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Indagati per omicidio colposo i genitori di Brandon, il neonato morto dopo scoppio dell’air bag

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Omicidio colposo. E’ questo il reato ipotizzato nei confronti dei genitori del piccolo Brandon, il bimbo di due mesi morto domenica scorsa in seguito a un tamponamento nel Pisano che ha coinvolto l’auto del padre e al successivo scoppio dell’air bag che lo ha investito. Un atto legato, ha precisato la stessa procura, in primo luogo all’autopsia, iniziata oggi con un’ispezione esterna della piccola salma e le analisi radiografiche, e che si concludera’ domani. Intanto il primo responso dell’esame, condotto dall’anatomopatologo Vincenzo Nardini, ha lasciato spazio a pochi dubbi e del resto la situazione era gia’ evidente al momento del suo ricovero: il neonato, che era nell’ovetto sistemato sul sedile anteriore, e’ stato molto probabilmente ucciso dallo scoppio dell’air bag. I genitori sono stati indagati anche in previsione di altri accertamenti peritali, quali quelli tecnici sul funzionamento dell’air bag, per accertare se hanno avuto, e quali, responsabilita’ sulla morte del loro figlio. La procura ha nominato un ingegnere che effettuera’ sul veicolo verifiche sulle condizioni dell’air bag e se vi siano stati eventuali malfunzionamenti relativi all’entrata in funzione del dispositivo di sicurezza. L’esito di queste verifiche sara’ poi confrontato con le risultanze dell’autopsia per la quale i pm Giancarlo Dominijanni, che coordina le indagini, ha concesso sessanta giorni di tempo all’anatomopatologo per consegnare la sua relazione. Secondo quanto si apprende da questa prima fase di analisi tecniche tuttavia, anche in relazione alle testimonianze raccolte dai vigili urbani che hanno effettuato i rilievi, l’ovetto sul quale si trovava il bambino sarebbe stato collocato in posizione corretta sul sedile anteriore, altrimenti non sarebbe stato possibile bloccarlo con la cintura di sicurezza. Anche su questo aspetto tuttavia sara’ dirimente la valutazione che fara’ il consulente tecnico nominato dall’autorita’ giudiziaria. Intanto, a Colignola, frazione alle porte di Pisa del comune di San Giuliano Terme dove vivono i genitori del piccolo, il paese e’ sgomento e sabato alle 14, in occasione dei funerali che saranno celebrati in forma laica nell’abitazione della famiglia del bambino, di origine albanese e da tempo residente in Italia, tutte le attivita’ commerciali della zona chiuderanno in seno di lutto e parteciperanno alle esequie.

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Caso Tiziana Cantone, la madre presenta una nuova denuncia sulla gestione di Iphone e Ipad della figlia

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La madre di Tiziana Cantone, Maria Teresa Giglio, ha presentato un esposto alla Procura di Napoli nel quale si chiede di verificare la trasparenza della gestione di cellulare e computer della figlia nella fase delle indagini. La notizia è del quotidiano “Il Mattino”. L’esposto in procura è stato presentato dall’avvocato Salvatore Pettirossi e si basa sull’esito di un’inchiesta difensiva dalla quale sarebbero emerse lacune nella gestione di Iphone e Ipad di Tiziana, la 31enne che il 13 settembre 2016 a Mugnano (Napoli) si tolse la vita a seguito della diffusione di suoi video e foto hard su internet. Secondo quanto contenuto nell’esposto, i dispositivi elettronici sequestrati la sera del suicidio della ragazza sarebbero stati oggetto di una procedura di estrapolazione del loro contenuto da parte di esperti informatici che invece ne avrebbero dovuto salvaguardare l’integrità, al fine di poter risalire a chi diffuse i filmati in rete.

“L’Ipad – si legge nell’esposto – è risultato resettato e quindi cancellata e definitivamente persa ogni attività svolta da Tiziana Cantone su quel dispositivo” e “anche tutta la messaggistica via Whatsapp risulta mancante”. Inoltre l’Ipad sarebbe stato “resettato e manipolato con l’inserimento manuale di alcune fotografie ricopiate nella cartella immagini”. Infine “all’interno dell’Iphone la sim telefonica non era quella originale usata da mia figlia Tiziana, ma una copia bianca, vuota e mai utilizzata, non associata ad alcun numero telefonico”. L’esposto è ora all’attenzione dei pm della Procura di Napoli che hanno indagato sulla vicenda.

 

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Tutti i testimoni di Palamara per il “processo” davanti al Csm: dagli ex ministri ai consiglieri del Quirinale

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Nelle 34 pagine del documento depositato al Csm c’è un l’elenco di 133 testimoni che Luca Palamara chiede di accettare per poter svolgere sua difesa. Se il Csm dovesse accettare vedremo sfilare l’ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino, gli ex ministri Andrea Orlando e Giovanni Maria Flick,  gli ex presidenti dell’Anm Francesco Minisci ed Eugenio Albamonte, l’attuale procuratore capo di Milano Francesco Greco, Guido Lo Forte, tra i favoriti per la Procura di Palermo fino allo stop inferto, nei fatti, dalla richiesta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di procedere seguendo un inedito ordine cronologico.

Luca Palamara. In un momento conviviale assieme alla signora Elena Boschi e l’ex vicepresidente del Csm Legnini

Lo Forte potrebbe dover spiegare perché, in seguito, revocò la candidatura alla Procura generale di Palermo. Palamara chiama a testimoniare anche due consiglieri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Francesco Garofani e Stefano Erbani. Sia per spiegare le interlocuzioni con Luca Lotti relative alla nomina (non avvenuta) del procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, alla Procura di Roma. Insomma c’è molta carne a cuocere messa da Luca Palamara. Che nel documento di difesa svela anche fatti e rapporti normali, leciti, con l’ex vice presidente del Csm Giovanni Legnini, i  “contenuti di una conversazione avuta con l’onorevole Paolo Cirino Pomicino” su Woodcock, “nel periodo di svolgimento” del suo “procedimento disciplinare”.  Insomma, bisogna aspettare che cosa farà il Csm per capire come sarà gestito questo procedimento.

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Uccide i genitori a coltellate, fermato in strada dai carabinieri

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Ha ucciso sua madre e suo padre l’uomo fermato  a Collegno, nel Torinese, in stato confusionale e con le mani sporche di sangue. Lo hanno accertato i Carabinieri che lo stanno interrogando presso la caserma di Rivoli. Il fermato  avrebbe usato un coltello da cucina per colpire i genitori nell’abitazione in cui viveva con loro a Mirafiori, quartiere di Torino dove il Nucleo investigativo del Comando provinciale dell’Arma ha trovato i due cadaveri. Sono in corso le indagini del Nucleo investigativo per stabilire il movente del duplice omicidio.

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