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Il Centrodestra in piazza ‘quasi’ unito, gli insulti beceri a Mattarella condannati: chi li ha fatti deve vergognarsi

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Il centrodestra torna in piazza. C’è anche un po’ di calca. I manifestanti erano tanti, le misure di distanziamento sociale sono andate a farsi benedire. E non sono mancate le polemiche, nel centro di Roma, per la rottura di quel clima di unità nazionale auspicato dal Capo dello Stato. Se il premier Giuseppe Conte, sulla scia del messaggio del Colle, chiede di rendere omaggio al due giugno unendo le forze per la ripartenza, l’opposizione respinge al mittente ogni appello, attribuendo al premier le responsabilità di una situazione incerta. Intanto e’ bufera sugli attacchi al Colle dai gilet arancioni e soprattutto per gli insulti, sia pur isolati, registrati ai margini della manifestazione del centrodestra. Attacchi da cui Giorgia Meloni e Matteo Salvini prendono radicalmente le distanze: “Apprendo degli insulti vergognosi rivolti da un manifestante al Presidente della Repubblica. Parole offensive che FdI – sottolinea Meloni – condanna senza se e senza ma, che non condividiamo in nessun modo e dalle quali prendiamo fermamente le distanze”.

Netto anche il leader leghista: “Chi ha offeso il presidente Mattarella, e con lui tutte le vittime di mafia, si deve solo vergognare, non rappresenta l’Italia e gli italiani”. Ma e’ polemica anche sulla folla incontrollata di via del Corso. Quella che doveva essere una iniziativa simbolica del centrodestra, una semplice prova generale della manifestazione di massa del 4 luglio, e’ diventata un mini corteo nel cuore della Capitale, con slogan, servizio d’ordine, attacchi a Conte e soprattutto tanta, tantissima calca. Il programma della vigilia prevedeva un rapido flash mob, non piu’ di mezz’ora, con i tre leader davanti al lungo tricolore di 500 metri e appena 300 presenti, 100 persone per ogni forza politica, con le bandiere in mano, ben distanziati. Le cose, invece, sono andate in maniera molto diversa. Matteo Salvini scendendo dal Pincio dopo una diretta Tv, ha attraversato la piazza, concedendosi ai selfie dei suoi sostenitori, mentre Meloni e Tajani lo aspettavano in testa al tricolore. Quindi, in centinaia hanno continuato a seguire i loro leader, con i cellulari in mano per fare le dirette su Facebook, schiacciati uno contro l’altro, lungo Via del Corso, in palese violazione di ogni regola sul distanziamento sociale. Immagini che hanno fatto il giro del web, facendo scoppiare la bufera, alimentata anche da un video che ha registrato alcuni saluti romani e uno scambio di battute tra due militanti, in cui uno insulta Mattarella dicendo che “la mafia ha ucciso il fratello sbagliato”.

La Lega, al netto degli insulti al Colle (immediatamente censurati dai leader), fa sapere che la giornata e’ stata un successo, bollando come ridicola la polemica sulla folla. Anche Giorgia Meloni ricorda che “anche le manifestazioni del 25 aprile non erano in sicurezza”. Durissima invece la reazione della maggioranza. “Questa manifestazione – attacca Anna Macina (M5s) – e’ un’offesa alla Repubblica e a tutti gli italiani che sulla propria pelle hanno subito le conseguenze della pandemia”. “Insulti al presidente della Repubblica – attacca Vito Crimi (M5s) – offese al premier, assembramenti, saluti fascisti. Non era facile, ma sono riusciti a macchiare questo 2 giugno cosi’ delicato”. Offese che il presidente della Camera definisce “inaccettabili”. “Salvini e Meloni – rincara la dose Matteo Orfini (Pd) commentando l’assembramento di piazza del Popolo – sono degli irresponsabili, che per quattro selfie e qualche like rischiano di vanificare gli sforzi che tutti gli italiani hanno fatto in questi mesi”. Cosa che provoca imbarazzo anche tra i dirigenti di Forza Italia, presenti ma piuttosto defilati. Una festa del due giugno, turbata anche dagli insulti lanciati dai gilet arancioni sempre contro Sergio Mattarella, durante la loro protesta, anche questa irrispettosa di ogni distanza di sicurezza, sempre a Piazza del Popolo. “Insulti – denuncia Nicola Fratoianni (Leu) – arricchiti dalle intimidazioni e dalla rottura delle telecamere de La7”.

Molto preoccupata dalla possibile confusione tra le due piazze, e’ Forza Italia. La capogruppo azzurra, Annamaria Bernini prende esplicitamente le distanze dai fan dell’ex Generale Antonio Pappalardo: “E’ in atto – denuncia – il tentativo subdolo di mettere in connessione la piazza del centrodestra con le manifestazioni esagitate dei gilet arancioni, dai cui metodi e dalle cui insensatezze siamo lontani anni luce”. Quanto al segretario leghista e Giorgia Meloni, battono su Conte. “Se vuole lavorare seriamente dal dl rilancio – osserva la leader di FdI – va espunto tutto cio’ che non ha a che fare con il rilancio della nazione: le marchette, i bonus inutili, i consigli di amministrazione, le consulenze d’oro”. Anche il segretario leghista, chiede all’esecutivo di cambiare atteggiamento: “A parole ci ascoltano da mesi, nei fatti non hanno accolto nemmeno una delle nostre proposte, nonostante il centrodestra governi nella maggioranza delle regioni e rappresenti la maggioranza degli italiani”.

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Primo tempo perfetto, ripresa disastrosa: per Gattuso la sconfitta con l’Atalanta è questione di mentalità

Valeria Grasso

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Il confronto tra Napoli e Atalanta ha mostrato che manca ancora qualcosa agli azzurri quest’anno per avere una squadra veramente competitiva. O almeno… c’è da mettere a punto qualche ingranaggio. Ed è importante analizzare la prestazione in vista di un buon piazzamento in campionato (praticamente svanite le possibilità di arrivare tra le prime quattro) e dell’incontro ad agosto con il Barcellona per gli ottavi di ritorno di Champions League. Perfetta la gara nel primo tempo, intelligente e tatticamente ben fatta. È mancato il goal, e questo alla fine – si sa – può risultare determinante. In queste ultime gare il Napoli ha sempre studiato l’avversario, per prenderne le misure e sconfiggerlo – gestendo il gioco- al momento giusto, con una supremazia costruita con il passare dei minuti. L’Atalanta ieri ha sovvertito le regole mostrando una freschezza atletica nella ripresa, cosa abbastanza inusuale in generale ma propria della squadra bergamasca in questo campionato. Due errori in difesa sono poi apparsi come due stoccate in pieno petto senza pietà. Vietato distrarsi, vietati momenti di presunzione. Come dice mister Gattuso, questione di mentalità. Domenica al San Paolo arriva la Roma di Paulo Fonseca che ieri ha perso in casa con l’Udinese e che, distante tre punti, il Napoli può agguantare in classifica . Un altro importante test di questa stagione.

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Berlusconi, a Napoli si indaga su 3 testimoni della difesa dell’ex premier: sono dipendenti del senatore-albergatore di Ischia De Siano

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La Procura di Napoli sta indagando sui alcuni testimoni degli avvocati della difesa di Silvio Berlusconi in relazione al procedimento giudiziario conclusosi in Cassazione con la condanna dell’ex premier a 4 anni di reclusione per evasione fiscale. Lo scrive Il Fatto Quotidiano. Il fascicolo, affidato al sostituto procuratore Maria Di Mauro, al momento, non prevede ipotesi di reato. L’attività d’indagine, che è appena iniziata, nasce da un esposto presentato lo scorso 29 maggio da Antonio Esposito, il presidente del collegio che pronuncio’ la condanna ai danni di Berlusconi. Il giudice, ora in pensione, ha chiesto all’ufficio inquirente partenopeo accertamenti sulle dichiarazioni rese da tre testi della difesa dell’ex premier, allegate al ricorso presentato dai suoi legali alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Si tratta di dichiarazioni risalenti al 3 aprile 2014 (data antecedente all’imputazione di Berlusconi) in cui i tre testimoni (tra cui un cameriere e il responsabile del ristorante di un hotel), tutti dipendenti del coordinatore campano di Forza Italia Domenico De Siano (che e’ anche un albergatore) riferiscono di avere sentito Esposito pronunciare parole offensive all’indirizzo dell’ex cavaliere, frasi del tipo”…A Berlusconi, se mi capita l’occasione, gli devo fare un mazzo cosi’…”. Con la denuncia il giudice Esposito chiede al pm di fare luce sulla veridicita’ di quelle dichiarazioni. Il magistrato, che a causa dei ritardi provocati dalla pandemia e’ stato ascoltato dagli inquirenti lunedi’ scorso, ha inoltre negato di avere proferito frasi di quel tenore.

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Assunti e licenziati da società fittizie per incassare la disoccupazione: 662 indagati nel Casertano, truffati 2 milioni all’Inps in 5 mesi

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La Compagnia della Guardia di Finanza di Aversa, solamente nei primi cinque mesi del 2020, sulla base degli esiti dei preliminari accertamenti ispettivi dell’INPS e quindi su delega della Procura di Napoli Nord, ha concluso mirati approfondimenti investigativi su 27 società che sulla carta risultavano aver assunto centinaia di lavoratori per poi, in breve tempo, licenziarli tutti, creando così il presupposto normativo per permettere loro di ottenere l’indennità mensile di disoccupazione.

Gli ulteriori riscontri di polizia giudiziaria compiuti della Guardia di Finanza hanno permesso di accertare, in tutti i casi esaminati, la fittizietà dell’impresa e dei sottostanti dichiarati rapporti di lavoro. In effetti, è stato accertato un modus operandi caratterizzante queste condotte criminali, che vede l’attivo apporto di consulenti fiscali e/o del lavoro che provvedono a creare degli schermi societari, solo cartolari, da sfruttare quali veicoli giuridici poi per ottenere indebitamente i sussidi pubblici.

A fattor comune, infatti, è stata rilevata l’inesistenza di sedi operative, la mancanza di qualsivoglia contabilità e l’insussistenza delle attività dichiarate: praticamente le società che risultavano datori di lavoro erano in realtà scatole vuote appositamente create al solo scopo di assumere (ovviamente solo sulla carta, senza pagare alcuna contribuzione) una serie, spesso numerosa, di asseriti lavoratori, che poi venivano formalmente licenziati.

L’esame dei casi investigati ha permesso inoltre di confermare alcuni aspetti del fenomeno già emersi negli anni passati, ossia la localizzazione delle imprese “fantasma” in un ambito territoriale ben delimitato, che vede coinvolti per lo più i Comuni dell’agro aversano e, in particolare, in questi ultimi casi, Villa di Briano, Villa Literno, San Marcellino e Casal di Principe, e in secondo luogo i settori economici più colpiti dal fenomeno, che sono risultati, ancora una volta, quelli delle imprese edili, dei servizi di pulizia e del volantinaggio. 

Anche la cifra di queste ultime evidenze desta allarme e non sembra diminuire nonostante i numerosi interventi repressivi: soltanto nei primi 5 mesi dell’anno sono stati infatti ben 662 i soggetti denunciati, a vario titolo, per truffa aggravata nei confronti dell’Ente previdenziale, per un profitto illecito, pari alle indennità illecitamente percepite, che sfiora i 2 milioni di euro.

E a questi dati vanno poi aggiunte le richieste di indennità non dovute, già inoltrate all’Ente previdenziale e non concesse solo grazie all’attività ispettiva svolta dallo stesso ente previdenziale e alle successive conferme giudiziarie, nonché, spesso, ulteriori condotte delittuose a sfondo economico finanziario come la frode fiscale e il falso in bilancio. 

Una vera emorragia di risorse pubbliche che vede all’opera non solo imprenditori senza scrupoli, ma anche professionisti del settore che mettono a servizio dei truffatori le loro competenze tecniche, come i 6 ora denunciati. 

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