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Cronache

In giro con l’auto della mamma con sette amici si schianta contro l’albero, lui muore a 16 anni mentre i suoi 7 amici feriti hanno 15 anni

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Ha “rubato” nottetempo l’auto della mamma. E così mentre lei dormiva a casa, il figlio alla guida della vettura se n’è andato in giro con sette amici. In 8 stipato nella vettura. E dopo 10 chilometri l’auto si è schiantata contro un palo della luce e si è trasformata in un ammasso di lamiere. Daniele Burelli, 16 anni  di Fagagna, è morto sul colpo.
L’ incidente si è verificato nella notte tra sabato 16 e domenica 17 novembre poco dopo l’1.50. La Opel Corsa in cui viaggiavano gli otto minorenni è uscita di strada sulla provinciale 5 tra Rodeano e San Daniele del Friuli e si è capottata dopo aver abbattuto un palo della luce e un cartello stradale.
Daniele è morto, sono rimasti feriti gli altri sette amici (tutti 15enni della zona, sei ragazzi e una ragazza)  che sono stati trasportati agli ospedali di Udine e San Daniele in ambulanza con ferite lievi: la maggior parte di loro è già stata dimessa con prognosi dagli otto ai venti giorni. Ad accorgersi che la macchina era sparita è stata la stessa donna che ha subito iniziato a cercare il figlio: la madre è giunta sul posto dell’incidente poco dopo l’arrivo delle forze dell’ordine.

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Cronache

Fontana deposita a pm dossier su ‘clima d’odio’

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C’e’ persino una lettera anonima nella quale si paventa “un incidente stradale occasionale” tra le minacce rivolte al governatore lombardo Attilio Fontana e ai suoi familiari. Oggi, infatti, l’avvocato Jacopo Pensa ha deciso di depositare in Procura a Milano un dossier di una trentina di pagine, intitolato “clima di odio”, in cui vengono raccolte tutte le intimidazioni comparse on line e non solo in queste ultime settimane contro il presidente della Lombardia per la gestione dell’emergenza Covid. Il dipartimento antiterrorismo della Procura milanese, guidato da Alberto Nobili, sta gia’ indagando sui murales con scritto ‘Fontana assassino’ rivendicati dai Carc, ossia i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Gli autori di quelle scritte, di cui si sono attribuiti la responsabilita’ anche in una conferenza stampa Pablo Bonuccelli e Claudia Marcolini, due rappresentanti dei Carc, sono gia’ stati identificati dagli investigatori nel fascicolo aperto per minacce e diffamazione ai danni del presidente lombardo, finito sotto scorta da una decina di giorni. Dei messaggi minatori dei Carc si parla anche nella “produzione documentale” depositata stamani dal legale di Fontana, che in questi ultimi giorni ha raccolto una lunga lista di decine e decine di minacce, piu’ o meno esplicite, contenute in post e fotografie pubblicate sui social da utenti o da profili fasulli, oltre che in missive anonime indirizzate pure alla famiglia del governatore. “Un’atmosfera – ha chiarito l’avvocato Pensa – creata da chi aveva interesse a fomentare un’ostilita’ feroce contro Fontana”. Un “clima di odio”, ha aggiunto, “che ha portato anche alle scritte sui muri con epiteti feroci”. Tra i messaggi riportati nel dossier ce ne sono alcuni del seguente tenore: “Devi morire, devi fare una brutta fine, devi morire come loro (con riferimento ai morti nelle rsa, ndr)”. Il presidente lombardo, ha spiegato Fontana, per il suo ruolo, soprattutto in questo periodo, “e’ consapevole di poter essere oggetto di critiche politiche e le accetta, ma quando gli si da’ dell’assassino le cose cambiano”. Il legale ha deciso, quindi, di depositare i documenti ai pm, che ora potranno analizzarli nell’ambito dell’inchiesta gia’ aperta sulle azioni dei Carc. Tra l’altro, come si legge su siti e social, i Carc e altre sigle dell’antagonismo si stanno mobilitando per scendere in piazza “in tutta Italia” tra due giorni con l’obiettivo, scrivono, di dare vita ad un “patto d’azione per un fronte anticapitalista” per far “pagare la crisi ai padroni”. Sulla pagina Facebook dei Carc, tra l’altro, si vede l’immagine disegnata di una statua che rappresenta Fontana e che viene fatta cadere con una fune legata attorno al collo.

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Cronache

Cerbiatto in ‘trappola’ sulla scogliera salvato dal campione di surf, il video del salvataggio di Bambi

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Campione di surf, protagonista del panorama italiano della tavola da vent’anni, e oggi eroe di ambientalisti, animalisti e appassionati di Walt Disney. Marco Pistidda, sassarese, 38 anni, ‘Bonga’ per chiunque bazzichi negli ambienti del surf e a Porto Ferro, dove ha sede la sua scuola per adulti e bambini, e’ il protagonista del salvataggio di un cucciolo di daino individuato in un anfratto roccioso mentre costeggiava la baia di Porto Conte. Surfista dal 1999, vincitore di numerosi trofei nazionali e componente della nazionale italiana nel 2008, Marco era insieme a un’amica con cui condivide la passione per il mare, l’ambiente e la natura. E’ stata proprio lei, Lucia Peana, a ribattezzare l’animale in difficolta’ come “cucciolo di Bambi”, riferimento esplicito a uno dei piu’ famosi personaggi della galleria disneyana. In attesa delle onde, in questi giorni di ripartenza ‘Bonga’ accompagna amici e allievi in escursioni acquatiche. “L’idea della scuola e’ di offrire attraverso il surf un’esperienza indimenticabile a chi come me crede nell’amore e nel rispetto per la natura, per gli altri e per se'”, ha spiegato.

 

“Siamo cosi’ partiti in sup da Cala Dragunara e abbiamo puntato verso la spiaggia di Porto Conte. A un tratto – ricostruisce il surfista – abbiamo sentito un lamento e poi abbiamo notato il cucciolo, scivolato probabilmente nel dirupo senza riuscire a risalire”. I due non hanno avuto dubbi: andava messo in salvo. “Llu’cia e’ rimasta li’, a fargli compagnia, io invece – racconta – sono tornato in spiaggia, ho chiamato la Forestale, ho preso i telefonini e un asciugamano e li ho raggiunti. Con il telo abbiamo avvolto il cucciolo, era stremato, si e’ addormentato tra le nostre braccia”. Poi il ritorno in spiaggia sul sup, la consegna del piccolo daino agli agenti della Forestale e il trasferimento nella riserva di Bonassai. “Sta bene, e’ salvo, ora sta con altri cuccioli”, riferisce ‘Bonga’ prima di tornare al suo mondo fatto di spiagge, mare, allenamenti, gare e altre sfide.

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Camorra, clan Sperandeo di Benevento: chieste condanne per 280 anni

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Avevano tentato di prendere il controllo del mercato della droga a Benevento e anche in alcune zone della provincia, contrapponendosi al clan Sparandeo, decimato dagli arresti. Ora si trovano di fronte ai giudici del tribunale di Benevento, con richieste di condanne che vanno dai 30 ai 16 anni di reclusione. Complessivamente la Dda di Napoli ha chiesto oltre 280 anni di carcere per 13 imputati. L’indagine risale al luglio 2018, quando la Squadra Mobile della questura di Benevento smantello’ un’organizzazione che riforniva le piazze di spaccio beneventane di cocaina, crack, marijuana, hashish ed eroina, acquistata in grosse partite a Villa Literno, Giugliano, Castelvolturno e Napoli.

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