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I due amici Maximo Ibarra e Paolo Dal Pino ovvero Sky e la Lega di Serie A pensano solo agli affari, Spadafora chiede lo stop al calcio

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“Si è giocato per un gesto irresponsabile della Lega di serie A e del suo presidente Dal Pino”.Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ai microfoni di 90 minuto su Rai due è chiaro. “È vero che nel dpcm c’è ancora la disposizione delle porte chiuse, ma stiamo consigliando agli italiani di stare a casa. Il mondo del calcio si sente immune da regole e sacrifici”.” “L’invito che facciamo a tutte le realtà è quello di cercare di evitare ciò che si può evitare. L’unica cosa è diminuire le possibilità di contatto – ha aggiunto Spadafora – Facciamo parte tutti dello stesso paese. Dal calcio mi auguravo un senso di responsabilità maggiore. Cosa faremo? Aspettiamo martedì, confido molto nell’equilibrio Gravina e quello che il consiglio federale Figc farà”. E cioè si aspetta una deliberazione di chiusura del campionato. Il calcio è rimasto l’unico sport che finora pensa di essere immune. La verità, però, come andiamo dicendo da tempo, è che  “Sky e Lega hanno scelto interessi economici mentre io invece penso a tutela salute” dice Spadafora.

Maximo Ibarra. Nuovo Ceo di Sky Italia

Sky non si ferma manco davanti ai morti e al contagio da coronavirus

“Dopo attenta valutazione e numerosi colloqui, ho reso noto ai soggetti interessati l’unica possibilità per riuscire, in emergenza, a trasmettere in chiaro le partite di questa giornata allo scopo di evitare assembramenti di tifosi su tutto il territorio nazionale”.  “Fatto salvo il diritto di Sky di trasmettere in diretta ai propri abbonati la partita – prosegue Spadafora -, c’era la possibilità di diffondere le immagini in differita, liberamente, a tutti gli operatori televisivi interessati, a partire naturalmente dai canali in chiaro del gruppo Sky, ma senza preclusioni. Questo avrebbe superato i vincoli normativi ed evitato qualsiasi successiva diatriba giudiziaria ed economica. Ne ho parlato con tutti, compreso l’ad Maximo Ibarra e il Presidente della Lega Serie A Dal Pino, che potranno confermare, e che non hanno aderito a questa ipotesi per difendere i propri, legittimi, interessi economici. In questo momento di crisi sanitaria c’è chi prova a fare i conti con la realtà e chi purtroppo si limita a fare i conti”. Questa la posizione onesta e pulita di un ministro della Repubblica che però si scontra con una pay tv che non solo pensa ai suoi conti economici (legittimi) ma prova a difenderli con ogni mezzo. Ad esempio in queste ore Sky, interpretando il Dpcm che dice di rispettare, ha spedito a Roma da Milano personale tecnico e giornalistico per ritrasmettere il telegiornale da Roma perchè a Milano oramai c’è pochissimo personale.

Ecco la signora che ha smantellato Sky a Roma per sistemarla a Milano, ora trasferisce personale dalla Lombardia alla Capitale dove c’è chi teme un rischio contagio

Che cosa risponde Sky a questa durissima presa di posizione del ministro Spadafora? Con una nota ufficiale Maximo Ibarra (ex direttore marketing di Tim Brasile il cui capo era Dal Pino), amico di famiglia, amico intimo di Paolo Dal Pino, nuovo capo della Lega di A dopo la defenestrazione di Miccichè (quello che aveva già un accordo con Mediapro), spiegano di essere dispiaciuti “di constatare che le dichiarazioni del signor ministro dello sport non corrispondono alla verità dei fatti. Infatti Sky da molti giorni aveva dato la piena disponibilità sia alla visione di Juventus-Inter sui propri canali in chiaro (TV8 e Cielo) che alle partite di cui Sky detiene i diritti a pagamento”. Dimenticano però che il ministro Spadafora non solo era d’accordo ma aveva chiesto che quello stesso segnale fosse usato anche da altri broadcast (Rai e Mediaset erano disponibili) per dare il massimo della copertura nazionale (il 100% con Rai e Mediaset). Ma a Sky quando ricostruiscono i fatti, ricordano solo le loro verità e pensano solo ai loro affari.

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Coronavirus, ancora una giornata difficile in Lombardia: 84 positivi e 29 morti

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E’ di 84 il numero dei nuovi contagiati di Covid-19 in Lombardia a fronte di 3.410 tamponi eseguiti per un rapporto percentuale di 2,5% (ieri era del 2,1%). 29 i decessi registrati, lo stesso numero di ieri per un totale di 16.201 mentre continuano a calare i ricoveri: 125 in terapia intensiva (-6 su ieri) e 2.954 in reparto (-41). I dimessi sono stati 55 e gli attualmente positivi sono 20.224, anche in questo caso come ieri.

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Coronavirus Campania, cinque morti in un giorno: sono il frutto di una verifica periodica Asl per Asl

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Il punto alle ore 23.59 di ieri:
Totale positivi: 4.822
Totale tamponi: 210.001
 
Totale deceduti: 420

Totale guariti: 3.572 (di cui 3.514 totalmente guariti e 58 clinicamente guariti. Vengono considerati clinicamente guariti i pazienti che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventano asintomatici per risoluzione della sintomatologia clinica presentata ma sono ancora in attesa dei due tamponi consecutivi che ne comprovano la completa guarigione).

Il riparto per provincia:
Provincia di Napoli: 2.625 (di cui 1.003 Napoli Città e 1.622 Napoli provincia)
Provincia di Salerno: 687
Provincia di Avellino: 547
Provincia di Caserta: 462
Provincia di Benevento: 209
Altri in fase di verifica Asl: 292
NB. ​I dati sono frutto di verifiche periodiche delle Asl.

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Coronavirus, il mitico modello svedese? Ha prodotto il più alto tasso di mortalità al mondo: in silenzio e col sorriso sulla bocca

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Se non e’ un mea culpa in piena regola ci si avvicina parecchio. A fronte dei dati che per la Svezia parlano di un tasso di mortalita’ piu’ alto al mondo negli ultimi sette giorni, lo stratega della gestione svedese dell’epidemia da coronavirus ammette gli errori di valutazione, seppure con nordico understatement: “Avremmo potuto fare meglio di come abbiamo fatto”, riconosce Anders Tegnell, il principale epidemiologo dell’agenzia sanitaria di Stato di Stoccolma, costretto a riconoscere che i morti avuti dal Paese in questi mesi “sono stati troppi”. Sul bilancio che anche gli svedesi iniziano a fare riguardo la gestione dell’epidemia da parte del governo, pesano le oltre 4.500 vittime del virus registrate su una popolazione di circa dieci milioni di persone. “Bisognera’ valutare se c’era un modo per prevenire” queste morti, dice Tegnell intervistato dalla radio svedese. Mettendo cosi’ per la prima volta in discussione la linea tenuta da Stoccolma durante la pandemia, quando la Svezia ha lasciato che il virus circolasse tra la popolazione senza mai introdurre quelle rigide misure di confinamento implementate dagli altri Paesi europei. Con il senno di poi, “se dovessimo imbatterci nella stessa malattia, sapendo esattamente quello che sappiamo oggi, penso che finiremmo per fare qualcosa a meta’ strada tra cio’ che la Svezia ha fatto e cio’ che ha fatto il resto del mondo”, ragiona oggi Tegnell. Anche se in una successiva intervista al quotidiano Dagens Nyheter ha tenuto a puntualizzare che “non vedo cosa avremmo potuto fare in modo completamente diverso” e che “sulla base delle conoscenze che avevamo allora, riteniamo di aver preso le decisioni appropriate”. Ancora nei giorni scorsi il premier Stefan Lofven e i suoi ministri difendevano a spada tratta la linea adottata dal governo, che ha preferito affidarsi al senso civico dei propri cittadini e che si e’ limitato a suggerire alle persone di evitare viaggi non essenziali e di non uscire se anziane o malate, a chiudere le scuole per i ragazzi dai 16 anni in su, a vietare gli assembramenti di oltre 50 persone. Lasciando invece sempre aperti negozi, caffe’, ristoranti e palestre. Per settimane le foto dei pub affollati a Stoccolma e nelle altre citta’ svedesi hanno fatto il giro del mondo, attirando la curiosita’ e le critiche per una scelta in controtendenza rispetto a tutti gli altri. Una strategia che peraltro e’ stata fino a questo momento condivisa da gran parte dei cittadini svedesi, almeno stando ai sondaggi, ma su cui il consenso – di fronte al numero dei morti – inizia ora a vacillare. La linea di Stoccolma ha avuto anche l’effetto collaterale di far diventare il Paese, proprio ora che tutti gli altri riaprono, una sorta di paria del nord Europa. Con le vicine Norvegia e Danimarca che hanno riaperto le frontiere reciproche, lasciando pero’ un cordone sanitario proprio intorno alla Svezia, esclusa dalla ripresa dei flussi turistici.

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