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Il Barcellona a Quique Setien, “ci serviva una scossa”

Il Barcellona a Setien, “ci serviva una scossa”

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“Ieri ero a spasso e oggi mi trovo ad allenare i migliori giocatori al mondo…”. Alla prima conferenza stampa da allenatore del Barcellona, Quique Setien non nasconde la sua meraviglia per essere stato il prescelto per succedere a Ernesto Valverde, tecnico non abbastanza vincente per gli standard del club blaugrana e che ora dovra’ cercare di non far rimpiangere. Impresa non da poco anche se guidera’ “una squadra pazzesca – sono ancora le sue parole – che non si puo’ migliorare perche’ e’ gia’ il massimo”, perche’ il presidente Josep Maria Bartomeu, ha messo subito sul tavolo le aspettative: Liga, Coppa del Re e Champions League. Le due eliminazioni consecutive in Europa per mano della Roma e del Liverpool, quella della scorsa settimana in Supercoppa di Spagna, oltre ai recenti balbettii in campionato che pure il Barcellona guida insieme col Real Madrid, hanno indotto la dirigenza a cacciare Valverde, temendo ulteriori delusioni. “Siamo a meta’ stagione ed era necessario dare una scossa per affrontare la seconda parte della stagione. Noi puntiamo sempre in altro e riteniamo che con questo nuovo impulso si possa aspirare alla Liga, alla Champions e alla Coppa del Re. Avrei voluto che le cose andassero in modo diverso. Ringrazio comunque Valverde per le vittorie e il lavoro fatto in questi due anni e mezzo”. “Abbiamo parlato con molti allenatori – ha aggiunto -, ma il modo di allenare di Setien ci piace, e il suo stile di gioco si sposa pienamente con la nostra filosofia”. “Voglio vincere giocando bene e sono pronto a morire per le mie idee”, ha indirettamente risposto l’ex allenatore del Las Palmas e del Betis, che ha espresso apprezzamento per l’eredita’ lasciata da Valverde: “Molte cose del suo lavoro saranno per me preziose. Basti dire che lascia la squadra prima in Liga. L’obiettivo? “Vincere tutto quello che si puo’ vincere giocando bene. Il miglior modo per vincere e’ giocare bene”. In mattinata, prima della presentazione ufficiale, Quique Setien ha diretto il primo allenamento e conosciuto i suoi nuovi giocatori, numerosi dei quali nel frattempo avevano espresso parole di riconoscenza e amicizia nei confronti del suo precedessore. “Ho trovato enorme disponibilita’ da parte dei giocatori – ha spiegato il 62enne allenatore – sono sicuro che troveremo presto l’intesa perche’ molti dei concetti che proporro’ gia’ li sanno. Io sono una persona sincera e diretta, avremo un ottimo rapporto”. Come sostituire l’infortunato Luis Suarez e’ la prima grana che dovra’ affrontare, mentre domenica avra’ l’esordio sul campo, in casa col Granada e con tutti gli occhi puntati addosso.

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Dries Mertens record e sui social si scatenano compagni e tifosi

Valeria Grasso

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Il record arriva nelle notte delle stelle e sui social si scatenano compagni di squadra, ex ed attuali e tifosi. Con la rete del momentaneo 1-0 al Barcellona infatti Dries Mertens, ‘Ciro’ per il popolo napoletano, ha raggiunto Marek Hamsik in testa alla classifica dei marcatori del Napoli di tutti i tempi con 121 gol. Maradona è al terzo posto a quota 115.
Mertens mette a segno il suo gioiello al 30’ del primo tempo, contro una delle squadre più forti al mondo e al cospetto di Leo Messi, il fuoriclasse argentino, 6 volte pallone d’oro che qualcuno ha provato ad accostare all’inarrivabile Diego Armando Maradona, fa pure lui il Messi. E dedica il gol a Tommaso, il magazziniere e alla sua Juliette. Tutto fa la storia.  Segni del destino che impreziosiscono il suo primato. Dai social arrivano in tanti ad omaggiare l’attaccante, numero 14 azzurro, talento in campo, uomo generoso e dotato di una simpatia naturale nella vita.  Indole napoletana, la sua, che ha fatto impazzire una città che lo ha accolto come un figlio e che vorrebbe continuare a tenerlo con sé a lungo. Il primo è proprio Marek Hamsik.

Tante le dimostrazioni di affetto da parte dei suoi compagni e anche ex compagni della squadra in cui milita dal 2013 in  risposta al post scritto su Instagram dal giocatore belga dopo la partita che lo ritrae con Marek Hamsik in una immagine evocativa al San Paolo, insieme abbracciati , verso la curva azzurra,  accomunati dal numero ‘121’ (“Hi Marek): da Fabian Ruiz (“Ho visto a Dries Mertens” che va a ricordare “Ho visto Maradona”) a Pocho Lavezzi che pubblica un post dedicato a Ciro, a Gokhan Inler (“si gruosssss amico mio”), Pepe Reina, Christian Maggio (“complimenti vecio, grande traguardo, ti meriti tutto”) Omar El Kaddouri. E ancora complimenti dal suo connazionale Kevin Mirallas , dal Genny Savastano di Gomorra,  l’attore Salvatore Esposito (“Gruosss Ciruuuuuu”) , dal cantante Andrea Sannino (“onore e storia”).

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Ciro Dries Mertens, il belga napoletano dentro che vuole restare azzurro a vita

Marina Delfi

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Sui social qualcuno ha scritto: “Ciro, tu si’ ‘na cosa grande”: sì perché ormai lui per tutti è ‘Ciro’ Mertens, calciatore belga naturalizzato partenopeo. Basta guardarlo: i tratti sono quelli del napoletano con il “pizzo a riso” degli scugnizzielli di queste latitudini, la gestualità tipica napoletana, l’amore per il caffè e per tutto quello che anche vagamente ricorda la città. Soprattutto però ‘Ciro’ Dries Mertens è un campione. Di razza. Ha tecnica, capacità, inventiva, disciplina: 121 gol, il record di Marek Hamsik, la dicono tutta. E si tratta quasi sempre di gol importanti oltre che belli o tecnicamente perfetti. Come quello splendido segnato al Barcellona. Voluto, cercato, eseguito.

È arrivato a Napoli con Benitez allenatore, con Sarri è diventato un vero falso nueve da più di 30 gol, con Ancelotti ha fatto benissimo e con Gattuso, nonostante qualche problema muscolare e la stagione difficile continua ad essere il vero fuoriclasse del Napoli. Difficile pensare che davvero possa andare via eppure per il momento è praticamente libero di andare dove vuole, svincolato ma nonostante questo non ha preso impegni con nessuno anzi, lui  a Napoli vorrebbe rimanerci. Anche se tante squadre gli hanno offerto e gli offrono ponti d’oro per averlo.

Era l’estate del 2013 quando venne acquistato: una passeggiata sul lungomare con l’inseparabile Kat, allora sua fidanzata, e fu amore a prima vista. Trovò casa a Posillipo nello storico Palazzo Donn’Anna e da allora quello è il suo quartiere generale: sul terrazzo di casa affacciato sul mare le cene, le serate a cantare e suonare con gli amici-colleghi non sono mai mancate. Da Jorginho a Milik, e poi parenti e amici del Belgio che all’inizio erano perplessi sulla decisione di Dries di scegliere il Napoli e poi sono diventati i più entusiasti sostenitori, e gli amici napoletani come Claudio Boccalatte o Daniele Bellini o altri.

La vita a Napoli gli piace e non ne ha mai fatto mistero: ha preso lezioni di chitarra per cantare le melodie partenopee, ha imparato a fare la pizza e a cucinare gli spaghetti, frequenta i baretti ma anche i posti della napoletanità più verace. E Ischia e Capri. Dove va in giro con Ivan Ciaramaglia e Michele Mattera, e Nino Verginiello ed altri amici, gioca a calcetto con i ragazzini, fa escursioni che finiscono in meravigliose spaghettate. Senza problemi.

È forse il calciatore meno blindato e che più si immerge nella realtà napoletana. Ed ha un cuore grande così: Juliette, la sua affezionata cagnolina, è un trovatella che Dries e Kat hanno adottato dal canile municipale. E spesso di notte con indosso una felpa col cappuccio il calciatore è andato in giro a portare sollievo e cibo ai senzatutto, agli ultimi, a chi vive per strada e per tetto ha le stelle o un giaciglio di fortuna. Ma voi uno così come lo chiamate?

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Sarri carica i bianconeri: “Nessun peso, Champions resta sogno”

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La Champions League resta un sogno, Lione la prima tappa per avvicinarsi a renderlo piu’ concreto. Maurizio Sarri scarica la responsabilita’ dalle spalle della sua squadra, attesa dai francesi nell’andata degli ottavi di finale della massima competizione europea in cui il club bianconero insegue la vittoria totale dal 1996. “Sento piu’ il peso della responsabilita’ in Italia perche’ li’ abbiamo l’obbligo di centrare gli obiettivi – racconta il tecnico bianconero -. In Europa siamo tra le 10-12 squadre che coltivano questo sogno-obiettivo che in questo momento, per il calcio italiano, e’ difficilissimo. Vent’anni fa il nostro calcio era leader, poi altre nazioni ci hanno sorpassato. E un sogno: se viene coronato e’ estasi, altrimenti sara’ stato un bel viaggio”. Contro la squadra di Garcia, che come sottolinea Bonucci “conosce bene la Juventus”, il tecnico si aspetta una prestazione maiuscola, necessaria per tornare in Italia avendo ipotecato il passaggio del turno: “Serve una prestazione di grande livello altrimenti il risultato non puo’ arrivare. Quest’anno l’unico difetto che il Lione ha avuto e’ statala discontinuita’, ma domani faranno bene: hanno due o tre elementi di grande qualita’ tecnica e altri con grandi doti fisiche, il che rende la partita pericolosissima, come prevedibile”. La trasferta francese e’ stata preceduta dall’ottimo allenamento alla Continassa, in cui ad eccezione del solo Demiral, il tecnico ha avuto a disposizione la squadra al completo. Recuperando pedine importanti come Khedira e Douglas Costa: “In questo momento e’ importante che si allenino in gruppo, che siano guariti anche se hanno bisogno di allenarsi ancora. In un periodo con partite ravvicinate e’ importante fare affidamento su di loro. Ci siamo allenati bene, la palla girava veloce, ma questo conta fino a un certo punto. Prova ne sia che il miglior allenamento della stagione l’abbiamo fatto prima della Supercoppa italiana a Ryad (dove la Juventus e’ stata sconfitta dalla Lazio, ndr)”. Inizia dunque il periodo piu’ importante della stagione, due giorni dopo la fiducia espressa dal presidente Agnelli – “mi fido di lui, nel calcio ho visto di tutto ma solitamente parla in maniera schietta” – e con la consapevolezza di avere Ronaldo in forma smagliante: “I numeri parlano chiaro, va a segno da 11 partite consecutive. E’ un giocatore trainante, sta bene sotto tutti i punti di vista: quando gioca con entusiasmo e con la gamba giusta e’ un trascinatore anche per l’allenamento, per i compagni”. A Lione ci saranno oltre 2000 tifosi bianconeri, nonostante la richiesta dei sindaci di De’cines e Charpieu, i comuni dell’hinterland lionese dove ha sede il nuovo stadio, di bloccare l’arrivo degli italiani. Richiesta demolita dal buon senso di Sarri: “Il Coronavirus e’ un problema europeo: in Italia abbiamo fatto 3500 tamponi e abbiamo un certo numero di positivi. In Francia ne sono stati fatti 300. Se ne avessero fatti 3.000, magari sarebbe risultato lo stesso numero positivi nostri. E’ un problema europeo, i nostri tifosi hanno diritto di essere qui”.

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