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Il richiamo di Mattarella, bene comune non è libro Cuore

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C’e’ un clima generale nel Paese che preoccupa il presidente della Repubblica e che ancora piu’ profondamente disturba il cittadino Sergio Mattarella. Un’operazione strisciante nel Paese che ha l’obiettivo di derubricare a torta mielosa ogni atto positivo, a svilire azioni collettive solidali con una terminologia aggressiva costruita su slogan da spin doctor. Una involuzione sentimentale che attraverso tutto il Paese da Nord a Sud e che si manifesta con sempre meno vergogna nei banchi della politica e dell’editoria. E oggi il capo dello Stato ha deciso di dire la sua in una riflessione che si colloca a meta’ strada tra un richiamo da capo dello Stato e il rimbrotto di un padre ai propri figli. “Sempre piu’ spesso leggo e sento considerazioni piene di ironia nei confronti dei buoni sentimenti. Voglio dire con garbo ma con chiarezza che preoccuparsi del bene comune non e’ una espressione buonista da libro Cuore. Bisogna tutti attivarsi concretamente per il bene comune, per la solidarieta’ che porta progresso al Paese”, ha detto Mattarella dai saloni del Quirinale, a sorpresa. Non e’ certamente un caso che il presidente abbia scelto di esprimersi cosi’ nettamente proprio oggi, al termine di una lunga cerimonia che ha premiato gli “eroi civili”, cioe’ alcuni dei cittadini che maggiormente si sono distinti per opere e azioni di coraggio, per il loro impegno verso il prossimo o anche per aver mostrato una straordinaria forza di reazione alle avversita’. Il presidente e’ apparso particolarmente stanco di un clima nel Paese che tende, attraverso un linguaggio elementare, a svilire rozzamente i valori fondanti della Repubblica, la voglia di aggregazione e finanche i sentimenti positivi dei singoli. Il linguaggio come arma, che con diminutivi o sinonimi prosciuga in un attimo il senso profondo della realta’. Il “buonismo” per denigrare il bene pubblico, ad esempio.

 

I “professoroni” per mettere alla berlina il mondo accademico, per farne un altro. Parole che distruggono con poco e che irrompono in un tessuto sociale gia’ disgregato dalla crisi economica e dalla compressione delle tutele sociali. E’ l’Italia che vive in pieno quell'”epica del disincanto” descritta dal Censis recentemente. Un Paese che troppo spesso semplifica i problemi declinandoli con il gelido “mors tua vita mea”. Parole e comportamenti che alimentano divisioni, che aumentano i fossati sociali e dileggiano i buoni comportamenti, quasi fossero un polveroso orpello del passato. Il nord contro il sud, anziani pensionati contro giovani disoccupati, individualismo che sfocia nella celebrazione del menefreghismo. E su tutto questo che si basa la riflessione “urbi et orbi” del presidente che si rivolge non solo alla politica ma anche ai corpi intermedi. Con una particolare attenzione ai giornalisti ai quali ricorda l’importanza della professione. “Raccontare quel che di buono succede nel Paese e’ necessario e facendolo si rende un servizio alla verita’ e un servizio alla Repubblica”. I valori sono valori, fa capire il presidente. E non si possono relativizzare, sminuire o disgregarli con l’uso infido della parola. La solidarieta’ non e’ qualcosa di fine a se stessa, e’, anzi, parte del motore di una societa’ in salute. “Impegnarsi per far superare condizioni di sofferenza, di emarginazione, impegnarsi per la cultura e la ricerca scientifica, adoperarsi per la difesa dell’ambiente, attivarsi per la legalita’: questo e’ cio’ che significa avvertire il senso di un destino comune della nostra convivenza in Italia. La convivenza e’ questione comune. La solidarieta’ – assicura il presidente – consente al Paese di crescere e progredire”.

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Esteri

Johnson in ospedale perchè il coronavirus l’ha debilitato, il suo staff: ha solo fatto dei test

Sal Sparace

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Il premier britannico Boris Johnson, risultato positivo al coronavirus una decina di giorni fa, avrebbe lasciato la sua residenza al numero 10 di Downing Street per andare in ospedale causa problemi respiratori. La notizia non è ufficiale, anzi viene smentita. Dicono che sia sì entrato in ospedale ma solo per fare dei test. E questo dopo che nel corso della  giornata, prima del discorso della Regina ai Sudditi, è trapelato che  “Johnson ha ancora la febbre” ma “è in buono spirito” e ha “saldamente nelle mani il timone” del governo Tory dall’alloggio di Downing Street in cui resta auto-isolato. Era questa la notizia che ufficialmente forniva ai media il ministro della Sanità, Matt Hancock, a sua volta infettato nei giorni scorsi, ma uscito dall’isolamento dopo una settimana, in un’intervista al talk-show politico domenicale di Sky News. Le rassicurazioni di Hancock sono arrivate dopo gli allarmi apparsi su giornali come ‘I’ sull’ipotesi – avanzata da alcuni medici sulla base delle immagini degli ultimi video dello stesso premier – che Johnson possa dover rinunciare temporaneamente anche al lavoro a distanza e alla guida del governo visto che i sintomi, tosse e “febbre alta” secondo alcuni media, non calano. Nella tarda serata, però, arrivano le prime ammissioni ufficiali sullo stato di salute del premier.  “Su consiglio del suo medico, il primo ministro è entrato stasera in ospedale per sottoporsi a esami”, ha annunciato una portavoce di Downing Street. “Questa – ha assicurato – è una misura precauzionale poichè il primo ministro continua ad avere sintomi persistenti da coronavirus 10 giorni dopo essere stato testato positivo”. Boris Johnson, ha aggiunto la portavoce, “ringrazia il personale dell’Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico) per l’incredibile duro lavoro che sta svolgendo e sollecita la popolazione a continuare a seguire la raccomandazione del governo di stare in casa, proteggere l’Nhs e salvare vite” umane.

 

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Cronache

Screening di massa per scovare pazienti Covid – 19, Bianco: la Regione Campania poteva averli a costo zero ma…

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La Regione Campania ha promosso un bando con Soresa (Società Regionale per la Sanità) per individuare laboratori privati in grado di eseguire tamponi Covid-19 sui pazienti. Un modo per accrescere il numero di test effettuati e ridurre i gravi ritardi con cui vengono eseguiti i tamponi e comunicati i risultati. In troppi infatti sono morti nelle proprie abitazioni in attesa di sottoporsi al test. Ma la durata per poter partecipare al bando è stata di appena 22 ore, da giovedì 2 a venerdì 3 aprile. Intanto però la Regione avrebbe già incaricato da giorni il centro privato Ames di Casalnuovo, in cui si sarebbe trasferito, per effettuare i tamponi, il personale dell’Istituto Zooprofilattico di Portici. E’ quanto emerge dall’inchiesta pubblicata oggi su Repubblica da Conchita Sannino. 

Abbiamo commentato la vicenda con l’imprenditore Rosario Bianco che, con la sua Accademia delle Arti, Mestieri e Professioni aveva avanzato nei giorni scorsi una proposta per uno screening massivo, totalmente gratuita per la Regione Campania, che non è stata però presa in considerazione dagli uffici di Palazzo Santa Lucia.

“Avevamo individuato alcuni laboratori privati specialistici che avrebbero garantito dai 500 ai 1000 tamponi rapidi giornalieri in maniera gratuita. Avevamo poi chiesto un parere scientifico a Luciano Mutti, professore dello Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, per verificare la fattibilità di una politica di screening massivo, attraverso il test molecolare con metodo Real Time PCR per SARS-CoV-2”. Sono screening di massa, quelli di cui parla il professor Mutti, approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La risposta del professor Mutti non si era fatta attendere e il suo responso era stato positivo, evidenziando come uno screening massivo anche nei confronti degli asintomatici consentirebbe rapide misure di isolamento volte ad impedire la diffusione del virus. Mutti ha inoltre confermato l’affidabilità dei test con metodo Real Time PCR, i cosiddetti “test rapidi”. “Da parte della Regione Campania non c’è stato alcun riscontro su questa nostra iniziativa, che sarebbe stata a costo zero per la Regione. Va detto, per correttezza, che non abbiamo contattato direttamente gli uffici del presidente De Luca. Abbiamo però diffuso un comunicato e auspicavamo che venisse preso in considerazione, ma così non è stato”, commenta Bianco.

Sull’inchiesta di Repubblica Bianco però non si sbilancia. “Non me la sento di esprimere giudizi. Ho dei dubbi perché affidare prima l’incarico ad un privato e poi fare la manifestazione di interesse sarebbe un autogol, un errore troppo grande. A quel punto avrebbero potuto affidarlo direttamente al laboratorio privato, giustificando la scelta come soluzione d’emergenza”. Sulla possibilità di uno screening massivo rivolto anche agli asintomatici vi sono pareri discordanti. De Luca li ha definiti “un’idiozia”. Non è dello stesso avviso Bianco. “De Luca l’ha definito così perché è consapevole che in questo momento non dispone di tutti i laboratori e le strutture sanitarie necessarie per realizzare uno screening di massa in pochi giorni. Secondo me non è un’idiozia, ma uno strumento utile che consentirebbe di scattare una fotografia del problema in un dato momento storico. E potrebbe accelerare la ripresa, anticipando, con il massimo della cautela e della gradualità, l’apertura delle attività produttive più importanti. Se possiamo mitigare il problema lo dobbiamo fare. Non dobbiamo far prevalere la paura e la rassegnazione”.

 

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Cronache

Antonio Amente, il gagliardo e “tuosto” sindaco di Melito che dà spettacolo su Fb

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Se c’è qualcosa che ci riconcilia con la politica locale, quella un po’ pecoreccia ma sanguigna, è la verve, la voglia di farsi capire, l’aggressività verbale di alcuni politici di vecchio corso e antico stampo. Canuti e vocianti come sempre, ma oramai a loro agio con l’orgasmico mondo dei social network. Certo, hanno dei badanti informatici. Certo, si dotano di “addetti” alla stampa. Ma quelli sono strumenti per arrivare nell’etereo mondo del web dove tutti sono importanti. Quel che importa è la sostanza. E la sostanza, in tempi di covid e di epidemia, sono loro, i politici. I primi cittadini, i novelli sceriffi che usano le ordinanze sindacali per esercitare il poter che ha trasferito loro il popolo. Si sentono dei Governatori di Stati. Pure se è lo stato di Purchiano marina o Panicuocoli di sotto, loro sono sindaci. E allora menano fendenti a destra e a manca, ergendosi a moralizzatori di una vita pubblica d’accatto e custodi della salute pubblica della loro comunità aggredita dal covid 19. Ascoltate in questo caso il grido di (dolore?) di questo sindaco di un comune del Napoletano (Melito di Napoli). Non vi fermate sull’uso della lingua italiana. Non badate alle sue difficoltà a mantenere il filo del discorso. Non state a pensare a qualche allocuzione di troppo o a qualche parolaccia. No, badate alla sostanza. Pure se non dice niente, pure se si rivolge a chissà solo lui, questo sindaco arriva dritto al sodo. Il messaggio è: io sono io, voi non siete un ca…volo. E allora state a sentire me. Anche questo sindaco è un momento bellissimo di comunicazione pubblica in era social ai tempi della pandemia.

Il signore che avete visto e ascoltato è Antonio Amente, sindaco di Melito. Prima di lui, con altra tempra, altre espressioni e altre modalità di comunicazione, aveva dato spettacolo un altro primo cittadino. Era il 12 marzo e il sindaco di  un altro comune del Napoletano, quello di Boscoreale, Antonio Diplomatico. Ve lo riproponiamo. Sono due sindaci meritevoli di attenzione. Se non altro ci provano a farsi sentire.

I consigli del medico-sindaco laureato di Boscoreale per alzare le difese immunitarie contro il coronavirus, roba da piangere: ci stiamo estinguendo

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