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Economia

I consumatori accusano Ryanair, sovratassa occulta sui bebè

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Sui voli Ryanair spunta a sorpresa la sovrattassa bebè da 25 euro. Un costo aggiuntivo applicato in automatico – e senza che venga evidenziato – quando nell’acquistare il biglietto si seleziona la tipologia del passeggero come previsto nell’elenco adulti, ragazzi, bambini o neonati. A denunciare questo tipo di pratica ‘non trasparente’ è Federconsumatori che parla dell'”ultima trovata della compagnia aerea irlandese, che ormai non è più molto low cost, considerando la lunga lista di supplementi applicati ai prezzi base”. In questo caso “il nuovo balzello è il ‘supplemento neonati’, cioè un extra di 25 euro a tratta per bambini al di sotto dei due anni” spiega l’organizzazione dei consumatori secondo cui “il supplemento, già di per sè assurdo, appare ancora più ingiustificato se si considera che i bimbi devono viaggiare in braccio ai genitori con una cintura apposita fornita dal personale di bordo: l’utente, quindi, si trova a pagare di piu’ senza ricevere alcun vantaggio ne’ servizi aggiuntivi”.

Ryanair. Sciopero del personale 25 e 26 luglio

Per di piu’, avverte Federconsumatori “nella fase di selezione del numero e della tipologia dei viaggiatori l’applicazione del sovrapprezzo per il bebe’ non viene chiaramente evidenziata”, ma nel momento in cui si seleziona un neonato tra i passeggeri appare solo un messaggio in cui si legge che “i bebe’ di eta’ inferiore ai 2 anni devono sedere in grembo all’adulto accompagnatore”, senza alcun cenno al supplemento. Cosi’, i 25 euro a tratta vengono automaticamente inclusi nel prezzo del biglietto e l’acquirente li ritrova nel conto finale solo nell’ultima fase della prenotazione. “Una prassi non del tutto trasparente”, osserva Federconsumatori rimarcando che “ancora una volta Ryanair – che e’ appena diventata la prima compagnia a non offrire la gratuita’ per i minori di due anni – si muove sul filo della legalita’, adottando una condotta estremamente discutibile sotto il profilo della chiarezza e dell’attenzione al cliente”.

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Economia

Jabil, revocati i licenziamenti: lo annuncia il ministro Catalfo. Ecco il testo dell’accordo

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“Grazie alla mediazione che ho condotto insieme ai tecnici del ministero del Lavoro e al sottosegretario al Mise, Alessandra Todde, Jabil ha deciso di revocare i 190 licenziamenti dello stabilimento di Marcianise”, in provincia di Caserta. L’annuncio è di Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro, postato sui social subito dopo la firma dell’accordo avvenuta alle 17 di oggi. Nunzia Catalfo ha aggiunto che continuerà a seguire la questione e si assicurerà che venga garantita ai lavoratori della Jabil di Marcianise un’adeguata prospettiva occupazionale.

“In questi giorni abbiamo lavorato senza sosta per giungere al miglior accordo possibile per tutti, a cominciare dai lavoratori”, sottolinea Catalfo. “Non è stato facile, ma alla fine abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Con le misure ordinarie e straordinarie messe in campo dal mio ministero e dal Mise per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, i lavoratori di Jabil- ha scritto Nunzia Catalfo- non solo riceveranno un sostegno al reddito con la cassa integrazione, ma saranno accompagnati in un percorso di ricollocazione verso altre aziende”.

Ecco il testo dell’accordo:

Accordo 3 giugno 2020

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Economia

L’economia che globalizza le povertà, distrugge i posti di lavoro e arricchisce con i soldi pubblici le multinazionali in mano alle solite famiglie

Paolo Chiariello

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La componentistica elettronica oggi. Il polo degli elettrodomestici ieri. Il tessile e il calzaturiero ieri l’altro. In questi settori tra Napoli e Caserta (non nella pianura Padana) impiegavamo migliaia di persone. In venti anni tutto è andato in fumo. Ora non c’è quasi più nulla di questi settori. Finita l’era Merloni (ricordate la Indesit?) con la svendita agli americani dell’industria degli elettrodomestici del Sud (e degli operai) e uccisi i settori calzaturiero e tessile dall’invasione gialla (i cinesi) tra San Giuseppe Vesuviano, Grumo Nevano, Aversa, Carinaro e Marcianise, restano in piedi ancora piccole realtà produttive foraggiate con decine di milioni di euro dalla regione Campania. Prima le foraggiava Bassolino, poi Caldoro, oggi De Luca. A testimonianza del fatto che i colori politici cambiano ma le politiche industriali sono lineari, sempre uguali. La Cina facendo dumping (imponendo prezzi assurdi di prodotti grazie alla schiavizzazione degli operai in Cina) ha allocato in patria (l’Impero celeste) l’intera filiera industriale. Se vuoi fare il “Brambilla” in certi settori (e altri) devi “venderti” gli operai. Avete letto bene, venderti gli operai ad altre aziende usando spesso denaro pubblico che ti aiuta in questo mercimonio degli schiavi del terzo millennio. Oppure puoi licenziarli in massa, affittarti piattaforme logistiche e importare in Italia per stare sul mercato oppure demoralizzare dove è più conveniente il mercato del lavoro, il cuneo fiscale (la somma che entra in tasca all’operaio al netto delle tasse lo fa vivere in maniera decente) è ridotto all’osso. Ve la ricordate la Legge 20 maggio 1970 n. 300 (abbiamo festeggiato mezzo secolo quest’anno), il famoso Statuto dei Lavoratori? Ricordate le famose “norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”? Quella legge, proprio quella conquistata con il sangue e il sudore della classe operaia. Ecco, alcuni partiti che ancora si ostinano a definirsi di sinistra fingono di non capire che cos’è la globalizzazione dei mercati. Proviamo a spiegarla: è una cosa semplice, e in Italia siamo stati maestri nell’adeguarci. Se una cosa va bene, e va bene grazie ai soldi pubblici o all’intervento pubblico (incentivi fiscali, rottamazione, detestazione degli utili reinvestiti ed altro) i profitti sono della multinazionale straniera che ha rilevato tutto dagli italiani. Di norma la multinazionale straniera (nella cui compagine c’è sempre una delle famiglie ricchesfondateitaliane) paga gli operai con i soldi pubblici, le tasse in Olanda e i profitti li incassa incamerandoli nelle casseforti che hanno sede legale a Londra, nel Delaware, in Irlanda o altri canaglia paradisi fiscali. E tutto questo avviene mentre alcuni soloni fanno i politologi o gli economisti un tanto al chilo dicendosi di sinistra e pontificando sul nulla. Se questa è la sinistra, capisco perchè la destra acquisisce consenso nelle fabbriche. Questa è la politica industriale italiana? L’esempio è Arcelor Mittal a Taranto? O Fca? Oppure Luxottica? Domande: a chi non piace che chi delocalizza prima paga quanto s’è fottuta in Italia e poi va in Polonia o dove gli pare? A chi non piace “niente contratti di programma” a chi prende i soldi e poi scappa dall’Italia? A chi non piace lo Statuto dei lavoratori? Chi rappresenta oggi i lavoratori? Provo a parlarvi di cose che so, che ho seguito anche professionalmente. È un caso che ogni delocalizzazione o chiusura di siti produttivi di cui ci siamo occupati in Campania dalla Cirio alla Deriver, dalla Texas Instruments alla Merloni, dai tentativi di chiusura di Jabil e Whirlpool si porta dietro storie di soldi pubblici “incassati” in nome della conservazione di posti di lavoro che poi regolarmente vengono comunque tagliati e lavoratori e sindacati abbandonati con la frase “ma è la globalizzazione e noi non possiamo farci niente”?

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Economia

Vertenza Jabil, domani i sindacati tornano al tavolo con i ministeri. Tensione fra i lavoratori

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Si ritorna al tavolo anche se solo con i rappresentanti sindacali: i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico hanno infatti convocato per domani i  rappresentanti dei lavoratori di Jabil Marcianise in videoconferenza per una riunione. Probabilmente verranno resi noti i particolari della trattativa fra i due ministeri e i vertici dell’azienda negli Usa. Non ci sono indiscrezioni ma i 190 lavoratori licenziati in un comunicato con cui denunciano- scrivono- “brogli evidenti che non tengono conto dei criteri stabiliti dalla legge oltre a spostamenti di alcuni su attività strategiche, all’ultimo minuto, trasgredendo quanto stabilito dalla procedura, ovvero la cristallizzazione dei reparti all’atto dell’apertura della procedura”.

La lista dei criteri utilizzati dalla Jabil per stabilire l’elenco dei licenziati avrebbe dovuto rimanere segreta invece così non è stato provocando tensioni fra gli stessi lavoratori.

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