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Il sogno di Jennifer Lopez: “Vivere in un paesino in Italia e mangiare pane”

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Vivere in un paesino in Italia. Mangiare pane. Godere dell’aria buona. Stare tra la gente. È questa la felicità secondo Jennifer Lopez. La pop star e attrice lo dice in un’intervista a Vanity Fair. Parla del suo futuro, ma anche della possibilità di dire addio a Hollywood. In termini di carriera un passo avanti sarebbe dirigere un film, ma se dovesse considerare le cose che sogna di fare prima di morire, la Lopez vuole abbandonare gli Stati Uniti e vivere una vita semplice.

“Mi piacerebbe – dice – vivere in un posto fuori dagli Stati Uniti, in un paesino in Italia, oppure dall’altra parte del mondo a Bali. Vorrei iniziare un’altra vita che sia un po’ piu’ semplice e organica, andare in bicicletta e comprare il pane”. JLo, che da poco ha compiuto 50 anni, ha anche detto che sogna di cospargere il pane di marmellata, mangiarlo e poi anche dipingere. “Vorrei anche – continua – sdraiarmi su una sedia a dondolo con una bella vista sugli alberi di oliva oppure delle querce e semplicemente sentire l’odore. Ho fantasie di questo tipo”.

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Emmy: pioggia di premi su Schitt’s Creek, è ‘Succession’ la miglior serie drammatica

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Pioggia di premi su “Schitt’s Creek”. Gli Emmy in edizione virtuale a causa del coronavirus cominciano all’insegna dell’evasione. La sitcom canadese distribuita in streaming su Netflix ha portato a casa il premio per la miglior serie comica dell’anno e altre statuette premi per alla migliore attrice protagonista, Catherine O’Hara, il miglior attore, Eugene Levy, miglior attore non protagonista a Dan Levy che ha vinto anche per la migliore sceneggiatura, e Annie Murphy, migliore attrice non protagonista.

Eugene Levy, nella serie il patriarca della famiglia Rose, ha ringraziato il figlio Dan, suo figlio David nella serie, e l’ideatore dello show: “Ha trasformato la storia di una famiglia in una celebrazione dell’inclusivita’, un attacco all’omofobia e una dichiarazione del potere dell’amore”. “Schitt’s Creek” segue Johnny Rose, un tycoon dei video store, e la moglie Moira, star di soap opera di successo e dei figli David e Alexis che perdono la loro fortuna quando il loro manager non riesce a pagare le tasse. Sono costretti a ricostruire le loro vite con la loro unica risorsa residua: una piccola citta’ chiamata Schitt’s Creek che avevano comprato per David come regalo e scherzo qualche anno prima, per il suo compleanno.

‘Succession’ e’ la miglior serie drammatica dell’anno: questo il verdetto degli Emmy Awards presentati per la prima volta in versione virtuale a causa del Coronavirus. La serie, in onda su Hbo e in Italia su Sky Atlantic, segue le vicende della famiglia Roy (il patriarca Logan, la moglie Marcia e i quattro figli che lui ha avuto da precedenti matrimoni) che controlla uno dei piu’ grandi conglomerati di media e intrattenimento del mondo.

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Spettacoli

Brignano, il mio varietà all’antica in 60 minuti su Rai 2

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Una risata, una riflessione, un monologo graffiante e un momento di puro spettacolo, ma tutto rigorosamente in 60 minuti. E’ questa l’ultima sfida di Enrico Brignano che a partire da martedi’ 22 settembre sara’ in onda su Rai2 in prima serata con “Un’ora sola vi vorrei”, il suo nuovo one man show in cui assicura “ce la metteremo tutta, nonostante il covid”. Cinque puntate per uno spettacolo pensato “come un varieta’ compatto un po’ all’antica: e’ una sfida rivoluzionaria stare nei ranghi di un’ora, se si pensa che oggi i varieta’ spesso vanno oltre la mezzanotte”, afferma, sottolineando che sara’ un excursus “concentrato” sul “tema principale, il tempo, ma anche su temi classici come l’amore e il sesso, per giocare un po’. Faremo satira di costume e non politica”.

Sempre col sorriso sulle labbra, la grande attenzione sara’ “sull’attualita’: il coronavirus non e’ solo un fatto di sanita’, ma di economia e di equilibri mondiali”, spiega, sebbene il programma, che riprende il titolo del suo spettacoloteatrale (“ma non sara’ la stessa cosa, e chi ha comprato il biglietto puo’ stare tranquillo”, garantisce), verra’ registrato, evitando la diretta “solo per una questione di qualita’, anche se questo ci fara’ riarrangiare i monologhi fino alla fine, per seguire le ultime notizie. Ovviamente ci sara’ anche il referendum ma stiamo a cavallo, perche’ abbiamo un monologo sia se vince il si’ sia se vince il no”. Se i 60 minuti non sono vissuti come una gabbia, ma come un’opportunita’, di certo resta la difficolta’ “di mettere tutto dentro in un’ora: l’orchestra, le canzoni, i balletti, gli ospiti come Malika Ayane che verra’ nella prima puntata. Penseremo all’attualita’ e staremo attenti al linguaggio che non deve essere educativo ma senza dubbio non trash”. Quello che conta sara’ far sorridere le persone, per prima cosa le 70 che saranno in studio, “scelte tra i miei fan di Instagram e debitamente distanziate. Saranno disposte su due livelli, abbiamo bisogno del pubblico”: una importante novita’ di questi tempi, in seguito alla decisione presa dalla ITV Movie che produce il programma per conto della Rai (mentre altri programmi Rai restano ancora senza pubblico). E poi si spera di portare un sorriso a chi guardera’ da casa:”Forse il momento e’ delicato ma non credo sia una missione impossibile”, dice, “del resto non e’ il lockdown, ma il politicamente corretto o scorretto, ad aver reso difficile fare ridere. Ci sono sempre polemiche e rivendicazioni magari per una parola sbagliata. Tutti abbiamo negli occhi le scene piu’ drammatiche di Bergamo, ma poi ci sono anche i negazionisti e chi dice che ‘non ce n’e’ coviddi’. E’ una giungla di proclami, tuttavia esiste sempre una via per far ridere. Stiamo attenti, pero’ quando c’e’ da dire qualcosa dobbiamo dirla. E se deve essere polemica, che sia”.

“Queste cinque puntate saranno un assaggio: come i banchi di scuola, che dovevano essere un milione e sono cento mila”, afferma con una battuta tra il serio e il faceto, “non sara’ facile, perche’ io a teatro faccio sempre tre ore e cerco di dare il massimo come se fosse l’ultimo spettacolo da fare. Perche’ per le famiglie il teatro e’ una spesa non indifferente”. E proprio sul teatro sottolinea come da tanto tempo si faccia “poco, non e’ solo per colpa del covid. Per carita’, gli accorgimenti sanitari servono ma le istituzioni dovrebbero avere piu’ cura per il teatro, che non si puo’ fare in smart working ma solo, appunto, a teatro. E purtroppo tanti non riapriranno. Ora che 1000 persone potranno tornare allo stadio, speriamo che questo presto valga anche per il teatro”. Il programma e’ una scommessa anche per Rai2 e, come afferma il suo direttore Ludovico Di Meo, “sara’ un esperimento che dovra’ informare, intrattenere e soprattutto far ridere perche’ ce ne e’ un gran bisogno. Tocca a Enrico aprire le danze di questa stagione. Il pubblico e’ sempre imprevedibile ma sono sicuro che sara’ un successo. La durata ci riporta indietro a Studio Uno e in un’ora di certo non ci si annoia”. E tornando sulla crisi dei teatri, il direttore annuncia di avere “l’intenzione di inventarci qualcosa per il teatro, magari come abbiamo fatto per il cinema con il programma Primo set”, sottolineando che “si parla poco della crisi del cinema ma su quella dei teatri c’e’ silenzio. Di certo, il teatro soffriva anche prima del covid”.

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Spettacoli

Venezia premia “Nomadland” di Chloè Zhao col Leone D’Oro e a Favino papà italiano va la Coppa Volpi

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A Venezia 77 vincono, forse non a caso, due film pieni delle ombre del presente come NOMADLAND di Chloe’ Zhao (Leone d’Oro) che racconta il nomadismo dei workamper, loser non piu’ giovani alla ricerca di lavori stagionali, e NUEVO ORDEN di Michel Franco (Leone D’Argento – Gran Premio della Giuria) che piu’ che un film distopico sembra un’opera sul domani, sui possibili scenari del dopo-Covid. Una guerra tra ricchi e poveri piena di sangue. E l’Italia? Incassa la Coppa Volpi andata a Pierfrancesco Favino per PADRENOSTRO di Claudio Noce, film ispirato all’attentato subito dal padre del regista nel 1976, davvero un po’ poco per il poker messo in campo dal nostro Paese.

Vero sconfitto Gianfranco Rosi che con NOTTURNO aveva messo in campo un’opera che al pari di NOMADLAND e NUEVO ORDEN raccontava il dolore che c’e’ ai confini del mondo fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. Insomma Cate Blanchett, presidente di giuria, non ci ha voluto troppo bene, anche considerando il fatto che in questo festival della ‘ripartenza’ targato Italia c’erano quest’anno film nostrani di buon livello, come LE SORELLE MACALUSO e MISS MARX, e cosi’ forse uno sforzo in piu’ nei riconoscimenti ci stava tutto. Tra melo’ e spy story il giapponese Kiyoshi Kurosawa, autore a tutto tondo (horror, yakuza movie e drama), con WIFE OF A SPY porta a casa il Leone d’Argento per la miglior regia. Mentre il Premio Speciale della Giuria va meritatamente a CARI COMPAGNI! del maestro Andrei Konchalovsky, un film che ti sale piano piano dentro con una storia antica che cambio’ tutto: quella che si svolse a Novocherkassk nel 1962, quando durante una manifestazione operaia in una fabbrica di locomotive, scoppio’ una sparatoria sui dimostranti ordinata dal governo e perpetrata dal Kgb per reprimere lo sciopero.

Il caso di THE DISCIPLE e’ un po’ a parte. Molto apprezzato dalla stampa estera e trascurato da gran parte dei critici italiani, il film ha ottenuto il Premio per la miglior sceneggiatura con il racconto raffinato della musica classica indiana piena di misticismo. In una folla di candidate tutte brave per la Coppa Volpi femminile, dalla McNormand alla Garai fino a Julija Vysockaja (moglie di Konchalovsky e protagonista assoluta di CARI COMPAGNI!) vince un attrice speciale come Vanessa Kirby che era al Lido con ben due film. In PIECES OF A WOMAN, per il quale e’ stata premiata, e’ Martha, alle prese con un travaglio in casa della durata di ben venticinque minuti che sembra non finire mai. Si entra cosi’ subito nel dramma perche’ la bambina, appena nata, muore dopo solo cinque minuti e della sua morte viene accusata l’ostetrica che non avrebbe valutato bene l’esigenza di correre all’ospedale. Ma Vanessa Kirby, 32 anni, attrice britannica famosa per la serie tv The Crown e’ anche una della due protagoniste di THE WORLD TO COME di Mona Fastvold, una storia d’amore al femminile forte e convincente nel nulla di un far West americano di fine Ottocento pieno di silenzio, freddo e solitudine. Una sorta di BROKEBACK MOUNTAIN al femminile anch’esso molto quotato alla vigilia per il palmares.

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