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Cronache

Il Papa a Bari, 40 mila fedeli alla messa in cui attacca i leader populisti

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In Corso Vittorio Emanuele, a Bari, dove il Papa ha celebrato la messa c’erano circa 40 mila persone. Ed è qui che che il Pontefice ha detto: “Non preoccuparti della cattiveria altrui, di chi pensa male di te. Inizia invece a disarmare il tuo cuore per amore di Gesu’. Perche’ chi ama Dio non ha nemici nel cuore. Il culto a Dio e’ il contrario della cultura dell’odio”. “E la cultura dell’odio si combatte contrastando il culto del lamento – ha aggiunto -. Quante volte ci lamentiamo per quello che non riceviamo, per quello che non va! Gesu’ sa che tante cose non vanno, lo sa, che ci sara’ sempre qualcuno che ci vorra’ male, anche qualcuno che ci perseguitera’. Ma ci chiede solo di pregare e amare”. “Ecco la rivoluzione di Gesu’, la piu’ grande della storia – ha detto ancora il Pontefice -: dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono. Se siamo di Gesu’, questo e’ il cammino! Non ce ne sono altri”. “Oggi Gesu’, col suo amore senza limiti, alza l’asticella della nostra umanita’ – ha osservato Francesco -. Alla fine possiamo chiederci: ‘E noi, ce la faremo?’. Se la meta fosse impossibile, il Signore non ci avrebbe chiesto di raggiungerla. Ma da soli e’ difficile; e’ una grazia che va chiesta”. “E va chiesta anche la grazia di vedere gli altri non come ostacoli e complicazioni, ma come fratelli e sorelle da amare”, ha aggiunto. “Scegliamo oggi l’amore, anche se costa, anche se va controcorrente – ha concluso il Papa -. Non lasciamoci condizionare dal pensiero comune, non accontentiamoci di mezze misure. Accogliamo la sfida di Gesu’, la sfida della carita’. Saremo veri cristiani e il mondo sara’ piu’ umano”. Ad assistere alla celebrazione della messa c’era anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha asciato Bari a conclusione dell’incontro ‘Mediterraneo frontiera di pace’, che ha riunito nel capoluogo pugliese i vescovi del Mare nostrum. Prima di lasciare a sua volta la piazza, il Papa aveva raggiunto Mattarella tra i fedeli per un brave saluto.

 

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Coronavirus, infermiera aggredita a sputi in faccia con la minaccia del contagio: non se ne parla perchè accade a Mestre

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Ve lo ricordate quel balordo che per una presunta eccessiva attesa di un tampone al Cotugno di Napoli sputò in faccio ad un infermiere? Ebbene quella bestia finì su tutti i telegiornali nazionali. Nel frullatore mediatico del main stream italiano una notizia così succulenta non deve mai mancare se arriva da Napoli. Ebbene da Mestre arriva la storia, anche peggiore, di una povera infermiera aggredita a sputi in faccia al termine del turno di lavoro nel Distretto sanitario di Mestre. Questo è accaduto dentro i locali dell’Ulss locale. Ma pare che i dieci medici e i 14 dipendenti della Medicina che garantiscono il servizio sanitario in questo posto hanno paura. Ed hanno chiesto condizioni di sicurezza minima perchè in mancanza l’attività potrebbe essere interrotta.  Da quanto si è potuto verificare lo sputatore sarebbe un pusher che, senza clienti, non trovano altro da fare che scaricare la propria rabbia su chi si trova a passare da quelle parti, a ridosso della stazione ferroviaria. Quando va bene sono insulti, quando va male sono sputi. Ricalcando, mutatis mutandis, la minaccia del contagio da Hiv di chi per le rapine per strada brandiva la siringa con l’ago sporco di sangue. Un’arma, lo sputo, utilizzata anche contro gli agenti che sono intervenuti per un controllo.

L’episodio dello sputo sulla povera infermiera ha scosso tutto il personale del poliambulatorio: “La situazione è difficile per noi sanitari in più ci si mettono anche questi personaggi che sinceramente non so cosa vogliano: intimidirci con l’incognita di trasmetterci il coronavirus sputandoci in faccia?”. Bella domanda.

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Voghera, il virus falcidia una famiglia intera: padre e due figli morti, mamma gravissima

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È una intera famiglia quella che è stata falcidiata dal Coronavirus. Siamo a Voghera. Ed è la famiglia Bertucci ad aver subito perdite pesantissime. Prima sono morti i due figli di 54 e 46 anni, Daniele e Claudio Bertucci, che per il Coronavirus erano stati ricoverati all’ospedale di Voghera. Ieri è toccato al papà Alfredo Bertucci, 86 anni, storico fabbro della cittadina in provincia di Pavia, mentre la moglie è ricoverata in gravi condizioni. I due fratelli sono morti a distanza di due giorni l’uno dall’altro. Si erano ammalati quasi contemporaneamente e insieme erano stati ricoverati in ospedale, a Voghera. Anche il padre, Alfredo Bertucci, fabbro molto conosciuto a Voghera: è morto ieri mattina all’età di 86 anni. La moglie è grave in ospedale.

Tutto è cominciato con una lieve febbre, che si è fatta sempre più insistente e non accennava a scendere.
Una mattina le condizioni di Daniele Bertucci si sono aggravate ed è stato necessario il ricovero in ospedale. Nel frattempo si era ammalato anche il fratello, Claudio. Un decorso analogo, fino alla morte, arrivata inaspettata.
Al fratello Daniele, che era già provato dalla malattia, i parenti hanno tenuto nascosto il dramma familiare.
Mercoledì è arrivata dall’ospedale la notizia dell’aggravamento improvviso delle condizioni di salute e anche Daniele, come il fratello, è morto.

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Autista del 118 muore a Pozzuoli: 6 giorni per avere il risultato del tampone

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Quando è arrivato in ospedale, a Pozzuoli, al Santa Maria delle Grazie,  aveva problemi respiratori. In meno di 24 ore Enzo Lucarelli, 46 anni,  volontario della Croce Italia, è morto. Il suo ricordo sulla pagina Facebook ‘Nessuno tocchi Ippocrate’: “Oggi salutiamo per sempre e rendiamo omaggio ad uno dei valorosi guerrieri che stanno affrontando questa emergenza in prima linea senza le armi adeguate: Enzo Lucarelli. Autista 118 di Pozzuoli, strappato via dal coronavirus. A quanto riferiscono i conoscenti era da 6 giorni in attesa del tampone che alla fine e’ risultato positivo, ieri sarebbe andato in ospedale per difficoltà respiratoria e dopo poche ore è deceduto! Lascia una moglie ed un figlio piccolo. Onore a te!”.

Lucarelli aveva comunicato alla Croce Italia presso la quale prestava servizio agli inizi della passata settimana di essere positivo al virus e per questo motivo è stato fatto il tampone ad una ventina di persone con le quali era entrato in contatto l’autista. Per loro si è ancorai attesa dei risultati. Enzo Lucarelli quando  è arrivato al Santa Maria delle Grazie era in una situazione già compromessa a causa di alcune patologie pregresse. L’Asl Napoli 2 Nord in una nota ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia dell’operatore deceduto.

 

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