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Il re delle palestre Stephen Ross ospita una raccolta fondi pro-Trump, è fuga di abbonati furiosi

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Il re delle palestre americano, Stephen Ross, ospita una raccolta fondi per Donald Trump. Ed è fuga dai suoi centinaia di centri sportivi sparsi per gli Stati Uniti: l’annuncio coglie di sorpresa dipendenti e abbonati, e innesca una corsa a lasciare. La rabbia emerge chiara online, dove dilaga l’hashtag #equinoxboycott. Ross, proprietario dei Miami Dolphins, ha un impero sportivo con le palestre Equinox e Soulcycle, specializzata in uno spinning reinventato. Travolte dalle critiche e dalle cancellazioni, Equinox e Soulcycle prendono le distanze da Ross, assicurando gli abbonati che le loro societa’ non hanno nulla a che fare con la raccolta fondi. Ma le loro parole cadono nel vuoto. Ross dovrebbe ospitare Trump nelle prossime ore nella sua casa agli Hamptons, vicino New York. Il prezzo per partecipare all’appuntamento e’ di 250.000 dollari a persona. La rivolta degli abbonati alle palestre Equinox e’ talmente forte che anche il New York Times, con il suo board editoriale, interviene augurandosi che il boicottaggio di Soulcyle renda la democrazia migliore.

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Virus Cina, Ue convoca Comitato sicurezza sanitaria

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“Stiamo seguendo molto da vicino gli sviluppi della situazione sul coronavirus e ho convocato per lunedi’ una riunione del Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue”. Lo ha annunciato su Twitter la commissaria europea alla salute, Stella Kyriakides, sottolineando che l’incontro di lunedi’ servira’ a “discutere le opzioni di risposta e i bisogni degli Stati membri”. Sempre su Twitter, Kyriakides ha detto di essere “in stretto contatto con i Paesi membri dell’Ue, l’Oms e l’Ecdc (Centro di controllo europei per le malattie)”, specificando che quest’ultimo “sta aggiornando la sua valutazione del rischio”. “Siamo pronti ad agire e rafforzare la nostra risposta se necessario”, ha dichiarato la commissaria. Il Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue e’ stato creato nel 2001 come gruppo consultivo informale sulle questioni di sicurezza sanitaria a livello europeo. Fra i suoi compiti c’e’ anche la gestione delle crisi in coordinamento con le varie autorita’ nazionali. Per l’Italia ne fa parte il Ministero della salute.

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Wuhan, città fantasma, sale a 42 le vittime. Cina isolata: 56 milioni di persone in quarantena

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Continua a salire il numero dei morti tra le persone colpite dal coronavirus simile alla Sars in Cina.
Un medico, Liang Wudong di 62 anni, è morto dopo essere stato contagiato dal coronavirus mentre lavorava nell’Hubei Xinhua Hospital di Wuhan, epicentro dell’epidemia. Lo riferiscono i media locali. La Cina ha esteso il cordone sanitario volto a circoscrivere l’infezione del coronavirus simile alla Sars. Precisando  i provvedimenti riguardano ora 56 milioni di persone. Continua a crescere il numero dei contagi da coronavirus.

Le autorità cinesi hanno riferito di 1.396 casi a livello mondiale. Nella Cina continentale ci sono 1.359 casi, inclusi i 41 morti, 39 dei quali nella sola provincia di Hubei, dove c’e’ la citta’ di Wuhan, focolaio del virus. Una vittima è stata registrata nella provincia settentrionale di Heilongjiang, un’altra a Hebei, vicino a Pechino. Le autorità di Pechino hanno emesso una nuova e drastica misura per contenere l’epidemia dicoronavirus. A partire da lunedi’ tutti i servizi per i tour di gruppo all’estero forniti dalle agenzie di viaggio cinesi, comprese le prenotazioni alberghiere e dei biglietti aerei, saranno sospesi. Lo riferito la tv di Stato Cctv, aggiungendo che i tour organizzati all’interno della Cina sono stati sospesi ieri.

Gli Stati Uniti hanno avviato un’operazione per far evacuare a partire da domani cittadini e diplomatici americani da Wuhan, l’epicentro dell’epidemia del coronavirus. Lo riferisce il Wall Street Journal. Nella citta’ cinese ci sono circa 1.000 americani e l’ambasciata li sta contattando per organizzare il trasporto aereo che li riportera’ in Usa. Il personale medico americano sara’ a bordo per trattare i casi sospetti.

 

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Brexit, come cambia l’Eurocamera con uscita dei britannici

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A Bruxelles e a Strasburgo le valigie sono gia’ pronte per i 73 eurodeputati britannici che dalla mezzanotte del 31 gennaio lasceranno l’Unione europea a seguito della Brexit. Manca solo l’ultimo passaggio, il voto della Plenaria di mercoledi’, che sara’ seguito il giorno dopo dall’adozione da parte del Consiglio, mediante procedura scritta, della decisione sulla conclusione dell’accordo a nome dell’Ue. “Con i britannici che vanno via cambiera’ la configurazione del Parlamento europeo, che dagli attuali 751 seggi scendera’ a 705”. A spiegarlo e’ Jaume Duch, direttore generale della comunicazione e portavoce del Parlamento europeo. “Una parte dei seggi dei britannici verra’ accantonata in vista di eventuali nuovi ingressi di paesi membri nell’Ue, mentre un’altra parte, 27 seggi, andra’ ridistribuita tra diversi paesi, tra cui l’Italia – che ne prendera’ tre – per correggere la proporzione fra gli stati in base al numero di abitanti”, aggiunge Duch, precisando che “ci saranno dei cambiamenti” tra i gruppi politici “ma non saranno molto visibili”. I tre italiani che entreranno a febbraio all’Europarlamento sono Vincenzo Sofo (Lega), primo dei non eletti nella circoscrizione sud, Sergio Berlato di Fratelli d’Italia, nella circoscrizione nord-est, e Salvatore De Meo per Forza Italia nella circoscrizione centro. Ma c’e’ anche un altro italiano che mettera’ piede nell’emiciclo: l’ex sottosegretario Sandro Gozi, eletto in Francia con la lista Renaissance del presidente Emmanuel Macron (che fa parte del gruppo Renew Europe, i liberali). Secondo il portavoce del Parlamento Ue, “i due grandi gruppi, il Ppe e i Socialisti e Democratici, resteranno i primi” per numero di seggi, “i Verdi perderanno una parte piu’ sostanziale, come anche i liberali”, ma alla fine “la grande maggioranza pro-Europea e la minoranza euroscettica rimarranno le stesse”. Molti analisti non escludono che nel bilanciamento fra i vari gruppi possa verificarsi un sorpasso del gruppo sovranista su quello dei Verdi, scompaginando gli equilibri tra i Paesi e tra le famiglie politiche. Le emorragie fra i gruppi potrebbero dunque inaugurare un nuovo valzer delle poltrone con inevitabili riaggregazioni e cambiamenti, considerato che nella prima settimana di febbraio la piu’ numerosa famiglia a Strasburgo, il Ppe, dovra’ decidere se mantenere o meno al suo interno Fidesz, il partito del controverso premier ungherese Viktor Orban. Secondo gli osservatori, un allontanamento dei magiari potrebbe rafforzare la galassia sovranista dove siede la Lega, rimescolando gli equilibri e i contrappesi a Strasburgo.

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