponde ad un importo medio per singola prestazione di 12.874 euro annui.

I beneficiari di prestazioni pensionistiche sono 16 milioni e ognuno percepisce in media 1,4 pensioni. Sebbene le donne siano la maggioranza dei pensionati (il 52,2%), gli uomini percepiscono il 55,9% dei redditi pensionistici. L’importo medio dei trattamenti percepiti dalle donne e’ inferiore rispetto a quello degli uomini del 28% (15.474 contro 21.450 euro). La spesa pensionistica italiana relativa al 2018 si distribuisce per il 51% nelle regioni settentrionali, per il 28% in quelle meridionali e nelle isole mentre il 21% e’ erogato a beneficiari residenti nelle regioni del Centro. Il 62% delle pensioni ha importi mensili inferiori ai 1.000 euro mentre la percentuale di pensionati con reddito al di sotto di questa soglia scende al 36,3% (5,8 milioni di pensionati su 16 complessivi), per la possibilita’ di cumulo di piu’ trattamenti pensionistici. Per i 5,8 milioni di pensionati con redditi inferiori a mille euro al mese si spendono circa 40 miliardi pari al 13,7% della spesa complessiva mentre per gli 812.000 pensionati con gli assegni piu’ alti, superiori a 3.500 euro lordi al mese, se ne spendono oltre 46, il 15,9% della spesa complessiva. Nelle classi di reddito piu’ basse si concentrano soprattutto le pensioni di tipo assistenziale, che rappresentano una forma di assistenza alle persone piu’ disagiate, per motivi economici e/o fisici e le pensioni ai superstiti, che sono per loro natura di importo piu’ basso di quelle del dante causa, essendo calcolate come una percentuale di queste ultime.

Continua a leggere

In rilievo